Sac. Pietro ricaldone don bosco educatore


L’amorevole correzione negli esempi e nelle parole di Don Bosco



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2. L’amorevole correzione negli esempi e nelle parole di Don Bosco.


Tutte le precauzioni indicate non bastano però a impedire le mancanze; e. quando queste sono state commesse, ci vuole l’avviso e la correzione.

a) Come correggeva Don Bosco. 1) Sua delicatezza.


Anche qui ci è d’esempio il nostro santo Fondatore e Padre. Egli era delicatissimo di coscienza e si sforzava di tener lontana anche ogni apparenza del male, cercando con una continua amorevole assistenza, colla frequenza dei Sacramenti e con industrie senza numero, di allontanare dai giovani, per quanto era possibile, ogni pericolo di peccato ed ogni disordine dalla Casa. Egli aborriva tanto l’offesa fatta a Dio che si sarebbe sacrificato cento volte al giorno per impedirne anche una sola: « Com’è possibile — e-sclamava talora, — che una persona assennata, la quale creda in Dio, possa indursi ad offenderlo gravemente? ». Se qualcuno avesse commesso qualche grave mancanza, se ne rattristava quanto non avrebbe fatto per qualsiasi altra disgrazia accadutagli, e, tutto addolorato, diceva ai colpevoli: « E perchè trattar così male Iddio, il quale ci vuol tanto bene? » E talora fu visto piangere. Tutte le sue parole in privato e in pubblico avevano il fine d’ispirare orrore per il peccato (496).

Nel suo zelo per la gloria di Dio e per il bene delle anime, rivolgeva all’occorrenza i suoi paterni ammonimenti a tutti e a ciascuno. « Una domenica sera, — narrò egli stesso, — vidi un certo giovane adulto maltrattare uno dei suoi compagni più piccoli. A quell’atto io fremetti e dovetti farmi grande violenza per non parlare. All’indomani però, incontrando quel giovanotto, non tralasciai di fargli un’amorevole correzione » (497).

Osservava attentamente la condotta dei suoi futuri collaboratori, e li trattava con tanta amorevolezza, che gli portavano vero affetto filiale, riponendo in lui ogni confidenza. Ed egli si affaticava a distruggere in loro ciò che poteva condurli al peccato, e, per incoraggiarli a vincere i propri difetti, diceva che non bisogna pretendere di diventar santi in quattro giorni, perchè la perfezione si acquista con fatica a poco a poco.

Quasi non passava giorno senza che desse in particolare qualche consiglio. Usava gran prudenza nel compatire la suscettibilità dei vari caratteri, non prendendoli di fronte nel comandare, e specialmente nella distribuzione degli impieghi. Non mancava di correggerli al minimo difetto che in essi scoprisse, ma stava in grande attenzione a non disgustare nessuno. Il suo avviso non era mai un rimprovero che irritasse, e tutti intendevano come egli ciò facesse per amore del loro bene. Nell’inverno, un tale non compariva da qualche mattina in chiesa ad ascoltare la santa Messa, perchè si levava dal letto più tardi dell’ora stabilita. In tempo di ricreazione, essendosi costui avvicinato a Don Bosco, si sentì domandare:

— Oh! come sono contento di vederti: e come stai di sanità?

— Benissimo, grazie a Dio.

—Tanto meglio! Credevo che tu fossi ammalato: è qualche giorno che non ti vedeva prendere parte ai mattino alle orazioni in comune.

La lezione produsse il suo effetto e l’altro fu più diligente (498).

Con garbo sapeva dire ciò che loro conveniva, anche ai Sacerdoti. Un giorno, venendo a casa, incontrò per via un suo giovane prete, il quale, dopo aver discorso di molte cose, finì col criticare il modo di predicare dell’Abate Bardessono.

Don Bosco lo interruppe e gli domandò:

— E tu hai già predicato?

Il pretino rispose di no. E Don Bosco:

— Ebbene, aspetta che tu abbia incominciato a predicare, e poi se ti basta l’animo, criticherai l’Abate Bardessono (499).

Nè risparmiava i suoi rimproveri all’intera Comunità.

Ora bisogna notare che la potenza mirabile di Don Bosco stava in questo: egli aveva in mano cuore dei suoi giovani. Con una sua parola metteva nella più grande allegria, al modo stesso che, con l’apparenza sola di un suo rimprovero,li faceva cadere nella più profonda tristezza.

Accadde adunque che i giovani, sentendo ancor nelle ossa la dissipazione delle vacanze, una sera dopo le orazioni non si prendevano tanta cura di far silenzio appena ricevutone il segno. Don Bosco era in cattedra, e, dopo aver atteso per qualche momento, a un tratto esclamò con grande pacatezza:

— Ma sapete che io non sono contento di voi? — E li mandò a letto senza permettere che gli baciassero la mano.

Era questo il castigo più forte e più temuto, perchè il più sensibile che il buon Padre potesse infliggere ai suoi figliuoli, e non ci fu più bisogno d’altro poiché, da quel giorno memorabile. Don Bosco non aveva che a comparire perchè si potesse anche udire volare una mosca (500).

Ma il suo zelo non andava mai disgiunto da una estrema delicatezza nel correggere. A volte si mostrava persino faceto nei suoi modi. Diceva ad alcuno che aveva visto dissipato in chiesa al tempo della predica:

— Dimmi: hai tu mal di denti, poveretto?

— Io? No!

— Almeno mi sembrava che avessi male ài denti. — Quindi gli spiegava, come intendesse dire che masticava male la parola di Dio, che non la gustava e che perciò non ne ricavava profitto.

Dicendo: « Poveretto, hai male al capo », intendeva i capricci e le disubbidienze. Un motto che aveva molto familiare era questo: « Quand’è che ti metti a far miracoli? » E simili frasi talora diceva all’improvviso a chi stava pensoso e pareva distratto badando ad altro, e a chi parlava sommesso al compagno nel crocchio d intorno.

A un giovane che, da alcuni mesi non si accostava ai santi Sacramenti, un giorno disse: — Ehi, l’amico! Non saresti disposto domani a pranzare con me? — E, alla risposta affermativa, soggiunse: — Bada che io pranzo domani mattina alle sette e mezzo — alludendo alla Mensa Eucaristica durante la Santa Messa.

Era un caro spettacolo contemplare Don Bosco in mezzo a un numero di allievi, che egli, mentre stava ragionando, passava in rivista ad uno ad uno collo sguardo. E per tutti aveva poi un motto. « Come stai? Sei buono? Sei proprio un angioletto? ». E chiusa la mano, sollevava l’indice ed il mignolo, facendo le cornette. E i giovani, ridendo, imitavano lo stesso gesto sopra la testa del compagno che avevano dinanzi.

A un piccolo che appoggiava la testa al suo braccio Don Bosco diceva: — Sta zitto! — Ad un altro: — Ah, cattivello! — E lo minacciava scherzosamente col dito. Ad altri giovani: — Voglio che siamo amici, ma davvero e non per burla.

— Dimmi: lo sei mio amico sincero? — Quindi a taluno: — E quando ci vedremo? — E il giovane intendeva che si trattava di cose dell’anima e della vocazione.

Talora indirizzava un avviso a un giovanetto, e poi, volgendosi improvvisamente ad un altro:

— Hai capito? (501).

Se chi parlava con lui pronunciava uno sproposito di grammatica, gli rincresceva che i presenti facessero atto di critica o di scherno, e, rispondendo a quel tale, faceva entrare nella sua alcuna osservazione, sicché l’uno e gli altri capi-^ risposta la parola errata, correggendola, senza fare—^ vano (502).

Nella primavera del 1879 Don Bosco si trovava a Lanzo. I convittori durante il passeggio avevano trovato una nidiata di merli, che allevarono di nascosto. Ma, pel cattivo trattamento degli allevatori, le povere bestiole ben presto soccombettero. Morto l’ultimo uccellino, i ragazzi s’accordarono di dargli onorata sepoltura; e nel tempo della ricreazione, fecero il trasporto scimiottando le cerimonie usate dalla Chiesa nei funerali.

Don Bosco da una finestra aveva seguito tutto lo svolgersi della scena: poi, durante lo studio, mandò a chiamare colui che era stato il protagonista della birichinata. Con aspetto grave grave gli fece capire la brutta cosa che aveva fatto, una vera profanazione da non .doversi ripetere mai più. Non appena quindi vide il bricconcello tutto compreso del proprio fallo, mutò registro. Disse che perdonava a lui e agli altri, e nel congedarlo gli regalò un pacco di caramelle, da distribuire anche ai suoi complici. La lezione ci voleva e ci fu; ma nel modo di impartirla c’era tutta l’anima e il sistema educativo di Don Bosco (503).




Sac. pietro ricaldone



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