Scuola dell’Infanzia di via Cino Quarrata Intitolazione della scuola a Bruno Munari



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Scuola dell’Infanzia di via Cino Quarrata



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Intitolazione della scuola a Bruno Munari

Biografia di Bruno Munari

Un bambino che impara che il cielo non è sempre e solo blu

è un bambino che probabilmente in futuro saprà trovare più

soluzioni creative a un problema, che sarà più pronto a discutere e a non subire.

Bruno Munari

Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907  Milano, 30 settembre 1998) è stato un artista e designer italiano.
È stato "uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del XX secolo", dando contributi fondamentali in diversi campi dell'espressione visiva (pitturasculturacinematografiadisegno industriale, grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica) con una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell'infanzia attraverso il gioco.
Bruno Munari è figura leonardesca tra le più importanti del novecento italiano. Assieme allo spaziale Lucio Fontana, Bruno Munari il perfettissimo domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta; sono gli anni del boom economico in cui nasce la figura dell’artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.

Munari partecipa giovanissimo al futurismo, dal quale si distacca con senso di levità ed umorismo, inventando la macchina aerea (1930), primo mobile nella storia dell'arte, e le macchine inutili (1933). Verso la fine degli anni ‘40 fonda il MAC (Movimento Arte Concreta) che funge da coalizzatore delle istanze astrattiste italiane prospettando una sintesi delle arti, in grado di affiancare alla pittura tradizionale nuovi strumenti di comunicazione ed in grado di dimostrare agli industriali e agli artisti-artisti la possibilità di una convergenza tra arte e tecnica. Nel 1947 realizza Concavo-convesso, una delle prime installazioni nella storia dell'arte, quasi coeva, benché precedente, all'ambiente nero che Lucio Fontana presenta nel 1949 alla Galleria Naviglio di Milano.

È il segno evidente che è ormai matura la problematica di un'arte che si fa ambiente e in cui il fruitore è sollecitato, non solo mentalmente, ma in modo ormai multi-sensoriale.

Nel 1950 realizza la pittura proiettata attraverso composizioni astratte racchiuse tra i vetrini delle diapositive e scompone la luce grazie all'uso del filtro Polaroid realizzando nel 1952 la pittura polarizzata,

che presenta al MoMA nel 1954 con la mostra Munari's Slides.

È considerato uno dei protagonisti dell’arte programmata e cinetica, ma sfugge per la molteplicità delle sue attività e per la sua grande ed intensa creatività ad ogni definizione, ad ogni catalogazione1.



Quando era ragazzino, Munari, cresciuto a Badia Polesine, una piccola cittadina del Veneto, vicino al fiume Adige, trascorreva molte ore accanto alla ‘Macchina galleggiante’ sull’acqua «ad ammirare lo spettacolo continuo dei colori, delle luci, dei movimenti della Grande Ruota». 
Osservava la Grande Ruota che dal fiume pescava penne di gallina, pezzi di carta, foglie di alberi, «alghe ed erbe acquatiche verdi come il vetro morbido», in uno scintillio di gocce, con un rumore di pioggia e con un odore misto di farina, acqua, terra e muschio...
Un bambino dunque ‘immerso’ nella natura con tutti i sensi, contemplatore attivo, attento alla natura in movimento, all’azione dell’acqua e dell’aria... suggestioni potenti che saprà poi trasformare in creazioni artistiche e far vedere anche a noi in un altro modo il mondo in cui viviamo. 
Anche da quella esperienza di bambino, così come da tutte le altre (pensiamo a quella con gli artisti futuristi: è venuto a Milano perché li voleva incontrare ed ha iniziato a collaborare con loro già negli anni Trenta), Munari, sempre attento, sensibile, ha saputo trarre un insegnamento, quello che lo ha portato a sviluppare la conoscenza plurisensoriale nei bambini. 
«Fin da ragazzo - racconta Munari - sono stato uno sperimentatore..., curioso di vedere cosa si poteva fare con una cosa, oltre a quello che si fa normalmente».

«Durante l’infanzia – scrive l’artista – siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quelle attività che gli adulti chiamano gioco. Tutti i ricettori sensoriali sono aperti per ricevere dati: guardare, toccare, sentire i sapori, il caldo, il freddo, il peso e la leggerezza, il morbido e il duro, il ruvido e il liscio, i colori, le forme, le distanze, la luce, il buio, il suono e il silenzio… tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione».

Poi si diventa adulti, si entra nella “società”, uno alla volta si chiudono i ricettori sensoriali. Non impariamo quasi più niente, usiamo solo la ragione e la parola e ci domandiamo: quanto costa? A cosa serve? Quanto mi rende?». E l’artista si chiede con una certa preoccupazione come sarà l’‘uomo del futuro’. Forse senza naso e senza orecchi, perché non bada più al rumore e agli odori... Così lo disegna nel suo libro Da cosa nasce cosa e invita i designers a progettare tenendo presenti tutti i recettori sensoriali2.
Il perché di una scelta
Le insegnanti della Scuola dell’Infanzia di via Cino propongono di attribuire un nome alla scuola, che superi la sua semplice collocazione territoriale e che, allo stesso tempo, la contraddistingua per le sue scelte. http://www.brunomunari.it/images/diascan_019.jpg

La scelta del nome non è in ogni caso cosa facile, ma siamo convinte di poterci impegnare per il nome e la storia di un “grande”, Bruno Munari.

Il personaggio non appartiene del tutto al mondo della scuola, proviene da altri settori come il designer e l’architettura, ma ben presto ha incontrato i bambini e il loro mondo, con loro ha dialogato comprendendone la ricchezza.

Ha proposto modi nuovi di rapportarsi alla creatività e all’intelligenza, superando il pregiudizio che li vede separate e, a volte, antagoniste, ma ponendo l’accento sullo stretto legame che esiste fra loro nell’intraprendere la strada (entusiasmante) della conoscenza, della curiosità, della voglia di sapere e di interrogarsi.

Per comprendere Bruno Munari: una serie di considerazioni da lui dichiarate
Stereotipo

«Conservare l’infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare. I bambini di oggi sono gli adulti di domani, aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare più sensibili, un bambino creativo è un bambino più felice». Ognuno cerca di costruirsi un tipo di strumento per capire e si attacca a quello e non lo molla più. Per cui lo antepone a qualunque spiegazione e poi quando trova che non è così, non capisci più niente. Questo perché non è stato preparato prima. Purtroppo, come dice il solito Piaget, quello che impara un bambino fino a tre, quattro e cinque anni, non glielo toglie più nessuno dalla testa. Ma non bisogna togliere, strappare via lo stereotipo al bambino, altrimenti cade, ha un vuoto. Bisogna far sì che questo stereotipo diventi uno dei tanti modi di esprimere quella cosa, non l’unico modo. http://www.torinofree.it/images/immagini_articoli/dal_02_marzo_2013/laboratori%20munari.jpg

Creatività

La fantasia è quella facoltà che permette di realizzare qualcosa che prima non c’era senza limiti di ogni genere…https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:and9gcqyhs2m5suuwz1ukegygrylomew-x2c6tsqlmzgxrcxebrwroywca

Più che un metodo, come oggi è erroneamente definito, quello proposto da Munari è un modo di porsi e di proporsi nei confronti dei bambini; ed in questa assenza di una strutturazione rigida stanno la fortuna e la universale possibilità di attivazione dei laboratori che vi si ispirano, che dunque possono essere applicati in contesti culturali molto differenti, facilitando l’integrazione, e la comunicazione.

Mostrando con strappi di carta come si sviluppa un albero, facilitando la comprensione di un’opera d’arte, bucando le pagine di un libro per far vedere cosa c’è al di là delle apparenze, consentendo di scomporre l’immagine di un volto per ricostruirne a piacimento l’espressione, l’autore ha come di consueto compiuto gesti semplici e realizzato una delle opere più grandi e complesse che si potessero prevedere.

Con la sua straordinaria capacità di guardare, ha trovato la strada per prestare gli occhi, per trovare gli occhi degli altri e per portarli ovunque egli volesse. Persino a vedere l’assenza, che è una delle imprese più difficili, nell’arte.

Conoscenza

«Si impara facendo» come sostiene Piaget (…) permettere che sia il bambino a fare la scoperta allora memorizza sicuramente. I cinesi dicono «se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco».http://www.corraini.com/admin/tmp/files/photogallery/167-albero.jpg

«Il caso è una componente importante per le scoperte! Pensate alla scienza: quante scoperte sono state fatte per caso…» Allora, se un bambino ha fatto per caso una costruzione e non sa cos’è, dopo un po’ guardandola gli farà venire in mente di fare qualche cosa. Egli collega quello che ha fatto con quello che magari nella sua memoria è rimasto. C’è insomma una relazione che si forma nella mente del bambino, cioè un’abitudine a collegare l’oggetto con il riferimento di qualcosa già conosciuto.
Linguaggio tattile

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Il linguaggio tattile è la prima forma di comunicazione del bambino, è un linguaggio di amore e di conoscenza, ma a differenza degli altri sensi, comporta infatti un contatto con altri corpi e materie: fonte non solo di conoscenza, ma anche di piacere, e proprio per questo a lungo considerato tabù nella cultura occidentale.


Curiosità
«… bisogna stimolare la curiosità e allenare l’osservazione per sviluppare la creatività infantile…»

Una bella sorpresa che incuriosisce da subito… I bambini sono molto attratti dalla quantità e dalla varietà dei materiali disposti sui tavoli e ben divisi per categorie: facendo una specie di ‘girotondo tattile’ si muovono lungo il bordo dei tavoli - alcuni appena ci arrivano! - e possono finalmente toccare tutto.https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:and9gcqkltluq7jz4cyqnnsnkuucr-p72unzaepg6o4u6osthehl4ifs

Vorrei sottolineare l’importanza della messa in scena per stupire, per suscitare curiosità e far venire la voglia di fare: è qui che si dovrebbe manifestare la creatività dell’operatore, non nel suggerire che cosa fare. Promuovere la scoperta di cose nuove favorendo la conoscenza, e stimolare il pensiero progettuale creativo sono tra gli obiettivi principali dei Laboratori Metodo Munari.

Il primo momento è dedicato all’esplorazione e alla scoperta dei vari materiali. Si conosce con tutti i sensi: la morbida e calda pelliccia, la leggerezza e la trasparenza della plastica a bolle, e la duttilità della gommapiuma. Spetta all’adulto aiutare i bambini a dare un nome giusto alle cose: così si allarga la loro conoscenza.

Munari stesso si lascia attrarre da alcuni materiali che lo incuriosiscono e inizia a ‘giocare’ felice accanto ai bambini che lo osservano con attenzione, imparando cose nuove.
Adulto

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Invece di lunghe spiegazioni – suggerisce l’artista – è preferibile «far vedere come si fa» con “azioni-gioco” percepibili attraverso i sensi. Azioni-gioco alla scoperta di come utilizzare in modo non convenzionale materiali e strumenti. «Con il gioco - dice Munari - il bambino partecipa globalmente; al contrario, se ascolta si distrae perché continua a pensare ad altre cose».

E qual è il ruolo dell’adulto? Un affettuoso assistente tecnico che fa vedere come si fa, e non dice che cosa fare… Solo quando necessario interviene aiutando a risolvere un problema, secondo il principio didattico: 'Dire come fare e non cosa fare'. Compito dell’educatore - osserva Munari - è dare ai bambini tutte le informazioni di tipo tecnico, senza suggerire temi già predisposti dagli adulti. Osserviamolo in azione: gioca insieme ai bambini, sperimenta, crea qualcosa di nuovo che li stimola e incuriosisce, così imparano, imitando gli adulti! 
Bambino
«… credo che la cosa più importante che ho fatto in tutto l’attività sia questa: occuparmi dei bambini».https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:and9gctgjvk8vy3_qnmzuivvlvn1vzjqbnkpcjvyditfxo3a_w-ye--xra

«conoscere i bambini è come conoscere i gatti… Per entrare nel mondo di un bambino (o di un gatto) bisogna almeno sedersi per terra, non disturbarlo nelle sue occupazioni e lasciare che si accorga della vostra presenza. Allora sarà lui a prendere contatto con voi, e voi che ( essendo più adulto e non siete invecchiato invano) siete più intelligenti potrete capire le sue esigenze, i suoi interessi…

« conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare».
Errore

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« È importantissimo conoscere gli errori che si fanno, perché se non si conoscono restano lì nel progetto. Molta gente non riesce ad esprimere le proprie capacità rimanendo bloccata dalla paura di sbagliare perché non conosce la potenzialità dell’errore».



Metodo
«Ogni bambino ha i suoi tempi di azione, il suo carattere, i suoi interessi, la sua personalità. È più giusto stimolare i bambini a fare, dando loro, però, tutte le informazioni di tipo tecnico sul come si fa a fare senza dar loro temi già predisposti da adulti. Non dar loro idee già fatte, ma dar loro una metodo perché ognuno si costruisca il suo modo di fare».

L’AMBIENTE come laboratorio. IL MATERIALE come offerta di conoscenza. L’ADULTO come guida e indicatore di metodi di lavoro3.


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“ Un bambino creativo è un bambino felice”

Bruno Munari

LIBRI PER L’INFANZIA DI BRUNO MUNARI

Movo: modelli volanti e parti staccate - Grafitalia (1940)

Mondo aria acqua terra - (1940)

Le macchine di Munari - Einaudi (1942)

Abecedario di Munari - Einaudi (1942)

Scatola di architettura - Castelletti (1945)

Mai contenti - Mondadori (1945)

L'uomo del camion - Mondadori (1945)

Toc toc - Mondadori (1945)

Il prestigiatore verde - Mondadori (1945)

Storie di tre uccellini - Mondadori (1945)

Il venditore di animali - Mondadori (1945)

Gigi cerca il suo berretto - Mondadori (1945)

Che cos'è l'orologio - Editrice Piccoli (1947)

Che cos'è il termometro - Editrice Piccoli (1947)

Meo il gatto matto - Pirelli (1948)

Acqua terra aria - Orlando Cibelli Editore (1952)

Nella notte buia - Muggiani (1956)

L'alfabetiere - Einaudi (1960)

Bruno Munari's ABC - World Publishing Company (1960)

Bruno Munari's Zoo - World Publishing Company (1963)

La torta in cielo - Einaudi (1966)

Nella nebbia di Milano - Emme edizioni (1968)

Da lontano era un'isola - Emme edizioni (1971)

L'uccellino Tic Tic, con Emanuele Luzzati - Einaudi(1972)

Cappuccetto Verde - Einaudi (1972)

Cappuccetto Giallo - Einaudi (1972)

Dove andiamo?, con Mari Carmen Diaz - Emme edizioni (1973)

Un fiore con amore - Einaudi (1973)

Un paese di plastica, con Ettore Maiotti - Einaudi(1973)

Rose nell'insalata - Einaudi (1974)

Pantera nera, con Franca Capalbi - Einaudi (1975)

L'esempio dei grandi, con Florenzio Corona -Einaudi (1976)

Il furbo colibrì, con Paola Bianchetto - Einaudi(1977)

Disegnare un albero - Zanichelli (1977)

Disegnare il sole - Zanichelli (1980)

I prelibri (12 libri) - Danese (1980)

Cappuccetto Rosso Verde Giallo Blu e Bianco -Einaudi (1981)

Tantagente - The Museum of Modern Art (1983)

Il merlo ha perso il becco, con Giovanni Belgrano - Danese (1987)

La favola delle favole - Publi-Paolini (1994)

La rana Romilda - Corraini (1997)

Il prestigiatore giallo - Corraini (1997)

Buona notte a tutti - Corraini (1997)

Cappuccetto bianco - Corraini (1999)


SITOGRAFIA



www.sed.beniculturali.it/index.php?it/183/bruno-munari-la-polisensorialit-e-i-bambini

( il lavoro di Bruno Munari con i bambini)


http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Munari#Libri_per_l.27infanzia

(vita di Bruno Munari)


http://www.pensieriparole.it/aforismi/autori/b/bruno-munari/pag1

(Frasi di Bruno Munari)


http://share.dschola.it/sinigaglia/materna%20munari/GIOCARE%20HA%20UN%20SENSOANZI%205/2012%20-%202013/progetto

A CURA DI:


Le insegnanti Luana Benedetti, Fabiola Nesi e Francesca Baldi



1 http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Munari#Libri_per_l.27infanzia

2 http://www.sed.beniculturali.it/index.php?it/183/bruno-munari-la-polisensorialit-e-i-bambini

3 http://share.dschola.it/sinigaglia/materna%20munari/GIOCARE%20HA%20UN%20SENSOANZI%205/2012%20-%202013/progetto




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