Scheda per la visione del film V per vendetta



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"Quando abbiamo conosciuto l'altro dall'interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una ‘non persona’. Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori."

David Grossman, Con gli occhi del nemico
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Alcune informazioni essenziali
Il film

Titolo Munich

Titolo originale Munich

Regia Steven Spielberg

Interpreti Eric Bana (Avner Kaufmann), Daniel Craig (Steve), Ciarán Hinds (Carl) Mathieu Kassovitz (Robert), Hanns Zischler (Hans), Ayelet Zurer (Daphna), Geoffrey Rush (Ephraim), Lynn Cohen (Golda Meir), Valeria Bruni Tedeschi: (Sylvie).

Genere Storico-drammatico

Soggetto Soggetto non originale tratto dal libro Vendetta (Vengeance. The True Story of an Israeli Counter-Terrorist Team) del giornalista canadese George Jonas.

Sceneggiatura Eric Roth e Tony Kushner

Musica John Williams

Durata 164’

Produzione USA

Data di produzione 2005



Il regista

Steven Spielberg (Cincinnati, 18 dicembre 1946). Uno di più noti e prolifici registi statunitensi. Autore di film che hanno fatto la storia del cinema USA negli ultimi decenni, come E.T. L’extraterrestre, Racconti ravvicinati del terzo tipo, il ciclo di Indiana Jones, Schindler’s list, Salvate il soldato Ryan, Il colore viola, Lincoln , fino ai più recenti Il ponte delle spie e GGG – Il grande gigante gentile. Regista molto versatile, ha spaziato attraverso i diversi generi cinematografici, da quello avventuroso a quello storico, dal fantasy alla fantascienza vera e propria (Minority report), dedicando particolare attenzione a questioni politicamente e socialmente scottanti come il razzismo (Amistad), la schiavitù (Il colore viola, Lincoln) e i diritti umani. Si è impegnato in prima persona anche su temi di grande rilievo storico come la Shoah (Schindler’s list). Tale impegno è testimoniato dalla fondazione, su iniziativa del regista, della Survivors of the Shoah Visual History Foundation, un’organizzazione che si propone di allestire un archivio di testimonianze audio-video sul tema dell’Olocausto e di finanziare la produzione di documentari, tra i quali la toccante opera Gli ultimi giorni di James Joll sulle persecuzioni naziste nei confronti degli Ebrei ungheresi nell’ultimo periodo della Seconda guerra mondiale.

Numerosissimi i premi ed i riconoscimenti ottenuti dal regista, tra cui due premi Oscar alla miglior regia per Schindler’s List e Salvate il soldato Rayan.

La trama

5 settembre 1972. A Monaco si stanno svolgendo i giochi della XX Olimpiade. Un terribile evento di sangue rompe drammaticamente la pax olimpica: un commando palestinese, che fa capo all’organizzazione terroristica Settembre nero, irrompe nell’alloggio degli atleti israeliani all’interno del Villaggio riservato agli sportivi e ne uccide due. Il film ricostruisce che cosa avviene dopo…
Giudizi critici

Munich di Steven Spielberg […] è un bel film d'azione e insieme una coraggiosa riflessione morale sui comportamenti di Israele nel conflitto perenne con i palestinesi: sarà meglio difendere anche preventivamente, anche a prezzo di violenza e morte lo Stato d'Israele, oppure essere giusti? 

(Lietta Tornabuoni, La Stampa) 

A cavallo tra la spy-story da intrigo internazionale ed il thriller politico, Munich è uno dei film più belli ed interessanti della stagione cinematografica in corso.” (Antonio Valenzi, L’Indipendente) 
Lo scopo di Spielberg qui non sembra essere (solo) la sollecitazione della memoria dello spettatore, a cui sottoporre un momento del suo passato che forse ha dimenticato, ma piuttosto essere lo spunto di una riflessione che sappia trarre una lezione per l'oggi”. (Paolo Mereghetti, Antonio Valenzi, Corriere della sera.it) risultati immagini per munich film

E' un film "da non mancare" non perché sia eccezionalmente bello. Ma per il suo contenuto, per come Spielberg - ebreo impegnato nella difesa della memoria delle persecuzioni e della causa israeliana - lo ha trattato.” (Paolo d’Agostini, La Repubblica) 

Munich non è solo la rappresentazione astratta di una grande questione etico-politica, ma anche un film dal ritmo mozzafiato. Un thriller pieno di suspence ambientato in 14 paesi diversi, che ha richiesto la creazione di 120 set, e in cui Spielberg ha diretto ben duecento attori, in ruoli grandi o piccoli. Il tutto con uno stile che è un omaggio ai classici del genere degli anni Settanta, come Il braccio violento delle legge e I tre giorni del Condor.”  (Claudia Morgoglione, La Repubblica.it) 


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Prima della visione del film... risultati immagini per cinema biglietto
Suggerimenti prima della proiezione a partire dai quali sviluppare il dibattito.

A proposito delle tematiche…

Diversi sono gli spunti tematici, di carattere storico-politico ed etico-filosofico, che vengono proposti nel film al quale stai per assistere. Ne indichiamo solo alcuni, lasciando a te il gusto di coglierne altri. Puoi prenderne nota nel corso della proiezione, per poterli sottoporre all’attenzione dei tuoi compagni e discuterne in sede di dibattito.


  1. La violenza terroristica e politica. Il ricorso, anche da parte dello Stato, alla violenza è legittimo, utile, necessario ai fini della propria difesa oppure controproducente e sempre deprecabile?

  2. Il terrorismo palestinese e le reazioni israeliane

  3. Il limite tra giustizia e vendetta: il fine giustifica i mezzi?

  4. Il rapporto tra ragion di Stato e limiti etici

  5. Il rovesciamento dialettico tra vittima e carnefice

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Durante la visione...

Ti proponiamo alcuni spunti a partire dai quali sviluppare il dibattito.



Con quanta più attenzione guardi un film tanto più la tua esperienza sarà piena. Quindi ti invitiamo a:


  1. prender nota di ciò che ti colpisce e/o ti emoziona maggiormente:

  1. immagine/inquadratura/sequenza...................................................................................................................................................................................................................................................

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  1. scelta/e stilistico-espressiva/e che esprime/esprimono un particolare significato.......................

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2. cercare le sequenze-chiave, nelle quali avverti una maggiore concentrazione emotiva o di significato.......................................................

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3. prestare particolare attenzione alla sequenza conclusiva del film: che cosa ti suggerisce?..................................................................................................................................

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4. provare ad appuntarti qualche frase, che ti andrebbe di portare con te anche a proiezione terminata..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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  1. identificare i diversi punti di vista che si incontrano/scontrano/incrociano nel corso del film espressi dai vari personaggi...................................................................................................................

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  1. riflettere sul punto di vista del regista e sul giudizio che, secondo te, esprime sull’intera vicenda...................................................................................................................................................

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  1. individuare i problemi sollevati e le situazioni che ritieni attuali del film...........................................

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Avvio del dibattito... risultati immagini per nuvoletterisultati immagini per nuvoletterisultati immagini per nuvolette

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Osservazioni

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Riferimenti storiciimmagine.png

  • Il conflitto israelo-palestinese. A breve sarà disponibile sul sito della scuola il testo della conferenza sul tema tenuta dal prof. Giorgio Godi il 9 dicembre 2016 presso l’Aula magna dell’I.I.S Corridoni-Campana.




  • Settembre nero. Si tratta di un gruppo terroristico palestinese responsabile di numerosi attentati e collegato ad al-Fatah, fazione dell’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) guidata da Yasser Arafat. Viene fondato in risposta alla dura repressione scatenata nel settembre 1970 da Husain, re di Giordania, contro la guerriglia palestinese attiva all’interno del regno. Rimane attivo fino al 1973.




  • Attentato di Monaco. L’azione più eclatante di Settembre nero è l’attentato di Monaco nel 1972, considerato il primo esempio di terrorismo internazionale e mediatico, in quanto viene seguito dai mass-media di tutto il mondo. All’alba del 5 settembre 1972 un commando composto da 8 guerriglieri palestinesi fa irruzione nella palazzina del villaggio olimpico ospitante la squadra olimpica israeliana e prende in ostaggio gli atleti. La richiesta: il rilascio di un totale di 243 detenuti palestinesi in custodia preso le carceri d’Israele, in cambio dell’incolumità dei nove ostaggi innocenti. Dopo poco vengono uccisi l’allenatore di lotta libera, Moshe Weinberg, e il campione di sollevamento pesi, Jossef Romano. Mentre le Olimpiadi vengono sospese, si svolge la trattativa tra il governo di Bonn e i sequestratori. Passano le ore ed Israele risponde con un netto rifiuto al ricatto dei terroristi. In serata i sequestratori ottengono dal governo tedesco di potersi allontanare insieme agli ostaggi dal villaggio olimpico con un pullman che li avrebbe condotti in aeroporto; da lì destinazione Tunisia. La tragedia esplode proprio in aeroporto: le luci si spengono e inizia una sparatoria che dura otto lunghissimi minuti. Il bilancio: sedici morti, tra cui tutti gli ostaggi, un poliziotto, un pilota e cinque attentatori. Gli altri tre vengono arrestati, ma riusciranno a fuggire il 29 ottobre grazie ad un dirottamento aereo.risultati immagini per attentato di monaco

Il 6 settembre le Olimpiadi riprendono: “The Show Must Go On”.


  • Mossad. Istituto per l'intelligence e servizi speciali, è il servizio di intelligence israeliano fondato nel 1949 con funzioni di spionaggio e controspionaggio. Il suo obiettivo dichiarato è lo studio e la prevenzione di attività che possano pregiudicare la sicurezza nazionale di Israele. Considerato una delle migliori agenzie di intelligence al mondo, ha al suo attivo numerosissime operazioni, moltissime delle quali rimangono segrete. "Le informazioni relative alle attività dell'Intelligence per lo più non diventano pubbliche, e spesso ciò che viene diffuso dopo numerosi anni dalle operazioni è solo la punta di un iceberg di azioni che talvolta sconfinano nell'immaginazione", spiega l’attuale direttore Tamir Pardo nelle parole che danno il benvenuto on-line agli avventori del sito dell'agenzia, nella cui home page spicca l’accattivante motto “Join us sto see the invisible and do the impossibile” (“unisciti a noi per vedere l'invisibile e fare l'impossibile"). Una delle più famose operazioni messe a punto dal Mossad è la “caccia ai nazisti” a partire dalla sua stessa istituzione, tra cui la cattura in Argentina nel 1960 di Adolf Eichmann, uno dei maggiori responsabili della “soluzione finale” nei confronti del popolo ebraico. Attualmente il Mossad è impegnato soprattutto nel contrasto al terrorismo islamico.risultati immagini per mossad




  • Operazione Ira di Dio. Operazione ispirata dall’allora Primo Ministro israeliano Golda Meir, che il 14 settembre 1972, all’indomani dell’attentato di Monaco, annuncia alla Knesset che Israele avrebbe reagito “con misure mai prese”. Condotta dal Mossad, la sua finalità è di uccidere i terroristi di Settembre nero ritenuti colpevoli ed altri esponenti dell’OLP direttamente o indirettamente coinvolti nella strage. Inaugurata dalla rappresaglia scatenata dall’aviazione israeliana, che, subito dopo la vicenda di Monaco, colpisce almeno dieci basi dell’Olp dislocate in Libano e Siria, causando sessantasei morti e diverse centinaia di feriti, prosegue in segreto per circa vent’anni, nonostante un clamoroso fallimento passato alla storia come Affare Lillehammer. È una delle iniziative che maggiormente dimostrano la capacità di intelligence e di intervento su larga scala del Mossad ed è oggetto di analisi storico-politiche e scritti di vario tipo, tra cui Vengeance di George Jonas a cui si ispira il film di Spielberg.


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Qualche buona lettura: scrittori palestinesi e scrittori israeliani


Israeliani e palestinesi non hanno bisogno di erigere un muro che li separi: hanno bisogno di abbattere il muro che li divide.”  David Grossman

Il conflitto israelo-palestinese, che si inquadra nella più ampia prospettiva dello scontro pluridecennale tra mondo arabo ed Israele, ha prodotto da entrambe le parti un carico di dolore che ha coinvolto diverse generazioni. Gli scrittori si sono confrontati con questo dolore, con l’odio che arma la mano del nemico, con l’impossibilità di condividere in pace una terra. La parola letteraria allora disegna una realtà quotidiana abitata da uomini e donne, che conducono la loro vita nonostante tutto, e riesce ad andare al di là della trama degli avvenimenti, scavando nei sentimenti personali e collettivi, intercettando risonanze profonde. I fatti della vita dei singoli si intrecciano con gli eventi drammatici, che in quella parte del mondo non rappresentano un’eccezione e che spesso condizionano profondamente comportamenti, scelte, esistenze. Gli scrittori di fronte a questa realtà ne colgono i nodi esistenziali e la vedono con uno sguardo più ampio, che, spesso mosso da una pietas estranea al punto di vista del politico, del militare e forse anche dello storico, riesce anche a considerare il sentire dell’altro.

Ci limitiamo ad una panoramica molto limitata di scrittori israeliani e palestinesi. In particolare si considerano quegli scrittori israeliani, che sono intervenuti con autorevolezza nel dibattito sulla guerra israelo-palestinese, sostenendo posizioni molte volte scomode e non allineate.
Susan Abulhawa, Ogni mattina a Jenin, Feltrinelli, 2011

Nello scrivere questo romanzo, io volevo portare un elemento umano in più, che si aggiungesse al tema della lotta palestinese, questa lotta così continua ed estenuante.” Susan Abulhawa.

Il romanzo della scrittrice di origine palestinese, che vive e lavora negli USA, è un grande affresco che copre un arco di tempo di circa sessant’anni a partire dagli anni Quaranta. È la storia di una famiglia ricostruita attraverso le vicende di quattro generazioni sullo sfondo di eventi quali la nascita dello Stato di Israele e il conflitto che ne è seguito, viste con uno sguardo femminile. La protagonista, Amal, che in arabo significa speranza, racconta la sua famiglia, gli affetti, gli amori, le gioie e le sofferenze. È la storia di persone comuni, la cui quotidianità viene lacerata dalla Grande Storia; in questo modo il dolore per la perdita della propria terra e delle proprie radici, la vita nei campi profughi, la nostalgia struggente per ciò che non è più diventano espressione del dolore di un intero popolo privato della propria identità. In questo intenso romanzo non vengono pronunciati giudizi, non ci sono condanne né assoluzioni, ma viene mantenuta viva la speranza di una difficile, ma non impossibile, riconciliazione tra i due popoli.immagine correlata

Della stessa scrittrice ricordiamo anche il più recente “Nel blu tra il cielo e il mare” , Feltrinelli, 2015.



Mourid Barghouti, Ho visto Ramallah, Illisso, 2005

Dicevo ai miei amici egiziani che la Palestina è verde, coperta di alberi, cespugli e fiori selvatici. Cosa sono queste colline spoglie e aride? Mentivo ai miei amici? Oppure Israele ha trasformato la via verso il ponte in una strada desolata che non ricordo di aver mai visto durante la mia infanzia?” immagine correlata

Così si interroga Mourid Barghout, scrittore e poeta palestinese, al ritorno nel 1996 nella sua città di origine dopo trent’anni di esilio, da quando si trovava in Egitto per ragioni di studio nel 1967, anno in cui scoppia la guerra dei Sei Giorni con la conseguente occupazione della Cisgiordania da parte di Israele. In questo romanzo autobiografico racconta la vita della ghurba, che nella sua lingua significa esilio, e che rappresenta la nostalgia struggente dell’esule palestinese. Barghouti, con una prosa dalla cadenza poetica, narra la propria esperienza, che tuttavia diventa espressione universale della condizione di perenne sradicamento vissuta da un intero popolo. Il ricordo struggente di ciò che è stato, e sembra perduto per sempre, si sovrappone all’oggi in una specie di gioco di specchi:fa molto caldo sul ponte. Una goccia di sudore. Scivola dalla fronte sulla montatura degli occhiali, poi sulle lenti. Il calore offusca quello che vedo, che mi aspetto di vedere, che ricordo.”

Molto interessante è anche la prefazione scritta da Edward Said, altro grande scrittore palestinese, che definisce il romanzo “uno dei più raffinati resoconti esistenziali della diaspora palestinese”. 



Suad Amiry, Sharon e mia suocera. Diario di guerra da Ramallah, Palestina. Feltrinelli, 2003

Di tutt’altro tenore il libro di Suad Amir, ricavato dal diario tenuto dall’autrice durante il periodo dell’occupazione, da parte dell'esercito israeliano, di Ramallah, capitale dell'autorità palestinese. Qui la rappresentazione del dramma palestinese viene proposta in chiave ironica: “Forse riuscirò a perdonarvi di averci tenuto sotto coprifuoco per trentaquattro giorni consecutivi, ma non riuscirò mai a mandare giù che ci abbiate costretti a vivere con mia suocera quelli che, allora, mi sono sembrati trentaquattro anni.” Una resistenza personale parallela a quella di un intero popolo, narrata con un tono solo apparentemente leggero, in realtà profondamente amaro, che svela l’enorme difficoltà a vivere in modo normale. Dice Suad Amiry a proposito di questo libro e di quello successivo (Se questa è vita. Dalla Palestina in tempo di occupazione, Feltrinelli, 2005) che ne rappresenta una sorta di secondo capitolo: “Parlo della mia storia, della storia della mia famiglia e delle difficoltà della vita di ogni giorno in Palestina. Questo è il vero significato dell’occupazione, la difficoltà dei Palestinesi che sono stati privati della vita normale, che gli europei danno per scontata: essere liberi di andare a scuola, di sapere che cosa farai domani o cosa farai la prossima settimana. In Palestina non sai cosa farai domani, perché c’è la possibilità che gli Israeliani possano arrivare ed imporre il coprifuoco. È realmente un libro sull’occupazione da un punto di vista umano. Non è un libro su come essere eroi o su un conflitto in generale. In questo libro, per esempio, mia suocera che ha 94 anni è il simbolo di chi vuol continuare a vivere e a mantenere la routine della sua vita.”


Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra, Feltrinelli, 2002

Forse il libro più noto dello scrittore israeliano. Testo complesso e grandioso che ricostruisce in forma autobiografica la storia di una famiglia e quella di un’intera nazione con i suoi travagliati accadimenti: la fine del mandato britannico in Palestina, l'istituzione dello Stato d'Israele, la guerra d'indipendenza. Le vicende, a partire dall’infanzia dell’autore segnata dal suicidio della madre, dolorosamente presente nella vita di Oz, si sviluppano in maniera non lineare, risalendo al passato e proiettandosi in avanti.  Il contesto storico-politico fa da sfondo alla storia personale, contribuendo ad alimentarne le difficoltà materiali e spirituali: sottili analisi psicologiche si legano così alla descrizione di una variegata comunità ebraica con le sue tensioni. Da questo romanzo è stato tratto un film, A Tale of Love and Darkness, con la regia di Natalie Portman, presentato al festival di Cannes 2015. Per chi non volesse cimentarsi con quest’opera piuttosto densa, si segnalano altri libri di Oz, tra cui una delicata favola, D'un tratto nel folto del bosco, Feltrinelli, 2013, e il recente Giuda, Feltrinelli, 2014, in cui si indaga in maniera molto originale il tema del tradimento.risultati immagini per storia d\'amore e di tenebra

La posizione di Oz sulla questione israelo-palestinese è nota e scomoda, osteggiata da molti e considerata da alcuni addirittura un tradimento della sua comunità. Oz, uno dei fondatori di Peace Now e tenace sostenitore del compromesso come unica soluzione possibile per ogni problema della vita e fermamente contrario al fanatismo di qualsiasi tipo, afferma: “Quella contro il fanatismo sarà la grande sfida del XXI secolo. Il fanatismo è una piaga trasversale, c’è in tutte le religioni e in tutte le culture; quindi il grande tema epocale non sarà, come molti pensano, lo scontro tra civiltà, ma tra tolleranza e fanatismo.” Tale tematica ricorre in molte sue opere di carattere saggistico, come Contro il fanatismo, Feltrinelli, 2004, che raccoglie tre lezioni tenute dallo scrittore israeliano all’Università di Tubinga all’indomani del 11 settembre 2001, piccolo libro preziosissimo non solo per illuminare di nuova luce la difficile situazione israelo-palestinese, ma anche come guida nella nostra quotidianità: “Ritengo che l’essenza del fanatismo stia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell’inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare il fratello, piuttosto che lasciarli vivere.”
David Grossman, A un cerbiatto somiglia il mio amore, Mondadori, 2008

Libro impegnativo di un autore impegnativo, David Grossman, israeliano, considerato uno degli scrittori più importanti del Novecento. È la storia di tre amici, Avram, Orah e Ilan, le cui vite si sono incrociate per la prima volta durante la Guerra dei Sei Giorni, dando vita ad un’amicizia che si trasformerà in amore, sentimento che legherà in modo diverso tutti i protagonisti del romanzo. È anche la storia di un viaggio, quello di una madre, Avram, che tenta di soffocare il presentimento della morte del figlio, impegnato in guerra, un viaggio verso la Galilea, che è anche un viaggio nella memoria. La forza dell’amore in tutte le sue forme e l’incombere dell’ombra della morte in una guerra che sembra non aver mai fine sono i temi dominanti di questo romanzo. Lettura difficile, ma intensa, resa ancora più struggente dal fatto che proprio mentre l’autore sta per completare la sua opera riceve la notizia della morte del figlio Uri durante gli ultimi giorni della guerra israelo-libanese.



Di David Grossman ricordiamo anche Con gli occhi del nemico. Raccontare la pace in un paese in guerra, Mondadori 2007, raccolta di scritti tra cui il testo del discorso commemorativo per la morte di Rabin, pronunciato dallo scrittore il 4 novembre 2006 (che fin da titolo suggerisce la sua presa di posizione: la via della pace potrà essere imboccata solo a condizione di vedere, oltre alle proprie ragioni, anche quelle dell’altro, solo se, oltre alla propria sofferenza, si è disposti a considerare empaticamente quelle del ‘nemico’.

Il testo del discorso è reperibile al seguente indirizzo: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/11/05/il-dovere-di-israele-scegliere-la-pace.html.

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Abraham Yehoshua, Il labirinto dell’identità. Scritti politici, Einaudi, 2014

Non un romanzo, ma una serie di saggi che riportano interventi che lo scrittore israeliano ha tenuto in occasione di varie conferenze sia in America, che in Israele. Il filo conduttore è quello della ricerca dell’identità del popolo ebraico a partire da interrogativi di grande rilievo sulla sua natura, sulle sue caratteristiche e componenti, nonché sui mutamenti ai quali è andata incontro a partire dalla diaspora: “È come se noi ebrei ci trovassimo in una sorta di labirinto in cui avanziamo, retrocediamo e ci smarriamo alla ricerca della nostra stessa identità”.  Un tema particolarmente interessante riguarda la ricerca della normalità da parte di un popolo che per millennio ne è stato privato: “Per duemila anni gli ebrei hanno vissuto una vita completamente diversa da quella di tutti gli altri popoli. Erano sparpagliati per il mondo non erano connessi a un territorio o a una lingua, però erano individui coscienti dell’identità che rispecchiava in loro il sentimento d’una esistenza unica. Dopo lo shock dell’Olocausto sono riusciti ad avere una loro terra, una loro lingua e l’autogoverno, ma la loro autonomia sembra ancora in gestazione: si stanno ancora abituando al male che hanno vissuto e al silenzio in cui il danno oltraggioso è stato a lungo obliato. Adesso c’è una lotta per riconquistare la normalità: una lotta interna che si protrae ancora e gli ebrei cercano di capirne la necessità” (Abraham Yehoshua, L’elogio della normalità ).

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Qualche bel film
Il giardino dei limoni, regia di Eran Riklis, 2008

Un giardino di limoni, amorevolmente curato da Salma, vedova palestinese che vive  al confine tra Cisgiordania e Israele, diventa un luogo di minaccia per il suo vicino, ministro della difesa israeliano, perché potrebbe rappresentare un ideale rifugio per dei terroristi. Il giardino deve dunque essere abbattuto. Ma l’arroganza paranoide del ministro deve fare i conti con la resistenza di Salma, disposta a tutto pur di proteggere quella che per lei costituisce la memoria storica della sua famiglia, che trova nella moglie stessa del ministro un’insospettabile alleata. Il giardino dei limoni diventa la metafora di una convivenza possibile in nome della comune appartenenza ad una terra generosa nei confronti di chi sa amarla e sulla possibilità di superare un confine, che allontana e separa. E qui il confine va inteso non solo in senso fisico, rigida delimitazione di un territorio che esclude gli altri come potenziali nemici, anche se hanno l’aspetto di una donna che cura amorevolmente i suoi limoni, ma, soprattutto, come stato mentale, linea di demarcazione tra la volontà umana di iniziare a riconoscere le ragioni dell’altro e il realismo politico, che tende a giustificare ogni arbitrio dello Stato d'Israele in nome della sua sicurezza nazionale.immagine correlata



Valzer con Bashir, regia di Ari Folman, 2008

Tratto da una graphic novel, è un film d’animazione dai colori lividi come gli incubi che perseguitano lo stesso regista, da quando, giovanissimo soldato dell’esercito israeliano, è stato testimone impotente del massacro di Sabra e Chatila, compiuto nel 1982 dai falangisti cristiani libanesi come reazione all’assassinio del presidente del Libano Bashir Gemayel. immagine correlata

Ed è proprio per esorcizzare quegli incubi che Folman comincia a registrare una serie di interviste con i suoi ex-compagni d’arme come una sorta di percorso psicoanalitico, mettendo così insieme un ampio materiale che confluisce nella realizzazione del film.

Un film in cui il virtuosismo tecnico - vengono utilizzate tecniche svariatissime: animazione classica, tridimensionale, flash ed effetti speciali, riprese documentaristiche – è al servizio di una denuncia senza appello contro la guerra. Inquietante la sequenza in cui un branco di cani feroci corrono, travolgendo tutto quello che incontrano, efficacissima metafora della furia distruttiva e cieca della guerra. Altrettanto incisiva la scelta della musica, da Chopin a Bach, che, nel suo lacerante contrasto con le scene di morte, non fa che sottolineare l’irrazionalità della violenza dell’uomo contro l’uomo.




Rabin, The last day, regia di Amos Gitai, 2015

Il 4 novembre del 1995 Yitzhak Rabin, a lungo Primo ministro d’Israele e firmatario degli accordi di Oslo con Yasser Arafat, viene assassinato per mano del militante ebreo di estrema destra Ygal Amir. Il film di Gitai ricostruisce minuziosamente la vicenda e il lavoro della commissione di inchiesta Shamgar chiamata a stabilire se ci fossero state delle negligenze nella sicurezza. Ciò che emerge dall’opera di Gitai, che coniuga fiction e documentario, è soprattutto il clima di odio e divisione creatosi prima dell’assassinio di Rabin, “colpevole” agli occhi dell’estrema destra di aver perseguito un obiettivo di conciliazione e dialogo con i Palestinesi. Gitai continua nella sua opera di rigorosa analisi della società israeliana e di denuncia del fanatismo religioso, così come egli stesso afferma nel commentare le ragioni che lo hanno portato a girare il film: “Ero interessato ad analizzare i fattori che hanno portato all’assassinio di Rabin. Sono passati vent’anni. Le prospettive della pace sono svanite con i sogni di normalità degli anni novanta. Ma gli uomini che resero possibile l’omicidio del nostro primo ministro sono ancora a piede libero. Alcuni di loro flirtano oggi con il potere. Sono allarmato dalla crescente diffusione di una violenza di matrice religiosa nel cuore della società laica israeliana. È una malattia che potrebbe tranquillamente distruggere l’idea democratica su cui è stato fondato Israele. A mio avviso, alle sue origini Israele era un’impresa politica, non religiosa, una conclusione politica di una lunga storia di sofferenza vissuta dal popolo ebraico.”risultati immagini per rabin the last day



Una delle cose che rendono il conflitto israele-palestinese particolarmente grave è il fatto che esso sia essenzialmente un conflitto tra vittime.” Amos Oz


Letture consigliate risultati immagini per pace in palestina

Proseguendo il nostro percorso di avvicinamento al cinema, al suo linguaggio e alla sua funzione, ti proponiamo i seguenti libri:

G. Rondolino-D. Tomasi, Manuale del film. Linguaggio, racconto, analisi. Utet, 2011

D. Pontone, L’educazione cinematografica, Tullio Pironti Editore, 2015

Quest’ultimo testo, in particolare, rappresenta un agile manuale che, con stile divulgativo e senza scendere in minuziosi dettagli tecnici, fornisce utili chiavi di lettura “a coloro i quali vorrebbero saperne di più, senza per questo divenire oltranzisti della semiotica cinematografica” (dalla seconda di copertina).

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Per andare oltre...risultati immagini per pace in palestina

L’area medio-orientale, con le sue guerre e le sue crisi ricorrenti, ha rappresentato, per tutta la seconda metà del Novecento, e rappresenta tuttora una delle zone più calde del mondo: qui esplodono conflitti sanguinosissimi, si intrecciano interessi economico-strategici contrapposti e fioriscono fenomeni come il terrorismo di matrice islamista, che sembra disegnare uno scontro epocale tra due mondi. Una realtà molto complessa dunque, che pone all’uomo del XXI secolo interrogativi drammatici non solo di natura geo-politica, ma anche etica sulla possibilità di una convivenza pacifica tra popoli, che hanno condiviso, sia pur per ragioni molto diverse, un destino doloroso. Per poter gettare uno sguardo più consapevole su tale realtà, ti proponiamo alcune indicazioni relativi a testi di natura storiografica e filosofica, che ti possano aiutare ad orientarti in una realtà così difficile da decifrare nelle sue dinamiche geo-politiche, economiche e religiose.


Ilan Pappe, Storia della Palestina moderna, Einaudi, Torino, 2004

Thomas G. Fraser, Il conflitto arabo-israeliano, Il Mulino, Bologna, 2004

Edgar Morin, Il mondo moderno e la questione ebraica, Raffaello Cortina Editore, 2007

Edward W. Said, La questione palestinese, Il Saggiatore, 2011
Molto interessanti i frequenti articoli pubblicati su Limes. Rivista italiana di geopolitica, in particolare il quaderno speciale: Israele senza Palestina. Dai due stati per due popoli, allo status quo permanente, storia di un grande bluff. I, 2010.




In relazione alla vicenda che viene rappresentata dal film Munich può essere utile la visione del documentario



La storia siamo noi http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/la-lista-di-golda/459/default.aspx
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