Scheda 1 «Che cercate?» La ricerca Iniziando in preghiera Invocazione allo Spirito



Scaricare 69.99 Kb.
02.02.2018
Dimensione del file69.99 Kb.

SCHEDA 1

«Che cercate?»

La ricerca



Iniziando in preghiera

Invocazione allo Spirito

Canto: Manda il tuo Spirito, Signore (M. Frisina)

Rit.: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Manda il tuo Spirito, Signore su di noi.
Benedici il Signore, anima mia,

Signore, mio Dio, quanto sei grande.

Tutto hai fatto con saggezza

e amore per noi. Rit.


Mandi il tuo Spirito creatore,

rinnovi la faccia della terra.

Grande Signore è il tuo nome

e le opere tue. Rit.



Dal Salmo 27

(a cori alterni)

Una cosa ho chiesto al Signore,

questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore

tutti i giorni della mia vita,

per contemplare la bellezza del Signore

e ammirare il suo santuario.

Nella sua dimora mi offre riparo

nel giorno della sventura.

Mi nasconde nel segreto della sua tenda,

sopra una roccia mi innalza.

E ora rialzo la testa

sui nemici che mi circondano.

Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,

inni di gioia canterò al Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce.

Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!

Il mio cuore ripete il tuo invito:

«Cercate il mio volto!».

Il tuo volto, Signore, io cerco.




Orazione

Guida: Signore nostro Dio, guida con la forza del tuo Spirito la nostra ricerca di te: fa’ che camminiamo sempre dietro il Maestro per scorgere il tuo vero volto di Padre. Tu benedetto nei secoli dei secoli.

DALLA VITA…
PROVOCAZIONI

Questo momento serve per far emergere dai partecipanti le prime reazioni sul tema dell’incontro, in modo particolare raccontando in prima persona nel gruppo la propria esperienza in merito.
Sono a disposizione tre diverse provocazioni tra le quali scegliere.
Un’immagine



Uomo che cammina I, Alberto Giacometti, 1960

Archive Foundation Maeght, Saint Paul de Vence



(è disponibile on-line un breve commento all’opera)


  • Cosa evoca in te quest’immagine sul tema della ricerca?



Una canzone
E ti vengo a cercare – Franco Battiato

E ti vengo a cercare

anche solo per vederti o parlare

perché ho bisogno della tua presenza

per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare

nasce da meccaniche divine;

un rapimento mistico e sensuale

mi imprigiona a te.


Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri

non accontentarmi di piccole gioie quotidiane;

fare come un eremita

che rinuncia a sé.


E ti vengo a cercare

con la scusa di doverti parlare

perché mi piace ciò che pensi e che dici

perché in te vedo le mie radici.


Questo secolo oramai alla fine

saturo di parassiti senza dignità

mi spinge solo ad essere migliore

con più volontà.


Emanciparmi dall'incubo delle passioni,

cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male,

essere un'immagine divina

di questa realtà.


E ti vengo a cercare

perché sto bene con te

perché ho bisogno della tua presenza.


  • Anche tu sei in ricerca, come esprime la canzone? Di cosa? Di chi?



Una domanda sul tema


  • Cosa significa cercare nella vita? Sei in ricerca di qualcosa?

ALLA PAROLA…

Questo secondo momento è pensato perché innanzitutto la Parola di Dio parli alla nostra vita. È il momento dell’ascolto. Il commento permette di comprenderla un po’ più a fondo.



Il secondo contributo, dopo il commento biblico, ci aiuta ad approfondire il tema della scheda.
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Commento biblico: può essere proposto dal sacerdote o da un laico

Dove ha trovato Gesù i suoi primi discepoli? Il quarto vangelo indica nella cerchia dei seguaci del Battista quelli che saranno i primi discepoli del Nazareno. È proprio il Battista ad indirizzarli verso di lui, consegnando loro la percezione che egli ha avuto del mistero dimorante in Gesù quale Agnello di Dio che si carica del peccato del mondo e sul quale si posa stabilmente lo Spirito. È per questo che il testo greco recita letteralmente così: «…fissando lo sguardo dentro Gesù che passava».

Essere testimoni vuol dire non limitarsi alla superficie delle cose, ma regalare agli altri uno sguardo più profondo, che cambia la vita. Così il Battista si espropria dei propri discepoli indirizzandoli alla sequela di Gesù. Uno è Andrea, fratello di Simone (Pietro), l’altro rimane anonimo, ed è questo anonimato che porta il lettore del vangelo di Giovanni a riconoscere una prossimità/coincidenza con l’altro discepolo, espressione che ricorre più avanti (Gv 18,15.16; 20,2.3.4.8) e che si riferisce a quel discepolo definito poi come “il discepolo che Gesù amava”.

Orbene, Gesù vede che i due lo stanno seguendo e rivolge loro una domanda che deve servire più a loro che a lui perché riguarda l’oggetto e la natura della loro ricerca. Con quel: «Che cosa cercate?» egli vuole portarli ad interrogarsi su se stessi, su ciò che davvero li muove e li spinge a seguirlo. Potrebbe darsi, infatti, che essi desiderino aumentare il loro potere, il loro avere, il loro sapere e, in definitiva, il loro prestigio. Come avviene per questi due discepoli, ogni persona che si mette alla sequela di Gesù deve interrogarsi su ciò che davvero ci si attende da lui. Non tutto ciò che ci si aspetta sarà coerente con un autentico discepolato!

Ma la ricerca di questi due aspiranti discepoli è autentica, come si palesa nella loro risposta alla domanda di Gesù, che si configura a sua volta come un’altra domanda: «Rabbì, dove dimori?». Il loro desiderio non è quello di fare un’esperienza intellettuale, ma di entrare in una comunione profonda e familiare con il Maestro. Conoscerne la dimora significa per loro poter diventare “di casa”, cioè intimi amici.

Alla luce del prosieguo dell’evangelo questa domanda assumerà un valore ancora più forte, perché scopriranno che la dimora di Gesù è in realtà la sua vita presso il Padre, da cui egli proviene e al quale egli ritorna. E perciò conoscere Gesù, fare esperienza di comunione con lui, sarà anche per loro un dimorare presso il Padre e un dimorare del Padre in loro.

A questo punto, Gesù li invita con il celebre: «Venite e vedrete», esprimendo con ciò un comando e una promessa. Il comando è quello di andare con lui, cioè farsi suoi discepoli; la promessa è quella di una visione in cui si aprirà per loro lo spazio del mistero. Non a caso la medesima promessa sarà fatta anche poco più avanti a Natanaele: «Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo» (Gv 1,51). Comprendiamo quindi che il ‘vedere’ loro promesso è quello che introduce all’esperienza dell’amore del Padre manifestato nel Figlio. E il termine ‘vedere’ riapparirà alla fine, come all’apice, riferito alla contemplazione che il discepolo amato farà del Crocifisso e del suo cuore trafitto.

«Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui». L’andare con Gesù è l’inizio della loro sequela, quella che li porterà a Gerusalemme, ma poi fino alle genti. Non a caso Andrea, nel corso del quarto vangelo, sarà il portavoce dei bisogni della gente non ebrea (i cosiddetti “greci”). Al seguire Gesù si accompagnano il vedere la sua dimora e il loro rimanere con lui.

L’esperienza meravigliosa che li ha toccati personalmente e che è diventata un ricordo così indelebile da fissare nel cuore l’orario preciso dell’incontro (le quattro del pomeriggio), non può restare un loro privilegio, ma deve contagiare altri, facendoli partecipi della medesima gioia. È quanto succede con Andrea, che si sente come spinto ad andare da suo fratello Simone per comunicargli ciò che ha vissuto e chi ha trovato: il Messia! Si ha così l’incontro di Simone con Gesù, che gli impone il nome nuovo di Cefa-Pietro, ma per il momento egli resta passivo e incapace di comprendere quanto sta avvenendo.

Dal Catechismo dei giovani 2 – cap. I

I due giovani del Vangelo accettano la proposta di Gesù: "Venite e vedrete". Vanno e si fermano presso di lui (Gv 1,39). La fede nasce da un’esperienza, la risposta approda a un incontro. Gesù, infatti, non è una verità astratta di cui impadronirsi, ma una persona.

Il ritmo della vita di oggi ci ha insinuato l’idea che tutto si giochi in decisioni immediate, azioni rapide: tutto subito. Non è così per lo sviluppo di abilità agonistiche e sportive, non così per l’apprendimento di un’arte, per la formazione del carattere, per l’esperienza dell’amore. Anche le più belle esperienze di servizio o di volontariato non sono il diario di qualche sporadica buona azione, ma una esperienza consolidata di vita, di ascolto, di dono, di sentirsi a disposizione dell’urgenza dell’altro. Chi decide di offrire la propria vita a Dio nella verginità o nel matrimonio, vive un lento, gioioso, tirocinio di amore, in cui impara a stabilire con l’altro o l’altra una reciprocità costruttiva. Una novità di vita non si improvvisa; il dono di sé esige di sapersi fermare, prendere in mano la vita, abbandonare la pigrizia della conformità, ritrovare se stessi, permettere a una nuova presenza di dispiegarsi e di trasformarci. Così è stato per i discepoli di Gesù.

Questa esperienza, decisiva adesso come allora, rimane possibile anche per noi, grazie allo Spirito, che ci guida alla verità tutta intera e ci annuncia pienamente il mistero del Salvatore (Gv 16,13-15). Questa progressiva scoperta è la vita spirituale: non è solo uno stato di coscienza interiore, ma è una viva presenza di Dio che impegna tutta la nostra persona e i nostri rapporti con gli altri. La certezza che non siamo soli determina dall’interno l’orizzonte dell’esistenza.

PER TORNARE ALLA VITA

Questa terza parte permette di ritornare a pensare e attualizzare nella propria vita la Parola, affinché si esca trasformati. Ne può nascere un secondo confronto di gruppo nel quale ciascuno, sempre in prima persona, condivide i propri pensieri.
Potrebbe essere utile recuperare le domande della fase “Dalla vita…”


  • Il tuo pensiero sul tema è cambiato o hai ricevuto conferme? In cosa?

  • A che punto sei nella tua ricerca del Signore?

Concludendo in preghiera
Invocazioni

Guida: Signore Gesù, nel cammino di fede ci rivolgiamo con fiducia a te affinché tu possa guidare la nostra ricerca. Ti preghiamo insieme dicendo: guidaci Signore.
Lettore: Quando sentiamo forte il desiderio di te e siamo desiderosi di conoscerti sempre più. Noi ti preghiamo. Rit.
Lettore: Quando lo sconforto e la fatica ci allontanano e rallentano il cammino. Noi ti preghiamo. Rit.
Lettore: Quando il mondo ci indica altre vie e altre mete. Noi ti preghiamo. Rit.
Lettore: Quando ci sentiamo arrivati nel cammino della conoscenza di te. Noi ti preghiamo. Rit.

Padre nostro

Impegno

In vista del prossimo incontro nella preghiera quotidiana impegnati a leggere i primi 8 capitoli del Vangelo di Marco.



PER CONTINUARE A RIFLETTERE, CON LA VOCE DEI GIOVANI
Questo spazio chiama in causa noi adulti per continuare la riflessione attraverso il racconto dei giovani. Si potrebbe dedicare parte dell’incontro o un momento ad hoc per provare a mettersi nei loro panni e superare pregiudizi e distanze, per scoprirsi più prossimi di quanto non si creda, per modificare i nostri atteggiamenti di vita anche nei loro confronti.
“Il mio rapporto con la fede è abbastanza complicato: è difficile avere una fede salda, una fede sicura, perché la fede è sempre in discussione. Io spero che ci sia un Dio buono che sappia sconfiggere il male, altrimenti preferisco il nulla più assoluto. È difficile vedere in certi momenti nella vita terrena dei segni di questa entità divina, che può essere il Dio cristiano. Se si guarda la popolazione mondiale, siamo 7 miliardi di abitanti: la maggior parte della popolazione vive in una sorta di lontananza dalla fede, una sorta di relativismo, una sorta di animismo, una sorta di materialismo e quindi è difficile capire dove può andare il mondo e se veramente c’è un’entità che guida il mondo.

Poi l’uomo è sempre limitato, quindi bisogna guardare al disegno complessivo. C’è questo Dio buono, questa mente superiore, ma è difficile cogliere dei segni del divino vivendo la vita quotidiana. In particolare vedendo la disparità che c’è tra le persone, non solo nei paesi sottosviluppati, ma anche nella stessa Milano ti domandi “Dove può essere il divino e quale può essere il senso della vita umana?”

Dio lo cerco quando magari provo una sensazione di vuoto… se non è fede, è almeno ricerca di questo divino. Poi io non sono un cattolico fervente, continuo a frequentare la Chiesa perché cerco di trovare quel divino che può colmare questi vuoti che, secondo me, ognuno ha.

Io cerco il rapporto con Dio, anche perché il mondo di per sé non può bastare all’uomo, non è perfetto, quindi egli cerca qualcosa di più puro, di migliore”.


Luca, 29 anni
(dalla ricerca dell’Istituto Toniolo)

Luca sta cercando un Dio. Cosa pensiamo noi adulti della ricerca di fede dei giovani di oggi?







Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale