Romanticismo ed Idealismo



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Idealismo.

In filosofia si parla di idealismo a proposito di quelle visioni del mondo che privilegiano la dimensione ideale su quella materiale e che affermano il carattere spirituale della realtà "vera"; la parola è usata nei due significati di: idealismo gnoseologico ed idealismo romantico o assoluto. Kant ha stabilito il significato del primo termine affermando che l'idealismo è la teoria che sostiene l'esistenza degli oggetti nello spazio o semplicemente dubbia ed indimostrabile (idealismo problematico di Cartesio) o falsa ed impossibile (idelaismo dogmatico di Berkeley). Nel secondo caso, l'idealismo costituisce il nome della grande corrente post-kantiana che si originò in Germania nel periodo romantico.



Questa corrente si evolve infrangendo i limiti conoscitivi posti da Kant ed inaugurando una nuova metafisica dell'infinito. Essa risulta preparato dai seguaci immediati di Kant, che criticano i dualismi lasciati dal criticismo, cercando di trovare un principio unico. In particolare essi prendono di mira la distinzione tra fenomeno e noumeno, giudicandola inammissibile; Jacobi insinua che quello di noumeno è un presupposto senza il quale non si può entrare nel criticismo, ma con il quale è impossibile rimanerci. Il ragionamento cui pervengono i critici di Kant sostiene che ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione della coscienza, la quale funge da condizione indispensabile del conoscere; ma se l'oggetto risulta concepibile solo in relazione ad un soggetto che lo rappresenta, non può essere ammessa l'esistenza della cosa in sé. Inoltre non è possibile affermare che la cosa in sé è inconoscibile e dire allo stesso tempo che essa esiste e che da essa derivano le nostre conoscenze. Un altro appunto mosso a Kant consiste nella tesi secondo cui il filosofo, asserendo che la cosa in sé è causa della nostre sensazioni, si sarebbe contraddetto, applicando il concetto di causa-effetto, valido soltanto per il fenomeno, al noumeno stesso.

In Kant l'io era qualcosa di finito, in quanto non creava la realtà, ma si limitava ad ordinarla secondo proprie forme a priori; l'idealismo sorge proprio quando Fichte abolisce lo spettro della cosa in sé, ovvero la nozione di qualsivoglia realtà estranea all'io, che in tal modo diviene una entità creatrice ed infinita, da ciò la tesi tipica dell'idealismo secondo cui tutto è Spirito. Fichte sostiene, in modo dialettico, che non essendoci mai, nella realtà, il positivo senza il negativo, lo Spirito, proprio per essere tale, ha bisogno della Natura, poiché un soggetto senza oggetto sarebbe un'entità vuota ed astratta. Di conseguenza per Fichte lo Spirito crea la realtà, nel senso che l'uomo rappresenta la ragione d'essere dell'universo, e la Natura esiste non come realtà a sé stante, ma come momento dialettico necessario della vita dello Spirito. Se l'uomo è la ragione d'essere e lo scopo dell'universo, vuol dire che egli coincide con l'Assoluto, cioè con l'Infinito e con Dio stesso. Per arrivare a tale considerazione lo Spirito attua un processo dialettico con cui si pone delle contrapposizioni che deve superare per il proprio sviluppo secondo il ritmo triadico di tesi, antitesi e sintesi.


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