Sezione quarta – L’organo giudiziario e gli atti processuali cap. 1 – IL giudice: indipendenza, costituzione, responsabilità civile


CAP. 4 – Degli atti processuali delle parti e dei provvedimenti del giudice



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CAP. 4 – Degli atti processuali delle parti e dei provvedimenti del giudice
Atto processuale è quello che si colloca nella serie procedimentale di atti e provvedimenti coordinati tra loro dalle norme processuali, onde permettere l’esercizio della giurisdizione civile, quale richiesta con la domanda di parte e attuata appieno solo con la decisione passata in giudicato formale

Un’autonomia funzionale spetta solo all’atto terminale della serie, che è sempre un atto del giudice e che, in quanto volto a produrre efficacia esterna, deve dirsi provvedimento.

Là dove singole norme non prevedano forme determinate per gli atti processuali, vale il criterio della forma più idonea al raggiungimento del loro scopo, da intendersi in senso oggettivamente funzionale; e ciò sia per gli atti delle parti sia per gli atti e i provvedimenti degli organi giudiziari (principio residuale della libertà di forme).

Per “forma” degli atti si intende non solo il modo in cui si manifesta la volontà o il pensiero del soggetto agente (forma in senso stretto), ma anche alcuni tratti tipici del loro contenuto: tale è il contenuto-forma, o contenuto formale, che consiste nella indicazione di alcuni elementi che le norme prevedono affinché un concreto atto processuale possa venire ricondotto ad una certa specifica tipologia, individuata da un nomen (es. citazione, ricorso, comparsa di risposta, appello, per gli atti di parte; oppure, per gli atti del giudice, decreto, ordinanza, sentenza).

L’art. 125 cpc prevede che negli atti siano indicati “l’ufficio giudiziario, le parti, l’oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o l’istanza” e che tali atti siano sottoscritti dal difensore o dalla parte che stia in giudizio personalmente senza l’avvocato.

I requisiti extraformali degli atti processuali possono essere di natura oggettiva (es. capacità di agire nel processo) e soggettiva (es. volontà).

Fra i requisiti soggettivi vi è la volontà. Occorre chiedersi se rilevi solo la generica volontarietà del compimento dell’atto o anche l’effettiva e non viziata volizione degli effetti giuridici che l’atto compiuto produrrà. Ci si chiede se gli atti processuali siano dalla legge concepiti come veri negozi giuridici oppure come meri atti, ché solo in questo caso alla loro validità basterà la generica volontarietà del loro compimento. La maggior parte sono atti processuali meri, cioè non negoziali, sì che i relativi effetti sono validi pur se non bene intesi o voluti. Tuttavia i vizi del volere (errore essenziale di fatto, violenza morale) e la mancanza dell’effettiva volontà di produrre effetti (atto posto in essere per gioco o a scopo didattico) avranno un rilievo su quegli atti processuali che contengono anche l’espressione di unilaterale negozio dispositivo, sia di diritto sostanziale (es. dichiarazione di riscatto agrario contenuta nell’atto di citazione dell’agricoltore prelazionista) sia di incidenza processuale (es. acquiescenza alla sentenza).

Vediamo ora gli atti del giudice nel processo di cognizione. Essi sono sentenza, ordinanza e decreto; l’art. 131 rammenta che la legge prevede quando deve essere adottata ciascuna di tali forme, ma in mancanza di tali prescrizioni i provvedimenti sono dati in qualsiasi forma idonea al raggiungimento dello scopo.

Sarà sempre la sentenza l’atto con cui il giudice decide sulla domanda giudiziale della parte, o totalmente chiudendo il processo, in rito o nel merito, o parzialmente definendo solo singole questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito idonee a concludere il giudizio.

Vi sono quattro ipotesi di casi di sent. non definitive:


  1. sentenze non definitive su questioni pregiudiziali di rito;

  2. sentenze non definitive su questioni preliminari di merito;

  3. sentenze non definitive su singole domande con proseguimento del medesimo processo sulle altre domande. Vi rientra anche il caso di sentenza su domande pregiudiziali.



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