Sac. Pietro ricaldone don bosco educatore



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2) Col Prefetto di Torino.

Altra conversazione sullo stesso argomento ebbe il Santo col Prefetto di Torino. I disordini che succedevano alla Generala erano tali da preoccupare grandemente le Autorità; erasi perfino creduto di dover far fuoco sui giovani rivoltosi, e vi furono delle vittime. Il Prefetto, avuta occasione di parlare con Don Bosco, lo interrogò se avrebbe presa la direzione di quei corrigendi, facendogli vive istanze perchè accettasse. Don Bosco rispose che per conto suo non esistevano difficoltà, ma che certamente il Ministero non avrebbe mai affidato a lui un Penitenziario.

— E perchè?

— Perchè si dice che Don Bosco vuol troppa Religione; e infatti io ritengo che, senza Religione, nulla si possa fare di buono fra i giovani.

— Oh! Non dica questo. Noi non volere la Religione? Anzi ne riconosciamo per primi la necessità; quindi saremmo a lei ben riconoscenti se, con questo mezzo, riuscisse a domare quei disgraziati. Se mi permette, io scriverei al Ministro dell’Interno, proponendo che a lei sia affidata questa direzione.

— Ripeto che il mio metodo di educare non sarà mai di gradimento al Governo.

Qui Don Bosco espose il proprio sistema educativo: frequenza dei Sacramenti, istruzione religiosa, sorveglianza preveniente, carità conquistatrice... e relativi vantaggi. Il Prefetto ascoltò con interesse, nè ci vide seri ostacoli al suo divisamente.

— Facciamo la prova — disse poi. — Io scriverò al Ministro e vedrà!

— Eh! Io credo cosa molto difficile che il Governo acconsenta.

— Ed io la credo cosa facilissima.

Il Prefetto scrisse subito. La risposta non tardò a giungere. Era un serto di elogi per Don Bosco; si approvò quell’idea e si pregava di trattarne. Non esservi di meglio che affidare la Generala a Don Bosco; l’esito non poteva mancare; doversi star sicuri che i deplorevoli fatti accaduti non si sarebbero più rinnovati.

Fu chiamato il Santo per dargli la buona novella. — Veda, veda — gli disse il Prefetto — se non aveva ragione io!

— Partito troppo largo! — rispose Don Bosco, crollando il capo. Tuttavia cominciò le trattative, non volendo che per colpa sua si spegnesse quel barlume di speranza. Ma egli esigeva piena indipendenza nella educazione religiosa; gli bisognava essere solo nella direzione; il Governo pagasse ottanta centesimi al giorno per ogni giovane detenuto, escludesse le guardie carcerarie, al più si conservasse il picchetto dei soldati alla porta.

Il Prefetto nulla trovò di irragionevole, ma il Ministro finì con rispondere che Don Bosco voleva fare tutti preti quei giovanetti e che di preti ven erano già troppi. Così, prosaicamente, si chiuse la nobile iniziativa (92).



3) Col Maestro Bodrato.


Altra conversazione sul sistema preventivo ebbe Don Bosco l’8 ottobre 1864 a Mornese. Ivi ricevette in speciale udienza il Maestro comunale Francesco Bodrato, il quale gli chiese qual segreto egli avesse per dominare siffattamente tanta gioventù, insofferente, per natura, di disciplina. Don Bosco rispose:

« Religione e ragione sono le due molle di tutto il mio sistema di educazione. L’educatore deve pur persuadersi che tutti, o quasi tutti, questi cari giovanetti hanno una naturale intelligenza per conoscere il bene che loro vien fatto personalmente, e che insieme son pur dotati di un cuore sensibile, facilmente aperto alla riconoscenza. Quando si sia giunti, con l’aiuto del Signore, a far penetrare nelle loro anime i principali misteri della nostra santa Religione, la quale, tutta carità, ci ricorda l’amore immenso che Dio ha portato all’uomo; quando si arrivi a far vibrare nel loro cuore la corda della riconoscenza che gli si deve in ricambio dei benefìzi che ci ha sì largamente compartiti; quando finalmente colla molla della ragione si siano fatti persuasi che la vera riconoscenza al Signore deve esplicarsi coll’eseguirne i voleri, col rispettare i suoi precetti, quelli specialmente che inculcano l’osservanza dei reciproci nostri doveri, creda pure che gran parte del lavoro educativo è già fatto.

« La Religione in questo sistema fa l’ufficio del freno, messo in bocca dell’ardente destriero, che lo domina e lo signoreggia; la ragione fa poi quello della briglia che, premendo sul morso, produce l’effetto che se ne vuole ottenere. Religione vera, Religione sincera, che domini le azioni della gioventù; ragione che nettamente applichi quei santi dettami alla regola di tutte le sue azioni: eccole in due parole compendiato il sistema da me applicato e di cui ella desidera conoscere il gran segreto ».

Il Maestro Bodrato a questo punto, richiamando la similitudine del domatore di cavalli, domandò a Don Bosco se, oltre al freno della Religione e al buon uso della ragione, si valesse anche d’un terzo elemento, inseparabile da siffatto ufficio, ossia della frusta.

« Eh! mio caro signore! Mi permetto osservarle che, nel mio sistema, la frusta che ella dice indispensabile, ossia la minaccia salutare dei venturi castighi, non è assolutamente esclusa; voglia riflettere che molti e terribili sono i castighi che la Religione minaccia a coloro che, non tenendo conto elei precetti del Signore, oseranno disprezzarne i comandi; minacce severe e terribili, clic, ricordate sovente, non mancheranno di produrre il loro effetto, tanto più giusto in quanto che non si limita alle esterne azioni, ma colpisce eziandio le più segrete, ed i pensieri più occulti.

« A far penetrare più addentro la persuasione di questa verità si aggiungano le pratiche sincere della Religione, la frequenza dei Sacramenti, e l’insistenza dell’educatore; ed è certo che, con l’aiuto del Signore, si verrà più facilmente a capo di ridurre a buoni cristiani moltissimi anche fra i più pertinaci. Del resto, quando i giovani vengono ad essere persuasi che chi li dirige ama sinceramente il loro bene, basterà, ben sovente, ad efficace castigo dei recalcitranti, un contegno più riserbato, che ne addimostri l’interno dispiacere di vedersi mal corrisposto nelle paterne sue cure.

« Creda pure, mio caro signore, che questo sistema è forse il più facile, e certamente il più efficace, perchè con la pratica della Religione sarà anche il più benedetto da Dio » (93).

b) Una Buona Notte.


Gioverà infine ricordare una Buona Notte data da Don Bosco ai giovani dell’Oratorio nell’agosto del 1863: essa riassume con semplicità e immediatezza le sue idee fondamentali circa il sistema preventivo.

« Siamo tutti insieme — diceva il Santo — per correre un arringo e guadagnarci una bella corona. Tutti voi avete desiderio di fare una buona riuscita. Dunque mettiamoci in cammino. Io vi guiderò, voi mi seguirete. Prima però bisogna che ci intendiamo nei patti. Patti chiari, amicizia lunga, dice il proverbio. Io non sono qui per guadagnar denari, per acquistarmi un nome, per gloriarmi del vostro numero; son qui per niente altro che per fare del bene a voi. Perciò fate conto che quanto io sono, sono tutto per voi, giorno e notte, mattino e sera, in qualunque momento. Io non ho altra mira che di procurare il vostro vantaggio morale, intellettuale, fisico. Ma, per riuscire in questo, ho bisogno del vostro aiuto: se voi me lo date, io vi assicuro che quello del Signore non mancherà, ed allora tenete per certo che faremo grandi cose ».

Osserviamo qui come Don Bosco, senza fermarsi alla parte umana dell’educatore e dell’educando, metta in piena luce il concetto genuino e completo dell’educazione cristiana, rilevandone il fattore principale, ossia l’azione di Dio e della sua Grazia.

Egli infatti, come appare dalle parole testè citate, non si accontentava che l’intervento di Dio come Educatore, specialmente nella persona di Gesù Cristo, nostro Divin Maestro e Pedagogo, fosse soltanto ammesso e sottinteso, ma voleva che fosse espressamente ricordato e tenuto nel debito conto.

« Io non voglio — continuò poi Don Bosco — che mi consideriate tanto come vostro Superiore quanto come vostro amico. Perciò non abbiate nessun timore di me, nessuna paura, ma invece molta confidenza, che è quello che io desidero, che vi domando, come mi aspetto da veri amici. Io, ve lo dico schiettamente, aborrisco i castighi, non mi piace dare un avviso coll’intimare punizioni a chi mancherà: non è il mio sistema. Anche quando qualcuno ha mancato, se posso correggerlo con una buona parola, se chi ha commesso il fallo si emenda, io non pretendo di più. Anzi, se dovessi castigare uno di voi, il castigo più terribile sarebbe per me, perchè io soffrirei troppo.

« Quando un padre ha un figliuolo insubordinato, sovente si sdegna, dà mano anche alla sferza, che, in certe circostanze, è necessario adoperare. E fa bene, perchè Qui parcit oirgae odil fi-lium suum (Chi risparmia la verga odia il figlio suo) (94). Non di meno il mio cuore non reggerebbe, non che a battere, neppure a vedere. Non già che io tolleri i disordini. Oh! no, specialmente se si trattasse di certuni che dessero scandalo ai compagni: in questo caso per forza io dovrei dirgli: — Tu non puoi stare in mezzo a noi! — Ma c’è un mezzo per antivenire ogni dispiacere mio e vostro. Formiamo tutti un solo cuore! Io sono qui per aiutarvi in ogni circostanza. Voi abbiate buona volontà. Siate franchi, siate schietti come io lo sono con voi. Chi fosse in pericolo, si lasci sostenere, me lo dica; chi avesse mancato, non cerchi di coprirsi, ma invece procuri di rimediare al mal fatto. Se io so le cose, e da voi stessi, allora procurerò di trovar ripieghi, affinchè tutto proceda pel vostro meglio spirituale e temporale. Non sono io che voglio condannare coloro cui Dio avesse perdonato... » (95).



c) Altri accenni del santo Educatore.


In parecchie altre circostanze posteriori alla pubblicazione dell opuscolo, Don Bosco presentò le linee generali del suo sistema. Ci limiteremo a ricordarne alcune.

Il 23 luglio 1878. su richiesta del Ministro dell’Interno, Zanardelli, allegava, ad una lettera, il suo pensiero sopra il sistema preventivo, in cinque punti:

— Il sistema preventivo nella educazione della gioventù.

— Sistema preventivo e repressivo in mezzo alla società (definizione e differenze).

— Quali fanciulli debbono dirsi pericolosi (quattro categorie).

— Provvedimenti.

— Ingerenza governativa.

In fine esponeva con semplicità i risultati ottenuti (96). ,

Al Principe Gabrielli, Presidente della Commissione che amministrava l’Ospizio di San Michele in Roma, nel giugno del 1879 Don Bosco scriveva: « Nelle nostre Case si fa uso di un sistema disciplinare affatto speciale, che noi chiamiamo preventivo, in cui non sono mai adoperati nè castighi nè minacce. I modi benevoli, la ragione, l’amorevolezza ed una sorveglianza tutta particolare, sono solo i mezzi usati per ottenere disciplina e moralità tra gli allievi » (97).

La sera del 22 maggio 1883, in occasione del cinquantenario della Società di San Vincenzo dei Paoli. Don Bosco tenne a Parigi, alla presenza del Consiglio Centrale della Società, un breve discorso, durante il quale, a mo’ di chiusura, tratteggiò il suo metodo educativo mirante a guadagnare il cuore dei giovani, e a ottenere, mediante l’affetto da essi portato ai loro Maestri, che siano buoni e facciano il proprio dovere (98).

Era poi così intimamente convinto della necessità di praticare detto sistema, che non si stancava di raccomandarlo in tutti i modi ai suoi figli.

Nel settembre del 1884 diceva in seno al Capitolo Superiore: « Ogni studio e ogni sforzo sia rivolto a introdurre e praticare nelle nostre Case il sistema preventivo. I vantaggi che ne verranno sono incalcolabili per la salute delle anime e la gloria di Dio » (99).





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