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B) Misure in materia di giustizia civile



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B) Misure in materia di giustizia civile

Dal 1° luglio 2017 è venuta a cessare l’efficacia della speciale disciplina fiscale per i trasferimenti immobiliari nell’ambito delle vendite giudiziarie introdotta dal decreto-legge n. 18 del 2016 e successivamente modificata dalla legge di bilancio per il 2017.

La disciplina aveva dato prova di potenzialità positive, rimaste peraltro solo in parte sfruttate, mitigando in modo sensibile le imposte d’atto dovute dagli acquirenti, sebbene subordinatamente al rispetto di stringenti condizioni, soggettive e oggettive.

Una sua reintroduzione, con miglioramenti diretti alla stabilizzazione della stessa nonché ad una riforma delle condizioni per la sua applicazione, potrebbe contribuire in modo deciso ad un efficientamento delle procedure esecutive.

È assolutamente necessario, inoltre, ridurre i tempi della giustizia, prima ancora che per ragioni di competitività, per garantire un’effettiva tutela dei diritti dei cittadini. Com’è stato più volte affermato, infatti, giustizia ritardata significa giustizia negata.

Legalità e competitività costituiscono comunque due facce della stessa medaglia per cui una giustizia efficiente, oltre a garantire un’effettiva tutela dei diritti dei cittadini, crea anche un ambiente favorevole agli investimenti, facilitando la crescita del mercato.

In quest’ottica, sia il processo esecutivo, sia il processo di cognizione necessitano di interventi volti a diminuirne la durata e a renderli maggiormente efficienti.

Per quanto riguarda il processo esecutivo, questo è uno degli indicatori dell’affidabilità di un sistema economico che, se efficace ed efficiente, influisce positivamente anche sulla velocità di riduzione dello stock dei crediti deteriorati e, quindi, sul costo e sull’erogazione del credito.

In questo senso, l’Associazione ha fortemente supportato l’iniziativa del Consiglio Superiore della Magistratura che ha portato ad ottobre 2017 all’elaborazione delle “Linee guida funzionali alla diffusione di buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari” e all’istituzione dell’Osservatorio permanente per l’efficienza delle procedure esecutive. Considerato che la durata delle procedure esecutive varia molto da Tribunale a Tribunale, la diffusione delle migliori prassi potrà contribuire a rendere ovunque il processo esecutivo più veloce, efficiente e meno oneroso.

La valenza dell’intervento consiliare è diffusamente riconosciuta, tanto che si registra una sempre maggiore adozione delle buone prassi in molti uffici giudiziari con i primi risultati nell’accelerazione dei tempi delle procedure esecutive. Vista l’utilità delle prassi è necessario continuare nell’azione di diffusione delle stesse.

L’incidenza di un efficiente recupero giudiziale dei crediti sull’economia del nostro Paese e sulla capacità attrattiva dello stesso nei confronti degli investitori esteri è uno stimolo a proseguire lungo la linea tracciata dal Consiglio con i lavori e le iniziative sulle buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari, implementandone la portata, nell’obiettivo di assicurare - anche mediante questi strumenti - un processo esecutivo «giusto».

Va, inoltre, necessariamente menzionata la Legge delega n. 155/2017 per la riforma complessiva delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza che mira alla realizzazione di un nuovo quadro normativo in materia in grado di facilitare una tempestiva emersione della crisi, nonché di snellire e rendere più efficaci ed efficienti le procedure concorsuali.

È fondamentale che il processo di riforma venga completato con l’emanazione dei decreti delegati, i quali comunque dovranno eliminare gli impedimenti ad una rapida durata delle procedure, nonché riequilibrare, sotto certi aspetti, le posizioni del debitore e del creditore, cercando di eliminare possibili ostacoli ad una fattiva partecipazione dei creditori alle procedure di ristrutturazione dei debiti, finalizzate in primo luogo ad evitare l’insolvenza del debitore.

Sul versante del processo di cognizione, infine, è necessario che in tempi brevi venga realizzata la riforma ipotizzata anche dal Ministero della Giustizia, che si fonda sull’estensione a tutte le controversie dinnanzi al tribunale in composizione monocratica di un rito semplificato modellato sullo schema procedimentale dell’attuale “rito sommario di cognizione”.

Tale misura, attraverso l’eliminazione di formalità inutili al contraddittorio, porterebbe ad una semplificazione delle fasi del processo capace di ridurre considerevolmente i tempi del procedimento di primo grado. In particolare, il punto di riferimento sul piano quantitativo può essere la durata media dei processi civili introdotti con l’attuale rito sommario di cognizione, che è di 385 giorni, contro una durata media dei procedimenti introdotti con rito ordinario pari a 840 giorni.




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