Secondo Giorno



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03.06.2018
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Novena S. Natale 2010

Giovedì - 16 dicembre : Primo giorno

Al primo colpo d’occhio il quadro appare diviso in due parti ben distinte: da una parte un bel paesaggio che si perde lontano e molto ricco: c’è una fonte che zampilla, minuscoli pastori che guidano il gregge, sagome che fanno pensare ad una città o almeno ad un paese e, sullo sfondo, montagne sotto un bel cielo nuvoloso; dall’altra parte, esattamente nella metà destra, c’è la rappresentazione della Natività di Gesù in modo elementare: c’è solo l’essenziale, cioè Maria e Giuseppe, due pastori adoranti e il bambinello, nella grotta si nascondono, quasi invisibili, l’asino e il bue. Una composizione elegante e sobria.

Sarà questo quadro del Giorgione che ci accompagnerà fino a Natale.

Oggi, primo giorno della novena, lo sguardo si ferma sull’insieme per familiarizzare con il nostro quadro. Ci fermiamo sul paesaggio; è una terra riposata e dolce; in essa non ci sono elementi che, almeno a prima vista, fanno pensare a qualche problema.


Gesù è nato nel mondo delle cose, delle piante, degli animali e degli uomini. E’ nato nel mondo che in lui è stato creato; quindi, potremmo dire che Gesù è ‘tornato a casa’. All’inizio sta il Verbo, cioè la Parola pronunciata dal Padre che indica la volontà creatrice ed espansiva di Dio nella comunicazione di se ad altro da sé. Questa Parola creatrice ora, con la nascita di Gesù, entra nel mondo che è già suo e che già parla di Lui.

Per noi è faticoso vedere il ‘mondo’; infatti noi non abbiamo sotto gli occhi la creazione di Dio ma il mondo fatto dagli uomini e dal loro lavoro; nelle città la ‘natura’ è scomparsa. Per trovarla bisogna uscire, andare ‘fuori dalla città degli uomini’, e lì incontrare laghi, piante, montagne, animali….Abitiamo nelle nostre case, ma rischiamo di dimenticarci che siamo abitanti del mondo.


A prima vista potrebbe sembrare eccessivo un paesaggio così grande e ‘indipendente’ rispetto alla scena della natività; la parte sinistra del quadro potrebbe esistere anche senza il presepe e il presepe è già ben rappresentato anche senza la parte destra del quadro.
Ma è possibile Gesù senza il mondo? Ci può essere un cristianesimo senza ‘carne’? Possiamo aspettare un mondo futuro fatto solo da uomini? La tentazione di tenere la fede separata da tutto il ’resto’ è grande, perché grande è la tentazione di ridurre a qualcosa di astratto e quasi mitologico proprio l’Incarnazione.

L’Incarnazione, a ben pensarci, è la verità più scandalosa del cristianesimo; scandalosa, innanzitutto, perché è un grande ‘inciampo’ a credere, ma poi, scandalosa perché ci costringe a non tenere la fede fuori dalla vita.

Al cristianesimo si obietta spesso di essere ‘fuori dal mondo’; la fede è accusata di parlare di cose ‘dal tetto in su’ e si ha buon gioco, in questa perniciosa spiritualizzazione del cristianesimo, nell’usare le stesse parole di Gesù (‘ il mio Regno non è di questo mondo’).

In realtà Dio ‘ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna’ (Gv.3,16). Il mondo è amato da Dio; l’ha fatto per gli uomini, ma lo ha fatto perché resti per sempre. L’eternità è anche per ‘questo’ mondo di piante, di montagne, di animali.

Il mistero dell’Incarnazione ci fa guardare il mondo con occhi nuovi: non è solo un ‘materiale’ da costruzione e una terra da possedere; a Natale bisogna saper guardare il cielo non perché lì abita Gesù ( lui sta con noi sulla terra) ma perché in cielo ci sono le stelle, luci rese piccolissime dalla lontananza, ma che, proprio per questo, sono sentinelle che ci danno il senso dell’immensità dell’Universo.

E’ questo Universo immenso che viene abitato dall’Incarnazione di Dio. Ci siamo abituati a considerare la religione, in generale, come astratta rispetto alla concretezza della vita materiale. Un uso tanto abbondante quanto equivoco del termine spirituale ha sottratto la fede al mondo.


Il Natale riconcilia il cristiano con la terra; con le cose che stanno sulla terra e con tutto quello che sta nell’Universo. Senza la terra, voluta e creata con il Verbo di Dio, il Verbo non avrebbe potuto farsi carne e gli uomini non avrebbero mai saputo di esser amati da Dio al punto che Dio stesso, per passione, si è fatto Dio di carne per far diventare la carne degli uomini una carne spirituale e divina abitata dalla potenza dello Spirito e resa carne eterna come quella di Dio.

L’Incarnazione non è uno scherzo o una favola.

Gesù nasce ‘nel paesaggio’ e nel contesto del mondo perché questo contesto è decisivo per la conoscenza di Dio. Il Dio cristiano non va cercato ‘fuori dal mondo’ o nell’intimità della coscienza, ma Dio, in Gesù bambino, si è fatto visibile in tutte le cose.
Nel nostro quadro – si diceva - il paesaggio è indipendente dalla scena della Natività. Si può togliere la Natività e mettere una qualsiasi altra cosa; in termini moderni si potrebbe dire il nostro quadro ci appare come un fotomontaggio.

Tuttavia se così fosse non rappresenterebbe più il Mistero della Natività di Dio. L’Incarnazione non è un ‘fotomontaggio’: Dio è diventato uomo; un uomo come tanti e pur così diverso da essere il Salvatore di tutti. Ma lo ‘sposalizio’ di Dio con la carne del mondo mette nel cuore del mondo il Mistero della sua presenza.


Per cercare Dio, perciò, non bisogna ‘salire in alto’ fino a uscire dal mondo; la religione -.forse – può cercare nel cielo, la fede cerca Dio sulla terra, sulla nostra terra fatta di montagne, di piante, di fiori, di nuvole ed anche di case.




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