Scuola Transteorica di Counseling Relazionale prevenire e’ possibile



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Libera Università Popolare per gli Studi e le Ricerche sul Counseling



Scuola Transteorica di Counseling Relazionale

PREVENIRE E’ POSSIBILE

Lucca


6 giugno 2015
TESI DI DIPLOMA
Diventare Donna

Riflessioni e ricerca sull'identità femminile ad oggi

Relatrice: Candidata:

Dott.ssa Michela Galli Antonella Artiaco

ANNO ACCADEMICO: 2013/2014
INDICE

INTRODUZIONE pag. 3

Capitolo I COS'E' LA DONNA OGGI? pag. 7

La donna dell'Apparire pag. 8

La donna del Fare pag. 11

La donna del Sentire pag. 12

La donna femminile e la donna virile pag. 14

Le risorse degli idealtipi al femminile pag. 16



Capitolo II IL MALESSERE FEMMINILE pag. 19

Uno sguardo a ritroso: dalle quote rosa alle origini del femminismo pag. 20

Una sintesi storica del femminismo pag. 22

L'aggressività femminile pag. 26

L'aggressività con il proprio sesso pag. 28

Il rapporto con il maschile: somiglianze e differenze nel conflitto pag. 30

Una particolare espressione del conflitto: lo stalking

e le denuncie per stalking pag. 33



Capitolo III L'IDENTITA' FEMMINILE pag. 35

Identità sessuale ed identità di genere pag. 38

Differenze tra maschile e femminile pag. 42

Capitolo IV UNA RICERCA SULLE DONNE pag. 47

Risultati della ricerca pag. 55

Prospettive della ricerca pag. 56

CONCLUSIONI Una nuova lettura del genere oltre il genere pag. 58

APPENDICE pag. 65

BIBLIOGRAFIA pag. 76
"Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire!"

Anna Magnani



INTRODUZIONE

Il tema del femminile è un tema oggi molto dibattuto che porta con sé molteplici significati e pregiudizi che lo rendono paradossalmente quasi un tabù: parlare oggi del femminile infatti assume toni ideologici e stereotipati nella stigmatizzazione di un femminile che a tutti i costi deve coincidere con l'ideologia femminista.

Viviamo in una società dove i diritti rivendicati dal movimento femminista sono stati riconosciuti (anche se molte femministe su questo punto avrebbero da ridire), dove la donna, insieme all'uomo, condivide stili di vita e di pensiero, dove può scegliere quale Dio pregare e a quale genere appartenere. La donna è libera, ma nonostante tutto è ancora insoddisfatta e arrabbiata. Perché e soprattutto con chi?

Siamo arrivate ad una tale negazione del nostro essere donna che nulla più ci rende felici, euforiche si, ma felici più nulla. Siamo in continua ricerca di qualcosa all'esterno che ci dia pace. È come se per una donna le cose importanti della vita fossero sempre da un'altra parte, in un'altra situazione, in un'altra relazione.

Siamo arrivate al punto massimo di malessere relazionale, sia con noi stesse, sia con le altre donne, sia con il sesso opposto, sia con il sistema globale.

...Siamo sul crinale... non è questione di andare avanti o tornare indietro, non è questione, come molti credono, di invertire la marcia, di “tornare a casa” o di far “tornare il patriarcato”. La questione è se ri-legarsi a sé, se salvare la propria differenza femminile o slegarsene definitivamente.... [M. Terragni, La scomparsa delle donne, 2007, 16]

Sono nata in una famiglia in cui i ruoli del maschio e della femmina sono stati ben distinti ma in cui non c'è mai stata prevaricazione, dove il problema della sottomissione femminile non si poneva. Mia madre ad esempio era contenta di avere cura delle cose del suo compagno di vita, al contempo mio padre era ben contento di progettare, costruire e decidere insieme a lei il loro futuro. Quello che contava era volersi bene: volere il bene dell'altro.

Uscendo dal mio nucleo familiare notavo come le dinamiche relazionali fossero invece molto diverse.

Mi colpiva ad esempio il fatto che nella maggioranza delle famiglie intorno a me, le donne ben più emancipate di mia madre e che effettivamente dominavano i loro mariti, fossero in realtà meno serene e molto meno soddisfatte. Sono passati 35 anni e purtroppo la situazione non mi sembra cambiata, ma anzi peggiorata.

Se infatti 50 anni fa si poteva sostenere a tutto tondo l'esistenza di un maschilismo sociale che si traduceva in difficoltà di carriera ad esempio, o in generale in un'immagine della donna dimessa e relegata ai compiti domestici, oggi ad osservare la realtà, guardare film, pubblicità, letterature di genere e simili, si può facilmente notare come l'immagine socialmente condivisa della donna sia invece centrata sul controllo, sulla forza. Goffman nel 1976 analizzò le immagini maschili e femminili nella pubblicità scoprendo come ad eccezione dell'ambito domestico, gli uomini venissero rappresentati nell'esercizio di ruoli di comando. Notò anche come la collocazione fisica delle donne nelle fotografie era più bassa di quella degli uomini. Se avesse svolto questa analisi al giorno d'oggi avrebbe notato l'esatto opposto.

Documentandomi e riflettendo sull'immagine della donna oggi, penso che il disagio, il malessere femminile nascano proprio dalla frenesia del fare, dal bisogno di dover riempire ogni singolo minuto della propria esistenza: lavoro, casa, figli, shopping, palestra, estetista, chirurgo, letture intellettuali per essere preparate al confronto col maschio. Malessere che nasce dal voler controllare tutto ed apparire perfette, perché questo vuol dire essere donna oggi. I media ci propongono modelli di donne belle, sorridenti, magre e iperattive che sono sempre più alla ricerca di prodotti che velocizzino e favoriscano il quotidiano, prodotti che rendano i propri corpi perfetti, con visi bamboleschi ma con occhi accattivanti e seduttivi, labbra carnose e nessun segno dell'età.

La società urla alla donna tre verbi da seguire per costruire un'identità sana: apparire, fare e sentire.

Siamo arrivate a creare una società dove la maternità è under attack [Terragni, 2007], chirurghi plastici in sala parto per eliminare le tracce di quella maternità, siamo arrivate a negare la bellezza del corpo di donna incinta prima e mamma poi, unico pensiero è riappropriarsi del proprio corpo e ritornare come prima... come nulla fosse accaduto, come tutte le donne dello spettacolo che pochissimi mesi dopo il parto ritornano sul palco con corpi ancora più scolpiti e perfetti “...prima o poi un utero di plastica ci dispenserà dall'incomodo...” [M. Terragni, 2007].

In questa tesi, ho deciso di approfondire il tema dell'essere donna sia nella differenza con il maschile che nella condivisione dell'appartenere all'homo sapiens sapiens che nella dimensione dell'integrazione tra i sessi.

Nella prima parte della tesi dedicandomi al tema della differenza sono andata a studiare le tipologie e gli stereotipi del femminile.

Nella seconda parte ho invece affrontato le questioni della condivisione e del confronto tra i sessi: l'aggressività maschile e femminile, il conflitto, il comune problema dell'appartenenza di genere.

Nell'ultima parte mi sono invece dedicata a proporre alcune forme di integrazione possibile nell'ottica delle relazioni evolute.

In appendice ho trascritto una serie di sms/catene che circolano attualmente tra le donne e che oltre ad essere rilevanti per i contenuti, mostrano lo stato dell'arte del conflitto tra femminile e maschile.

Ho infine deciso di escludere il tema della maternità per due ordini di ragioni: in termini funzionali, avrebbe richiesto un'enorme estensione del lavoro di ricerca; non volevo che l'ingombro emotivo di questo tema riducesse l'analisi del femminile alla sola maternità.

La maternità è del resto una caratteristica dell'affettività tipica del femminile ma non esclusiva dell'essere mamma.



Capitolo I

COS'E' LA DONNA OGGI

Nell'era del web, la mia ricerca è iniziata ovviamente in internet.

Per avere una visione un po' più completa di cosa significhi essere donna oggi, quali sono gli interessi femminili e cosa propone la società per il benessere della donna, ho trascorso un lungo pomeriggio a navigare in internet (per me è stato scoprire un mondo...). Ho visitato numerosi siti femminili e cliccando le varie aree proposte (attualità, bellezza, moda, oroscopo, salute, casa e cucina, vivere meglio, fai da te...) ho notato che di fondo il messaggio era il solito: per una sana femminilità, la donna oggi deve apparire, fare e/o sentire.

Riflettendo su questi tre aspetti femminili, mi son venuti in mente le tre dimensioni simbolico, dinamico, narrativo; apparire-simbolico, fare-dinamico, sentire-narrativo. Per quanto questo parallelismo possa funzionare sul piano descrittivo, sul piano pratico, la loro compresenza, così come proposti da questi siti femminili, non produrrebbe un reale benessere della persona, in quanto difettano di profondità e riflessione profonda sull'essenza ed identità femminile.

L'apparire simbolico rimane infatti ristretto ad un egocentrismo estetico e ad una ricerca di potere, in nessun modo modifica il punto di vista su se stessi o sull'altro. Così come il narrativo a cui si fa riferimento qui, non modifica realmente un vissuto interiore né di se né dell'altro, ma si limita ad un utilizzo strategico delle proprie capacità empatiche di condivisione. Al contempo il fare dinamico non si risolve in una pratica relazionale o realistica di soluzione ai problemi della vita.

In termini trasversali questi tre modelli appaiono dunque come ambizioni verso cui tendere, miti del femminile per essere accettate in società. Ovvero tutte forme, più o meno complesse ed evolute, di un narcisismo egocentrico privo di dimensioni reali di affettività e relazione evoluta con l'esterno. Dietro l'apparenza positiva di questi miti vedremo come purtroppo si nascondano modi di essere egoistici ed autorefenziali, dannosi tanto quanto i passati miti del maschile: dallo yuppismo, al rude silenzioso, all'hipster odierno.

A monte sembrano esserci a tutti gli effetti quell'ipersoggettivismo che la società di oggi propone in tutte le salse!

Prima di descriverle mi piace lanciare una provocazione sul tema del cambiamento del femminile negli ultimi 70 anni: “la società si andava modernizzando in modo tumultuoso... eravamo all'oscuro di tutto, senza anticorpi e nel giro di pochi anni siamo passate dall'obbligo di essere caste, con la gonna a pieghe, alla vergogna di essere vergini...” [L.Percovich, “La coscienza nel corpo. Donne, salute e medicina negli anni settanta”, Franco Angeli, Milano 2004]



La donna dell'Apparire

Ginette Paris, in La rinascita di Afrodite, [Moretti e Vitali, Bergamo 1997] offriva un'interessante sintesi descrittiva di un certo tipo di donne che possiamo includere nel profilo della donna dell'apparire: “costantemente preoccupata di provare che non è brutta, ma senza possedere più i mezzi per partecipare veramente alla bellezza... l'ossessione per il proprio aspetto esteriore diventa l'equivalente del bigottismo religioso di chi ripete meccanicamente formule vuote o gesti privi di anima...”.



La donna dell'apparire è una donna ovviamente appariscente, che si fa guardare, a volte perché davvero bella, a volte perché stravagante, a volte perché eccessiva. Dedica molte delle sue energie alla cura del corpo e alla sua immagine esteriore, organizza la sua giornata affinché ci sia del tempo da dedicare alla sua persona (si sveglia un'ora prima per prepararsi con cura). Frequenta centri estetici e luoghi alla moda e spesso ricorre al chirurgo anche solo per piccoli ritocchini.

Ama fare shopping: il suo è uno shopping quotidiano, in ogni occasione acquista qualcosa per sé, una crema, un make-up, un capo di abbigliamento a seconda di ciò che può permettersi. È una donna con una buona dialettica, e buone abilità sociali, ama apparire informata ed esperta in proporzione alla sua estrazione sociale. Apparentemente spontanea e invece molto strategica, racconta solo quello che lei ritiene utile dire e lo modula in relazione al suo obiettivo: è un'abile manipolatrice, raggira con modi tattici l'altro per ottenere ciò che vuole. Difensiva e controllante, si posiziona nello spazio in modo da avere sempre tutto sotto controllo. Nella relazione con altre donne vuole predominare ed essere la capobranco, è assertiva, difficilmente prende posizioni per paura di perdere benefit. Ama raccontarsi, le piace tanto che si parli di lei. In alcuni suoi aspetti è simile alla donna narcisista di Simone De Beauvoir, una donna che ama l'immagine di sè più della propria persona. Festosa che sa far ridere e trascorrere una buona serata in compagnia, ama essere la prima donna e attirare l'attenzione di tutti i maschi presenti. Molto seduttiva e sicura di sé, ha un modo di camminare intrigante, gli sguardi sono il suo forte, siede spesso con le gambe accavallate e sempre un po' di profilo. Vedo non vedo è la sua regola di base. Vuole piacere a tutti i tipi di maschio ma per sé cerca un uomo che non le tolga il palcoscenico, introverso ma non troppo che le prepari gli assist ma non faccia azioni autonome, un uomo che si faccia guidare e condizionare, che lasci a lei le decisioni ma sappia farle sorprese e farla sentire unica, ama ricevere regali ma anche farli, è il suo modo di dimostrare l'affetto. Il suo vivere interno è molto oscillante, passa da momenti di grande euforia a momenti di grande angoscia che cerca di arginare con controllo e rigidità, per questi motivi ha disturbi alimentari che solo raramente si esprimono all'esterno (come le ortoressie più complesse). In ambito lavorativo predilige lavori a contatto con le persone, anche qui dipende molto dalla sua estrazione sociale, dalla manager o responsabile di un settore alla segretaria classica, dalla rappresentante farmaceutica alla venditrice porta a porta di prodotti femminili, dalla farmacista alla commessa, dalla modella all'istruttrice di danza.

Difficilmente si propone come suffragetta o esplicitamente come femminista ma anzi, a volte si propone come una donna che riafferma l'importanza del maschile.

Come donna di casa è per tutte le caratteristiche fin qui elencate molto attenta all'immagine dei suoi figli e della casa (su cui spende molti soldi), effusiva ma isterica e dunque difficilmente affettuosa, vive oscillazioni interne che influiscono molto nel suo rapporto con i membri della sua famiglia. Le basta poco per esplodere con grande aggressività, anche se, ovviamente, a porte chiuse.

Dietro un mondo patinato ed edulcorato nel suo perfezionismo estetico e simbolico si nasconde però un egocentrismo molto forte. Ciò che conta è la sua vittoria, il suo potere. Non l'affetto che riceve o che offre perché anzi, questi sono segni di debolezza. Apparentemente impeccabile, povera, algida, solitaria, egoista nella sostanza.

In questa lettura dell'affermazione del femminile trovano spazio differenti modelli estetici: l'intellettuale carismatica ed intrigante di sinistra, la velina supersexy, la femminona dominante di destra, la madre anoressica anaffettiva o le lolita della cronaca odierna. Il femminismo intellettualistico dell'ideologia del gender fino al lesbismo conflittuale di matrice comunista ne sono fulgidi esempi. … “La ragazza perfetta deve avere tutto ed essere tutto: intelligente, sexy, spiritosa, ricca, disinibita, anzi, un po' puttana, piena di amici, lanciata verso una luminosa carriera e naturalmente molto molto magra, eventualmente con l'aiuto di alcol, droghe, ansiolitici e antidepressivi” [Terragni, 2007].

Spesso la sua storia personale è segnata da una sorta di catena matriarcale di madri anaffettive che mai le hanno insegnato a coltivare la sua identità e la sua anima. Nei fatti, il loro rapporto con i sentimenti è inibito e bloccato dal controllo che ne esercitano causato dalla paura che le muove. “Queste non sono ragazze che conquistano un piacere sessuale, queste sono ragazze che conquistano un riconoscimento sociale. Il sesso è solo un mero strumento” scriveva provocatoriamente Ariel Levy, in “Sporche femmine scioviniste”, Castelvecchi, Roma 2006.

Questo tipo di donna ha imparato a contenere la sua angoscia con la strutturazione di forti schemi di controllo. Secondo il nostro modello personologico sarebbe una donna Avara e/o Sballona.



La donna del Fare

La donna del fare è ovviamente iperattiva, la giornata di 24 ore non le basta mai, è in continuo affanno per riuscire a completare tutto quello che si è prefissata di fare. Ha le braccia e le gambe sempre in movimento ma la sua mente è il vero carro armato, mentre fa una cosa lei pensa alle altre 150 da fare, e così non riesce a godersi i risultati ottenuti e le vittorie raggiunte. Non è eccessivamente attenta al suo aspetto estetico, è curata ma predilige la funzionalità e la praticità. La donna del fare è aggressiva, il suo passo veloce e deciso, quando passa si sentono i suoi tacchi.

Il suo rapporto con i soldi è molto pragmatico: non ama fare shopping, ma nelle occasioni di acquisto compra con fine di ridurre gli sprechi e gli eventuali ulteriori momenti di shopping. Cucina, pulisce, lavora, rammenda, è disponibile per chi ha bisogno, è sempre piena di impegni e solo a descriverla viene l'affanno. Il cibo per lei è funzionale, cucina per gli altri ma se è sola mangia un panino.

Il lavoro per lei è indispensabile. È competitiva, ambiziosa e molto esigente. Qualsiasi sia la sua estrazione sociale, i lavori che predilige sono comunque dinamici, impegnativi o creativi, e se può scegliere privilegia lavori autonomi: dall'imprenditrice alla politica, dall'artigiana al promotore finanziario, dal medico alla badante, dalla donna soldato alla sindacalista.

Le sue relazioni ovviamente sono relazioni dinamiche, dimostra il suo affetto facendo cose per gli altri, è altruista, le piace stare in compagnia ma in movimento, organizzare cene, pic-nic, gite fuori porta, ma il suo bisogno di accudimento non le permette di godere appieno questi momenti perché troppo impegnata a fare. Il suo rapporto con il maschio è davvero un testa a testa, la donna del fare è molto mascolina e fortemente autonoma, cerca un uomo che l'assorba ma al contempo che riesca a tenerle testa. In famiglia è una donna molto presente nei fatti, ma incapace di cogliere i bisogni altrui e spesso di lasciare spazi autonomi, con la sua inesauribile energia, guida tutto il suo gruppo. Il suo agire spesso è intimidatorio e decisionista.

La donna del fare è la femminista doc, la suffragetta, l'icona del femminismo liberale e marxista, libertà e indipendenza sono i minimi sindacali da lei accettati. È resiliente e autonoma. E' come la donna indipendente di Simone De Beauvoir, è fiera di bastare a se stessa, vuol vivere allo stesso tempo come un uomo e come una donna, ma in questo modo moltiplica le sue fatiche non riuscendo così a soddisfare alcun suo bisogno.

Volendola rappresentare con un grafo del nostro modello teorico sarebbe polarizzata sul ruminante, adesivo e/o delirante. La sua vita mentale e la sua carica interiore le riducono le sue capacità empatiche e la sua sensibilità, presa da sé a volte le sue parole sono taglienti e molto forti.

Il suo vivere quasi esclusivo nella sfera dell'attivazione la rende sempre meno abile a reggere i carichi emotivi. Per la sua salute mentale, cerca di negare i propri vissuti e rimuovere i propri dolori. Più accumula dolore, più aumenta la sua reattività fino a diventare un treno in corsa senza macchinista.



La donna del Sentire

...E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta. [ Susanna Tamaro, Va dove ti porta il Cuore, 1994]

La donna del sentire è tutta concentrata nei suoi vissuti complicati, in cui si culla e si perde. Introversa, a volte timida, apparentemente umile e accondiscendente ma dentro di sé molto squalificante e autoreferenziale. Il suo agire è molto lento e complesso, per lei fare, prendere una decisione, sono un processo molto lungo, perché troppo esigente e giudicante con se stessa e con gli altri e quindi spesso insoddisfatta. Indugia su ogni decisione al fine di non avere mai responsabilità negli eventi. Il suo fine ultimo è mantenere stabili e costanti i suoi vissuti al di là di ogni segnale esterno. Fidarsi e abbandonarsi sono emozioni che difficilmente si concede. Ha ottime capacità empatiche che nel privato utilizza per condizionare i comportamenti altrui tramite manipolazioni, istigazioni, demotivazioni o squalifiche. Non parla molto di sé, è ambigua e sfuggente, da un lato per evitare ogni possibile giudizio, dall'altro perché teme di perdere il potere che acquisisce con i segreti. È un'amica disponibile, effusiva, presente, attenta ed accogliente, sa consolare, le piace molto ascoltare i vissuti altrui e dare consigli, vuole essere l'amica del cuore, colei che custodisce segreti e dolori di cui è esperta. Nel gruppo è una figura apparentemente invisibile invece è lei che ne regola il clima relazionale e lo stile. Ottiene nel complesso una apprezzabile immagine poiché all'esterno appare seducente, poetica, sensibile, delicata e fragile oltre che intrigante e intelligente. Tramite la sua effusività, anche quando edulcorata, esprime un'affettuosità che in prima istanza appare decisamente materna. Rappresenta l'ideale della madre-madonna ed in lei l'etica del sacrificio trova la sua massima espressione. È lei che rinuncia a tutto per i figli e per il proprio uomo, che sacrifica i suoi desideri per la felicità di chi le sta vicino. Dietro questo velo è però lei che fa sentire in colpa e chiede il conto della sua infelicità, ottenendo così un potere a volte anche maggiore di quello esplicito dei due modelli di donna precedentemente descritti.

E' una mamma molto presente e attenta, che cerca di educare i figli affinché essi diventino delle persone che possano avere nella vita tutto quello che a lei è mancato e che ha dovuto sacrificare per la famiglia.

Nel rapporto di coppia è la donna innamorata di Simone De Beauvoir [1949], quella che cerca di vedere con gli occhi del suo amato, legge i libri che egli legge, gli hobbies di lui diventano quelli di lei, adotta le sue amicizie così come le sue inimicizie, si fonde a lui con la speranza e poi la pretesa che diventino tutt'uno. Fa suo il mondo del suo uomo al fine di mostrargli cosa significhi veramente amare e quindi spera che presto anche lui faccia lo stesso. E quando questo non avviene l'amore così devoto si trasforma velocemente in disamore e a volte anche in odio.

Il lavoro non è tra i suoi obiettivi primari, predilige infatti impieghi saltuari o con orari flessibili, part-time, adattabili alle sue esigenze: dalla maestra alla casalinga, dalla veterinaria alla volontaria, dalla psicologa alla poetessa, dall'assistente sociale alla baby-sitter.



La donna femminile e la donna virile

Se i modelli presentati nel precedente paragrafo sono gli ideali a cui la donna odierna tende, è altrettanto utile adesso analizzare le varie forme che la femminilità assume.

Masini nel 2006 scriveva a proposito di forme di espressione del femminile e del maschile ed individuava due tipologie di femminile che vale la pena presentare sinteticamente poiché aggiungono utili elementi alla mia indagine sulla realtà del femminile odierno:

La donna femminile è descritta (sintetizzo da B. Giordani, 1991 e da F.J.J. Buitenijk, 1967) come caratterizzata dal profondo bisogno di essere amata e, allo scopo di far volgere verso di sé tale attenzione d'amore, centrata su una personalità narcisistica (che egocentricamente desidera l'attenzione degli altri a sé). Questo tipo di donna si interessa quasi esclusivamente alla percezione delle sue emozioni, è ipersensibile alle personali reazioni, si sente facilmente ferita nell'amor proprio, ha sempre il bisogno di attirare su di sé l'interesse altrui, tende ad appoggiarsi ad altri richiedendo costantemente aiuto, può manifestare espressioni di umiltà anche eclatante ma non sincera. Non riesce a raggiungere oblatività nel rapporto altrui se non nelle caratteristiche pseudomaterne, sentimentalistiche e morbose.

Questo modo di vivere esclusivamente la propria identità sessuale e non costruire identità personale, la conduce a forme vuote e banali di vanità, di superficialità e di esteriorità.

Questa espressione della femminilità è, aggiunge l'autore, da considerarsi tipica dell'adolescenza umana in cui molte donne restano imprigionate per tutta la vita.



La donna virile è una persona che, per diverse cause (psico-bio-relazionali) ha rifiutato la sua identità di genere ed ha cancellato la sua emotività prendendo a modello atteggiamenti autoritari e voglia di dominio.

E' una donna risoluta che ha scelto di esprimere se stessa attraverso il potere ed ha trasformato la sua realizzazione di persona in obiettivi di coraggio, di sforzo, di impegno e di volontarietà. Si propone quasi come persona asessuata e non conciliata con la sua identità di donna, da cui prende distanza frammentando il sé. La rottura interna è infatti la sua caratteristica coperta dalla costante negazione di tal frattura: la prima conseguenza di questa condizione è la fuga dai rapporti intimi e significativi e la volontà di gestire costantemente in prima persona ogni tipo di rapporto. Il suo modo di fare è quello tipicamente maschilista ideologizzato per coprire con la motivazione della difesa della sua condizione un esagerato bisogno di dominio.

Tale mascolinizzazione si accentua quando tale donna struttura in maniera salda vincoli con altre donne che divengono veri e propri sodalizi. La potenza di queste relazioni è tale da regolare i diversi rapporti matrimoniali ed educativi che le diverse donne intrattengono.

La donna virile non ha una esplicita propensione per l'inversione sessuale, o, almeno, la manifesta in misura molto minore del maschio, in ragione della minor espressione psicobiologica del desiderio di appagamento sessuale oltreché per la maggior pressione sociale contro il lesbismo. Lesbismo che, tra l'altro, fa immediatamente cadere l'intero costrutto di credenza e di immaginari rivendicativi che tal tipo di donne esprimono contro l'uomo. Come potrebbe ancora essere critica nei confronti del maschio ove fosse divenuta esattamente come lui anche sul piano della caccia sessuale?



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