Sezione quarta – L’organo giudiziario e gli atti processuali cap. 1 – IL giudice: indipendenza, costituzione, responsabilità civile



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CAP. 4 – L’intervento volontario.
A) L’intervento litisconsortile
L’art. 105 si occupa dell’intervento volontario, vale a dire di quelle ipotesi in cui il processo sorge tra due o più parti per poi vedere, in un secondo momento, l’ingresso di un altro soggetto che decide volontariamente di prendervi parte.

L’art. 105 disciplina tre tipi di intervento: al c. 1, l’intervento volontario principale e l’intervento volontario litisconsortile; al c. 2, l’intervento volontario adesivo dipendente.



Intervento litisconsortile: “ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone per far valere, in confronto di alcune di esse, un diritto relativo all’oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo”.

Intervento volontario principale: “ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone per far valere, in confronto di tutte le parti, un diritto relativo all’oggetto dedotto nel processo medesimo”.

Può capitare che un terzo, il quale avrebbe potuto accordarsi con l’attore per instaurare congiuntamente, fin dall’inizio, la causa nei confronti del medesimo convenuto, voglia introdurre nel processo in corso la sua domanda. La legge consente a tale soggetto di intervenire nel processo pendente mediante l’introduzione, con l’atto di intervento, della domanda che lo stesso avrebbe potuto proporre, ab initio, insieme a quella dell’attore, sempreché il diritto fatto valere sia connesso per il titolo e/o per l’oggetto con quello controverso tra le parti originarie.

Con l’intervento litisconsortile si verifica un allargamento dell’oggetto del processo in quanto alla causa originaria si aggiunge quella connessa e parallela introdotta dal terzo, il quale, mediante la proposizione della domanda, assume la qualità di parte del processo a tutti gli effetti e segnatamente di parte attrice relativamente ad una nuova causa.

Es. L’ipotesi di un socio che impugna la delibera assembleare; gli altri soci, assenti, dissenzienti o astenuti, potrebbero, per lo stesso fine, instaurare autonomamente un altro processo. Se preferiscono evitare di iniziare un proprio processo che abbia lo stesso oggetto, dato dall’annullamento della delibera assembleare per lo stesso vizio, possono esperire un intervento volontario di tipo litisconsortile nel procedimento già in corso. Nel processo in corso questi soci, intervenendo, fanno valere nei confronti di una delle parti in causa, cioè del convenuto, un diritto relativo all’oggetto e/o dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo dall’attore. La conseguenza è che si realizzerà un processo che, dal momento dell’intervento in poi, avrà la stessa struttura, lo stesso oggetto, la stessa composizione soggettiva che avrebbe avuto se, fin dall’inizio, quei soci avessero scelto di chiedere, con un unico atto di citazione, l’annullamento della delibera oppure sia per titolo che per oggetto nel caso dell’intervento del concreditore solidale o solo per il titolo nel caso dell’intervento del concreditore pro quota.

Altri esempi di tale tipologia di intervento si hanno nei casi in cui più attori potevano, con un unico atto di citazione, convenire in giudizio il medesimo convenuto, deducendo domande connesse per il titolo e/o per l’oggetto. Il comproprietario può intervenire nel giudizio di rivendica, proposto contro il possessore, dall’altro comproprietario.

Il diritto dell’interveniente è sempre compatibile con quello dell’attore, ma talora più autonomo rispetto al suo (connessione solo per il titolo), altre volte corrispondente al suo (connessione stretta, ossia per il titolo e per l’oggetto). Queste ultime ipotesi (comproprietario, altri soci, creditori solidali in base al titolo) daranno luogo ad un cumulo litisconsortile unitario.

Se emerge che l’interventore litisconsortile non è legittimato ad esercitare il suo potere di azione in questa forma, mancando la connessione per titolo o oggetto con la domanda originaria, l’intervento andrà dichiarato inammissibile con sentenza che decide solo su questo punto oppure con sentenza che decide insieme alla domanda dell’attore principale.

Si tratta ora di accertare se sia ammesso l’intervento del terzo anche nel lato passivo, assumendo volontariamente la veste di convenuto.

Al riguardo, si può ricordare l’ipotesi del proprietario di un fondo che ritiene di essere titolare di un diritto di servitù gravante su di un fondo confinante la cui proprietà è in capo a due soggetti. Se il proprietario del fondo dominante esercita l’azione di accertamento dell’esistenza della servitù, cioè l’actio confessoria servitutis, citando in giudizio uno solo dei due comproprietari, all’altro è consentito, per ottenere certezza maggiore all’esito del processo, di intervenire.

Affinché questo sia un es. di intervento litisconsortile che dia luogo ad un processo con cumulo di domande sostanzialmente corrispondente a quello che si sarebbe avuto nel caso in cui, ab origine, l’attore avesse convento i due comproprietari, occorre che l’interventore proponga una domanda, cioè che fra quest’ultimo e l’attore si insaturi una causa.

Il terzo, essendo comproprietario del fondo servente, è interessato a che sia accertata l’inesistenza della servitù, e quindi al rigetto della domanda dell’attore. L’unica domanda che si può immaginare è quella di accertamento negativo, vale a dire quella con cui l’interventore sostenga, in qualità di comproprietario del fondo servente, che si debba accertare l’inesistenza del diritto di servitù sul medesimo.

È poco agevole configurare ipotesi di intervento litisconsortile dal lato del convenuto se non dando spazio ad una figura di intervento volto ad esperire una domanda di accertamento negativo; circostanza non molto frequente.




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