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14.11.2018
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SAGGIO:

E’ ANCORA POSSIBILE LA POESIA NELLA SOCIETA’ DELLE COMUNICAZIONI DI MASSA?


di Patregnani Irene
“Lo spettacolo è l’arte nuova del nostro tempo, che ha preso il posto della più discreta delle arti, la poesia”(E.Montale); “la poesia è, ormai, un ‘genere’ letterario sempre più specialistico, che non interessa nessuno”(S.Vassalli); “ la poesia è una possibilità infinitamente sospesa”(G.Raboni); “la poesia è universale”(G.Conte); “la poesia è vero e proprio innamoramento”(C.Fruttero).

Questi sono i pensieri di poeti e letterati sulla poesia e il suo ruolo ai nostri tempi.

Ma la poesia è un’esigenza? Essa si è insinuata negli uomini fin dalla notte dei tempi, come espressione della propria sensibilità. Si tratta dell’arte, dell’attività letteraria di esprimere con elevata tensione spirituale il sentimento, soggettivo e insieme potenzialmente universale, di sé, della condizione umana, della realtà, in forme metriche e non solo, anche per mezzo di altri linguaggi e metodi espressivi.

La poesia è la capacità, la forza di suggestionare, in particolare di commuovere, di far insorgere sentimenti elevati: dalle greche orazioni forensi alla calibrata arte oratoria romana, fino a tempi dei dittatori del nostro secolo, che con i loro discorsi riuscivano ad incantare il popolo intero, non possiamo negare la presenza di sfumature poetiche più o meno forti o anche sfruttate, volte a determinare tensione, affettiva e spirituale.

Ma la poesia è anche evasione dalla realtà, tendenza all’astrazione, ad abbandonarsi a sogni, illusioni, utopie. Per questo la poesia è ancora viva in noi, tra i giovani sognatori; come sostiene M. Cucchi: ”i giovani che scrivono versi […] sono tanti e pienamente persuasi […] e non gliene importa nulla dei vip televisivi e della cultura di massa”. E secondo lui, per evitare la negazione da parte della ‘società spettacolo’ della nobile funzione della poesia, la canzone è diventata un suo surrogato. In realtà molti testi di canzoni, da Battisti a De Andrè, erano vere e proprie opere in versi, conosciute semplicemente per altra via: la musica.

Forse è proprio perché ci si concentra troppo su questo elemento, che si tralascia la profondità e la forma del messaggio, se è presente. Infatti non possiamo negare quanta spazzatura musicale e pseudo-poetica la società ci fornisce. Eppure G. Raboni sostiene che queste sono solo conseguenze, che non dipendono da poesia e poeti: la ‘popolarità’, il ‘ruolo sociale’, possono esserci o meno. Perché la poesia è “una possibilità che si avvera soltanto nella mente del singolo destinatario”, “è infinitamente sospesa”. E non solo si verifica in ogni intimo ‘io’, essa è universale, ma nonostante questo, a volte, “è meglio che la poesia non sia popolare, se tale è tutto ciò che riguarda i consigli per gli acquisti, il luccicante ma miserabile mondo della moda, degli spot, del calcio-mercato” (G. Conte). Denaro e Tecnica sono i valori primari degli assassini della poesia: i poeti e gli intellettuali stessi, che vivono di rendita su posizioni ormai appartenenti al passato. E’ questa fossilizzazione che porterebbe a morte la poesia e, di conseguenza, al cambiamento dell’umanità intera (G. Conte).

E’ necessario, invece, mantenere in sé i lontani echi dei versi imparati a memoria da bambini, che ritornano come mondo di suggestioni affascinanti a portata di mano; come vero e proprio innamoramento di una realtà distante, ma ben conservata in ognuno di noi (C.Fruttero).

L’aspetto iper-personale che assume oggi la poesia contrasta l’aspirazione a una di tipo universale. Da qui la concezione della poesia come un genere ormai sempre più specialistico, interesse di pochi, a parere dello scrittore S.Vassalli, e la cui impopolarità sembra irreversibile.



Ma oltre a una visione ’ottimistica’ della questione, per molti l’azione deterioratrice della società delle comunicazioni di massa, agisce in modo assolutamente negativo, senza lasciare spazio alla “più discreta delle arti“, come è stata definita da E.Montale. Questo grande poeta sostiene che “le arti tendono a smarrire la loro identità” e il bisogno dell’artista di farsi ascoltare diventa “spasmodico dell’attuale, dell’immediato”.

Nonostante questo, non può essere frenata e annullata l’esigenza di arte, di poesia, bisogno intimo dell’artista, dell’uomo.


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