Scaletta con primo tentativo di “incasellare” I punti emersi



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Collettivo Internazionalista di Napoli

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Contro l’Europa imperialista, per l’internazionalismo proletario!

Contributo al dibattito sulla “Costituzione europea” –




Indice

Introduzione……………………………………. p. 2


I. Caratteristiche del “testo costituzionale”…... p. 4
II. Perchè la “Costituzione europea”

non poteva che essere così…………………. p. 16


III. Che fare?…………………………………… p. 20
Appendice……………………………………… p. 22

Introduzione

Il 29 ottobre scorso, i rappresentanti degli Stati membri dell’Unione Europea (Ue) si sono riuniti a Roma per firmare il “Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa”. Quando ciascuno dei venticinque Stati firmatari avrà concluso le procedure di ratifica, si concretizzerà una nuova importante tappa di quel “processo d’integrazione europea” che sta già determinando la vita di tutti noi e che in futuro la determinerà ancor di più. La “Costituzione europea”, infatti, sancisce e sviluppa l’attribuzione di poteri alle istituzioni dell’Ue in gran parte delle materie che prima erano di esclusiva competenza degli Stati nazionali: «Quando la Costituzione attribuisce all'Unione una competenza esclusiva […] l'Unione è l'unica a poter legiferare e adottare atti giuridicamente obbligatori. Quando la Costituzione attribuisce all'Unione una competenza concorrente […] gli Stati membri esercitano la loro competenza nella misura in cui l'Unione non ha esercitato la propria o ha deciso di cessare di esercitarla» (art. I-11). Sarebbe tuttavia fuorviante pensare l’Unione come una sorta di nuovo Stato nazionale “allargato” in procinto di “sostituire” quelli attualmente esistenti: ci troviamo di fronte al progressivo emergere di una nuova forma di statualità qualitativamente diversa dalle precedenti.1

Il testo che segue rappresenta una rielaborazione degli appunti scaturiti da una serie di discussioni collettive incentrate sul tema della “Costituzione europea”, tale derivazione incide necessariamente sulla scelta dei contenuti, sulla struttura, sulla forma e sulla (scarsa) sistematicità dell’esposizione. Abbiamo, tuttavia, ritenuto più utile sforzarci di “socializzare” un dibattito collettivo, cercando di riprodurne in forma scritta i contenuti e la vitalità, piuttosto che rischiare di realizzare un documento (forse) più “sistematico” ma autoreferenziale. Non si tratta, pertanto, di un’analisi definitiva e compiuta, ma di una prima traccia suscettibile di modificazioni e correzioni, da inquadrare e sviluppare nell’ambito di un più ampio lavoro politico riguardante specificatamente l’Unione Europea. Un lavoro in progress, che abbiamo assunto come parte integrante della nostra attività di collettivo internazionalista, ma che miriamo a condividere fin da subito con tutte le compagne e i compagni che ne comprendono l’urgenza.

Siamo convinti, infatti, che la realtà stessa abbia ormai chiaramente indicato quanto sia necessario che i compagni e le compagne, pur continuando a svolgere la propria quotidiana attività in ambiti e luoghi diversi, si uniscano per affrontare quei terreni specifici dai quali dipende l’efficacia politica della pratica di tutti e che tuttavia non sono alla portata di nessuno (singolarmente preso). Il tema dell’“integrazione europea” fornisce un’illuminante esemplificazione di tale necessità, poiché, disegnando un nuovo e complesso scenario economico-politico, impone a tutti i compagni compiti pratici indifferibili, cui però è possibile adempiere efficacemente solo aprendo un percorso di lavoro che travalichi fin dall’inizio ogni localismo e particolarismo settario.

E’ proprio la consapevolezza, materialisticamente fondata, dello scarto realizzatosi tra il mutarsi delle condizioni (anche politiche) in cui si colloca oggettivamente la nostra attività, e la capacità di incidervi politicamente restando rinchiusi entro ristretti orizzonti più o meno localistici e svuotati, che oggi definisce concretamente il sussistere di livelli di coscienza adeguati alla realtà stessa; ed è il farsi carico in prima persona di un lavoro concreto volto a colmare questo scarto, che oggi distingue la politica comunista dalla politica dello struzzo (spesso intenzionale, in quanto foriera di piccole gratificazioni personali).

Si tratta, infatti, di un problema pratico, poiché non è risolvibile attraverso proclamazioni astratte o limitandosi a collocare idealmente e analiticamente la propria particolare attività in una più ampia dimensione internazionalista dalla quale si resta però separati e sconnessi, ma solo lavorando attivamente per sostanziare tale dimensione in forme politiche concrete e percorsi pratici effettivamente condivisi: un lavoro che non comporta affatto la necessità di abbandonare i diversi e particolari ambiti d’attività. Si tratta, in definitiva, di un problema risolvibile solo assumendo l’internazionalismo come concreto terreno di lavoro e di organizzazione (incominciando col mobilitare le energie e le capacità necessarie per realizzare questo passaggio dall’astratto al concreto).


Una corretta comprensione del significato politico della “Costituzione europea” è ottenibile solo analizzandone i contenuti alla luce della prassi effettivamente esercitata dall’Unione, abbiamo perciò provato a riassumerne le principali caratteristiche utilizzando anche altri recenti documenti prodotti dall’Unione nella sua quotidiana attività, ma basandoci sempre su quanto emerso nel corso di discussioni che hanno visto anche la partecipazione attiva di compagne/i appartenenti a diverse realtà.


Collettivo internazionalista

Napoli, Laboratorio occupato Ska, febbraio 2005


X info: kollintern@insiberia.net

Kollintern.noblogs.org

Vico Fico al Purgatorio, 33

80138 - Napoli



I. Caratteristiche del “testo costituzionale”





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