Scheda n°1: dire perdono



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SCHEDA N° 1: DIRE PERDONO


(senso, significato e contenuto di “perdono”)


  • Per non banalizzare il termine “perdono”:

  1. Non sempre e fino in fondo ci si rende conto del significato e della valenza profonda che ha il termine perdono, sia per ciò che comporta, sia per ciò che attiva. Il perdono non è “perdonismo”.

  2. La necessità del perdono in famiglia e nei luoghi di relazione, è esigenza fondante il ben-essere personale e familiare. Il perdono costruisce lo Shalom dell’uomo e della comunità in cui vive.

Il perdono è un processo (e perciò implica uno sviluppo) che modifica i "normali" modi di vedere la realtà all’interno della famiglia e delle comunità civili ed ecclesiali e che perciò genera apprendimento, cioè modifica l'esperienza che abbiamo gli uni degli altri.

SCHEDA N° 2: PERDONO E BIBBIA


(perdonare, perdono, nelle Scritture)


  • Sentire che non è l'uomo che perdona, non è una cosa umana. E' una grazia che viene dal cuore di Dio e guarisce il cuore dell'uomo, trasformando con delicatezza l'immagine ferita che l'uomo ha di se stesso, ridonandogli la sua dignità, che lo porta ad avere fiducia in sé e negli altri.

  • Imparare che quando ci si sente perdonati da Dio, allora si può essere in grado di perdonare: nell'altro si riconosce se stessi prima di essere stati perdonati. Solo questo porta a vedere l'altro con compassione e misericordia.

Allora, viene quindi spontaneo chiederci: come perdona Dio?

SCHEDA N° 3: IO MI PERDONO


(la difficoltà di accettare se stessi)


  • Capire che la cosa più difficile del perdono, è perdonare noi stessi: ci si sente cattivi, indegni per aver fatto del male a qualcuno - soprattutto se è un "qualcuno" a cui vogliamo bene - e quindi non ci si ama e non ci si accetta.

perdonare me stesso significa guardarmi come Dio mi guarda; Dio mi ama come sono, mi accetta come sono, dandomi sempre la possibilità della conversione (che dura fino all'ultima ora della nostra vita). se Dio mi ama e mi accetta come sono, anch’io devo imparare a farlo.

SCHEDA N° 4: IO TI PERDONO


(mettersi nei panni dell’altro)


  • Capire che il perdono agli altri è per tutti e su tutto. Non possiamo "mettere paletti" uno sì e l'altro no).

  • Tendere a perdonare per l'amore mancato, quello che non si è avuto quando se ne aveva bisogno; perché siamo stati o ci siamo sentiti rifiutati, oltraggiati, disprezzati, ignorati, umiliati, disapprovati ingiustamente, messi a confronto negativo con gli altri, puniti fisicamente, soffocati da un amore opprimente...

Cosa comporta “dare” il perdono? quali aspetti implica? Un atto di fede nella bontà dell’altro, attendere e rispettare i tempi dell’altro di desiderio di perdono, far camminare insieme perdono e ricordo.

SCHEDA N° 5: IO SONO PERDONATO


(sentirsi bisognosi di perdono)


  • Non dobbiamo rischiare di mettere in ombra il bisogno di essere perdonati.

  • È proprio tenendo pre­sente tale bisogno che possiamo elargire - umilmente! - il nostro perdono.

Se non ho sperimentato mai un si­mile bisogno, veramente fino in fondo, difficilmente il mio «concedere» perdono sarà poco più che un atto di superiorità.

SCHEDA N° 6: IL PERDONO IN FAMIGLIA


(la famiglia scuola di perdono)


  • Le sorprese del perdono in famiglia sono molte: soltanto usando misericordia e compassione verso l'altro, imparo ad usarle verso me stesso.

  • Discolparmi non è più autodifesa, accanimento e accumulo di prove: è imparare a trattare se stessi con la stessa misura con cui misuro l'altro.



SCHEDA N° 7: LA FAMIGLIA E LA COMUNITA’, LUOGHI DEL PERDONO E DELLA FESTA

(dalla famiglia alla comunità, dal perdono alla festa)





  • La comunità è il luogo del perdono. Nonostante tut­ta la fiducia che possiamo avere gli uni negli altri, ci sono sempre parole che feriscono, atteggiamenti in cui ci si mette davanti agli altri, situazioni in cui le su­scettibilità si urtano.

È per questo che vivere insieme implica una certa croce, uno sforzo costante e un'ac­cettazione che è un mutuo perdono di ogni giorno.

SCHEDA N° 8: PERDONO E GIUSTIZIA


(il risvolto sociale del perdono)


  • Perdonare, sì. Ma bisogna proprio perdonare tutto? O ci sono situazioni limite in cui il perdono deve essere ragionevolmente negato? Semplicemente perché quello che è accaduto era intollerabile perché ci doveva essere un'adeguata riparazione.

  • Ma è veramente utile il perdono? è solamente un'invenzione ebraico-cristiana? E cosa vuol dire veramente perdonare?



SCHEDA N° 9: IL SACRAMENTO DEL PERDONO


(la conversione del cuore)


  • Emerge la difficoltà di comprendere questo sacramento. In molti casi il rapporto con Dio viene visto come qualcosa di diretto. Spesso manca la consapevolezza del peccato. Viene percepito come qualcosa di strettamente personale.

  • Se il perdono e la riconciliazione non vengono vissuti nella vita quotidiana è difficile potersi avvicinare alla confessione.

  • In alcune esperienze personali emerge un certo timore nell'affrontare il sacramento, quasi una paura nello scoprire la realtà di se stessi: ma poi può emergere la gioia e la libertà nell'incontro con Dio.

  • La riscoperta di questo sacramento è in buona 'parte nelle mani del ministro di Dio. Occorre creare una relazione di fiducia perché le persone in difficoltà arrivino a dire:"Padre, mi aiuti"

  • Occorre poter indirizzarci verso sacerdoti che aiutino a riscoprire questo sacramento e a farle innamorare.



SCHEDA N° 10: CELEBRARE IL PERDONO


    • vengono qui proposte due celebrazioni per coppie, già sperimentate, a conclusione degli incontri



SCHEDA N° 11 VERSO IL PERDONO


(quasi un riassunto….)


    • Tentare di riassumere l’itinerario compiuto attraverso alcune testimonianze e indicazioni comportamentali




SCHEDA N°1: DIRE PERDONO


(senso, significato e contenuto di “perdono”)

OBBIETTIVO DELL’ INCONTRO


  • Per non banalizzare il termine “perdono”:

  1. Non sempre e fino in fondo ci si rende conto del significato e della valenza profonda che ha il termine perdono, sia per ciò che comporta, sia per ciò che attiva. Il perdono non è “perdonismo”.

  2. La necessità del perdono in famiglia e nei luoghi di relazione, è esigenza fondante il ben-essere personale e familiare. Il perdono costruisce lo Shalom dell’uomo e della comunità in cui vive.

  3. Il perdono è un processo (e perciò implica uno sviluppo) che modifica i "normali" modi di vedere la realtà all’ interno della famiglia e delle comunità civili ed ecclesiali e che perciò genera apprendimento, cioè modifica l'esperienza che abbiamo gli uni degli altri.



GIOCO INTRODUTTIVO

(giochi interattivi n°5 – Vopel – pag.76 “ Individuazione di errori “ )


  1. Ogni partecipante in modo anonimo annota su di un tagliando a forma (o colore) di mattone, 3 cose che lo disturbano dell’altro o che gli attribuisce come errore. Cercare di sondare cose che danno molto fastidio come comportamento sia concreto che di atteggiamento. Si scambiano e si leggono all’ interno della coppia.




  1. Vengono raccolti ora i vari mattoncini anonimi e si forma su di un cartellone un muro e si rilevano in generale le cose scritte e si commentano; si chiede ora ai singoli, in modo deciso, di perdonare, e accettare le cose che l’altro ha scritto.




  1. Sentire e mettere in evidenza la difficoltà di compiere una azione del tipo decritto sopra, pur volendolo fare. Anche il perdono e la presunzione di dimenticare (e pretendere che l’altro lo faccia automaticamente) rientra nel capire che cosa significa perdonare al di là dei luoghi comuni e degli atteggiamenti più o meno veri che assumiamo.



PAROLA DI DIO E PAROLA DELL’UOMO



Parola del Signore

Gv 8,12: "Io sono la luce del mondo, chi segue me ... avrà la luce della vita".

1Pt 2,9: “Lui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce".

Mt 5,14: "Voi siete la luce del mondo"
Parole dell’uomo

PERDONO. (T. Ferro)

(RIT) Perdono... si quel che è fatto è fatto io però chiedo Scusa...

regalami un sorriso io ti porgo una Rosa...

su questa amicizia nuova pace si Posa...

perché so come sono infatti chiedo Perdono...

si quel che è fatto è fatto io però chiedo Scusa...

regalami un sorriso io ti porgo una Rosa...

su questa amicizia nuova pace si Posa... Perdono.
Con questa gioia che mi stringe il cuore A quattro cinque giorni da Natale
Un misto tra incanto e dolore. Ripenso a quanti ho fatto io del male
E di persone ce ne sono tante. Buoni pretesti sempre troppo pochi
Tra desideri, labirinti e fuochi. Comincio un nuovo anno io chiedendoti.. (RIT)

Dire che sto bene con te è poco Dire che sto male con te.. è un gioco!


Un misto tra tregua e rivoluzione. Credo sia una buona occasione
Con questa magia di Natale. Per ricordarti quanto sei speciale
Tra le contraddizioni e i tuoi difetti. Io cerco ancora di volerti (RIT)

Qui l'inverno non ha paura... io senza di te un po' ne ho

Qui la rabbia è senza misura... io senza di te.. non lo so

E la notte balla da sola... senza di te non ballerò



Capitano abbatti le mura... che da solo non ce la farò (RIT)
(cercare nella canzone le espressioni che evidenziano la bellezza del perdonare e dell’essere perdonati, che danno “luce” ….e confrontarle con le frasi evangeliche)

CHIARIMENTI:




  • il perdono è la chiave che apre le porte all’amore.

  • La mancanza di perdono è uno dei più grandi ostacoli per il nostro cammino di crescita spirituale, che solo Dio può togliere.

  • L'uomo è figlio della luce, ma ad ogni ferita che riceve, si piega su se stesso e la luce si attenua sempre di più. In ogni ferita c'è un perdono da dare o da ricevere; il Signore, che vede l'uomo piegato, vuole "rifarlo" come lo ha creato: libero, capace di amare, di vivere in pienezza l'essere "figlio della luce".

  • Ogni momento, in cui siamo stati offesi, resta fisso nella memoria come una scena di un film; rimane "congelato"... e, a volte, noi ne abbiamo un freezer pieno di momenti "congelati", anche inconsci, ma che ci condizionano.

  • Saper perdonare e lasciarsi perdonare non è semplicemente un atto cristianamente dovuto, ma un entrare nella condizione di figli che sperimentano lo Shalom che il Padre dona a chi si fida di Lui, anche in questo caso.

  • Diventa necessario quindi definire a cosa ci riferiamo quando parliamo di perdono.



MATERIALI PER L’ APPROFONDIMENTO DEL TEMA:


Perdono (da “lessico della vita interiore” – Enzo Bianchi – BUR)


  • Il cuore del cristianesimo, cioè l'evento della rivelazio­ne di Dio in Gesù Cristo crocifisso, è letto da Paolo come evento dell’amore di Dio per gli uomini nel loro peccato, nel loro essere nemici di Dio (Romani 5,8-11). E questo evento è segnato dall' amore e dalla gratuità di Dio, non da una volontà giuridica di risarcimento dell'offesa portata a Dio dal peccato umano. Questo si­gnifica che il dono del Figlio all'umanità è anche, e contemporaneamente, perdono, remissione dei peccati. La rivelazione biblica esprime molto chiaramente il fatto che il perdono è incondizionato: esso non è pre­ceduto, quasi come da necessaria premessa, dal penti­mento, ma anzi, è esso stesso che fonda e rende possi­bile il pentimento.

  • La parabola del figlio prodigo (Lu­ca 15,11-32) afferma che il pentimento del figlio potrà iniziare solo dal momento in cui egli si rende conto dell’amore fedele del Padre, che non ha cessato di amarlo mentre si era allontanato da lui. Ciò che il figlio legge come perdono, in realtà agli occhi del Padre non è che un amore che non ha mai smentito se stesso. TI perdono è cogliibile solo nello spazio della libertà del­l'amore, solo nello spazio del dono. Anche etimologi­camente esso ci rinvia a quel dare-in-più che si traduce nella rinuncia a un rapporto di tipo giuridico in nome di un rapporto di grazia.

  • Capiamo pertanto che il perdono è costitutivo dell'i­dentità del cristiano: l'indicativo di Dio (ciò che Dio ha fatto nel Figlio Gesù Cristo) diventa l'imperativo dell'uomo (ciò che il credente, come singolo e come chiesa, è chiamato a testimoniare). Non stupisce allora che le tre tappe decisive del formarsi della chiesa atte­state dai Vangeli siano contrassegnate dalla remissione dei peccati. L'autorità conferita a Pietro, roccia basila­re nell' edificio ecclesiale, è essenzialmente potere di perdono (Matteo 16,19); l'eucaristia, che dà forma al­l'intera comunità ecclesiale, è memoria efficace dell’e­vento in cui Cristo ha versato il suo sangue «in remis­sione dei peccati» (Matteo 26,28); il mandato missio­nario consegnato ai discepoli li abilita alla remissione dei peccati (Giovanni 20,23). Appare così come «la chiesa sia una comunità di peccatori convertiti, che vivo­no nella grazia del perdono, trasmettendola a loro vol­ta ad altri» (Joseph Ratzinger). Se è vero che ritroviamo il perdono in altri ambiti religiosi e culturali, tuttavia nell' economia cristiana esso è inscindibilmente connes­so allo scandalo e al paradosso della croce, all' evento pasquale. La forza e la debolezza della croce si rifletto­no nell'onnipotenza (tutto può essere perdonato) e nell'estrema debolezza del perdono (esso non garanti­sce che colui che ne ha beneficiato arrivi al pentimen­to, e neppure che non faccia del perdono il pretesto per continuare a compiere il male). TI perdono afferma che la relazione con l'offensore è più importante del­l'offesa da lui recata alla relazione: esso porta pertanto l'offeso ad assumere come passato il male ingiustamen­te subìto, affinché questo non precluda il futuro della relazione.

  • Vi è un'asimmetria nel perdono cristiano, che consiste nel fatto che l'offeso, perdonando, lascia unilateral­mente all'offensore l'unica possibilità di ripresa della relazione. Per il cristiano questo è possibile solo grazie alla fede in Cristo e al dono dello Spirito santo. Questa asimmetria, infatti, è stata vissuta dal Cristo sulla cro­ce: «Il Giusto del quale a Pasqua si celebra la resurre­zione è colui che, asimmetricamente, restaura la reci­procità, risponde all' odio con l'amore, offre il perdono a chi non lo domanda» (Francis Jacques). Ed è lo Spi­rito alitato dal Crocifisso risorto sui discepoli (Giovan­ni 20,22-23) che li abilita alla remissione dei peccati. Nell’ economia cristiana il perdono non si colloca su un piano etico, ma escatologico. Esso è profezia del Regno, segno dell’azione dello Spirito, manifestazione delle energie del Risorto, svelamento dell’amore del Dio Pa­dre. Riflesso dell'amore trinitario di Dio, il perdono è partecipazione alla vittoria di Cristo sulla morte: se la resurrezione «dice» che la morte non ha l'ultima paro­la, il perdono «dice» che il peccato non ha l'ultima pa­rola, non è la verità dell'uomo. TI perdono ricorda che il peccatore è un uomo, non un peccato personificato, e che è ben più grande delle azioni pur negative che può aver compiuto. In questo senso, il perdono è an­che segno di umanità e forza di umanizzazione.

  • Certo, occorre ribadire che il perdono non è una leg­ge, ma una possibilità senza limiti (si pensi al «perdo­nare settanta volte sette», Matteo 18,22) offerta alla fe­de e alla libertà di ciascuno. E men che meno è una legge da imporre agli altri. Lo spazio vitale del perdo­no è la libertà. Come gesto non libero esso non sareb­be neppure gesto di amore e non saprebbe raccontare la libertà e la gratuità dell’agire di Dio.


Verso una definizione di perdono (da “la capacità di perdonare” - A. Giulianini – E.P.)


  • Perdonare non è solo un atto istantaneo, dovuto ad uno sforzo volontario, ma un processo che fa appello a tutte le fa­coltà della persona, che si colloca nel tempo e si sca­gliona in un periodo più o meno lungo; non è possibi­le infatti che il perdono sia ricondotto ad un singolo at­to puntuale, ma ha una natura essenzialmente proces­suale che si dà nel tempo; e non a caso, l'essere accor­dato in modo immediato e impulsivo, viene spesso in­terpretato come segno della sua inautenticità.

  • Il vero perdono costituisce l'esito di un difficile, fa­ticoso e spesso doloroso processo psicologico sia per chi perdona, sia per chi è perdonato; la capacità di perdonare è quella che si raggiunge solo dopo un grande sforzo, e non dovrebbe essere confusa con timidezza o debolezza morale.

  • Perdonare esige innanzitutto un onesto riconosci­mento che si sta soffrendo a motivo di un'offesa subi­ta da qualcuno che può essere una persona a noi cara ma anche una più distante, se non addirittura una fon­te più impersonale quale può essere un’organizzazione In tutti questi casi, il pri­mo passo da fare è rinunciare a vendicarsi. È proprio nella rinuncia alla vendetta che la letteratura psicologi­ca individua uno dei tratti definitori del perdono. La vendetta tende a ristabilire un'uguaglianza basata sulla sofferenza inflitta in modo reciproco, ma, anche una volta che essa si sia compiuta, l’individuo non rag­giunge la pace interiore e la tranquillità. Infatti «il più grande danno di un'offesa - spesso maggiore dell'of­fesa stessa - è che essa mi distrugge la libertà di esse­re me stesso, poiché mi trovo involontariamente domi­nato dall'ira e dal risentimento interiore, un genere di veleno spirituale che permea tutto il mio essere e che è destinato ad avere un'influenza inconsapevole ma mol­to potente nella mia vita. [...] Odio l'offensore per quello che mi ha fatto, ma proprio in questo odio per l'altro, io permetto a costui di diventare il signore e il padrone della mia vita» (EUZONDO, 1986, p. 95). La soddisfazione che essa produce è di breve durata e più che risanare la ferita dell'offeso contribuisce solo ad inasprirla e a creare una dialettica ripetitiva della vio­lenza.

  • Gli individui reagiscono a chi li provoca e sono spin­ti a replicare con interventi analoghi quasi fossero pri­vi di libertà. Come rileva Vergote, l'appagamento dato dalla vendetta può diminuire la tensione interna della persona, ma non ne ripara veramente l'integrità, poi­ché non cancella la memoria affettiva della ferita. Il perdono invece libera dal nemico interno ed è un atto con il quale l'uomo si rende più autonomo. Tutto ciò costa lo sforzo di una rinuncia, poiché può perdonare solo colui che abbandona le esigenze che ha nei con­fronti. Parados­salmente infatti, anche l'odio, come l'amore, è un le­game molto forte, ed è in grado di tenere due persone in una dipendenza tale da essere difficilmente recisa.

  • Per poter perdonare, quindi, non è sufficiente deci­dere di rinunciare a vendicarsi - anche se questo primo passo è importante - ma occorre andare alle radici del­le tendenze aggressive, riconoscerle ed estirparle per fermare gli effetti devastanti dei cicli ripetitivi di odio e vendetta che rischiano di trasmettersi anche nelle di­verse generazioni, famiglie e culture (cfr. MONBOUR­QUETTE, 1999, p. 17).

  1. Il perdono si pone allora come alternativa ad un cor­so irreversibile della storia.

  2. È un atto creativo che tra­sforma gli individui da prigionieri del passato a perso­ne in pace con le memorie del passato. Rappresenta un'innovazione nei confronti della logica ripetitiva e inevitabile della giustizia vendicatrice.

  3. È un atto che non si limita a re-agire ma che agisce in maniera nuo­va e inaspettata.

  4. Non risulta pertanto condizionato da ciò che l'ha provocato, e libera quindi dalle sue conse­guenze sia colui che perdona, sia colui che è perdona­to.

  • Un'altra caratteristica del perdono è che esso si inte­ressa di colui al quale è indirizzato. Già solo il soffer­marsi sull'etimologia del verbo perdonare ci attesta ciò. È infatti significativo notare che in diverse lingue indoeuropee la parola sia formata dal verbo «donare»: forgive, pardonner, vergeben. Il perdono è dunque un dono che si fa all'altro.




  • Per poter perdonare è essenziale continuare a crede­re nella dignità di colui che ci ha ferito, oppresso o tra­dito. Non è solo un liberarsi dal proprio dolore, ma an­che liberare l'altro dal peso della sua colpa, dal giudi­zio severo che grava su di lui. A tal proposito Jon So­brino scrive: «Perdonare a chi ci offende è un atto d'a­more verso il peccatore, che si vuole liberare dal suo fallimento personale e a cui non si vuole chiudere de­finitivamente il futuro». Il per­dono comporta pertanto il rifiuto di imprigionare l’al­tro nel suo passato, di ridurlo al male che ha commes­so. Colui che perdona non permette che l'offesa sia la base del rapporto con l'altro, né tantomeno riduce l'altro all'atto che ha commesso.

  • Il perdono agisce dunque come doppia liberazione: da una parte l'offeso liberato dal suo rancore, dall'al­tra l'offensore non più identificato con la sua azione. Esso è un atto dinamico, trasformativo che non impli­ca solo un cambiamento nella disposizione interiore di colui che perdona, ma produce degli effetti anche sul­la persona perdonata, provoca un mutamento nella sua situazione. Colui che dona il perdono al suo offensore non mira soltanto ad alleviare il suo senso di colpa, ma vuol far rifiorire in lui il bene, vuole riabilitarlo, applica la filo­sofia del: «Dinanzi a me ti faccio nuovo» È per questo che possiamo affermare che il valore dato al perdono «lascia intravedere i pre­supposti di un'antropologia che contempla l'uomo in base ad un realismo ottimista» (RUBIO, 1986, pp. 124­125).

  • È infatti un aver fede nella bontà dell'altro nono­stante ci abbia ferito. Kierkegaard spiega così questa fede del perdono: «Come uno per fede crede nell'invi­sibile presente nel visibile, così colui che ama perdo­nando crede che quello che ha visto non sia mai esisti­to. In ambedue i casi si tratta di fede. Beato l'uomo di fede. Crede ciò che non può vedere. Beato colui che ama: crede che non esiste ciò che tuttavia può vedere» (KIERKEGAARD, 1962, p. 274).

  • Il perdono, infine, può essere dato anche se non è sta­to chiesto. In questo caso attesta che da parte della per­sona ferita è stato rimosso il rancore, e può suscitare nell'altro un sentimento di rimorso e il desiderio del bene. «L'amore - scrive Gianola - perseguita, inquie­ta, vivifica. Porgere l'altra guancia può toccare, scon­volgere, convertire». L'altro può anche non accettare il nostro perdono e persino fe­rirci nuovamente; ma perdonare significa anche corre­re il rischio e superare la paura di essere umiliati una volta di più.

  • Concludiamo questo paragrafo, che speriamo abbia contribuito a fare un po' di luce su questo complesso concetto, riportando un pensiero di Giuseppe Mattai che lascia intravedere l'importanza che il perdono ha anche nei suoi riflessi sociali. Afferma infatti l'autore: «Perplessità e riserve possono trovare spazio e motiva­zioni solo quando il perdono, il pentimento e la ricon­ciliazione non sono "autentici", ma rappresentano una "scusa" del male e un suo oblio, dovuti o a una an­tropologia ispirata al determinismo (e quindi alla ne­gazione della responsabilità personale della colpa), o all’abdicazione di fronte all'ingiustizia, soprattutto se strutturale, giudicata insuperabile. Al contrario, quan­do perdono, pentimento (ossia radicale cambiamento di mentalità) e riconciliazione sono autentici e tra loro organicamente collegati, divengono fattori e compo­nenti essenziali di un nuovo ordine sociale, sia eccle­siale che civile» (MATIAI, 1985, pp. 15-16).



DOMANDE PER IL CONFRONTO IN GRUPPO:


  1. Il perdono è un processo: sappiamo individuare nel nostro vissuto “fasi “diverse di sviluppo di perdono; ci sono casi di perdono iniziato e non concluso? Ci sono casi di perdono neppure intrapreso?




  1. Il perdono sfocia necessariamente nella riconciliazione?




  1. In ogni ferita c'è un perdono da dare o da ricevere: alla base di ogni situazione di disagio o di conflitto (sia a livello persona che di famiglia) c’è un’esperienza di perdono negato. Proviamo a ricercare nella nostra esperienza (o in esperienze vicine che ben conosciamo) perdoni negati che hanno generato sofferenze e ferite in noi o negli altri. E’ possibile sanarle? Come?




  1. Il perdono è un dono unilaterale che si fa all'altro. Siamo sempre in grado d cogliere il lato “eroico” e “gratuito” del perdono. Lo confondiamo talvolta con la rassegnazione di chi non può cambiare le cose o con il buonismo di chi sottovaluta le ferite o con la timidezza di chi non sa affrontare le sfide?



PREGHIERA CONCLUSIVA (Regola di Taizé)


O Signore, per vivere Te in mezzo agli uomini,
uno dei più grandi rischi da prendere
è quello di perdonare,
di dimenticare il passato dell'altro.
Perdonare e ancora perdonare,
ecco ciò che libera il passato
e immerge nell'istante presente.
Amare è presto detto.
Vivere l'amore che perdona,
è un'altra cosa.
Non si perdona per interesse,
non si perdona mai perché l'altro
sia cambiato dal nostro perdono.
Si perdona unicamente
per seguire Te.
In vista del perdono oserei pregarti, o Gesù,
con la tua ultima preghiera:
Padre, perdona loro,
perché non sanno quello che fanno.
E questa preghiera
ne farà nascere un'altra:
Padre, perdona me,
perché così spesso anch'io non so ciò che faccio.
Fa' che sappia ricominciare sempre di nuovo
a convertire il mio cuore:
per essere testimone di un avvenire.

SCHEDA N°2: PERDONO E BIBBIA


(perdonare, perdono, nelle Scritture)
OBBIETTIVO DELL’ INCONTRO


  • Sentire che non è l'uomo che perdona, non è una cosa umana. E' una grazia che viene dal cuore di Dio e guarisce il cuore dell'uomo, trasformando con delicatezza l'immagine ferita che l'uomo ha di se stesso, ridonandogli la sua dignità, che lo porta ad avere fiducia in sé e negli altri.

  • Imparare che quando ci si sente perdonati da Dio, allora si può essere in grado di perdonare: nell'altro si riconosce se stessi prima di essere stati perdonati. Solo questo porta a vedere l'altro con compassione e misericordia.

  • Allora, viene quindi spontaneo chiederci: come perdona Dio?



PAROLA DI DIO


Perdono di Dio o nostro? Riconciliazione con Dio o tra di noi?
Nella Bibbia non si parla mai di Dio in sé o dell’uomo in sé: ma sempre di Dio in rapporto all’uomo e dell’uomo in rapporto a Dio.
Is 52,4

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo.




  • Questa è terminologia relazionale e familiare, particolarmente evidente e calda in questo brano, ma caratterizzante tutta la Bibbia.

  • L’uccisione di Abele interessa anche Dio. Non si può amare Dio che non si vede... (1Gv 4, 20)

  • Ma c’è una seconda ragione, ancor più importante, per non distaccare il perdono nostro da quello di Dio: nella Bibbia noi non troviamo prima di tutto che cosa dobbiamo fare, ma chi siamo. Sia nell’AT che nel NT non ci viene detto prima di tutto: “perdonate”; ma “siete persone a cui è stato perdonato!”.

  • L’iniziativa è sempre di Dio: anche il nostro perdono e la nostra riconciliazione non sono che risposta e conseguenza dell’iniziativa perdonante e riconciliante di Dio.

  • Soprattutto nel perdono e nella riconciliazione, o si parte col piede giusto o non si parte affatto.






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