Sezione quarta – L’organo giudiziario e gli atti processuali cap. 1 – IL giudice: indipendenza, costituzione, responsabilità civile


sentenze non definitive di condanna generica



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sentenze non definitive di condanna generica, ove il processo debba proseguire per qualificare la prestazione dovuta in vista della definizione dell’azione di condanna con statuizione completa ed esecutiva.

A tutti questi casi di sent. non definitive si applicheranno le norme speciali sul modo di impugnare le sent. non definitive, ossia in base alla scelta alternativa, da parte del soccombente, fra gravame immediato e gravame differito in cui verrà resa la sent. definitiva.

Il principio tendenziale del nostro sistema è quello per cui ogni processo dovrebbe dar luogo ad una sentenza definitiva.

L’art. 132 disciplina il contenuto formale della sentenza che richiede, tra l’altro, una compiuta motivazione. La motivazione è richiesta sia per i giudizi di diritto sia per quelli sulle questioni di fatto controverse. Entrambi questi giudizi, quali contenuti nelle sentenze di 1° grado, possono essere riesaminati senza limiti dal giudice di appello o anche formulati ex novo se essi mancavano. Se però è la sentenza di appello che contiene giudizi non bene motivati, il vizio avrà diverso rilievo se attenga il giudizio di diritto oppure a quello di fatto: sui primi il giudice di impugnazione, cioè la Cassazione, può e deve controllare direttamente l’esattezza dell’esito del giudizio, addivenendo alla Cassazione solo se vi sia stata violazione o falsa applicazione della norma.

Per i giudizi di fatto invece, essendone in sede d’impugnazione di legittimità precluso il riesame diretto, non rileva ormai la giustizia dell’esito ma solo la congruenza della motivazione; se essa manchi, la Cassazione avvierà un rinvio teso solo a far riformulare il giudizio di fatto quanto meno con riguardo alla sua motivazione.

Dopo la novella del 2009, è prevista la possibilità di una concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

Inoltre, la novella ha previsto per il giudice la facoltà di motivare la propria decisione anche attraverso il riferimento a precedenti giurisprudenziali conformi.

Sempre nel processo di cognizione, con ordinanza si risolvono le questioni procedurali mere, relative cioè al modo di svolgimento del processo, ed in particolare le questioni relative all’assunzione delle prove, alla loro rilevanza ed ammissibilità. Le ordinanze sono di norma, nel processo di cognizione ordinaria, revocabili dal giudice che le ha emesse.

Sono ordinanze anche le condanne interinali emesse in corso di causa ex artt. 186-bis, -ter, -quarter e 423. Ed ancora con ordinanza il giudice dispone la sospensione del processo per pregiudizialità ex art. 295 o dichiara la sua estinzione.

Il decreto, nel processo ordinario, è la forma dei provvedimenti ordinatori più semplici, non preceduti perlopiù dallo svolgimento del contraddittorio sul loro contenuto, revocabili: es. designazione del giudice istruttore da parte del dirigente dell’ufficio; decreto del giudice istruttore di fissazione di una nuova udienza. Nei processi speciali, si hanno anche decreti decisori, come il decreto ingiuntivo: la forma del decreto significa mancanza del previo contraddittorio. Se no, sempre nei processi speciali, si adotta l’ordinanza (es. convalida di sfratto).

La legge disciplina i rimedi esperibili contro i vari provvedimenti del giudice. In particolare solo contro le sentenze sono concesse le impugnazioni e così il solito appello per le sentenze di 1° grado, anche se il regolamento di competenza, che è un’impugnazione, oggi si esperisce contro un’ordinanza.

Al riguardo, occorre evidenziare che non rileva tanto il nomen iuris del provvedimento, bensì il suo contenuto sostanziale.

Nei processi speciali, disciplinati nel Libro IV, la forma della sentenza è raramente prevista: la stessa decisione finale è data perlopiù con ordinanza (ordinanza di convalida di sfratto; ordinanze cautelari) o con decreto (decreto reso nei procedimenti in camera di consiglio; decreto ingiuntivo; prima della riforma del 1990, in virtù dell’art. 672 oggi abrogato, anche i sequestri potevano essere pronunciati in via definitiva con decreti, in quanto resi inaudita altera parte).

Nel’ambito dei procedimenti di esecuzione forzata i provvedimenti del giudice dell’esecuzione sono dati per regola con ordinanza; ma il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione trasferisce, avvenuta la vendita, all’aggiudicatario la proprietà dell’immobile pignorato è dato, ad es., con decreto.

L’ordinanza è pronunciata nel contraddittorio delle parti e deve essere succintamente motivata; non così il decreto, anche se ciò pone problemi a fronte dell’art. 111 cost.





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