“Semel in anno licet insanire”…Purchè ad andarci di mezzo non siano i diritti della persona


I passaggi più significativi ed i pregi della recente presa di posizione delle Sezioni Unite



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I passaggi più significativi ed i pregi della recente presa di posizione delle Sezioni Unite.

Con le decisioni dello scorso 11 novembre 20088, i giudici di legittimità hanno anzitutto stabilito che, pur nel rispetto della possibilità di proteggere <<ogni pregiudizio…provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini di vita e gli assetti relazionali che gli erano propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto alla espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno…non emergono, nell’ambito della categoria generale “danno non patrimoniale”, distinte sottocategorie>>, ma <<come mera sintesi descrittiva, vanno intese le distinte denominazioni…adottate dalle sentenze gemelle del 2003, e recepite dalla sentenza n. 233/2003 della Corte costituzionale>>9.

Le Sezioni Unite, rinviando alle ben note pronunce n. 8827 e 8828 del 2003, ribadiscono, in sostanza, la volontà di eliminare quella che è stata da più parti considerata la principale causa della moltiplicazione delle domande liquidatorie, ossia la tradizionale e obsoleta visione tripartita della figura di danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c.10, che imponeva (o quantomeno consentiva) di distinguere e considerare separatamente danno morale soggettivo (sofferenza, patema d’animo, ecc.), danno biologico (noto volgarmente come danno alla salute) e danno esistenziale (ossia danno al c.d. <>).

Sul tavolo degli imputati finisce, soprattutto, come è a tutti noto, proprio quest’ultima voce di danno, il quale era finito per assicurare tutela anche a pregiudizi <<palesemente non meritevoli dalla tutela risarcitoria>>, perché consistenti, il più delle volte, in <<disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale>>11, o a pregiudizi definiti addirittura risibili, quali (per riportare gli esempi addotti dai giudici supremi) <<la rottura del tacco di una scarpa da sposa, l’errato taglio di capelli, l’attesa stressante in aeroporto, il disservizio di un ufficio pubblico, l’invio di contravvenzioni illegittime, la morte dell’animale di affezione, il maltrattamento di animali, il mancato godimento della partita di calcio per televisione determinato dal black-out elettrico>>12. Di qui il tentativo dei giudici di legittimità di chiudere la porta alla tutela di <<diritti del tutto immaginari, come il “diritto” alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità: in definitiva il diritto ad essere felici>>13.

Disattendendo l’opinione prevalente in dottrina ed in giurisprudenza, restia a riconoscere la risarcibilità del danno non patrimoniale conseguente all’inadempimento delle obbligazioni e propensa a ricorrere alla c.d. <<teoria del cumulo delle azioni, contrattuale ed extracontrattuale>>, le Sezioni Unite evidenziano che <<l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. consente ora di affermare che anche nella materia della responsabilità contrattuale è dato il risarcimento dei danni non patrimoniali. Dal principio del necessario riconoscimento, per i diritti inviolabili della persona, della minima tutela costituita dal risarcimento, consegue che…se l’inadempimento dell’obbligazione determina, oltre alla violazione degli obblighi di rilevanza economica assunti con il contratto, anche la lesione di un diritto inviolabile della persona del creditore, la tutela risarcitoria del danno non patrimoniale potrà essere versata nell’azione di responsabilità contrattuale, senza ricorrere all’espediente del cumulo di azioni>>14.





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