Ritiro spirituale mensile



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RITIRO SPIRITUALE MENSILE

23 NOVEMBRE 2013

Le esigenze per un Progetto di Vita

Il Testo al quale faremo riferimento è il Vangelo di Mt. 5, 1 – 10 dove il Vangelo presenta le esigenze fondamentali per realizzare un progetto umanamente significativo, un progetto di Vita.

“Vedendo le folle, Gesù sali sul monte, si pose a sedere". Si avvicinarono a Lui i suoi discepoli, si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

Beati quelli che sono poveri in Spirito, perché di loro è il Regno dei Cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché essi saranno consolati; Beati quelli che sono miti, perché essi avranno la terra in eredità; Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché essi saranno saziati;

Beati quelli che hanno misericordia, perché essi troveranno misericordia; Beati quelli che hanno un cuore puro, perché essi vedranno Dio; Beati quelli che portano Pace, perché essi saranno chiamati. figli di Dio;

Beati quelli che sono perseguitati per la giustizia, perché di loro è il regno dei cieli;

Beati Voi quando v’insulteranno, vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di Voi per causa mia, rallegratevi ed esultate, perché grande è la Vostra ricompensa nei Cieli, così infatti hanno perseguitato i Profeti prima di voi” .

Noi sappiamo come le BEATITUDINI costituiscono la CARTA D’IDENTITÀ della vita cristiana.

Il Vangelo di Matteo ce le presenta all’inizio del grande discorso della montagna, dove Gesù delinea i tratti fondamentali della vita del discepolo, della relazione che il discepolo è chiamato a vivere in rapporto a Dio, in rapporto agli altri e in rapporto a se stesso. Le Beatitudini ci introducono in questo testo con uno straordinario tono, un tono di felicità, un tono gioioso, a indicarci immediatamente come l’ANNUNCIO CRISTIANO non parte dai problemi, ma dalla fioritura della vita .



L’annuncio Cristiano è una consegna di maturità, di pienezza, di compimento; in questo senso si comprende anche il "beati".

Quel Beati che tocca le tante situazioni di scarto o ferite della vita, ma che comunque rimangano nel segno dell' azione salvifica di Dio.

Di un Dio che è Padre. Ed è così che possiamo rileggere le beatitudini.

La prima cosa che occorre guardare con molto coraggio, è che le Beatitudini non sono un sogno vago che si consegna a delle persone. Quasi un'utopia, un idealismo, quasi per sottrarre l’uomo alle responsabilità che è chiamato a vivere. Qualche volta noi le abbiamo lette in questa prospettiva, cioè: Beato te che soffri, perché sei più vicino al Signore; Beato te che sei povero, perché ti identifichi con Lui …sei scelto dal Signore, salvo poi che tutto questo, molto spesso, è il segno del frutto dell’ ingiustizia dell’ uomo, della peccaminosità dell’ uomo che Gesù stesso combatte, si adopera per sanare. Allora, proprio guardando anche la struttura stessa delle Beatitudini, possiamo comprendere immediatamente la forza di un messaggio per noi.

Il punto di partenza è la Beatitudine, è l’esperienza di una vita segnata dalla Bellezza, da quella idealità che ciascuno di noi vorrebbe sentire su di sé, da quella umanità realizzata, da quel compimento che la Beatitudine richiama. Si indica una situazione di vita. Qui ne sono indicate otto. Situazioni di vita che portano i segni della fatica, e forse anche dello scarto che nessuno di noi vorrebbe mai avere, e che comunque tutti in un modo o nell’ altro abbiamo toccato e stiamo toccando.

Un terzo elemento indica la causa della beatitudine, dove la causa della Beatitudine non sono le condizioni, gli atteggiamenti, le situazioni della vita. Non si è beati perchè si è poveri, o perché si è sofferenti, o perché si è miti, o perché si è misericordiosi, o perché si è perseguitati e via dicendo. Ciò che rende beato, è l’essere raggiunti dalla presenza e dell'azione della Salvezza di Dio, “perchè saranno consolati… , perché di essi e il regno dei cieli , perché… ." È lì la causa della beatitudine! E proprio questa struttura ci suggerisce, il come dare volto a un Progetto di Vita autenticamente umano.

La prima cosa che siamo chiamati a consegnarci e a riconoscere è l’agire di Dio, che delinea la riuscita del vivere umano. La beatitudine ha il suo riferimento, ha la sua forza nell’azione di Dio . Beati, svela il Progetto di Dio. Svela, il Progetto di un’umanità che da sempre è parte dell’ attenzione e della cura di Dio.

La causa della beatitudine è l’essere raggiunti dalla Sua presenza, dalla Sua azione di salvezza. E , nello stesso momento, ci permette di capire che è la relazione con Dio che permette alla storia, e alla storia di ciascuno di noi, di guardare a una vita compiuta, a una vita degna di senso, anche là dove senso sembrerebbe non avere, anche là dove le situazioni della vita sembrerebbero smentire la stessa possibilità di dirla come vita. Ed è questa differenza, questo essere raggiunti dall’azione di Dio che permette di guardare la nostra storia, pur vivendone il dramma e tutta la fatica, come una storia non abbandonata, una storia mantenuta in una prospettiva di dignità, che non sia ancora sulle nostra capacità ,ma sulla fedeltà permanente di Dio. Cosa vuol dire questo per noi, nel nostro servizio? Vuol dire che l’annuncio del Vangelo qualificato dalla Beatitudine va fatto non a partire dai problemi, ma dalla fioritura della vita. L’annuncio che noi siamo chiamati a testimoniare, non è per il problema che le persone vivono, ma per dire che anche in quella situazione problematica, c’è una dignità, c’è un profilo di compimento, di maturità. Gesù stesso dice: ”Io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza” ... All’ inizio del Vangelo di Giovanni, quando Gesù indica il Cuore del Vangelo, non dice :l’uomo ha tanto peccato a tal punto che Dio ha mandato il Suo Figlio, ma dice: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo Figlio” . Certo che poi tutto questo amore svela la lontananza dell’uomo, la fragilità e il peccato che l’uomo ha vissuto, ma il punto di partenza dell’annuncio , è davvero la Bellezza della Vita, là dove questa è guardata dalla dignità che Dio è sempre in grado di garantire.



C'è poi un secondo elemento che mi sembra importante: le situazioni della vita sembrano suggerire quegli snodi, che sono proprio di ciascuno di noi, dentro i quali, tante volte, la vita sembra essere smentita a se stessa, eppure, se toccata dalla relazione con Dio, può ritrovare un senso al vivere. Quelle situazioni di vita collocate fra la Beatitudine e la causa della Beatitudine: l’agire salvifico di Dio, sembrano suggerirci che il Vangelo ha una ”eco” dentro la vita, che è il Vangelo che interpreta la vita . E dentro la vita, dentro le esperienze della emarginazione, è capace di dare nuovamente un volto, una fioritura.

Vedremo nel Tempo di Avvento: “Un Germoglio spunterà… ". Dal Deserto spunterà un Germoglio! Come non riconoscere le situazioni indicate dalle Beatitudini come realtà che ci appartengono. Chi di noi non ha vissuto o non vive l’ esperienza della povertà, la povertà in spirito intesa come il bisogno che qualcuno offra un senso alla nostra vita? Soprattutto quando quelle certezze, quelle garanzie, dove avevamo collocato la nostra fiducia sembrano essere venute meno e ci lasciano a terra; molto spesso demotivati e, in quel frangente di bisogno, la nostra vita si apre a una ricerca che si pone la domanda del perché. Chi di noi non ha esperimentato il pianto come luogo di abbandono di esperienza di un limite insopportabile? Chi di noi non ha esperimentato la mitezza? Cioè il tentativo di non rispondere ai segnali di pregiudizio, di violenza, che tante volte tocchiamo con mano , e di mettere in atto invece un processo che possa riarmonizzare la vita, quello dell’amore? Chi di noi non ha sperimentato la fame e la sete della giustizia , magari quando abbiamo toccato con mano situazioni che in modo plateale sembrano togliere il fiato alla vita e le avvertiamo cariche di ingiustizia? Chi di noi non ha sperimentato la misericordia quando abbiamo chiesto gesti concreti di attenzione, non parole. La misericordia è proprio il tratto operativo dell’ amore, Chi di noi non ha sperimentato l’ esigenza di un cuore puro, di un’ autenticità, riconoscendo che solo l’essere veri , l’essere autentici può rimettere in gioco, in modo credibile la vita? Chi di noi non ha sperimentato il bisogno della pace, di percorsi di riconciliazione che sanino ferite, che sembrano toglierci il respiro, nella prospettiva della speranza? Chi di noi non ha sperimentato il desiderio della pace? Quella pace come frutto di una vita armonica, una vita bella, una vita buona? Chi di noi non ha sperimentato la persecuzione per la giustizia, il non sentirci riconosciuti, il non sentirci capiti, tante volte anche deprezzati, non rispettati, magari, a un agire buono, che avevamo messo in atto? Ebbene, per quello sono degli snodi importanti, perché tutti noi abbiamo fatto e stiamo facendo esperienza di queste situazioni della vita, magari le chiamiamo in un'altra maniera, eppure, proprio dentro queste esperienze, queste situazioni occorre riconoscere che è possibile cogliere il Vangelo come in grado di interpretarle, di rilanciarle nel senso di ridare una prospettiva. Allora si può capire perché Dio si è fatto povero, si è posto alla ricerca dell' uomo. Allora forse si può capire perché Dio si è posto nel segno della consolazione. Si può capire perché Dio fa esperimentare come la non violenza, la mitezza è il luogo della riuscita della vita “ guardate a Me che sono mite e umile di cuore!” Solo allora potremo capire che cos’è la giustizia, che Dio consegna, che non ha nulla a che spartire con la giustizia forense dei tribunale nostri che genera scarti, ma che è la forza dell’ amore gratuito incondizionato sempre in grado di riabilitare la vita alla dignità. Solo allora possiamo sperimentare come l’amore di Dio non è stato un’ idea che ci ha dato, ma si è fatto storia, si è fatto carne, operatività dell’amore. Possiamo capire l’espressione: “Misericordia io voglio, non sacrificio”.Non è il Dio che ama la ritualità , ma il Dio che ama la vita nel segno della compassione e della prossimità. Solo allora, quando viviamo l’ esigenza di essere autentici possiamo capire il volto di DIO , è l'autenticità la possibilità di vedere Dio, perché Dio è la PIENEZZA della VERITÀ “ IO SONO la VIA , la VERITÀ , e la VITA! “ Possiamo capire che cosa è la PACE e perché all’ inizio e alla fine dell’ annuncio del vangelo c’è il dono della pace. Nella notte del Natale “ PACE IN TERRA AGLI UOMINI “ E alla Conclusione, le prime parola del Risorto “ PACE a VOI”! Il desiderio di ricollocare nella pienezza di armonia la vita è la possibilità di attingere alla bellezza di riscoprirci figli di Dio. Solo lì possiamo capire come la persecuzione è il luogo dentro il quale Dio ha consegnato la sua fedeltà, si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte in Croce. Questa pagina ci dice, che la vita è l’alfabeto per poter dire il vangelo. (E' un’ espressione emersa dal convegno di Verona nel 2006.) E, nello stesso momento, se la vita è l’alfabeto per dire il Vangelo, è un appello per renderci attenti alla vita, alle situazione della vita, dall'atra parte sappiamo come il vangelo è l’alfabeto per dire la vita. Il vangelo è così umanamente carico di senso perchè è capace di parlare, non in astratto , ma a situazioni ben concrete che hanno la prospettiva e il volto del percorso di Gesù Cristo.

Fino qui abbiamo detto due elementi:



Il primo, l’agire di Dio delinea la riuscita del vivere umano;

il secondo, la vita è l’alfabeto del Vangelo , e il Vangelo è l’alfabeto per dire la vita ,

In fine, un terzo elemento: la gioia è il tratto, il lineamento dell’ esperienza cristiana.

Non possiamo negare che la parola beato rimanda alla felicità. Se guardiamo queste situazioni, non si può essere felici, ma se guardiamo il come Dio entra e guarda la vita , allora scopriamo che comunque anche questa storia, è una storia redenta, ed è una storia che attende di diventare compiutamente storia di salvezza.

Per questo viviamo la gioia, non perché ci manchino le fatiche, le sofferenze, i pianti; non perché ci manchi il dramma nella nostra vita, ma perché abbiamo la certezza che Dio è Padre e non ci abbandona. Su questo non abbandono, si ricolloca la nostra fiducia, il nostro affidamento a Dio certi che, comunque, questa storia, anche se ferita, rimane e sarà per sempre storia di salvezza. Capiamo, allora, chela gioia è il profilo di chi si fida di Dio , di chi attende da Dio e di chi ripone in DIO la propria fiducia. E’ la certezza di chi si motiva, non in una speranza chiusa in se stessa, facile a dirsi, ma di una speranza che assume la responsabilità e assume lo stile di quel cammino, di quel percorso che Gesù Cristo ha vissuto. E' la gioia che ha il volto del dinamismo pasquale, che ha i segni della morte, del sepolcro, e l’annuncio della risurrezione.

Allora, chiediamo anche noi al Signore che questa pagina di Vangelo ritorni ad essere , un’esperienza dentro la quale ricollocare il nostro progetto di vita e risentirci parte di quell’ attenzione forte, che il Vangelo è sempre in grado di rigenerare, quello di una vita Bella , di una vita Buona e di una vita Beata .

Buona Meditazione!



Ripreso dal registratore e non rivisto dall'autore.





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