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UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE

Modello applicato di formazione in servizio rivolto

agli insegnanti curriculari e specializzati

per le attività di sostegno

aa.ss. 2006/07- 2007/08

PRESENTAZIONE

L’esperienza di formazione in servizio promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria , iniziata negli aa.ss. 2002/03 e 2003/04, è proseguita nel tempo fino ad approdare all’anno scolastico in corso, durante il quale si stanno concludendo , in due dei nove poli di formazione funzionanti, le azioni intraprese a partire dall’anno scolastico 2006-07.

La complessiva attività realizzata nel quinquennio è documentata dalle precedenti pubblicazioni che hanno svolto la funzione di far circolare le esperienze attuate e di non disperdere i risultati raggiunti, perché potessero essere acquisiti come base di partenza per progettare le nuove iniziative.

Il tentativo è stato quello di costruire un circuito virtuoso, entro il quale la formazione inerente alle tematiche dei Bisogni Educativi Speciali e della disabilità fosse uno snodo fondamentale nel quadro delle trasformazioni in atto del sistema formativo.


L’obiettivo può dirsi raggiunto se è vero che sono stati formati circa 3.000 docenti appartenenti a tutti i gradi scolastici, in servizio nelle scuole di ogni ambito territoriale della regione e, soprattutto, non solo insegnanti specializzati per le attività di sostegno ma, in numero sempre più elevato, insegnanti curricolari.
L’articolazione delle attività è stata, inoltre, funzionale alla valorizzazione e al consolidamento delle reti territoriali sia in termini di reti di scuole che di rete fra servizi, associazioni, comunità . Ciò al fine di contribuire all’attivazione di processi che portino le singole unità scolastiche a caratterizzarsi come comunità inclusive, nella prospettiva dell’accoglienza, del riconoscimento e della valorizzazione di ciascun soggetto.

Il presente volume tenta di testimoniare quanto assunto a fondamento delle iniziative attivate negli anni scolastici 2006-07/2007-08 e si propone come uno “strumento” di lavoro per chi fosse alla ricerca di risposte specifiche a domande “speciali”, nella convinzione che sia sempre più necessario affinare le competenze e approfondire le conoscenze per rendere efficace il normale fare scuola quotidiano.


Questo è il compito che l’Ufficio Scolastico Regionale ha assunto nel tempo e che , mediante l’impegno profuso dal Gruppo di progetto, costituito dai dirigenti scolastici, ai quali peraltro va il mio sentito ringraziamento, presso i cui Istituti si sono tenuti i corsi di formazione, ritiene di aver svolto nella logica di fornire supporto e assistenza alla crescita professionale del personale scolastico.

Il Direttore Generale

Nicola Rossi

L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI AUTISTICI



ASSISI

PERUGIA

TERNI

MATERIALE INFORMATIVO

(Estratto dalle dispense)

Dott.ssa R. Toccaceli


…La sindrome autistica è, infatti, un disturbo generalizzato dello sviluppo che mina alle radici quelle funzioni che sono vitali per una corretta evoluzione dei processi cognitivi, deviando in particolare quei percorsi cerebrali che conducono un bambino ad avere condotte comportamentali, capacità di comunicazione e rapporti interpersonali assolutamente nella norma”.

Sul Bollettino dell’ANGSA n° 3 , Agosto-Ottobre 2000 si legge che oggi si apre una nuova era di ricerca sull’autismo: le scoperte sulla genetica di tale sindrome portano a riconoscere che i fattori genetici giocano dalla nascita il ruolo principale nella causa dei disordini.

Oltre cinquant'anni fa, Leo Kanner, un eminente psichiatra infantile della Jhon Hopkings University, descrisse per primo un insieme di 11 bambini che avevano in comune una serie di caratteristiche cliniche molto peculiari ( era il 1943). Questi bambini erano diversi dagli altri, soprattutto rispetto al loro estremo ritiro sociale.

Questo portò Kanner a vedere la loro “solitudine autistica” come la caratteristica più importante di questa nuova sindrome che aveva identificato.

Dopo Kanner, molto si è continuato a parlare di autismo e contributi più o meno validi sono stati apportati da illustri studiosi quali: Bettlaim, Schoppler, Delacato, Lovaas…

Alcuni di loro hanno parlato di tale problematica in senso positivo, altri in senso negativo attribuendo colpe più o meno gravi ai genitori.

…Sono passati più di 50 anni da quando lo stesso dott. Leo Kanner scrisse il primo articolo applicando il termine autismo ad un gruppo di bambini che erano chiusi in se stessi ed avevano seri problemi di socializzazione, di comunicazione e di comportamento.

“ Quando veniva portato in una stanza , non si curava per niente delle persone e si interessava immediatamente agli oggetti…….non guardava mai le persone in faccia…………….quando aveva in qualche modo a che fare con loro, le trattava, o piuttosto trattava parti di esse come se fossero oggetti….usava una mano per farsi guidare…….giocando urtava con la testa contro sua madre allo stesso modo in cui altre volte urtava la sua testa contro il cuscino” ( Leo Kanner).

Dagli studi di Leo Kanner ad oggi sono passati molti anni ed altri studiosi come lui si sono interessati a tale problema evidenziando delle caratteristiche specifiche comuni a tutti i bambini:

si parla della triade delle disabilità



  • 1-interazione sociale

  • 2- linguaggio

  • 3- comportamenti stereotipati .

Cerchiamo di esaminarne uno ad uno:

1- INCAPACITA’ NELL’INTERAZIONE SOCIALE: rientrano in essa:



  • Assenza di contatto visivo, espressioni facciali, gesti del corpo e postura.

  • Fallimento nello sviluppare relazioni con i coetanei e con gli adulti.

  • Assenza di condivisione degli interessi e del divertimento con gli altri.

2- INCAPACITA’ LEGATE ALLINGUAGGIO (COMUNICAZIONE):

  • Ritardo o assenza del linguaggio verbale.

  • Mancanza di iniziativa nell’ iniziare e/o sostenere una conversazione.

  • Uso stereotipato o ripetitivo del linguaggio.

3- COMPORTAMENTI STEREOTIPATI:

  • Agitare le dita, oggetti, spaghi.

  • Osservare cose che ruotano.

  • Graffiare le superfici.

  • Digrignare i denti.

  • Essere affascinati dai motivi decorativi degli oggetti.

  • Collezionare un gran numero di oggetti.

  • Essere affascinati da certi argomenti.

  • Utilizzare un linguaggio ripetitivo ed ecolalico.

Il primo modello di intervento per l’autismo si è basato sul concetto che il disordine fosse causato da una psicopatologia nei genitori e che la maniera di curare i bambini fosse quella di allontanarli dai genitori e di inserirli in un altro ambiente, con surrogati dei genitori totalmente disponibili ed educativi. L’investigazione sistematica di entrambe le teorie dell’etiologia e della cura ha portato alla conclusione che sia l’ipotesi etiologica attribuita ai genitori sia la cura psico-dinamica basata su questa ipotesi è sbagliata. Quindi, oggi sappiamo che l’autismo è un disordine basato organicamente, non causato dai genitori e che sicuramente occorre avere un approccio completamente diverso della cura. Data l’incapacità dell’approccio psico-dinamico a garantire una cura efficace ai bambini con autismo, si sperimentò il modello sperimentale del comportamento che, in seguito, si è rilevato un approccio efficace. A tal proposito, la cura comportamentale è stato l’unico modello empiricamente sperimentale efficace con i soggetti autistici.

LA DIAGNOSI.

La diagnosi è di fondamentale importanza infatti è essenziale che l'autismo sia riconosciuto per tempo nella vita del bambino al fine di permettere un efficace intervento e gestione del problema. La diagnosi e l'intervento precoce sono della massima importanza in modo da permettere che le famiglie o coloro che si prendono cura del bambino abbiano accesso ai servizi e ai supporti appropriati.

Nella maggiore parte dei casi la triade delle difficoltà emerge nei primi due o tre anni di vita.
LE CAUSE.

Non si conosce una singola causa specifica.

Probabilmente c'è un'origine genetica del disordine,si pensa essere coinvolta una combinazione di diversi geni.

L’ autismo può essere causato da una grande varietà di disturbi che colpiscono lo sviluppo neurologico e che si presentano prima durante e dopo la nascita.


L’AUTISMO NON E’:

Causato dalla mamma frigorifero.

Non è un bambino indisciplinato che sceglie di non comportarsi bene.

Non è causato da cattivi genitori.

Non è causato da cattive condizioni economico – sociali.

L’AUTISMO E’:

L'autismo è un disturbo dello sviluppo neurologico che colpisce il modo in cui bambino percepisce il suo ambiente modificando la comunicazione e l’interazione con le persone che lo circondano e quindi di conseguenza il suo comportamento.

L’ autismo è un disturbo percettivo che impedisce ai bambini di interagire in maniera appropriata con le persone con l'ambiente che li circonda ed è un disordine nell'elaborazione di stimoli sensoriali del cervello definito come disturbo neurobiologico .

Questi bambini infatti percepiscono il mondo in modo differentemente dalle altre persone.

Per questo motivo, l’ autismo può modificare profondamente i comportamenti di questi bambini, il loro modo di :


  • vedere

  • sentire

  • gustare

  • toccare

  • odorare

…………………. In conseguenza la loro capacità di comunicazione.

Il disturbo percettivo è allora un elemento molto importante, perché spiega come mai molti bambini affetti da autismo hanno comportamenti che per noi sono difficili da capire.



ASPETTO RIABILITATIVO

Al momento non c'è nessuna cura specifica per l'autismo ma studi e ricerche hanno dimostrato che interventi specifici ed educazioni strutturate possono contribuire a potenziare le capacità del bambino e a ridurre i problemi comportamentali.

Importanza di ogni diagnosi precoce.

Ipotesi di un intervento cognitivo-comportamentale secondo il Metodo Lovaas.


ALCUNE IPOTESI DI LAVORO:

Diventa, così, ipotizzabile la possibilità di reversibilità di tale sindrome mediante tecniche abilitative di stimolazione neuro-senso-motoria a livello terapeutico e, nella scuola, lo sviluppo di modalità sensoriali: in tal modo si presume che si possa consegnare al bambino affetto da autismo la chiave di accesso alla conoscenza ed alla comprensione del mondo.



COSA SI PUO’ FARE CONCRETAMENTE?

  • Pretendere che stia seduto

  • Motivarlo molto

  • Far fare attività semplici

  • Rinforzarlo spesso

  • Lavorare su nuove abilità sempre più complesse.

L’INTERVENTO COMPORTAMENTALE PRECOCE”

THE EARLY INTEVENTION PROGRAM”

“ Nel 1964, ci trovammo ad occuparci di un gruppo di bambini in un istituto residenziale, un collegio insomma, ed iniziammo a formulare certi programmi intesi ad aiutarli a superare comportamenti ormai fossilizzati e capricciosi, in modo da costruire altri tipi di comportamenti necessari perché i bambini potessero funzionare meglio in ambienti meno ristretti “ Gina Green.

Lo scopo di tale metodo risulta essere quello di aiutare i bambini a superare velocemente parecchi dei loro comportamenti negativi e controproducenti, come i capricci, atteggiamenti bizzarri e ritualistici o auto-lesionistici : fino ad insegnare loro dei comportamenti molto complessi, come il linguaggio, che in passato era stato considerato come una cosa impossibile da raggiungere. “ l’Early Intervention Program” e` specializzato nell’aiutare i bambini con la diagnosi di autismo nell’eta` prescolare. Il trattamento e` basato su un’estesa esperienza clinica e piu` di 30 anni di ricerche scientifiche. Si concentra su tutte le aree di funzionamento della personalità: autonomia, imitazione, concentrazione, costanza , cooperazione…..Si insegnano capacità indispensabili per una vita normale

Fino ad arrivare al linguaggio: canale comunicativo privilegiato della nostra società. Quindi non è una “terapia” ma è un METODO EDUCATIVO.

Oltre ad aver bisogno di aiuto nell' acquistare nuovi tipi di comportamento, parecchi soggetti con disturbi dello sviluppo o ritardati nel comportamento, devono disimparare certi comportamenti sbagliati, come abbiamo detto per esempio fare capricci quando si sentono frustrati e passare ore in giochi ritualistici senza significato apparente.

Generalmente “Early Intervention Program” mira ad arricchire i comportamenti intellettuali, accademici, sociali ed emotivi dei bambini per far si che possano trarre vantaggio dalle opportunita` educative e sociali disponibili nelle loro comunita`, richiedendo cosi` meno attenzione professionale col passare del tempo. Il programma di trattamento si concentra su tutte le aree di funzionamento, ma in particolare sulle capacita` verbali. Viene data molta importanza anche all’insegnamento di capacita` che vengono considerate indispensabili per imparare il linguaggio. Queste abilità includono la capacita` d’imitazione, la concentrazione, la costanza nel rispondere e la cooperazione con le richieste di un adulto. Una volta che queste capacita` sono state stabilite, il programma si concentra sull’ insegnamento di specifiche abilita` di linguaggio. Lavoriamo sulle capacita` di linguaggio riducendo questi compiti a livelli fattibili, selezionando accuratamente i compiti che rientrano nelle capacita` del bambino, usando un sistema di premi (che possono essere i baci, gli abbracci, il cibo, il solletico, la musica, l’incoraggiamento e cosi` via). Questo sistema aiuta a mantenere un’ atmosfera di successo nella quale molti bambini imparano piu` facilmente. L`insegnamento e` condotto a livello individuale per 4-8 ore al giorno, 5-7 giorni a settimana, per un totale settimanale di circa 30-40 ore.

Vengono insegnate nuove capacita` ai bambini attraverso l’uso di “modifiche comportamentali” o tecniche “comportamentali”. Queste sono tecniche d’insegnamento che si sono sviluppate attraverso valutazioni scientifiche e si sono dimostrate di grande beneficio nel lavoro con persone disabili. Alcune persone pensano che avere un approccio “comportamentale” significa che il trattamento si concentra solo sul ridurre i problemi di comportamento del bambino. Questo e` sbagliato nel nostro caso: L’Early Intervention Program” si concentra sul far acquisire ai bambini nuove abilità.

La procedura iniziale del metodo e ` quella di ricompensare in modo soddisfacente il comportamento appropriato del bambino. Visto che ogni bambino trova appaganti cose diverse, i programmi esplorano quali potrebbero essere queste gratificazioni ad esempio il solletico, gli incoraggiamenti verbali, il cibo o giochi.

I RINFORZI SONO ALLORA:


  • Ciò che MOTIVA il bambino quando deve lavorare sui programmi di insegnamento

  • Il RINFORZO funge da FEEDBACK : è questo che spinge il bambino a ridare la risposta corretta

  • E’ grazie al rinforzo che il bambino comprende cosa noi stiamo insegnando

  • L’assenza di rinforzo dà al bambino un feedback negativo: il bambino comprende che la risposta che lui ha dato non è corretta.

Un’ altra procedura usata nel programma e` quella di dividere le nuove capacita` che il bambino dovra` acquisire in compiti minori piu` facili da apprendere per poi insegnare questi compiti piu` maneggevoli separatamente. Se i compiti resi semplici sono ancora troppo difficili per il bambino, il lavoro aiuta i bambini ad avere successo rinforzando il comportamento corretto. I rinforzi sono poi gradualmente ridotti fino a che il bambino acquisisce la padronanza di questi compiti indipendentemente.

L’intensita` del programma e` resa sopportabile per i ragazzi perche` la giornata viene divisa in molte parti. Solitamente una sessione dura 2-3 ore durante le quali il programma spesso racchiude delle attivita` di gioco. Tipicamente i programmi lavorano su un compito specifico per 2-5 minuti e poi si prevede una breve pausa (1-2 minuti). Se questo programma sembra difficile per un bambino in particolare, esso viene modificato secondo i bisogni soggettivi. Oltre il tempo terapeutico strutturato, i genitori spesso sollecitano nella vita quotidiana le capacita` che il bambino ha acquisito.

Le ricerche hanno poi dimostrato, che i bambini hanno bisogno di un periodo di trattamento a livello individuale, prima che possano trarre vantaggio da una situazione di gruppo o da una classe di bambini. Il trattamento individuale puo` aver luogo sia a casa del bambino che in una stanza separata di una scuola. Durante il trattamento a livello individuale, i comportamenti dovuti ai problemi del bambino vengono ridotti e vengono stabilite delle capacita` di gioco, linguistiche e sociali . I bambini vengono poi gradualmente introdotti a situazioni di gruppo. La scelta di un gruppo particolare viene basata sul livello di funzionamento del ragazzo. In tutti i casi i programmi provvedono a fornire i più appropriati modelli disponibili di comportamento sociale e di linguaggio. Gli educatori accompagnano i bambini e ne facilitano l’integrazione ai ritmi della classe, incoraggiandoli ad interagire con gli altri. Inizialmente i bambini potranno stare in classe anche solo 30 minuti al giorno, con gli educatori sempre presenti. Il programma poi gradualmente incrementa il tempo che i bambini passano in classe e diminuisce il tempo durante il quale gli educatori sono presenti e disponibili per aiutare. Questo viene fatto per massimizzare il successo dei bambini e per minimizzare l’insuccesso. Le ricerche hanno dimostrato che i trattamenti di comportamento danno molti più benefici di altri interventi psicologici ed educativi.

Vengono allora consigliati dei programmi specifici che aiutano i genitori e chi ruota intorno al bambino ad aiutarli a padroneggiare un comportamento non corretto; gli alunni dovrebbero così diventare più facili da trattare a scuola e più integrati nella comunità: quindi, anche più felici.

Allo scopo di applicare praticamente i programmi si sono identificati alcuni principi- guida:



  1. Coloro che lavorano ed operano in maniera consistente con soggetti affetti da disturbi dello sviluppo e del comportamento devono imparare ad essere insegnanti. Per mantenere il bambino nel suo ambiente naturale si deve diventare un bravo insegnante. In primo luogo ciò protegge il soggetto, dato che vivere in un ambiente ristretto solo al minimo, uno sfrutta al massimo le proprie esperienze d'apprendimento; ma serve anche a proteggere il genitore o l'insegnante contro il dolore di una separazione od il trauma di affidare il proprio bambino a persone o procedimenti che non si capiscono o su cui si ha solo un controllo limato. Invece, imparando le nostre procedure di insegnamento, si avrà accesso al miglior aiuto offerto dai professionisti voi ed al vostro bambino, almeno fino ad ora.

  2. All’inizio è essenziale proporsi traguardi piccoli questo perché bisogna essere contenti di raggiungere una serie di piccoli traguardi, piuttosto che schierare e lottare per qualcosa di irraggiungibile,

  3. I bambini devono lavorare in attività che li interessano: responsabilizzandoli. I soggetti con disturbi dello sviluppo devono lavorare assai duramente; il loro lavoro è proprio quello di “imparare” . Acquistando responsabilità, l'individuo acquista anche dignità e certi diritti basilari della persona umana.

  4. Inizia poi il lavoro sui programmi: si introducono certi principi basilari che si concentrano sul modo di presentare l'istruzione, sul come dividere il materiale di insegnamento in parti maneggevoli, su come selezionare evitamento di comportamenti inappropriati e ricompense, e quindi come usare tutto ciò in modo corretto,... i programmi sono utili al fine di aiutare il bambino a prepararsi all’apprendimento. Si insegnano al bambino cose semplici: come sedersi bene su una sedia, come ascoltare l'insegnante, e poi come far fronte nel modo più efficace a comportamenti distruttivi. Per poi arrivare al linguaggio: i passi iniziali per aiutare il soggetto a seguire semplici istruzioni o comandi, identificare oggetti simili, ed anche gli inizi del processo di imitazione del comportamento degli altri. Inoltre il bambino deve imparare il “piacere di giocare” e quindi: insegnargli i primi giochi.

Ci sono poi programmi per imparare ad essere autosufficienti, ad esempio come mangiare bene ed educatamente, vestirsi, lavarsi, andare al bagno.

Ci si occupa poi del linguaggio intermedio che comprende l’ insegnamento di istruzioni più complesse, la descrizione verbale di certi aspetti basilari dell'ambiente, come chiedere le cose, è previsto inoltre un programma per insegnare a comunicare con i gesti e quindi con una comunicazione manuale utile e quei soggetti che abbiano problemi con l'apprendimento del linguaggio verbale. Si lavora sul linguaggio più avanzato, con la costruzione di frasi semplici e l'insegnamento del linguaggio astratto con contrapposizioni, pronomi, colori, forme.

Ci sono programmi su come rendere autonomi i soggetti con disturbi dello sviluppo ad integrarsi nella loro comunità, per esempio ad andare al ristorante al supermercato, si insegna ad imparare attraverso l’ osservazione di come gli altri imparano, il che coinvolge anche la comprensione del soggetto di sentimenti ed emozioni. Questi programmi segnano in definitiva a diventare più spontanei ed a sviluppare l'immaginazione.

E’ DI ESTREMA IMPORTANZA UN LAVORO DI EQUIPE ESTESA A TUTTO IL CONTESTO:

Ogni persona che ruota intorno al bambino è una parte importante del suo apprendimento ed ognuno ha delle responsabilità:


  • CONSULTANT: dare programmi appropriati secondo il livello di sviluppo del bambino e formare gli operatori.

  • GENITORI: assicurare al bambino il monte ore di lavoro e lavorare per la generalizzazione.

  • INSEGNANTI : essere professionali ed ampliare le conoscenze del bambino nella situazione strutturata e di classe.

  • OPERATORI : essere professionali perché questi bambini non possono perdere tempo.

Come detto tutti gli operatori che ruotano intorno al bambino affetto da autismo sono estremamente importanti ed allora è importante spendere alcune parole anche per quanto riguarda il contesto scolastico nel quale i bambini spendono gran parte del loro tempo.
CONSIDERAZIONI
Si può fare molto per poter aiutare i bambini affetti da autismo.

Bisogna rispettare i genitori che sono per i loro bambini una grande risorsa e spesso conoscono la problematica dei loro figli molto meglio di qualsiasi specialista ed anche tutte le altre persone che ruotano intorno a lui.

I bambini possono apprendere molto se si usano le strategie giuste, se sono motivati a fare ( perché ricordiamo che sono estremamente frustrati) , se sono aiutati se sono rinforzati nei comportamenti corretti , se ci si lavora per molte ore al giorno, se tutte le persone che ruotano intorno al bambino utilizzano lo stesso linguaggio, le stese strategie, le stesse modalità.

L’ importante è che tutto gli venga passato attraverso il gioco, la motivazione, l’esperienza, ma anche la regola e le tecniche per contenere comportamenti inadeguati, le quali tecniche, evitando il ricorso alla punizione, possono rappresentare delle procedure metodologiche importanti perché la nostra società è principalmente una società di regole che devono essere rispettate.






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