Sac. Pietro ricaldone don bosco educatore


PARTE II . IL SISTEMA PREVENTIVO



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PARTE II . IL SISTEMA PREVENTIVO

Premessa.


Dopo avere esposto che cosa sia l’educazione secondo il pensiero di Don Bosco, dobbiamo considerare il sistema o metodo del quale egli si servì per svolgere l’azione educativa salesiana. È appunto questo sistema che fa nascere e forma la caratteristica personalità dei suoi figli educatori, e cioè dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

A queste due famiglie religiose egli affidò il delicato incarico di educare la gioventù secondo il suo sistema e le sue tradizioni, applicandolo alle opere suscitate dal suo zelo apostolico: agli Oratori Festivi, agli Ospizi, ai Collegi, alle Scuole Professionali ed Agricole, e ad altre opere di assistenza sociale di qualsiasi indole a vantaggio della gioventù. Le persone e le istituzioni poi, anche considerate nella loro forma materiale, sono di fatto esse pure elementi costitutivi del sistema e, benché siano diverse nella loro specifica natura, convergono tutte allo stesso ideale: l’educazione cristiana della gioventù.

Ma un sistema educativo, oltre alla parte materiale o, se meglio piace, oltre al complesso delle norme e prescrizioni, ha anche la sua anima e il suo spirito: anima e spirito che costituiscono i princìpi ispiratori del sistema stesso, i quali lo perpetuano rendendolo ricco di vita rigogliosa e di risultati fecondi.

Diciamo chiaramente che sbaglierebbe chi ritenesse cosa facile l’individuare, scandagliare, capire lo spirito del sistema educativo di Don Bosco: di fronte a questo insigne Educatore ci si trova realmente in imbarazzo, per la difficoltà di penetrarne l’anima grande, i tesori del cuore, la molteplicità e magnificenza delle idee e dei princìpi che informano l’azione e l’opera sua multiforme. È certo però che, anche da un primo esame della varietà dei princìpi immediati e subordinati, balza sempre fuori chiaro e distinto il principio supremo dell’opera da lui svolta nel campo pedagogico.

Questo è il compito che ora ci prefiggiamo: cogliere, nel sistema di Don Bosco, detto principio supremo, dal quale derivano gli altri. Stabilito il principio, è più facile elencare i mezzi principali, che da quello scaturiscono logicamente «come dalla propria fonte, pel compimento dell’azione educativa, e così pure mostrare i requisiti indispensabili che deve possedere la persona dell’educatore. Quindi resterà da vedere il modo, o, per dirla con parola scolastica, la metodologia dell’applicazione di detti mezzi.

Ci saremo in tal modo sforzati d’inquadrare, . in un sistema logico di idee, tutta l’anima della pedagogia di Don Bosco: e dai princìpi enunziati scaturiranno le norme riguardanti sia l’azione educativa sia il soggetto da educare sia la persona dell’educatore, alla luce sempre del fine dell’educazione qual era dal Santo stesso inteso.

Per darci un’idea adeguata del sistema preventivo gioverà ascoltare anzitutto la parola dì Don Bosco attraverso quelle fonti della pedagogia salesiana da noi indicate nell’introduzione. Esse saranno sempre il mezzo più efficace per conoscere il suo sistema.

A tale conoscenza pensiamo giovi pure qualche brevissimo cenno riguardante l’origine dell’opuscolo Il Sistema Preventivo, che è naturalmente la fonte principale: e che noi riprodurremo per intero fra le appendici.



SEZIONE I. GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DEL L’ED UCA ZIO NE

Capitolo I. IL SISTEMA

1. L’opuscolo sul Sistema Preventivo.


Nel 1847 Don Bosco pubblicò il primo Regolamento dell’Oratorio Festivo. In esso sono i germi della Società Salesiana ch’egli avrebbe fondato ed i princìpi del metodo che essa avrebbe seguito nell’educare la gioventù. Il Regolamento delle Case, già in vigore fin dal 1854, fu dato alle stampe solo nel 1877: e Don Bosco lo fece precedere precisamente dal trattatello II Sistema Preventivo nell’educazione della gioventù.

Il prezioso scritto nacque così.

Il 12 marzo di quell’anno il Santo aveva pronunziato a Nizza Mare un discorso in occasione dell’inaugurazione del Patronato di San Pietro. Gli proposero di pubblicarlo allo scopo di far conoscere meglio detto Istituto in Francia. Gli piacque l’idea, e, durante il viaggio di ritorno, compilò un opuscolo dal titolo Inaugurazione del Patronato di San Pietro a Nizza, nel quale incluse, oltre quel discorso, una serie di articoli convenientemente ritoccati e sistemati, da lui poi ripubblicati lo stesso anno insieme col Regolamento. Detti articoli formano appunto II Sistema Preventivo.

Più tardi, parlando di questo lavoro, dichiarò che gli era costato tempo e fatica, avendo dovuto rifarlo parecchie volte. « Andava quasi lamentandomi meco stesso — confidò il Santo — di non trovare di mio gusto questi miei scritti. Una volta gettava giù le intere facciate e non vi ritornava più sopra; ora invece scrivo, correggo, riscrivo, ricopio, rifò la quarta e la quinta volta, e ancor non mi piace il mio lavoro » (88).

Egli riteneva per altro che l’opuscolo fosse atto a fare gran bene: il che avvenne in Francia e in ogni parte, allora e poi. E dire che all’inizio si trattava di un semplice preambolo, quasi come se l’autore medesimo non ne misurasse tutta la portata!

La pedagogia di quell’epoca teorizzava molto, ma non sempre alla teoria, a volte ingombrante, corrispondeva la pratica. La sua scarsa fecondità derivava dal fatto che, il più delle volte, traeva i suoi elementi dai soli dettami del naturalismo; quindi princìpi razionalistici e spirito positivisti-co ne informavano e infirmavano l’indirizzo. Don Bosco, senza alcun sussiego dottrinale, senza la menoma pretesa di aver scoperto il segreto dell’arte educativa, ispirandosi al Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa, dopo aver saputo fondere armonicamente con le norme della ragione naturale i mezzi sovrabbondanti della grazia, dava vita a un metodo che, nel campo della pedagogia, ha prodotto e produce frutti ubertosi. Prima però lo aveva attuato, ripensato, ricorretto, condensandolo alfine nelle poche paginette del suo opuscolo.

Si ponga mente anche solo a un punto: alla gran questione dell’autorità, e dei premi e dei castighi. Noti scrittori 'della tendenza naturalistica di allora, dedicarono all’argomento molte pagine, dicendo anche cose belle, ma mischiate purtroppo a errori teorici. Tuttavia, per il difetto lamentato poc’anzi, rimasero ben lontani dall’efficacia raggiunta da Don Bosco, il quale procedendo per via di ragione e di Fede, ha, in poche battute maestre, risolto praticamente e pienamente l’arduo problema.

Meritato e degno riconoscimento del valore pedagogico che impreziosisce II Sistema Preventivo fu, in Italia, la sua assegnazione allo studio delle Scuole Magistrali. A questo proposito Pietro Fedele, Professore di Storia all’università di Roma, Senatore del Regno e già Ministro dell’Educazione Nazionale, pronunciò in una solenne occasione queste parole: « Senza il soprannaturale l’opera di Don Bosco non si spiega. E questa opera è il fiorire esterno delle sue virtù interne. Egli fu contro il materialismo corrompitore della gioventù, e fermò a tempo il popolo italiano sulla china della via funesta. Quando io proposi lo studio della dottrina pedagogica di Don Bosco, qualche filosofo idealista sorrise. Oggi il tempo mi ha dato ragione » (89).



2. Dichiarazioni di Don Bosco sul suo sistema.


Il Conte Carlo Conestabile della Staffa in un suo opuscolo dal titolo Opere religiose e sociali in Italia, asserisce di aver visto attuato da Don Bosco il suo metodo pedagogico prima ancora che lo avesse formulato per iscritto (90).

Dobbiamo aggiungere che lo stesso nostro Padre specificò a viva voce in diverse circostanze, prima e dopo la pubblicazione dell’opuscolo, i princìpi e le attuazioni del suo sistema preventivo.


a) ALCUNE CONVERSAZIONI


Ricorderemo soltanto alcune delle sue conversazioni, che ricevettero particolare rilievo dai personaggi o dalle- circostanze.

1) Col Ministro Rattazzi.


Una domenica di aprile del 1854 egli ebbe un colloquio di circa un’ora con il Ministro Urbano Rattazzi, il quale lo aveva interrogato sopra i mezzi da lui adoperati per conservare l’ordine tra i giovani dell’Oratorio.

Domandava il Ministro:

—Non ha la Signoria vostra ai suoi cenni almeno due o tre guardie civiche in divisa o travestite?

— Non me ne occorrono, Eccellenza.

—Possibile? Ma questi suoi giovani non sono mica dissimili dai giovani di tutto il mondo; saranno ancor essi per lo meno sbrigliati, attaccabrighe, rissosi. Quali riprensioni, quali castighi usa dunque per infrenarli e impedire scompigli?

—La maggior parte di questi giovani sono davvero svegliati dalla quarta, come si dice; ciò non di meno, per impedire disordini qui non si adoperano nè violenze nè punizioni di sorta.

— Questo mi pare un mistero; favorisca spiegarmi l’arcano.

— Vostra Eccellenza non ignora che vi sono due sistemi di educazione, uno chiamato sistema repressivo, l’altro sistema preventivo. Il primo si prefigge di educare l’uomo colla forza, col reprimerlo e punirlo quando ha violato la legge, quando ha commesso il delitto; il secondo cerca di educarlo colla dolcezza, e perciò lo aiuta soavemente ad osservare la legge medesima e gliene somministra i mezzi più acconci ed efficaci all’uomo; ed è questo appunto il sistema in vigore tra noi. Anzitutto qui si procura di infondere nel cuore dei giovanetti il santo timor di Dio, loro s’ispira amore alla virtù ed orrore al vizio coll’insegnamento del catechismo e con appropriate istruzioni morali; si indirizzano e si sostengono nella via del bene con opportuni e benevoli avvisi, e specialmente colie pratiche di pietà e di Religione. Oltre a ciò, si circondano, per quanto è possibile, di un'amorevole assistenza durante la ricreazione, nella scuola, sul lavoro; s’incoraggiano con parole di benevolenza, e, non appena mostrano di dimenticare i propri doveri, loro si ricordano in bel modo, e si richiamano a sani consigli. In una parola, si usano tutte le industrie che suggerisce la carità cristiana, affinchè facciano il bene e fuggano il male per principio di coscienza, illuminata e sorretta dalla Religione.

— Certo è questo il metodo più adatto per educare creature ragionevoli; ma riesce efficace per tutti?

— Per novanta su cento questo sistema riesce di un effetto consolante; sugli altri dieci esercita tuttavia un influsso così benefico da renderli meno caparbi e meno pericolosi; onde di rado mi occorre di cacciare via un giovane siccome indomabile e incorreggibile. Tanto in questo Oratorio quanto in quello di Porta Nuova e di Vanchiglia si presentano e sono talora condotti giovani che, o per mala indole o per indocilità, ed anche per malizia, furono già la disperazione dei parenti e dei padroni, ed in capo a poche settimane non sembrano più dessi; da lupi, per così dire, si mutano in agnelli.

— Peccato che il Governo non sia in grado di adottare siffatto metodo nei suoi stabilimenti di pena, dove, per bandire i disordini, occorrono centinaia di guardie, e i detenuti diventano ogni giorno peggiori!

— E che cosa impedisce al Governo di seguire questo sistema nei suoi Istituti penali? Vi s’introduca la Religione; vi si stabilisca il tempo opportuno per l’insegnamento religioso e per le pratiche di pietà, si dia a queste, da chi presiede, l’importanza die si meritano, vi si lasci entrare spesso il Ministro di Dio e gli si permetta di intrattenersi liberamente con quei miseri, e di far loro udire una parola di amore e di pace, ed allora il metodo preventivo sarà bell’e adottato. Dopo alcun tempo le guardie non avranno più, o ben poco, da fare; ma il Governo avrà il vanto di ridonare alle famiglie e alla società tanti membri morali ed utili. Altrimenti esso spenderà il denaro al fine di correggere e punire per un tempo più o meno lungo un gran numero di discoli e colpevoli, e, quando li avrà messi in libertà, dovrà proseguire a tenerli d’occhio, perchè pronti a fare il peggio ».

Di questo tenore Don Bosco tirò avanti per un buon pezzo; e, siccome fin dal 1841 egli conosceva lo stato dei prigionieri giovani e adulti, perchè faceva a quei miseri frequenti visite, così potè far rilevare al Ministro dell’Interno l’efficacia della Religione sulla loro morale riabilitazione.

« Al vedere il Sacerdote di Dio — continuava — all’udire la parola di conforto, il detenuto rammenta gli anni beati in cui assisteva al Catechismo, ricorda gli avvisi del Parroco o del Maestro, riconosce che, se è caduto in quel luogo di pena, si è perchè cessò di frequentare la Chiesa o perchè non mise in pratica gli insegnamenti che vi ha ricevuti; onde, richiamate a mente queste care rimembranze, sente il più delle volte commuoversi il cuore, si pente, soffre con rassegnazione, risolve di migliorare la sua condotta, e, scontata la pena, rientrerà in società disposto a ristorarla dagli scandali dati.

« Se invece gli si toglie l’amabile aspetto della Religione e la dolcezza delle sue massime e delle sue pratiche, se lo si priva delle conversazioni e dei consigli di un amico dell’anima, che sarà del misero in quell’odiato recinto? Non mai invitato da una voce amorevole a sollevare lo spirito oltre la terra; non mai animato a riflettere che, peccando, offese, non solo le leggi dello Stato, ma Iddio, Legislatore supremo; non mai eccitato a domandargli perdono, nè confortato a soffrire la sua pena temporale in luogo della eterna che gli vuol condonare, egli, nella sua misera condizione, altro non vedrà che il mal garbo di una fortuna avversa; quindi, invece di bagnare le sue catene con lacrime di pentimento, le morderà di mal celata rabbia; invece di proporre emendamento di vita, si ostinerà nel suo male; dai suoi compagni di punizione imparerà nuove malizie, e con essi combinerà il modo di delinquere un giorno più occultamente, per non cadere nelle mani della giustizia, ma non già di migliorarsi e di farsi un buon cittadino ».

Don Bosco, colta la favorevole occasione, segnalò al Ministro l’utilità del sistema preventivo soprattutto nelle pubbliche scuole e nelle case di educazione, dove si hanno a coltivare animi ancor vergini di delitti, animi che si piegano docilmente alla voce della persuasione e dell’amore. E concluse:

« So bene che il promuovere questo sistema non è compito devoluto al dicastero di Vostra Eccellenza; ma un suo riflesso, una sua parola, avrà sempre un gran peso nelle deliberazioni del Ministero della Pubblica Istruzione » (91).

Il Ministro Rattazzi ascoltò con vivo interesse queste ed altre osservazioni di Don Bosco, si convinse appieno della bontà del sistema in uso negli Oratori, e promise che dal canto suo lo avrebbe fatto preferire ad ogni altro negli Istituti governativi. Che, se poi non mantenne sempre la parola, la cagione si è che anche al Rattazzi mancava il coraggio di manifestare e difendere le proprie convinzioni religiose.

Finita così la conversazione, egli ne rimase tanto ben impressionato che, da quel giorno, divenne avvocato e protettore di Don Bosco.



Sac. pietro ricaldone



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