Risposta 11 1998 all'int. 116. 97



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2492 mm 60 21 maggio 2014 / 65.14

Signor


Massimiliano Robbiani

Deputato al Gran Consiglio


Interrogazione 23 marzo 2014 n. 65.14

Truffa all’Ufficio della cassa disoccupazione: caso isolato o trend da non sottovalutare?

Signor deputato,


con la sua interrogazione solleva alcune questioni riferite al diritto alle indennità di disoccupazione in relazione ad un caso reso noto dai media nel corso del mese di marzo 2014.
Prima di entrare nel merito delle singole domande riteniamo opportuno esporre alcune considerazioni preliminari.
L’indennità di disoccupazione è una delle prestazioni previste dalla legislazione federale sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI e OADI; RS 837.0 e 837.02). La persona che ritiene di averne diritto deve richiederla a una delle Casse di disoccupazione che sono incaricate dell’esecuzione di detta legislazione: il disoccupato può così liberamente scegliere presso quale Cassa rivolgersi, quindi sia la Cassa pubblica (cantonale) oppure una Cassa privata (art. 20 cpv. 1 LADI, nonché artt. da 76 a 79 LADI; principio della libera scelta della Cassa).

In Ticino sono incaricate dell’esecuzione della legislazione federale sull’assicurazione contro la disoccupazione1 la Cassa cantonale, il cui titolare è il Cantone, e le 3 Casse private Unia, OCST e Syndicom, i cui titolari sono gli omonimi Sindacati. Nella procedura sono coinvolti anche i Comuni (art. 19 OADI) e la Sezione cantonale del lavoro con i rispettivi Uffici regionali di collocamento (artt. 85 e 85b LADI).


Ciò premesso, rispondiamo di seguito alle domande formulate.
Per questioni di obbligo del segreto e protezione dei dati, non è ovviamente possibile fornire il nominativo della persona in questione.


  1. Quanto ammonta la cifra totale intascata illecitamente dal 50enne del Locarnese?

La persona in questione ha ricevuto indennità di disoccupazione da due Casse private (sindacali) che esercitano in Ticino, per periodi diversi (2007-2009 rispettivamente 2011-2013).
In ogni caso, le indennità di disoccupazione erano state accordate dopo che tali Casse avevano potuto appurare come il disoccupato avesse potuto comprovare il versamento del salario; il caso era anche stato sottoposto per verifica sia alla Sezione del lavoro che alla competente autorità federale (Seco).

Un’analoga richiesta d’indennità di disoccupazione inoltrata dalla stessa persona nel 2010 alla Cassa sindacale che aveva erogato le indennità fra il 2007 e il 2009 era stata respinta, considerato come si fosse potuto accertare che tale persona ricopriva una posizione analoga a quella di un datore di

2.

lavoro in seno all’azienda presso la quale era salariato (art. 8 LADI e Prassi LADI ID/B14 in http://www.area-lavoro.ch/dateien/Kreisschreiben/I-Prassi_LADI_ID_2014.pdf).


Entrambe le Casse sindacali di disoccupazione hanno inoltrato una segnalazione al Ministero pubblico.
È importante sottolineare come non sia ancora possibile sostenere che le indennità di disoccupazione versate siano state riscosse illecitamente: l’illiceità dovrà essere decisa dall’autorità giudiziaria in esito agli accertamenti ora in atto sul fronte penale.

È ovvio che qualora l’illiceità fosse accertata, le Casse sindacali interessate chiederanno al disoccupato la restituzione di quanto versato.


2. Quanti casi simili vengono segnalati annualmente alla Magistratura?

3. Quanto ammonta annualmente l’illecito sottratto alla Cassa disoccupazione?

Non esistono statistiche relative all’evento specifico.

In generale, nell’ambito della lotta agli abusi, determinati casi vengono segnalati al Ministero pubblico. Le Casse di disoccupazione procedono pure in sede amministrativa con l’emanazione di decisioni di restituzione per quanto percepito a torto. Ad esempio, per la Cassa cantonale di disoccupazione, vi sono annualmente dei casi con rilevanza penale, che vengono perseguiti grazie all’ottima collaborazione con la Magistratura inquirente.
Al 7 maggio 2014 gli importi oggetto di decisione di restituzione per tutte le indennità previste dalla LADI (indennità di disoccupazione, indennità per lavoro ridotto, indennità per intemperie e indennità di insolvenza) per la sola Cassa cantonale di disoccupazione erano di CHF 614'000.- (CHF 791'000.- a fine 2013, importo corrispondente al 2.4% del totale delle prestazioni LADI erogate). A questi importi bisogna poi aggiungere le compensazioni fatte con prestazioni dovute.

Questi importi rappresentano un recupero per il Fondo federale dell’assicurazione contro la disoccupazione.



  1. I controlli da parte della cassa disoccupazione vengono svolti regolarmente? Si hanno i mezzi necessari per arginare con tempestività gli illeciti? Se sì, come si procede?

Le Casse di disoccupazione dispongono di una serie di strumenti per accertare se il diritto alle indennità di disoccupazione debba o meno essere accordato rispettivamente per verificarne la correttezza durante il periodo di riscossione delle indennità medesime.
In linea generale, le Casse sono tenute a dotarsi di un Sistema di controllo interno, in applicazione del quale tutte le richieste di indennità di disoccupazione devono essere esaminate da due collaboratori diversi in vista del primo versamento dell’indennità. Inoltre, per tutti i casi già attivi e con termine-quadro in vigore, le Casse devono provvedere ad ulteriori controlli a campione sulla correttezza ed adeguatezza dei versamenti effettuati.
Controlli più mirati e specifici sono effettuati per le richieste che pervengono da disoccupati che occupavano una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, nel senso che potevano influenzare in modo significativo le decisioni del datore di lavoro stesso. I controlli sono particolarmente rigorosi quando è il disoccupato stesso ad aver rassegnato le dimissioni.
Per chiarire la reale posizione del disoccupato in seno all’azienda, le Casse verificano l’estratto del registro di commercio e la struttura organizzativa dell’azienda nonché le sue dimensioni e determinano il reale potere decisionale della persona che chiede la disoccupazione in seno all’azienda stessa al di là della sua iscrizione quale organo formale della società a registro di commercio sulla scorta del contenuto degli statuti, del contratto di lavoro, del mansionario o di altri documenti, dei verbali di fondazione della società e dell’assemblea generale o ancora delle sedute del comitato di direzione; infine le Casse verificano la partecipazione finanziaria della persona che chiede la disoccupazione sulla scorta dei dati fiscali.
3.

Una volta appurato se il disoccupato poteva influenzare in modo significativo le decisioni del datore di lavoro quando era alle sue dipendenze, le Casse verificano se lo stesso ha mantenuto tale posizione anche dopo aver perso il lavoro: in caso di risposta affermativa, per legge la richiesta deve essere respinta in quanto il disoccupato continua a determinare o a influenzare risolutivamente le decisioni dell’azienda.


Se, per contro, il disoccupato dimostra di aver lasciato definitivamente l’azienda o di aver cessato definitivamente di occupare tale posizione, l’indennità di disoccupazione non gli può essere negata: questa circostanza deve essere dimostrata in base a criteri chiari che non lascino sussistere alcun dubbio. In tal caso, la Cassa deve determinare se il disoccupato aveva effettivamente riscosso il salario prima della disoccupazione e qual era il relativo importo, di modo da poter accertare l’esistenza di un’attività soggetta a contribuzione; le verifiche non si limitano al disoccupato medesimo ma si estendono al coniuge ed al partner registrato nonché ai parenti stretti.

Allo scopo, le Casse non si limitano a chiedere al disoccupato di produrre i conteggi mensili di stipendio, le ricevute di salario, il contratto di lavoro e la conferma della disdetta o l’inoltro del credito nell’ambito della procedura fallimentare ma esigono dallo stesso di produrre altri giustificativi atti a stabilire senza ombra di dubbio che il salario era effettivamente versato. In particolare, quando il salario era versato a contanti, le Casse confrontano i documenti prodotti dal disoccupato con i dati in possesso dell’Autorità fiscale (dichiarazione fiscale corredata dei certificati di salario) e dell’Autorità AVS (contributi pagati e estratto del conto individuale AVS) nonché i libri contabili dell’azienda.


In conclusione, gli accertamenti minuziosi, i controlli esperiti dalle Casse consentono di minimizzare i rischi di erogare indennità di disoccupazione a persone che non ne avrebbero diritto.
Il tempo impiegato per l’elaborazione della presente risposta ammonta complessivamente a circa 11 ore lavorative.
Voglia gradire, signor deputato, l’espressione della nostra stima.

PER IL CONSIGLIO DI STATO


Il Presidente: Il Cancelliere:

M. Bertoli G. Gianella




Copia:

- Istituto delle assicurazioni sociali, Direzione (carlo.marazza@ias.ti.ch)

- Istituto delle assicurazioni sociali, Ufficio delle Prestazioni (anna.rossetti@ias.ti.ch e loris.demarco@ias.ti.ch)

- Divisione dell’economia, Sezione del lavoro, Direzione (sergio.montorfani@ti.ch e athos.taddei@ti.ch)

- Cassa disoccupazione Unia, Direzione (roberto.ghisletta@unia.ch)

- Cassa disoccupazione OCST, Direzione (camponovo.luca@ocst.ch)



- Ministero pubblico, Procuratore generale (john.noseda@ti.ch)


1 Ad eccezione dell’indennità di insolvenza, che è di competenza della sola Cassa cantonale.





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