Rischi di pregiudizio per la banca surrogata


La circostanza che, a norme vigenti, le annotazioni possono essere eseguite ad una certa distanza di tempo rispetto alla surrogazione



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5. La circostanza che, a norme vigenti, le annotazioni possono essere eseguite ad una certa distanza di tempo rispetto alla surrogazione.
Come è noto, leggi e regolamenti pongono termini diversi per eseguire le annotazioni, da un lato, e le trascrizioni e le iscrizioni, dall'altro.

Per eseguire le annotazioni, la Conservatoria ha un termine di 90 giorni. Di fatto, mentre in una Conservatoria di dimensioni non grandi l'annotazione può avvenire entro pochi giorni, in una Conservatoria di grandi dimensioni l’annotazione può avvenire anche dopo molte settimane. La normativa non prevede una "corsia preferenziale" per le annotazioni richieste dall'art. 8 in oggetto (mentre una previsione del genere sarebbe stata opportuna).

A causa di ciò, aumenta il rischio relativo alla possibilità che intervengano trascrizioni o iscrizioni pregiudizievoli o una sentenza di fallimento prima dell’annotazione di surrogazione (ossia il rischio illustrato al paragrafo 2). E’ vero che si ritiene non condivisibile la lettura prevalente in giurisprudenza (78); tuttavia, è ovvio che l’esigenza di tutelare tutti i soggetti coinvolti nell’operazione impone di non sottovalutare i rischi derivanti dalla giurisprudenza ricordata.

Sempre a causa della mancata previsione di un termine breve e perentorio, sussiste un ulteriore rischio. Può accadere che una banca invii alla Conservatoria la comunicazione di estinzione dell’obbligazione (derivante da mutuo) ai sensi della Legge 40/2007 e che in Conservatoria la relativa cancellazione di ipoteca sia eseguita prima che sia eseguita un’annotazione di surrogazione nella stessa ipoteca (annotazione, in ipotesi, già depositata prima dell’invio della comunicazione da parte della banca). Poiché alcune banche utilizzano una procedura automatica per l’invio delle citate comunicazioni ai sensi della Legge 40/2007, può accadere il seguente fenomeno: il debitore D stipula un mutuo con la banca B al fine di estinguere l’importo residuo del mutuo in essere con la banca A; quest’ultima riceve il pagamento di quanto a lei dovuto; i sistemi informatici della banca A “leggono“ che si è verificata l’estinzione del mutuo del debitore D e inviano alla Conservatoria la comunicazione di estinzione; sulla base di detta comunicazione, l’ipoteca iscritta viene cancellata; solo in un momento successivo, viene eseguita l’annotazione di surrogazione a favore della banca B.

E’ evidente la gravità delle conseguenze che possono derivare da vicende di questo genere.

Al fine di evitare queste eventualità, sarebbe opportuno che per l’annotazione di surrogazione (prevista dall’art. 8, comma 2) sia creato un sistema di invio telematico che permetta la massima rapidità di esecuzione.



6. La relazione ipotecaria notarile.

Nel paragrafo 2.2. si sono illustrate le ragioni che inducono a ritenere infondata la tesi dell’efficacia costitutiva dell’annotazione, tesi dalla quale la giurisprudenza maggioritaria fa discendere la prevalenza, nei confronti dell’annotazione di surrogazione, della sentenza di fallimento (pubblicata anteriormente) e delle formalità pubblicitarie pregiudizievoli (trascritte o iscritte anteriormente).

Secondo la ricostruzione che si è proposta, quando viene eseguita un’annotazione di surrogazione, ai sensi dell’art. 2843 c.c. (e anche ai sensi dell’art. 8), il soggetto subentrante (o surrogato) diviene titolare dell’iscrizione ipotecaria e quest’ultima conserva il grado che aveva in origine; di conseguenza, eventuali iscrizioni o trascrizioni pregiudizievoli, che siano eseguite dopo l’iscrizione originaria ma prima dell’annotazione, non sono opponibili al surrogato; in modo analogo, la surrogazione prevale su una sentenza di fallimento, che sia pubblicata dopo l’iscrizione originaria ma prima dell’annotazione.

Da questa ricostruzione dovrebbe derivare la conseguenza della non necessità di una relazione notarile, la quale dia conto dell’esistenza o meno di formalità pregiudizievoli intervenute dopo l’iscrizione ipotecaria, nonché dell’esistenza o meno di un fallimento intervenuto dopo l’iscrizione ipotecaria; semmai, dovrebbe derivare la conseguenza della necessità di una diversa relazione notarile, la quale dia conto dell’esistenza o meno di altre annotazioni (di surroga, di cessione del credito, di pignoramento del credito e così via) relative alla stessa iscrizione ipotecaria, annotazioni che quindi siano in conflitto con l’annotazione eseguita e che siano prevalenti (in quanto anteriori) nei confronti della medesima.

Tuttavia, questa è una di quelle ipotesi nelle quali sussistono comprensibili esigenze di cautela che inducono a non seguire una soluzione pratica coerente con la ricostruzione giuridica che si ritiene più plausibile, bensì a seguire una soluzione pratica più prudente; il tutto, al fine di tutelare la posizione del nuovo finanziatore.

Poiché in giurisprudenza è prevalente l’indirizzo sopra ricordato (efficacia costitutiva dell’annotazione, inopponibilità dell’annotazione nei confronti del fallimento anteriore e delle trascrizioni e iscrizioni anteriori), è assolutamente opportuno redigere una relazione notarile, la quale dia conto:

a) dell’esistenza o meno di formalità pregiudizievoli intervenute dopo l’iscrizione ipotecaria;

b) dell’esistenza o meno di un fallimento intervenuto dopo l’iscrizione ipotecaria;

c) dell’esistenza o meno di annotazioni che siano pregiudizievoli rispetto all’annotazione eseguita.

In pratica, si tratta di una relazione che richiede che le visure ipotecarie siano effettuate a partire dalla data dell’iscrizione ipotecaria (nella cui titolarità il surrogato subentra).

E’ assolutamente opportuno compiere un aggiornamento delle visure ipotecarie sino al giorno dell’atto di surrogazione; inoltre, è assolutamente opportuno compiere un ulteriore aggiornamento sino alla data della materiale esecuzione dell’annotazione da parte del Conservatore dei Registri Immobiliari, al fine di accertare che, sino a detta data, non siano intervenute formalità pregiudizievoli (trascrizioni, iscrizioni, annotazioni). Accertamenti analoghi dovranno essere fatti in relazione ad eventuali fallimenti (o ad altre eventuali procedure concorsuali), sino alle date sopra indicate.

Naturalmente, nulla impedisce che la banca che concede il nuovo mutuo chieda una relazione notarile ventennale; si tratterà di una scelta autonoma della banca e non di una soluzione suggerita dalla disciplina normativa.



(1) La relazione si colloca nell’ambito dell’analisi dell’art. 8 del Decreto Legge 31 gennaio 2007 n. 7, nel testo risultante dalla Legge di conversione 2 aprile 2007 n. 40. Al fine di evitare ripetizioni, nel presente testo la disposizione viene indicata semplicemente come art. 8. Le evidenziazioni in grassetto sono dell’autore della relazione; talvolta, nelle note, quando si indica un’opera già citata, si indica fra parentesi la nota in cui l’opera è citata per esteso.

(2) Denominata anche Agenzia del Territorio – Servizio Pubblicità Immobiliare - Ufficio del Territorio.

(3) Nelle ipotesi in cui è necessario stabilire l’anteriorità o la posteriorità fra un’iscrizione (o una trascrizione) ed un fallimento, con riguardo a quest’ultimo è necessario considerare la data di pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento (ossia la data del deposito in cancelleria della sentenza) e non la data della successiva trascrizione. Secondo Cass. 27 ottobre 2006 n. 23264, “la sentenza dichiarativa di fallimento è, infatti, opponibile ai terzi sin dal momento della sua emissione (…) e la pubblicità della sentenza è richiesta soltanto per dare ai terzi la possibilità di conoscere della dichiarazione di fallimento, comunque ad essi opponibile“ (si vedano anche Cass. 5 giugno 1985 n. 3358, in Fallimento, 1986, 150, e Cass. 17 marzo 2000 n. 3106, in Mass. Giust. Civ. 2000). Si ritiene che, anche dopo la riforma della Legge Fallimentare (R.D. 16 marzo 1942 n. 267), la normativa sul punto non sia cambiata; infatti, è stato modificato l’art. 16 L.F. (ora la sentenza dichiarativa di fallimento produce effetti per i terzi dalla data di iscrizione nel Registro delle imprese), ma non è stato modificato l’art. 45 L.F. (che regola i rapporti fra fallimento e atti soggetti a pubblicità).

(4) Poiché fra i rischi di pregiudizio per il creditore subentrante vi è anche il fallimento del debitore, è opportuno qualche cenno sull’ambito di applicabilità dell’art. 8 sotto il profilo soggettivo.

Ad avviso di una prima opinione, il debitore deve essere un consumatore. La ragione è principalmente la seguente: l’art. 8 è inserito nel Capo I, intitolato "Misure urgenti per la tutela dei consumatori", e non nel Capo II, intitolato “Misure urgenti per lo sviluppo imprenditoriale e la promozione della concorrenza”; si deve ritenere che il legislatore abbia operato detta collocazione a ragion veduta, consapevole dell’importanza che ha la struttura interna di un testo legislativo.

Ad avviso di una seconda opinione, il debitore può essere un qualsiasi soggetto: Le ragioni sono le seguenti: a) fra le finalità della disposizione, vi è quella di stimolare la concorrenza fra le banche ai fini di una maggiore efficienza complessiva del mercato creditizio, finalità che prescinde dalla circostanza che il debitore agisca quale consumatore o agisca quale imprenditore o professionista; b) il testo dell’art. 8 adopera il termine (ampio) “debitore“; c) la Relazione di accompagnamento al disegno di legge di conversione del decreto legge, nell’illustrare l’art. 8, fa riferimento più volte al “mutuatario“ e mai al “consumatore“; d) l’intitolazione del Capo I (al cui interno è collocato l’art. 8) ha un peso non determinante, in quanto all’interno dello stesso Capo è collocato l’art. 7, il quale è applicabile sia ai consumatori sia agli imprenditori individuali sia ai professionisti.

Entrambe le opinioni hanno elementi di plausibilità. Dovendo esprimere una preferenza, essa va alla seconda opinione.

L’intitolazione del Capo I perde una parte del suo rilievo proprio in ragione della presenza, all’interno del Capo, dell’art. 7 (relativo al divieto di prestazioni a favore del mutuante in caso di estinzione anticipata del mutuo).

In forza dell’art. 3, comma 1, lettera a), del D.Lg. 6 settembre 2005 n. 206 (Codice del consumo), come modificato dall’art. 3 del D.Lg. 23 ottobre 2007 n. 221 (in G.U. n. 278 del 29 novembre 2007), “ai fini del presente codice, ove non diversamente previsto, si intende per: a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta” (si tratta del testo vigente con decorrenza dal 14 dicembre 2007). E’ vero che all’interno del Codice del consumo l’espressione “ consumatore“ è impiegata, in altri luoghi, con significati diversi, ma per esigenze di razionalizzazione del sistema è preferibile attenersi alla definizione “propria” contenuta nell’art. 3.

Ebbene, non vi è dubbio che l’art. 7 si applichi anche alle persone fisiche che agiscono per scopi relativi alla propria attività imprenditoriale o professionale, sempre che ricorra una delle fattispecie previste dalla norma; in particolare, ciò accade in caso di “mutuo per l'acquisto o per la ristrutturazione di unità immobiliari adibite (…) allo svolgimento della propria attività economica o professionale da parte di persone fisiche”.

Se l’art. 8 si applica anche al debitore imprenditore, il rischio di fallimento sussiste; pertanto, è necessario porsi il problema dei rapporti fra l’annotazione e il fallimento.



Ma anche se si segue la prima opinione (riferibilità della norma soltanto al debitore consumatore), l’indicato problema deve essere posto. Infatti, la circostanza che il mutuatario sia un consumatore dipende non solo dal fatto che egli sia una persona fisica ma anche dal fatto che egli abbia stipulato il contratto per finalità estranee all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Una persona fisica che sia imprenditore individuale può stipulare un contratto di mutuo per scopi estranei alla sua attività imprenditoriale; in tal caso, può certamente dirsi che il contratto di mutuo sia stipulato fra una banca e un consumatore. Se detta persona fisica (in quanto imprenditore) incorre in un fallimento, le conseguenze di questo esplicano i propri effetti con riguardo a tutte le operazioni negoziali da lui compiute, compresi eventuali contratti di mutuo stipulati al di fuori dell’attività di impresa.

(5) In Foro it., 1964, I, 515, in Giust. Civ., 1964, I, 268.

(6) In Giur. comm., 1993, II, 485, con nota di Presti, in Giur. it., 1993, I, 1, 1281.

(7) In Riv. not., 2007, 956, con nota di Di Pinto, in Corriere giur., 2007, 2, 239, con nota di Carrato.

(8) La fattispecie che ha dato luogo al giudizio deciso da Cass. 7236/2006 è simile alla fattispecie che ha dato luogo al giudizio deciso da Cass. 3222/1963.

(9) Cass. 7 maggio 1992 n. 5420, in Giur. comm., 1993, II, 485, con nota di Presti, in Giur. it., 1993, I, 1, 84, con nota di Petrucci; Cass. 21 marzo 2003 n. 4137, in Fallimento, 2004, 164, in Rep. Foro it, 2003, voce Ipoteca, n. 4.

(10) Cass. 14 febbraio 1980 n. 1060, in Foro it., 1981, I, 1166, con nota di Silvestri; Cass. 12 settembre 1997 n. 9023, in Vita not., 1998, 929; Cass. 26 luglio 2004 n. 14003; Cass. 9 settembre 2004 n. 18188, in Foro it., 2004, I, 2689, in Vita not., 2005, 275. Nella giurisprudenza di merito, fra le altre, Trib. Firenze 23 marzo 2001, in Foro tos., 167, con nota di Breggia.

(11) Rubino, L’ipoteca immobiliare e mobiliare, in Trattato dir. civ. e comm., diretto da Cicu e Messineo, Milano, 1956, 39.

(12) Rubino, loc. cit.

(13) In Foro it., 1964, I, 515, in Giust. Civ., 1964, I, 268.

(14) Fra gli altri, Rubino, L’ipoteca immobiliare e mobiliare, cit., 39; Fragali, voce Ipoteca (dir. priv.), in Enc. Dir., XXII, Milano, 1972, 823-824; Tamburrino, Le ipoteche, in Comm. del cod. civ., Torino, 1976, 2^ ed., 248. Confrontando i vari Autori si notano delle differenze, ma esse sono più terminologiche che effettive, in quanto le varie opinioni sono sostanzialmente omogenee con l’indirizzo giurisprudenziale prevalente, secondo il quale l’annotazione è necessaria affinchè il trasferimento dell’ipoteca sia opponibile ai terzi (senza distinguere fra le diverse categorie di terzi).

(15) L’esempio è fatto da Bianchi, La surroga del fideiussore nel credito ipotecario nel caso di fallimento del debitore, in Quadrimestre, 1991, 195.

(16) L’esempio è affine al caso deciso da Trib. Reggio Emilia 31 marzo 1995, in Dir. Fall., 1996, II, 557; la fattispecie era relativa ad una surrogazione ex art. 1201 c.c. e non ad una cessione di credito; il collegio non seguì la lettura prevalente bensì la lettura alternativa che si cercherà di illustrare nel presente paragrafo.

(17) Esemplificata da Bianchi, La surroga del fideiussore nel credito ipotecario nel caso di fallimento del debitore, cit., 194-195.

(18) Sin dall’entrata in vigore dell’art. 8, la non ragionevolezza dell’interpretazione prevalente (dell’art. 2843 c.c.) è stata evidenziata da Fausti, Legge Bersani bis: riflessioni sugli articoli 7 e 8, Relazione al Convegno Paradigma Il contratto di mutuo nella “manovra liberalizzazioni“, Milano, 15 e 16 maggio 2007, p. 33-34, lavoro poi ulteriormente sviluppato e pubblicato, con il titolo Mutui e clausole vessatorie, in Notariato, 2007, 509 ss., in particolare 529-530.

(19) L. Coviello, Delle ipoteche, p. 222-223; Cass. 28 luglio 1932, in Foro it., 1933, I, 375.

(20) La ragione della scarsa chiarezza del periodo citato è dovuta alla seguente circostanza. Nel corso dei lavori preparatori del codice civile, la Commissione incaricata discusse anche la proposta di prevedere la cessione dell’ipoteca (indipendentemente dalla cessione del credito ipotecario); precisamente, la figura era presente nel Progetto Coviello. A seguito del dibattito svoltosi e dei dissensi emersi, la figura venne eliminata nel Progetto definitivo. La disposizione (che poi divenne l’art. 2843 c.c.) subì diverse modifiche, con il risultato che il testo finale risente in parte delle formulazioni precedenti.

(21) La distinzione, già in nuce nel pensiero di Gorla, ora in Gorla-Zanelli, Del pegno - Delle ipoteche, in Commentario del codice civile Scialoja-Branca, a cura di F. Galgano, Bologna-Roma, 1992, 4^ ed., 365-367, è stata sviluppata da Bianchi, La surroga del fideiussore nel credito ipotecario nel caso di fallimento del debitore, cit., 186-187.

(22) L’art. 45 L.F., avente la rubrica “Formalità eseguite dopo la dichiarazione di fallimento“, dispone: “Le formalità necessarie per rendere opponibili gli atti ai terzi, se compiute dopo la data della dichiarazione di fallimento, sono senza effetto rispetto ai creditori.“.

(23) In Dir fall., 1996, 557.

(24) A pag. 562.

(25) A pag. 563.

(26) In Giur. comm., 1979, II, 878.

(27) Trib. Perugia 13 marzo 1998, in Rass. giur. umbra, 1998, 702; Trib. Monza 28 febbraio 2002, in Fallimento, 2002, 1367.

(28) L’elencazione dei fenomeni giuridici suscettibili di annotazione ai sensi dell’art. 2843 c.c. è un’elencazione esemplificativa e non tassativa, secondo opinione concorde (Gorla-Zanelli, Del pegno - Delle ipoteche, cit., 368; Boero, Le ipoteche, in Giurisprudenza sistematica dir civ. e comm., Torino, 1999, 2^ ed., 141-142).

(29) L’opinione secondo la quale, nell’ipotesi di credito ipotecario, il conflitto fra più soggetti, cessionari del credito o vincolanti il credito, è risolto in base alla priorità dell’annotazione (e non in base alla priorità della notifica al debitore) non è pacifica. Sostengono detta opinione Gorla-Zanelli, Del pegno - Delle ipoteche, cit., 366-367; Rubino, L’ipoteca immobiliare e mobiliare, cit. (alla nota 11), 37-39; Mariani, Della ipoteca immobiliare, Milano, 1958, 469 e 474; Boero, Le ipoteche, cit., 136-137. Sostengono l’opinione contraria [ossia la rilevanza delle regole (di risoluzione dei conflitti) di diritto sostanziale] Perlingieri, Della cessione dei crediti, in Commentario del codice civile Scialoja-Branca, Bologna-Roma, 1982, 137; Ravazzoni, Le ipoteche, in Trattato dir. civ. e comm. diretto da Cicu-Messineo-Mengoni continuato da Schlesinger, Milano, 2006, 360 e 424-425; Chianale, L’ipoteca, in Trattato dir. civ. diretto da Sacco, Torino, 2005, 89-92 (per la ricostruzione operata da detto Autore, si veda il successivo paragrafo 2.3.).

(30) Chianale, L’ipoteca, in Trattato dir. civ. diretto da Sacco, Torino, 2005, 87-96.

(31) Chianale, L’ipoteca, cit., nota 48 a p. 94. In questa nota l’Autore conferma quanto già risulta dal testo, ossia il suo dissenso nei confronti della ricostruzione tradizionale, la quale, in modo improprio, vuole applicare anche nei confronti del creditore subentrante (che esegue l’annotazione) le regole di risoluzione dei conflitti tra creditore pignorante e aventi causa dal proprietario del bene pignorato; egli evidenzia l’incongruità della tesi tradizionale, per effetto della quale “si produrrebbe l’assurdo esito di degradare a mero chirografo il credito ipotecario, a causa del tardivo annotamento, con una sorta di inefficacia sopravvenuta dell’ipoteca, estranea ai meccanismi di pubblicità immobiliare”.

La ricostruzione tradizionale è stata illustrata al paragrafo 2.1.



(32) Chianale, L’ipoteca, cit., 95.

(33) Nell’ipotesi prevista dall’art. 1202 c.c.

(34) Come avviene nell’ipotesi di adempimento del terzo (art. 1180 c.c.). Questa affermazione, presente in dottrina, deve essere precisata. Con riguardo alla figura prevista dall’art. 1180 c.c., nei rapporti fra terzo e debitore, l’adempimento eseguito dal terzo può essere eseguito a titolo di liberalità o a titolo oneroso (in quest’ultima ipotesi, la giustificazione causale può essere la più varia); pertanto, gli interessi perseguiti mediante l’adempimento del terzo non possono essere definiti a priori e in astratto ma possono essere individuati soltanto valutando complessivamente la fattispecie concreta.

(35) Per la ricostruzione illustrata si vedano, fra i molti, Carpino, Surrogazione (pagamento con), in Noviss. Dig. It., XVIII, Torino, 1971, 964 ss; Prosperetti, Il pagamento con surrogazione, in Trattato di diritto privato diretto da Rescigno, 9, Torino, 1984, 125 ss.; Magazzù, Surrogazione per pagamento, in Enc. Dir., vol. XLIII, Milano, 1990, 1519-1537; O. Cagnasso, Surrogazione per pagamento, in Enc. Giur. Treccani, vol. XXX, 1993, 1 ss.; Gianola, Surrogazione (pagamento con), in Digesto discipline priv., sez. civ., XIX, Torino, 1999, 233.

(36) Cass. 20 settembre 1984 n. 4808, in Rep. Foro it, 1984, voce Obbligazioni in genere, n. 24, pronunciata con riferimento all'art. 1201 c.c., della quale è nota solo la massima; Cass. 14 aprile 1988 n. 2960, in Foro it, 1988, I, 2957.

(37) Cass. 22 maggio 1969 n. 1796, in Rep. Giust. Civ. 1969, voce Obbl. contr., n. 432.

(38) Prosperetti, Il pagamento con surrogazione, cit., 124 ss.

(39) Magazzù, Surrogazione per pagamento, cit., 1528.

(40) Cass. 30 marzo 1981 n. 1818, in Rep. Foro it. 1981, voce Obbligazioni in genere, n. 22, in Mass. Giur. it. 1981.

(41) E’ opportuno riportare le altre massime reperite: “i condebitori, nei cui confronti il debitore che ha adempiuto il debito comune fa valere il suo diritto alla surrogazione legale nel pagamento di cui all'art. 1203, n. 3, c.c., possono opporre nei suoi confronti non soltanto le eccezioni relative al rapporto interno fra i debitori solidali, ma anche quelle opponibili al creditore in ordine all'esistenza ed alla entità del debito pagato e che si concretino nella deduzione di fatti estintivi, limitativi o impeditivi della pretesa creditoria” (Cass. 21 giugno 1971 n. 1952, in Mass. Giur. it. 1971); “Nell'azione di regresso fra condebitori, prevista dall'art. 1299 c.c., il debitore che ha adempiuto il debito comune fa valere il suo diritto alla surrogazione legale a norma dell'art. 1203 n. 3 c.c., con la conseguenza che diventano a lui opponibili non solo le eccezioni relative al rapporto interno di solidarietà, ma anche quelle opponibili al creditore in solido, relative a limitazioni, decadenze e prescrizioni inerenti al diritto che ha formato oggetto di surrogazione. In tale azione, inoltre, il termine d'inizio della prescrizione coincide con quello in cui il debitore in solido abbia adempiuto l'intera obbligazione.” (Cass. 28 marzo 2001 n. 4507, in Mass. Giur. it. 2001); “l'assicuratore che, avendo risarcito il danno, agisce in surroga nei confronti del terzo responsabile chiedendo il rimborso di quanto pagato, subentra nella posizione giuridica che competeva all'assicurato ed è soggetto alle stesse eccezioni che avrebbero potuto essere opposte a quest'ultimo, fra le quali non rientrano, quando il danno sia stato causato da fatto illecito, le eccezioni attinenti alla data certa del contratto assicurativo, il quale viene in rilievo, nei confronti dell'autore del danno, non come negozio o atto giuridico, ma come mero fatto, cioè come il presupposto da cui, a seguito del pagamento dell'indennizzo, sorge il diritto di surrogazione e può, pertanto, essere provato con qualunque mezzo, anche per testi e presunzioni, senza limitazione alcuna” (Cass. 17 luglio 1987 n. 6300, in Foro it., 1987, I, 3262, in Giust. Civ., 1987, I, 2796) (pronunciata in riferimento all’art. 1201 c.c.); “In caso di pluralità di fideiussioni autonome per un medesimo debitore e a garanzia di un medesimo debito, il fideiussore che abbia pagato non può esercitare il regresso ex art. 1954 c.c., ma, in virtù della norma generale dell'art. 1203 c.c., si surroga nella posizione creditoria dell'"accipiens" verso gli altri fideiussori. Resta comunque esposto alle medesime eccezioni che questi ultimi avrebbero potuto opporre al creditore soddisfatto.” (Trib. Milano 11 settembre 1997, in Banca, borsa e tit. cred., 1999, II, 528, con nota di Picardi).



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