Saggio: Come si diventa “grandi”: la funzione del sogno nella vita umana



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09.01.2018
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ATTENZIONE!!!
DA LEGGERE SOLO DOPO AVER STUDIATO LA LEZIONE PRECEDENTE SULLA STESURA SAGGIO BREVE

DIMOSTRAZIONE PRATICA DELLA DIFFERENZA TRA SAGGIO BREVE E ARTICOLO DI GIORNALE (di Luisa Nardecchia)
CONSEGNA:

LEGGI ATTENTAMENTE QUESTO “PEZZO” DI GRAMELLINI.

SCRIVI UN ARTICOLO DI GIORNALE O UN SAGGIO BREVE IN CUI, PRENDENDO SPUNTO DA QUANTO IVI ASSERITO, RIBADISCI I CONCETTI PIU’ IMPORTANTI E PRENDI UNA POSIZIONE IN MERITO.
“Era un ragazzino che sognava di diventare chitarrista. Venne il suo compleanno e come regalo chiese, ovviamente, una chitarra. Era molto bella. Piena di corde, però. Provò timidamente a toccarne una e ne fu respinto. Allora le accarezzò. Emisero un gorgoglio ottuso: niente a che spartire col mondo di suoni che lui si sentiva dentro. “Andrò da un insegnante di musica” disse. Aveva saputo da qualche parte che quando un sogno ti resta incollato addosso significa che non è più un’illusione, ma un segnale che ti sta indicando la tua missione nella vita. Cucinare. Fare calcoli. Riparare orologi. Ciascuno di noi ha la sua e l’errore è credere che una sia più importante dell’altra, solo perché non tutte procurano fama e denaro. Il ragazzino era sicuro che la sua missione fosse tirare fuori dalla pancia tutti quei suoni. Così andò a lezione. Non capì niente. CI ritornò e fu peggio. “Mi arrendo, il sogno era falso, io non ho talento per la musica”. Se non si imbottì di Prozac, è solo perché non esisteva ancora. Nascose la chitarra in un baule e accese la radio. Lo invase un suono semplice, nuovo, pochi accordi ritmati. Alla radio lo chiamavano skiffle, ma era già il rock. Riaprì il baule e provò il primo accordo. Allora capì che per sapere se un sogno era giusto occorreva prima rinnegarlo, affinché la vita te lo restituisse per sempre con una rivelazione improvvisa. Raccontò la sua storia a un amico, che poi l’ha raccontata al mondo intero. Ah, quel ragazzino era John Lennon.” (Massimo Gramellini, La Stampa, marzo 2005)

ESEMPIO DI SAGGIO:



COME SI DIVENTA “GRANDI”: LA FUNZIONE DEL SOGNO NELLA VITA UMANA

(carattere dimostrativo; stile informativo; caratteristiche particolari: citazioni, dimostrazioni logiche, riferimenti storici o culturali in genere. Ragionamento logico-deduttivo)


L’articolo di Gramellini propone una riflessione suggestiva su uno dei grandi temi intorno ai quali ruota l’intera esistenza umana: il rapporto che esiste tra sogni, desideri, obiettivi e progetti. L’aneddoto sulla vita di John Lennon è funzionale alla dimostrazione di una teoria: i sogni veri “ti restano incollati addosso” e per riconoscerli “bisogna rinnegarli, cosicché la vita te li rimetta davanti”. E’ evidente che Gramellini considera i sogni giovanili come passioni: il problema è RICONOSCERE quelle vere da quelle false. Questo è il primo nodo concettuale del testo: una passione ti corrode, ti chiama, ti impedisce di vivere se non la affronti e se non le dai lo spazio che lei reclama. Una passione ti promette la felicità, la realizzazione piena della tua natura, indipendentemente dalle contingenze spazio-temporali che ti vincolano, indipendentemente dalle tue possibilità economiche o di nascita. Se un “sogno vero” viene riconosciuto e coltivato, con un po’ di fortuna e tanta energia l’esistenza umana ne viene illuminata, e il posto dell’individuo nella società diviene chiaro e imponente, per se stesso e per gli altri. Una esistenza di questo genere diventa “guida” per le altre, ed ecco che ciò che in origine era un sogno diviene, in seguito, “missione”. Ed ecco il secondo nodo concettuale: i sogni non ci appartengono, almeno non a noi singoli individui. Essi sono patrimonio dell’intera umanità. John Lennon, Gandhi, Martin Luter King, Beethoven, il primo uomo sulla luna, tutti i grandi della storia e dell’arte urlarono, in un modo o nell’altro, “I have a dream”. Un sogno è un’idea relativa, un’idea che qualcuno definirebbe anche “illusione”, se considerata in astratto, per esempio “felicità” e “amore”, per dirla con Leopardi. Ma i grandi uomini non hanno quasi mai pensato in astratto: il sogno di Lennon era “far uscire quei suoni dalla pancia”: un bisogno, piuttosto che un sogno. Il ragazzo che a Pechino blocca il carro armato non realizza un sogno, mette in pratica un bisogno. Il giovane Giacomo non sogna, cerca la felicità in un amore reale e concreto. Sono poi gli altri, quelli che guardano, a chiamarli SOGNI. Terzo e ultimo nodo concettuale, evidentemente, è che alcuni di questi grandi, in conseguenza della loro capacità di stare dietro a quella che individuarono come una missione, ottennero fama, denaro e successo. L’errore sta nel pretendere che sempre e comunque si verifichi questo fenomeno. “Cucinare, fare calcoli, riparare orologi” non darà certo la fama mondiale a chi considera queste attività come una vera e propria passione. Ma – sembra dire Gramellini – fama, denaro e successo sono solo corollari, aspetti secondari: Lennon, Gandhi, Martin Luter King, inseguivano la realizzazione di alcuni obiettivi. Fu questo a renderli dei MITI al livello mondiale. Cosa, peraltro, non richiesta: l’obiettivo, per loro, la missione, era tirar fuori quei suoni, riscattare la propria popolazione oppressa, trovare una soluzione alle persecuzioni razziali, dimostrare che si può colonizzare satelliti e pianeti. Il sogno dà all’uomo forza, energia, voglia di vivere. “Cucinare, fare calcoli, riparare orologi” –dice Gramellini - saranno le chiavi per essere mitici in un universo più piccolo, un universo di affetti personali in cui l’immagine di noi stessi sarà sempre e comunque quella di persone speciali. Persone che hanno avuto un sogno vero, l’hanno riconosciuto e l’hanno saputo coltivare, facendone una passione per tutta la vita.

E’ evidente che il testo di Gramellini è una provocazione: non tutti gli uomini hanno il “fuoco” di una passione così chiaro, così bruciante da definire o orientare l’intera esistenza. Non tutti hanno una “unicità” passionale che li porta ad amare una ed una sola cosa per tutta la vita, sia essa cucinare, fare calcoli o passeggiare sulla luna. Spesso la natura dell’uomo si mescola e si modifica, deve fare i conti con le esperienze, con circostanze negative. Le passioni degli uomini si modificano nel corso della vita, si “aggiustano” sui fatti reali a seconda delle vicende che accadono. Se quel giorno, per esempio, il piccolo Lennon fosse stato a scuola, invece di sentire lo skiffle alla radio, non si sa se avrebbe mai ripreso la chitarra da quel baule, o se mai sarebbero nati i Beatles, se mai avremmo potuto sognare cantando Immagine. La storia degli uomini prende direzioni diverse, deviata spesso da un pulviscolo: per dirla con Musil, “come una palla da biliardo sul tappeto verde”.


ESEMPIO DI ARTICOLO:

SOGNI AMERICANI IN CINEMASCOPE : MA CHE HA DETTO GRAMELLINI?

(carattere informativo; stile giornalistico, in questo caso polemico-ironico; caratteristiche particolari: velocità, humor, vis polemica, riferimenti a fatti di costume e della televisione)


L’articolo di Gramellini su La stampa del 14 marzo ci restituisce un John Lennon ragazzino alla conquista della sua chitarra. Che mania quella di romanzare l’infanzia di grandi personaggi… Libri, film, documentari e ormai perfino pubblicità amano restituirci immagini assolutamente false dei grandi della storia, ricostruite romanticamente, alla luce di quello che diventarono solo dopo parecchio tempo. In televisione Leonardo e Dante subiscono i dispetti di improbabili nonne-sprint che ironizzano sulle loro capacità genialoidi e intanto gli soffiano la cena. Sono l’ultimo trend del momento i vari “fin da piccolo”, quanto mai falsi e ipocriti. Perché generalmente i grandi sognatori, da piccoli, sono sempre vissuti misoconosciuti e maltrattati in sfigatissimi posti di provincia (“Chi? Il figlio del falegname? Un profeta? Ma vah!…”) poveri e morti di fame (Chi? Ligabue un pittore? Ma se è un mezzo deficiente!) finché non è successo qualcosa di assolutamente fortuito e casuale che li ha portati alla ribalta. Prendiamo Marilyn, per esempio, o Madonna: 1,60, bruttine, more, tutt’altro che maggiorate… Pensate che da bambine sognassero di diventare dive o sex-symbol praticamente immortali? Quante coincidenze, quanti incontri decisi dal caso hanno mediato (per dirla con un grande) Virtù e Fortuna? Nei racconti del “poi”, cambia tutto. Diventano bambini prodigio, capaci di riconoscere “un sogno” vero e di lottare per realizzarlo. Che cosa vuole dirci, Gramellini, col suo suggestivo articolo? Dice: lotta, fatti avanti, tieni duro, combatti e se un sogno è vero, stai sicuro che si realizzerà. Vittime del sogno americano del self-made-man, con la colonna sonora di Rocky Balboa prima dell’incontro finale, vediamo la nostra vita illuminata dalla parola lampeggiante SOGNO. E tutto l’universo confluisce, come nei libri di Paulo Choelo, alla sua realizzazione. Ci guardiamo negli occhi perplessi- E il sognatore ci diventa un povero illuso. Ma quando mai? E’ come credere nelle favole. Ma Gramellini è troppo intelligente (e troppo italiano) per una morale rassicurante in cinemascope. Forse il suggerimento è un altro: “Qualunque sia la tua strada, amico, qualunque sia la tua missione, cuoco o orologiaio, realizza la tua grande passione, non vergognartene, sii fiero dei tuoi sogni, qualsiasi essi siano, e non ti arrendere mai!”. Bah. Il consiglio non ci sembra migliore dell’altro, in verità. Al di là del neo-buonismo da libro Cuore, c’è quasi da offendersi... Non ci starà dicendo: “Fai il tuo lavoro con dignità e onore, amico, tu sei speciale, e come mangi le ciambelle tu non le mangia nessuno”! Doh. Della serie, accontentati di quello che hai e non chiedere niente di più. No... Neanche questo riesce a convincerci. Proviamo con un’altra lettura: i grandi uomini diventarono miti perché coltivarono i loro sogni. Gli uomini normali, se coltivano i loro sogni con costanza e passione, senza mai rassegnarsi a perderli, diventano dei miti per le persone che li circondano. Insomma, per la delizia dei writers, trattasi della serie “Se per il mondo non sei nessuno, per qualcuno sei il mondo”. Insomma io e te tre metri sopra il cielo. Bah. Volete sapere la verità? Secondo me, Gramellini stava scrivendo un pezzo per pubblicizzare l’ultima biografia di John Lennon. E gli è uscito così.



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