Sezione quarta – L’organo giudiziario e gli atti processuali cap. 1 – IL giudice: indipendenza, costituzione, responsabilità civile



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art. 332 cpc; in questi casi, non si richiede che la sentenza sia impugnata nei confronti di tutte le parti, per cui potrà succedere che il capo decisorio di essa che non è stato impugnato possa passare in giudicato (giudicato parziale).

Quindi, nelle cause scindibili, la decisione per alcune parti potrà avvenire con la sentenza di primo grado, destinata a passare in giudicato se non impugnata, mentre per altre parti la decisione avverrà da parte del giudice di appello o di Cassazione.

L’art. 332 detta per le cause scindibili una disciplina che vuole solo evitare la biforcazione dell’unico processo in diversi gradi di gravame, e cioè che vi siano vari procedimenti di impugnazione e diverse sentenze di gravame tutte relative alla stessa sentenza di primo grado.

Ciò anche al fine di evitare un contrasto delle motivazioni tra di loro di due decisioni di appello su cause scindibili. A tal fine, la norma prevede che, se l’impugnazione di una sentenza pronunciata in cause scindibili è stata proposta soltanto da alcuna delle parti o nei confronti di alcune di esse, il giudice ne ordina la notificazione alle altre in confronto delle quali l’impugnazione non è preclusa o esclusa; a tal fine viene fissato un termine dal giudice, che se non viene rispettato non comporta l’inammissibilità dell’impugnazione, ma soltanto la sospensione del giudizio di appello fino a quando tutte le parti del processo di primo grado non saranno decadute dal potere di impugnare la sentenza che era già stata da altri impugnata senza coinvolgerle.

Durante tale sospensione, se le altre parti impugnano la stessa sentenza con separati atti di gravame, potrà avvenire la riunione dei nuovi appelli a quello vecchio.

Se invece le parti provvedano alla notificazione ordinata dal giudice, esse se vorranno potranno impugnare la sentenza anche in relazione ad altri capi e formulare impugnazioni incidentali. In tal caso, si parla di notificazione che ha la mera funzione di denunciare il gravame, e che non può essere quindi assimilata a quella che è finalizzata alla vera e propria integrazione del contraddittorio.

Quanto al requisito della dipendenza delle cause di cui all’art. 331, che richiede l’integrazione del contraddittorio, essa può derivare da ragioni di rito (es. l’esito della decisione della domanda di evizione condiziona in rito la decidibilità della domanda di garanzia propria reale proposta dal convenuto nei confronti del terzo garante) o da ragioni sostanziali e di merito (nel caso di azione del comune creditore contro il debitore principale o contro il fideiussore quale litisconsorte passivo facoltativo).






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