Salmo 7(18) Ger 20 1 Gv 2,3-6 Gv 21,15-17



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Ti amo

Salmo 17(18) Ger 20,7.9 1 Gv 2,3-6 Gv 21,15-17


Ti Amo. Sono le parole più semplici e più belle che si possano dire. Hanno uno spessore profondo: in due parole dicono tutta l’intensità e la passione di una vita intera.

Ti amo, dice l’amato all’amata, il fidanzato, la sposa. Ti amo è per sempre, tendenzialmente proteso all’eternità. Dire “ti amo” è molto più del “ti voglio bene” o del “mi piaci”. È già un impegno che mi prendo con te. Tanto che se poi dovessi dire “non ti amo più” sarebbe la delusione più grande di tutta la vita, il fallimento più profondo.

Quando due persone si dicono queste parole sanno che non stanno scherzando: l’amore è una cosa seria!

C’è da emozionarsi al pronunciarle, perché si è consapevoli di tutta la speranza, di tutte le attese che ci stanno nel confidare alla persona amata il proprio sentimento. L’unica cosa che veramente si aspetta chi le pronuncia è che l’altra persona risponda “anche io ti amo”. Questo è l’inizio di una storia nuova, piena di attese e di speranze.

Il Signore Dio oggi si rivolge a noi. È Lui che per primo ci rivolge queste due semplici parole: ti amo.

L’iniziativa la prende Lui, forse arrossisce anche Dio al pensiero “sarò ricambiato? Sarò in grado di far capire la grandezza del mio amore per te?”

Così Dio, l’Onnipotente, il Creatore di tutto, non vuole in alcun modo sforzarci: non vuole che la sua grandezza diventi una imposizione, una specie di forzatura. Non sopporterebbe di sapere che ci interessiamo di lui soltanto perché ci ricolma di regali, soltanto perché paga sempre lui il conto, ma che in realtà non ci fosse nessun affetto vero per Lui.

Come non potrebbe sopportare di sapere che pensiamo a lui con timore, con la paura di un castigo o di chissà cosa di brutto possa fare contro di noi.

Questo intendiamo quando diciamo che “Dio è Amore”. È Amore vero quello di Dio, genuino, allo stato puro; non è mescolato a convenienza, a opportunismo, doppigiochi che appannano le nostre relazioni.

Voglio augurarvi di rendervene conto, fino in fondo. Lasciamoci coinvolgere in questa storia di Amore, che sarà quella decisiva di tutta la nostra vita.

Una fede cristiana che fosse basata su impegni morali, su cose da fare o da non fare, una lettura del vangelo come se fosse un insieme arido e astratto di cose da fare… finirebbe col non dire niente. Non sarebbe in grado di entusiasmarci e di farci decidere di spendere la vita per Lui chi ci dicesse che dobbiamo essere bravi, che dobbiamo evitare i vizi, che dobbiamo fare del bene e che saranno guai se non lo andiamo a trovare tutte le settimane. Uno così non affascina nessuno.

Ma Gesù si presenta a noi diversamente: si mette accanto a noi e per trenta anni non dice niente: sta in silenzio e vive con noi.

Poi inizia a parlare di Amore e si fa attento alle necessità di ognuno di noi: guarisce, consiglia, indica la via, consola. Si prende le bastonate lui perché impariamo a evitarle noi.

Alla fine dice: “ti amo”. “Mi ami tu?” chiede a Pietro, nel momento più basso della loro amicizia. Pietro si affida a Lui: “Tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene”. Gesù se lo è fatto bastare.



Oggi chiede a te, a me, a ognuno: “mi ami tu?” La risposta può essere soltanto nostra. Vedrete che ne vale la pena.



  • Quali sono le parole e i passi del nostro dialogo di amore con Dio?

  • Quali pericoli e tentazioni in questo dialogo?




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