Sac. Pietro ricaldone don bosco educatore



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PARTE PRIMA DON BOSCO DI FRONTE AL PROBLEMA EDUCATIVO

Capitolo I. DON BOSCO APOSTOLO DELL’EDUCAZIONE

1. Importanza e necessità dell’educazione.


Don Bosco, più che persuaso, era, ben si può dire, veramente dominato dall’importanza e necessità dell’educazione cristiana. Per una convinzione precocemente radicata nell’anima, confermata poi e resa sempre più salda e sicura da continue manifestazioni celesti, egli si dedicò, come abbiam visto, fin dalla più tenera età, alla missione educatrice. È questo un fatto quasi unico nella storia dell’educazione.

Dell’importanza, necessità e vantaggi dell’educazione, egli parlò e scrisse del continuo, special-mente nelle conversazioni e spiegazioni, che si vide spesso obbligato a dare, per legittimare il suo modo di agire, a coloro che, non compresi della necessità dell’opera educatrice, specie in quei tempi, lo ostacolarono in mille modi.

L’argomento dell’educazione fu da lui trattato frequentemente nelle conferenze ai suoi figli e cooperatori, come pure quando ricorreva ai privati e alle autorità per avere aiuti e appoggi a sostegno delle sue opere. Ne daremo un breve saggio.

Sebbene Don Bosco fosse così convinto dell’importanza fondamentale dell’educazione della gioventù, tuttavia non ne parlava mai in astratto, in veste di teorico o di pedagogista puro. Infiammato di zelo per il bene delle anime, egli ne ragionava da Santo, e cioè come d’una necessità pratica che mirava alla salvezza dei giovani e ai bisogni dei suoi tempi, i quali offrivano già allora lo spettacolo d’una gioventù minacciata, per cause gravi e diverse, da squallida miseria morale e materiale.

Mentre egli adunque additava ai buoni le cause della triste e paurosa situazione che si andava creando, da uomo pratico ne indicava pure i rimedi. E precisamente avvertiva che il vero e radicale rimedio sarebbe stato questo: la cristiana educazione della gioventù.

« Una delle prime necessità dell’epoca nostra, — scriveva, — è di venire in aiuto alla povera gioventù maschile abbandonata, onde educarla cristianamente e farne dei buoni cittadini, operai e capi di famiglia cristiani, e dei buoni sacerdoti e religiosi, debitamente coltivando la vocazione di ciascuno » (16).

L’esperienza aveva persuaso il Santo che questo era l’unico mezzo per sostenere la civile società: poiché i giovani « se non trovano — diceva — una mano soccorrevole che li raccolga, son destinati a diventare in brevissimo tempo il flagello della società. Son quelli che riempiranno le prigioni e che verranno presto, non più solamente infelici, ma purtroppo, lo ripeto, il flagello della società in generale, e della famiglia in particolare » (17).

« La porzione dell’umana società, — insisteva ancora, — su cui sono fondate le speranze del presente e dell’avvenire, la porzione degna dei più attenti riguardi è senza dubbio la gioventù. Questa, rettamente educata, vi darà ordine1 e moralità: al contrario, vizio e disordine » (18). « Il bene della società e della Chiesa risiede nella buona educazione della gioventù » (19). Per questo « in ogni tempo fu speciale sollecitudine dei ministri della nostra santa cattolica Religione di adoperarsi con zelo a fine di promuovere il bene spirituale della gioventù; perciocché dalla buona o cattiva educazione di essa dipende un buono o tristo avvenire ai costumi della società» (20). Diceva altra volta: t Secondo la parola di uno dei più illustri prelati, Mons. Dupanloup, la società sarà buona se voi darete una buona educazione alla gioventù; se voi la lascerete andare dietro l’impulso del male, la società sarà pervertita » (21).

Sottolineava quindi l’urgenza di adottare questo mezzo, sia per il futuro rinnovamento della società, sia per il bene della gioventù: « È difficile, — scriveva, — ridurre un pomo fradicio alla primiera maturità: sarà dunque più facile seminare quei grani che porta in sè, i quali a tempo suo daranno poi frutto stagionato e salubre. Con ciò s’intende che non vi è altra maniera di sperare la riforma della società che applicandosi ad allevar bene la gioventù, la quale poi arrecherà un miglioramento universale nei popoli » (22).

In altra circostanza diceva ancora: «L’esperienza ha fatto conoscere che ordinariamente la gioventù, prima dei dodici anni, non è capace di fare nè gran bene e neppure gran male, e che passati i diciotto anni riesce assai difficile il far deporre abitudini altrove formate per uniformarsi ad un nuovo regolamento di vita (23). Come una tenera pianta, sebbene posta in un buon terreno dentro un giardino, prende tuttavia una cattiva piega e finisce male se non è coltivata, e, per dir così, guidata fino ad una certa grossezza, così i giovani piegheranno sicuramente al male, se non si lasceranno guidare da chi ha cura della loro educazione e del bene dell’anima loro. Questa guida la avranno nei genitori e in quelli che ne fanno le veci, cui devono docilmente obbedire » (24).

Richiamava infine l’attenzione sul fatto che anche i cattivi, quando si tratta di educazione della prole, ne sentono la responsabilità, in pieno contrasto con la propria condotta: «La bontà è anche stimata dagli uomini perversi, benché essi non la pratichino. Guardate: vi sono dei padri che conosceranno anch’essi di essere cattivi originali, ma vogliono che i loro figliuoli si mantengano, o diventino buoni, se non lo fossero, e sono contenti che siano educati nella religione. Vi sono dei padri dati al vino, ubriaconi veri; ma guai se sanno che il loro figliuolo mette piede nell’osteria! Un tale sarà un giocatore che gioca tutto il suo, ed anche quello che non è suo, ma guai se sorprende il figliuolo a giocare! Un altro sarà sboccato nelle conversazioni, ma guai se sapesse che alla presenza di suo figlio si è detta qualche parola scandalosa! E ciò perchè Essi sanno quanto gravi danni possono portare questi vizi. Mi ricordo, per recarvi un esempio, di un uomo già avanzato in età, coi capelli bianchi, rispettabilissimo, ma senza religione, che veniva a farmi queste raccomandazioni, non sono molti giorni :

— Guardi che il mio figliuolo frequenti le divozioni del collegio, che ascolti le sue Messe, che faccia la confessione e la comunione e che si prepari alla cresima, che tenga buona condotta.

— Ma lei, gli dissi, conosce l’importanza di queste cose?

— Ah, sì, le conosco!

— E le mette in-pratica?

— È vero, soggiunse, che sono cattivo, che sono disgraziato; ma appunto per questo non voglio che mio figlio divenga tale » (25).

Per stimolare poi tutti i buoni a prendersi cura della educazione dei fanciulli e delle ragazze. Don Bosco lodava i pregi e l’eccellenza di questa missione. « Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santissima? Educate la gioventù. Volete fare cosa divina? E-ducate la gioventù. Anzi questa tra le cose divine è divinissima. I Santi Padri vanno d’accordo nel ripetere quel detto di San Dionigi: Divinorum di-vinissimum est cooperari Deo in saluterà anima-rum. (Cosa divinissima tra le divine è cooperare con Dio alla salvezza delle anime) » (26). E ne mostrava anche l’utilità ed i vantaggi non indifferenti per l’individuo, per la società, per le famiglie e per la Chiesa, dicendo: « Imperocché migliaia di ragazzi, — che, dispersi, privi di educazione e di religione, sarebbero divenuti la maggior parte il flagello della società, e forse non pochi andati a bestemmiare il Creatore nelle carceri, — per mezzo dell’istruzione religiosa, dell educazione, dello studio o di un mestiere imparato, si ritraggono al contrario dalla mala vita, e noi abbiamo la più soave speranza che essi diventino buoni cristiani, onesti ed utili cittadini » (27).

« Raccogliendo ragazzi abbandonati si diminuisce il vagabondaggio, diminuiscono i tiraborse, si tiene più sicuro il danaro in saccoccia, si riposa più quieti in casa, e coloro che forse andrebbero a popolare le prigioni, e che sarebbero per sempre, il flagello della civile società, diventano buoni cristiani, onesti cittadini, gloria dei paesi ove dimorano, decoro della famiglia a cui appartengono, guadagnandosi col sudore e col lavoro onestamente il pane della vita » (28).

« Il raccogliere poveri fanciulli, l’educarli, il toglierli dal vestibolo delle carceri per ritornarli alla società buoni cristiani ed onesti cittadini, sono cose che non possono a meno d’aver l’approvazione di tutte le condizioni degli uomini» (29).

« Cominciate dalle vostre proprie famiglie: allevate bene i vostri figliuoli. Date buoni consigli a quanti potete conoscere. Se presso di voi si trova qualche orfano, prendetevene una cura particolarissima, insegnategli a servire Dio, aiutatelo a evitare le tentazioni del vizio » (30).

« Si tratta, insomma, di liberarli dai pericoli che loro sono imminenti, dal mal fare, dalle medesime carceri; si tratta di renderli onesti cittadini e buoni cristiani » (31).

Ricordava spesso ai buoni il dovere di favorire preferibilmente l’educazione della gioventù povera ed abbandonata, dicendo: « Perseverate nelle vostre tradizioni di generosa carità per tutte le opere buone. La più importante è la cristiana educazione della gioventù » (32). E ne metteva in luce i vantaggi: « Prendendo parte a questa opera di beneficenza, si provvede alla pubblica e alla privata utilità: e voi sarete benedetti da Dio e dagli uomini. Da Dio, presso cui non vi verrà meno la ricompensa; dagli uomini, poi, avrete la più sentita riconoscenza; mentre uno stuolo di giovani benediranno ogni momento la mano benefica, che li ha tolti dai pericoli delle strade avviandoli al buon sentiero, al lavoro, alla salvezza dell’anima » (33).

« La mercede — spiegava altra volta — sarà di avere contribuito a salvare dalla rovina spirituale, e fors’anco temporale, tanti ragazzi, che forse sarebbero andati perduti ed a finire in carcere, d’aver impedito che quei ragazzi divenissero il flagello della società. Credetelo pure, che, se adesso rifiutate l’obolo per la loro educazione, verranno forse un giorno a prendercelo in saccoccia. Ma se adesso procurate di venire loro in aiuto, la cosa muterà ben di aspetto. Essi saranno quelli che vi benediranno, riconosceranno in voi tanti benefattori, e, all’occorrenza, saranno anche disposti a difendervi e a dare anche la loro vita per salvare la vostra. Inoltre essi pregheranno sempre per i loro benefattori: e la preghiera del povero sale sempre gradita al trono dell’Eterno » (34).

Anzi, I’11 aprile del 1883, trovandosi a Lione, ospite al Patronage de Notre-Dame, giunse a dire, con apostolica franchezza, parole che ora hanno sapore di profezia: « La salvezza della società, o signori, è nelle vostre tasche. Questi fanciulli raccolti dal Patronage e quelli mantenuti dall’Oeuvre des Ateliers attendono i vostri soccorsi. Se voi adesso vi tirate indietro, se lasciate che questi ragazzi diventino vittime delle teorie comunistiche, i benefizi che oggi rifiutate loro, verranno a domandarceli un giorno, non più col cappello in mano, ma mettendovi il coltello alla gola, e forse insieme con la roba vostra vorranno pure la vostra vita » (35).

A un giornalista poi replicò: « Sono opere, queste, che non solo i cattolici debbono sostenere viribus unitis, ma anche tutti gli uomini cui stia a cuore la moralità dell’infanzia. Gli umanitari bisogna che se ne interessino non meno dei cristiani. È lì l’unico mezzo per preparare un migliore avvenire alla società »: E continuava dicendo a quei signori: « Se voi non sostenete quest’opera, ne pagherete il fio. Opere come questa sono necessarie all’equilibrio della società » (36).

2. Il triste quadro.


Questi accorati richiami di Don Bosco al dovere urgente di pensare all’educazione dei giovani, assumevano tanto maggior valore quanto più profonda era la sua conoscenza delle tristi condizioni in cui i giovani stessi versavano.

Da fanciullo, da studente e seminarista a Chieri, e fatto poi sacerdote, egli era sempre stato in intimo contatto con la gioventù, specialmente popolare, del cui stato miserando si era fatta una idea concreta specialmente visitando le carceri. Nelle parlate e nei suoi scritti ne presentava questo lacrimevole quadro: « Se vi fu un tempo calamitoso per la gioventù, certamente è questo. Un gran numero trovasi in imminente pericolo di perdere onestà e religione per un tozzo di pane.

« Io non intendo parlare di quella gioventù allevata con tante cure nelle famiglie agiate, in collegi od in istituti; ma parlo solamente dei fanciulli abbandonati, dei vagabondi che girano per le vie, per le piazze, per le strade. Parlo solo di questi esseri derelitti, che tosto o tardi diventano il flagello della società e finiscono con andar a popolare le prigioni » (38).

« Tanti poveri giovanetti abbandonati, che si aggirano oggidì sudici, scalzi e pezzenti, per le contrade della città, e che, vivendo di accatto e andando la sera a stivarsi malamente in certe locande, senz’alcuno che si prenda cura pietosa del loro corpo e della loro anima, crescono ignoranti delle cose di Dio, della Religione, dei loro doveri morali; bestemmiatori, ladri, impudichi, ingolfati in tutti i vizi, e capaci di ogni azione anche la più scellerata. Molti dei quali vanno poi a cadere miseramente o nelle mani della giustizia, che li caccia a marcire in qualche prigione, oppure, ciò che è ancor peggio, tra le branche dei Protestanti.

« Questi hanno aperto ormai molti covi, dove la povera gioventù, allettata dal luccicare dell’oro e da mille promesse fallaci, dopo aver perduto ogni bene e calpestato ogni altra virtù, vanno a fare getto deplorevole anche della loro fede » (59).

3. Miserando stato delle fanciulle.


Indicava poi anche le condizioni infelici di molte fanciulle: « I pericoli e seduzioni, a cui stanno esposti i giovani sono, direi, quasi maggiori pelle povere orfanelle. D’ordinario per guadagnarsi da vivere debbono andare nelle città e adattarsi ad ogni mestiere, a ogni servizio. Da una parte la mancanza di educazione e di religione, dall’altra lo scandalo, la corruzione, la malizia fanno strage. Chi può contare tutte le vittime? Chi può dire quante di queste creature ritornano ancora alle loro case come erano partite? Se la cristiana educazione dei ragazzi è ai giorni nostri di massima importanza, non di minor momento si è la buona istruzione delle fanciulle. Una figlia saggiamente istruita, e cristianamente educata, riesce una benedizione, un angelo, un sostegno, Tina sorgente di prosperità e di pace per una famiglia. Cimi invece se la giovane crescerà incolta ed ignorante: peggio poi. se verrà su guasta nelle idee e corrotta nel cuore! Non vi è male peggiore che una donna cattiva » (40). E aggiungeva: « Quante giovanette ripongono la loro cura in vestire e adornare il loro corpo, piuttosto che badare ad abbellire l’anima colla pratica delle virtù! Quanti parenti non hanno altra ambizione che di vedere la loro figlia ben vestita perchè faccia la più bella comparsa tra quelle che si accostano alla Comunione » (41).

« Nostro Signore è venuto nel mondo solo per redimere i giovanetti o non anche le ragazze?... Ebbene io debbo procurare che il suo Sangue non sia sparso inutilmente, tanto per i giovani, quanto per le fanciulle » (42).

Perciò il Santo si compiaceva dell’apostolato delle Figlie di Maria Ausiliatrice, intente a prendersi cura anche delle tante ragazze abbandonate: « ragazze bisognose, e pel corpo, — perchè molte volte stanno tutto il giorno fuori di casa e quasi senza vitto, non potendo i genitori provvederlo, — e per la moralità, essendo esposte* ad ogni sorta di pericoli, senza avere nè guida nè istruzione che le salvi » (43).

4. Le cause.


A Don Bosco poi premeva segnalare, a monito di tutti, le cause del traviamento, o del pericolo di traviamento, di tante povere giovinezze in balìa di se stesse. TI liberalismo aveva incominciato a dare i suoi frutti velenosi combattendo la Chiesa e il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti, laicizzando le scuole e diffondendo una stampa sovvertitrice, immorale ed atea. D’altra parte l’industrialismo aveva gettato i primi germi della questione sociale, allontanando l’operaio da Dio, dal Cielo e dal pensiero dei suoi eterni destini, minando al tempo stesso le basi della famiglia cristiana. Questo è il triste sfondo del quadro che Don Bosco delineava ai suoi contemporanei, elencandone tre cause principali: la propaganda dei settari, lo scandalo da parte dei cattivi compagni, l’abbandono dei genitori.

« In questi tempi i malvagi cercano di spargere l’empietà e il malcostume, e vogliono rovinare specialmente l’incauta gioventù con società, con pubbliche stampe, con riunioni, che hanno per scopo più o meno aperto di allontanarla dalla «Religione, dalla Chiesa, dalla sana morale » (44).

« Accade a molti giovanetti che, per lo sfortunato incontro di perversi compagni, o per la trascuratezza dei genitori, e spesso ancora per la loro indole restìa alla buona educazione, dalla più tenera età diventano preda infelice del vizio, perdendo, così, l’inestimabile tesoro dell’innocenza, prima di averne conosciuto il pregio, e divenendo schiavi di satana, senza nemmeno aver potuto gustare la dolcezza dei figliuoli di Dio » (45).

« Si incontrano talora giovani orfani e privi dell’assistenza paterna, perchè i genitori non possono o non vogliono curarsi di loro, senza professione, senza istruzione. Costoro sono esposti ai più gravi pericoli spirituali e corporali,. nè si sa come impedirne la rovina, se non si stende loro una benefica mano, che li accolga, li avvìi al lavoro, all’ordine, alla religione » (46).

Perciò accoratamente rilevava: « Sono degni di nostra carità questi giovanetti poveri ed abbandonati. Poveri fanciulli! Orfani talvolta dei propri genitori, ben sovente lasciati in balìa di se stessi, privi di istruzione religiosa e di morale educazione, circondati da malvagi compagni, a qual sorte mai non vanno essi incontro? Ora noi li vediamo scorrazzare di piazza in contrada, di spiaggia in spiaggia, crescere nell’ozio e nel gioco, imparare oscenità e bestemmie; più tardi li vediamo divenire ladri, furfanti e malfattori; in fine, e il più delle volte sul fior dell’età, li vediamo cadere in una prigione, ed essere il disonore della famiglia, l’obbrobrio della patria; inutili a se stessi, di peso alla società. Se invece una mano benefica li strappa per tempo al pericolo, li avvia per una carriera onorata, e li forma alla virtù per mezzo della religione, essi si fanno capaci di giovare a sè e agli altri, diventano buoni cristiani, savi cittadini per divenire un giorno fortunati abitatori del Cielo. Per questa ragione la gioventù, specialmente la povera e derelitta, fu e sarà sempre la delizia di Gesù Cristo, fu e sarà sempre l’oggetto delle amorose sollecitudini delle anime pietose, amanti della religione e del vero bene della civile società » (47).

5. Dovere dei genitori.


Perciò Don Bosco non si stancava di rivolgere spesso le sue esortazioni anzitutto ai più diretta-mente responsabili dell’educazione dei propri figliuoli, e cioè ai padri e alle madri, insistendo sopra l’obbligo e sulla maniera di educarli cristianamente: « Padri e Madri! Non illudiamoci! È certo che voi dovrete rendere al tribunale di Dio un conto, rigorosissimo dell’educazione data ai vosi ri figliuoli! Certo che molti figli si dannano per essere stati malamente educati; ed è egualmente certo che molti padri e molte madri vanno all’eterna dannazione per la mala educazione data ai loro figliuoli.

« Queste verità meritano di essere attentamente considerate. Se la figliolanza è ben educata, si vedrà la crescente generazione amante dell’ordine e del lavoro, sollecita per confortare i genitori e sollevare la famiglia. Insomma avremo tempi migliori, avremo figliuoli che formeranno l’onore della patria, il sostegno della famiglia, la gloria e il decoro della Religione » (48).

« Padri e Madri! Se desiderate di avere dei figliuoli ben educati e che facciano la vostra consolazione in età adulta, adoperatevi per istruirli nella religione e soprattutto nella tenera età accuditeli ed osservate se vanno in chiesa, o se si diano a frequentare cattivi compagni.

« Ma date voi medesimi l’esempio, perchè sarebbe una vera pazzia, se ci fossero genitori, i quali non si facessero scrupolo di parlare liberamente contro ai buoni costumi, o contro alla Religione, e talora eziandio in presenza della medesima figliolanza; o facessero le loro partite nei giorni festivi, proprio nel tempo in cui dovrebbero assistere alle sacre funzioni, e pretendessero poi che i loro figliuoli siano buoni, ritirati, devoti » (49).

« Padri e madri, padroni e principali di fabbriche e di negozi, a cui sta a cuore il benessere presente e futuro dei giovani dalla Divina Provvidenza a voi affidati, voi potete grandemente cooperare al loro bene col mandarli ed animarli ad intervenire alle pratiche di pietà.

« Il Signore non mancherà di compensare quegli intervalli di tempo che per avventura doveste per un sì santo fine sacrificare.

« Giovani, giovani miei cari, delizia e pupilla dell’occhio divino, non vi rincresca di tollerare alcuni disagi della stagione, onde procurare alle anime vostre un bene, che non verrà meno giammai. Il Signore, chiamandovi ad ascoltare la sua santa parola, vi porge favorevole occasione per ricevere le sue grazie e le sue benedizioni. Approfittatene. Beati voi se da giovani vi avvezzate ad osservare la divina legge: Bonum est viro, cum portaverit iugum ab adolescenza sua. (È bene per l’uomo l’aver portato il giogo sin dalla sua fanciullezza) » (50).

Raccomandava soprattutto la cura di una categoria di giovani che gli stava massimamente a cuore: « Ma quelli che maggiormente vi raccomando sono i giovanetti di buona indole, amanti delle pratiche di pietà, e che lasciano qualche speranza di essere chiamati allo stato ecclesiastico. Sì, prendetevi a cuore queste speranze della Chiesa: fate il possibile, e, direi, l’impossibile, per coltivare in questi teneri cuori e far germogliare il prezioso germe della vocazione: indirizzateli in qualche luogo dove possano compiere i loro studi, e, se sono poverelli, aiutateli anche con quei mezzi che la Divina Provvidenza vi ha posto nelle mani e che la vostra pietà e l’amore delle anime vi sapranno suggerire. Voi fortunati, se potrete riuscire a dare qualche sacerdote alla Chiesa in questi tempi, nei quali scarseggiano talmente i sacri ministri, che, in alcuni paesi della nostra stessa Italia, nei giorni festivi, non si dice neanche più la Messa, nè si compiono le funzioni religiose per mancanza di sacerdoti. Dio, gli Angeli, la Religione, vi saranno grati di un’opera così esimia, e voi ne avrete fin di quaggiù il centuplo nelle benedizioni che ne riceverete in premio da Dio, oltre alla bella corona che Egli- vi tiene riserbata in Cielo » (51).



6. La missione dei Cooperatori Salesiani.


Oltre che ai genitori, Don Bosco si rivolgeva in modo particolare ai suoi Cooperatori perchè s’interessassero della buona educazione della gioventù: anzitutto nell’àmbito parrocchiale.

« I Cooperatori salesiani non debbono solamente raccogliere elemosine per i nostri ospizi, ma anche adoperarsi con ogni mezzo possibile per cooperare alla salvezza dei loro fratelli, e in particolar modo della gioventù. Cerchino pertanto di mandare i ragazzi al catechismo, aiutino personalmente i parroci a farlo, preparino i fanciulli alla Comunione e vedano che abbiano anche gli abiti convenienti; diffondano buoni libri e si oppongano energicamente alla lettura della stampa irreligiosa e immorale » (52).

Voleva che si prendessero cura specialmente dei ragazzi più poveri ed abbandonati: « Volete che vi suggerisca un lavoro relativamente facile, molto vantaggioso, e fecondo dei più ambiti risultati? Ebbene, lavorate intorno alla buona educazione della gioventù, di quella specialmente più povera ed abbandonata, che è in maggior numero, e voi riuscirete agevolmente a dar gloria a Dio, a procurare il bene della Religione, a salvare molte anime, e a cooperare efficacemente alla riforma, al benessere della civile società; imperocché la ragione, la Religione, la storia e l’esperienza dimostrano che la società religiosa e civile sarà buona o cattiva, secondo che buona o cattiva è la gioventù che ora ci fa corona » (53).

Insegnava quindi la maniera di occuparsi di loro, di allontanarli dai pericoli, di preservarli dal vizio, di procurare loro una sana educazione: Anzitutto fatevi uno studio di instillare in bel modo l’amore della virtù e l’orrore del vizio nel cuore dei fanciulli e delle fanciulle delle vostre famiglie, vicini, parenti, conoscenti ed amici. Se mai venite a conoscere che qualche giovanetta inesperta corre pericolo dell’onestà, voi datevi sollecitudine di allontanamela e strapparla per tempo dagli artigli dei lupi rapaci. Quando aveste, o sapeste che qualche famiglia ha giovanetti e giovanette da mettere in educazione al lavoro, aprite bene gli occhi e fate, suggerite, consigliate, esortate che siano collocati in collegi, in educatorio in botteghe, in laboratori, dove, con la scienza e con l’arte, si insegna anche il timore di Dio, e dove sono in fiore i buoni costumi. Fate penetrar nelle vostre case libri e fogli cattolici, e dopo averli fatti leggere in famiglia, fateli correre nelle mani di quanti più potete, regalandoli come per premio ai ragazzi e alle ragazze più assidui al catechismo. Soprattutto poi quando venite a conoscere che qualche giovanetta non si può altrimenti salvare dai pericoli se non collocandola in qualche ritiro, voi datevi premura di metterla al sicuro » (54).

« Quante belle occasioni si presentano! Si può dare un buon consiglio a un fanciullo o ad una ragazza per indirizzarli alla virtù e allontanarli dal vizio; si può suggerire qualche buon mezzo ai genitori, perchè allevino cristianamente i loro figliuoli, li mandino alla chiesa, o, dovendoli collocare allo studio o al lavoro, scelgano buoni collegi, maestri virtuosi, onesti padroni; si può fare in modo da avere buoni maestri e buone maestre nelle scuole; si può prestare aiuto nel fare il catechismo in parrocchia; si può regalare, imprestare, diffondere un libro, un foglio cattolico o levarne di mezzo uno cattivo » (55).

Per rendere più persuasive ed efficaci le sue parole, metteva loro dinanzi il lavoro dei nemici: « I protestanti, gli increduli, i settari di ogni fatta — diceva — niente lasciamo di intentato a danno dell’incauta gioventù, e come lupi affamati si aggirano a far scempio degli agnelli di Cristo.

Stampe, fotografie, scuole, asili, collegi, sussidi, promesse, minacce, calunnie, tutto mettono in opera a fine di pervertire le tenere anime, strapparle dal seno materno della Chiesa, adescarle, tirarle a sè e gettarle in braccio a Satana E quello che più addolora si è che i maestri, istitutori, e persino certi genitori, prestano la mano a questa opera di desolazione. Ora, a spettacolo così straziante, ce ne staremo noi indifferenti e freddi? Non sia mai, o anime cortesi; no, non si avveri che siano più accorti, più animosi nel fare il male i figli delle tenebre, che non siano nell’operare il bene i figli della luce. Laonde ciascuno di noi si faccia guida, maestro, salvatore di fanciulli.

« Alle arti ingannatrici della malignità contrapponiamo le industrie amorose della carità nostra, stampe a stampe, scuola a scuola, collegi a collegi; vigiliamo attenti sui bimbi delle nostre famiglie, parrocchie ed istituti; e poiché una turba immensa di poveri ragazzi e ragazze si trova in ogni luogo esposta ai più grandi pericoli di pervertimento, o per incuria dei parenti, o per estrema miseria, noi, secondo le forze e la posizione nostra, facciamoci loro padri e nutrizi, mettendoli in luogo sicuro, e al riparo dalle lusinghe del vizio, e dagli attentati degli scandalosi. A stimolarci poi e a rinfrancarci ogni dì più ad opera sì bella ricordiamoci sovente delle cure e amorevolezze prodigate dal Figliuolo di Dio ai pargoli durante la sua mortai carriera; rammentiamo an-che l’alto premio da lui promesso a chi, coll’esempio, colla parola e colla mano, farà del bene ad un fanciullo. Il centuplo Egli ci assicurò in questa vita, e una corona eterna nell’altra » (56).

Infine metteva in risalto lo scopo, il valore, i frutti benèfici delle offerte da loro fatte alla sua opera: « A dare ricovero ad un maggior numero di giovani, i quali erano in pericolo di divenire la desolazione dei parenti e il flagello della società, furono le vostre limosine, che, provvedendo loro vitto e vestito, diedero ad un tempo un mezzo di rendersi buoni cristiani ed onesti cittadini e di riuscire il sostegno della famiglia ed il decoro della Religione » (57).

« Ormai sapete a che cosa serve la vostra ca rità, la vostra limosina nelle mani di Don Bosco. Essa serve a raccogliere dalle vie tanti giovanetti, e dar loro col pane della vita il cibo dell’anima, istruirli nella Religione, avviarli ad un mestiere o a qualche carriera onorata, a formare dei buoni figliuoli di famiglia e dei savi cittadini; serve a dare alla civile società dei membri utili, alla Chiesa dei cattolici virtuosi, al Cielo dei fortunati abitatori » (58).



7. Ardore di Don Bosco per l’educazione della gioventù.


Don Bosco adunque non nascondeva la sete e la brama sua ardente di raccogliere la gioventù per educarla cristianamente, e darle la possibilità di guadagnarsi onestamente il pane. Egli sentiva di essere investito d’una missione speciale per la salvezza della parte più eletta del genere umano: « Sono in Torino da vent’anni ed ho consumato ogni momento di mia vita nel ministero sacerdotale per le carceri, per gli ospedali, scorrendo talora le piazze, le contrade, per togliere dai pericoli i fanciulli abbandonati, ed avviarli alla moralità, al lavoro ed allo studio, secondo la rispettiva capacità ed inclinazione » (59).

« È mio fermo proposito — affermava — di attenermi all’unico scopo di fare del bene morale ai poveri giovanetti, per mezzo dell’istruzione e del lavoro, senza ingombrare loro il capo di idee che non sono da essi. Col raccogliere giovanetti abbandonati e coll’adoprarmi di renderli alla famiglia ed alla società buoni figli ed istruiti cittadini, io fo’ vedere abbastanza chiaramente che l’opera mia, lungi dall’essere contraria alle moderne istituzioni, è anzi tutta affatto conforme ed utile alle medesime » (60).

Spinto da zelo e brama sempre più ardenti, si rammaricava di aver troppo pochi aiutanti:

« Quanto bene di più potremmo fare se avessimo tanti uomini, quanti ne richiede il bisogno! Noi potremmo allora raccogliere più migliaia di poveri giovanetti, educarli, istruirli nella religione, nella scienza, nelle arti, e, dopo alcuni anni, restituirli alla famiglia, alla società, alla Chiesa, buoni figliuoli, savi cittadini, esemplari cristiani » (61).

Molte altre citazioni potremmo addurre, le quali tutte metterebbero in evidenza sempre più luminosa quanto stesse a cuore la gioventù a Don Bosco e quanto egli abbia fatto per raccoglierla, educarla, salvarla. Pensiamo però siano sufficienti allo scopo nostro quelle già elencate.



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