Sac. Pietro ricaldone don bosco educatore



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18.11.2017
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a) Assistenza positiva.


Prima di svolgere l’importante argomento dell’assistenza, sarà bene sgombrare il terreno da un’obiezione che si potrebbe affacciare alla mente. Taluno infatti, quando ode ripetere che nel sistema educativo di Don Bosco l’assistenza esercita una parte tanto preponderante, può essere mosso a pensare: — Ma dunque, il sistema educativo di Don Bosco è semplicemente negativo, esso cioè si limita a far evitare il male!

La risposta non è difficile. Osserviamo anzitutto che per far evitare il male non basta un atteggiamento negativo; chè anzi talvolta si richiede un atto ancor più energico che per far praticare il bene. Il male disgraziatamente è di una forza tale che a volte travolge non solo i sensi, ma la fantasia, l’intelligenza, la volontà. Ora sarebbe da ingenui il credere che, contro un nemico, così potente e attrezzato com’è specialmente ai nostri tempi in tutti i settori della vita, possa bastare, per vincerlo, un atteggiamento passivo. Che anzi, a un’attività che vorrebbe trascinare al male è assolutamente necessario opporre un’altra attività che spinga al bene. Ed è già un bene, anzi un grande bene e una grande forza positiva, quella che sa suscitare la energia per saper resistere al male, poiché questa resistenza è il frutto e il risultato di ripetuti atti di virtù, di coraggio, di umiltà, di ubbidienza, di studio, di sacrificio, e talora anche di eroismo.

Solo la virtù può contrastare il vizio. Ora fu già detto che Don Bosco non intendeva la virtù nel senso di alcuni filosofi, sia antichi che moderni, secondo i quali essa consisterebbe semplicemente nella scienza o conoscenza del bene. No. La virtù è soprattutto forza; la virtù è slancio; la virtù è energia feconda. Senza dire che, del resto, anche il solo fatto della resistenza al male è già un primo segno dimostrativo di un’attività vigorosa e di una meravigliosa virtù.

Ci preme tuttavia stabilire che non dev’essere assolutamente considerato sotto un aspetto negativo il sistema pedagogico di Don Bosco: sistema tutto vivificato dalla carità, che è essenzialmente amore ed energia senza limiti. Giova infatti ricordare che il Santo, nel compiere la sua missione, s’ispirò al Vangelo e a San Francesco di Sales; e come sapeva perfettamente dal linguaggio scritturale che la carità è capace di tutto e giunge, nelle manifestazioni della sua potenza, anche fino all’eroismo di dare la propria vita, così dal santo Patrono apprese che l’amabilità e la dolcezza sono un miele che sgorga solo dai cuori più generosi ed eroici.

La carità è davvero eminentemente positiva e feconda. Abbia l’educatore un cuore ripieno di carità: e si vedrà allora come, alla luce e al calore di questa fiamma, egli saprà trovare esuberanza di mezzi, di accorgimenti, di abilità, di sacrifici, e raggiungere tali risultati educativi, da riempire tutti di meraviglia.

No, non poteva presentarci per l’educazione un sistema semplicemente negativo quel Don Bosco, che seppe moltiplicare in modo meraviglioso le sue attività, rinnovellandole a seconda delle circostanze e dei bisogni dei suoi alunni, spendendole sempre e solo per dare agli educandi il vantaggio di una formazione che li preparasse a essere domani uomini onesti e apostoli del bene.



b) L’assistenza, opera di amore.


Premesso questo chiarimento, ripetiamo che l’assistenza è un atto d’amore. Chi ama veglia. Si veglia su colui che ci ama. La sorveglianza è il miglior controllo di un amore degno e sincero; poiché proprio la sorveglianza diventa preservazione dal male attraverso manifestazioni ardenti di tenerezza. La madre, che veglia le lunghe notti china sulla culla del suo bambino colpito dal male, è e sarà sempre la manifestazione e l’esempio più bello della bontà ed eroicità dell’assistenza.

Ogni creatura umana ha al suo fianco un Angelo, custode invisibile: quando al fianco del fanciullo noi vediamo un educatore che amorosamente veglia su di lui, ben possiamo dire che l’assistenza è opera angelica. Alla stessa guisa infatti che l’Angelo deve ispirare, aiutare e difendere la creatura che da Dio gli è stata affidata, così l’assistente salesiano deve restare al fianco dei suoi alunni con lo stesso sentimento di amore angelico, difendendoli con lo scudo della sua vigilanza sotto gli sguardi di Dio che tutti ha redenti.

E qui si avverta che l’assistenza è richiesta dalle condizioni stesse dell’educando. Il fanciullo è debole, e non deve mancare chi lo sorregga; è inesperto e ignaro di tante cose, e guai se non avesse al fianco chi gli illumini i sentieri della vita. Il ragazzo è esposto a mille pericoli: pericoli derivanti dalle sue inclinazioni, dalle sue piccole passioni, dalle sue manchevolezze; pericoli da parte del mondo che lo circonda, e lo circuisce; pencoli tra gli stessi suoi compagni; pericoli pel dilagare di letture oscene e di cinematografi perversi,; pericolosi per l’insidia diretta e la corruzione organizzata. Chi lo salverà, se non un cuore che, ripieno di squisita carità, non lo perda di vista e non lo abbandoni mai, lo preservi e difenda, e lo riconduca, se smarrito, sul buon sentiero? Il giovanetto ha bisogno assoluto di aiuto fisico, intellettuale, morale; ora questi aiuti — per preservarne le forze fisiche, per accrescerne il tesoro delle cognizioni intellettuali, per irrobustirne la volontà nell’esercizio della virtù, per formarne il carattere a una vita coerente e veramente onesta, — gli possono venire solo da un’assistenza amorosa, e perciò vigile e costante.

Quest’assistenza poi si rende particolarmente necessaria negli istituti di educazione. A un mucchio di materia infiammabile fu giustamente paragonata una riunione di giovani. Nel collegio, nella scuola, nel cortile, nei vari ambienti, non vi sono solo i giovani buoni, ma altresì gli indifferenti, e, troppe volte, i cattivi. Alcuni di essi hanno forse portato in collegio il ricordo di lamentevoli scandali visti nel focolare domestico o appresi sulle piazze e per le strade, al contatto dì compagni pervertitori. Ora, che cosa ci vuole perchè questa materia infiammabile di passioni, di perversi esempi, diventi fiamma vorace? Basta una scintilla. Guai se manca chi possa a tempo allontanare tale scintilla! Guai se la mancata assistenza causa la perdita dell’innocenza anche di un solo fanciullo!





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