Senato della repubblica



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29.03.2019
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L’art. 10 provvede alla proroga e rimodulazione della disciplina di maggiorazione dell’ammortamento (iper-ammortamento). La norma si pone in una logica di continuità con le precedenti leggi di bilancio prorogando, sia pure in misura diversa, le agevolazioni già previste per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale in chiave Industria 4.0.

La normativa ha dimostrato elevate potenzialità, già sfruttate positivamente da molte imprese, ma che potrebbe registrare ulteriori adesioni soprattutto se stabilizzata (temporalmente ma anche nelle sue caratteristiche), favorendo in questo modo anche programmazioni di lungo periodo, che proprio per la complessità dei processi industriali coinvolti possono implicare piani di investimento che si articolano su più di un periodo di imposta.

Resta poi irrisolto il tema, già rilevato a suo tempo, della settorialità che di fatto caratterizza l’agevolazione, la cui spettanza è condizionata alla individuazione di beni ad alto contenuto tecnologico come elencati in una apposita tabella. Ciò finisce in pratica per escludere dall’accesso all’iper-ammortamento taluni settori, come quello bancario, che nondimeno sono caratterizzati da un costante, necessitato e inarrestabile processo di innovazione tecnologica. Si ripropone pertanto l’opportunità di rivedere la rigidità della tabella degli investimenti elegibili, in modo da poter ampliare il perimetro oggettivo dei beni agevolabili (esempio: inclusione degli investimenti propedeutici alla dematerializzazione e alla digitalizzazione dei processi interni delle banche e delle imprese in generale).

L’auspicio sopra formulato per una stabilizzazione della disciplina degli iper-ammortamenti vale, ovviamente, anche con riferimento alla previsione dell’art. 13, recante modifiche alla disciplina del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo. Anche in questo caso, infatti, la necessità di una adeguata programmazione nel tempo mal si concilia con la necessità di confrontarsi con una agevolazione “a tempo”. In ogni caso, poi, la ricerca e lo sviluppo per definizione non finiscono mai e il nostro Paese ne ha quanto mai bisogno.

Opera sul fronte della tassazione dei rendimenti finanziari la previsione dell’art. 27 (investimenti qualificati) con la quale si prevede un innalzamento del tetto massimo (dal 5 per cento all'8 per cento dell'attivo patrimoniale) che gli enti di previdenza obbligatoria possono investire in determinati strumenti finanziari in esenzione da tassazione. La norma favorisce dunque l’investimento la sottoscrizione di azioni di società italiane, sia in forma diretta che indiretta (sottoscrizione di OICR, o anche nella forma dei PIR, piani individuali di risparmio), in questo modo si creano le condizioni per una maggiore diversificazione degli investimenti, rafforzando gli investitori istituzionali

In questa linea può considerarsi quanto previsto nell’art. 19 della Legge d Bilancio (dal comma 7 in poi) di un coinvestimento pubblico-privato, tramite il Ministero dello sviluppo economico, nella sottoscrizione di speciali classi di quote o azioni di uno o più Fondi per il Venture Capital, unitamente ad altri investitori istituzionali, pubblici o privati, onde stimolare gli investimenti nei settori ad elevato potenziale di sviluppo.

Il tema della presenza nel nostro Paese di investitori specializzati in grado di favorire l’avvicinamento al mercato delle PMI è particolarmente sentito. Negli ultimi anni nonostante i progressi compiuti per sviluppare strumenti di mercato, complementari al credito bancario, volti ad agevolare l’accesso delle imprese al mercato dei capitali, il ruolo degli investitori istituzionali domestici rimane molto più contenuto di quello osservato nelle economie con un peso elevato della finanza di mercato. Gli investitori istituzionali italiani sono inoltre meno orientati di quelli esteri ad acquistare titoli emessi da società di medie e piccole dimensioni, a parità di altre caratteristiche degli emittenti. Appare dunque importante rafforzare la previsione dell’art. 19, con una portata più ampia rispetto al venture capital e sia volta a supportare gli investitori istituzionali di lungo termine (come ad esempio i fondi pensione e le casse previdenziali) negli investimenti in asset alternativi domestici, debito o equity, delle PMI quotate e non, riducendo in tal modo gli ostacoli di natura regolamentare e di mercato che determinano un contesto di sfavore per tali investimenti.

Inoltre, il rafforzamento delle piccole e medie imprese può risentire positivamente sia delle previsioni dell’articolo 19 comma 1 che prevede il rifinanziamento della Nuova Legge Sabatini fino al 2024 per un ammontare complessivo di 480 milioni di euro sia delle previsioni contenute nell’articolo 22 del Decreto-legge fiscale 23 ottobre 2018, n. 119, collegato alla legge di Bilancio, che rifinanzia il Fondo di garanzia per le PMI per complessivi 735 milioni di euro, per il 2019.

Sarebbe anche necessario ampliare il raggio d’azione del Fondo di Garanzia che, negli ultimi anni, ha dimostrato di essere un traino importante per le piccole e medie imprese. Ad esempio, sostenendo lo sviluppo delle imprese industriali maggiormente strutturate - le small mid-cap (imprese con un numero di dipendenti compreso tra 250 e 499) - il cui ruolo è essenziale per favorire il decollo della ripresa, trainando anche lo sviluppo delle imprese minori.

Pertanto, potrebbe essere opportuno estendere l’intervento del Fondo alle small mid-cap, anche creando un’apposita sezione con ulteriori risorse dedicate: ciò al fine di assicurare che la concessione di garanzie a favore di tali imprese non sottragga risorse alle PMI. Si potrebbe inoltre valutare di elevare l’importo massimo garantibile dal Fondo, oggi fissato a 2,5 milioni di euro.






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