Sezione quarta – L’organo giudiziario e gli atti processuali cap. 1 – IL giudice: indipendenza, costituzione, responsabilità civile


SEZ. V – IL PROCESSO COMPLESSO E CON PLURALITÀ DI PARTI



Scaricare 496.4 Kb.
Pagina8/29
22.10.2019
Dimensione del file496.4 Kb.
1   ...   4   5   6   7   8   9   10   11   ...   29
SEZ. V – IL PROCESSO COMPLESSO E CON PLURALITÀ DI PARTI
CAP. 1 – L’esercizio dell’azione e il processo oggettivamente e/o soggettivamente complesso
Il processo litisconsortile è un processo in cui vi sono più parti rispetto alle due essenziali, attore e convenuto. I modi in cui si può realizzare questo fenomeno del processo litisconsortile sono e consistono:

  1. nella circostanza che il processo nasca con più parti;

  2. che il medesimo si instauri con due parti e intervenga volontariamente un terzo soggetto;

  3. che il processo sorga con due parti, ma venga, da una di esse o dal giudice, chiamato in causa un terzo, senza quindi che quest’ultimo intervenga volontariamente

  4. il caso di due processi su cause connesse fra parti non coincidenti, che possono essere riuniti in un solo processo avanti lo stesso giudice

All’ipotesi del processo che nasce con più di due parti sono dedicati gli artt. 102 e 103 cpc che rispettivamente disciplinano il litisconsorzio necessario e quello facoltativo. L’art. 104 cpc tratta di un altro istituto, comunque vicino, che è quello del cumulo oggettivo di domande; vale a dire del processo con cumulo di più domande contro la stessa parte, provenienti dallo stesso attore. L’art. 105 cpc si occupa dell’intervento volontario.

Seguono gli artt. 106 e 107 cpc i quali si occupano della chiamata in causa del terzo nel processo pendente, e così il suo coinvolgimento involontario.

Gli artt. 108 e 109 cpc riguardano l’istituto dell’estromissione del garantito e dell’obbligato.

Gli artt. 110 e 111 cpc trattano la successione processuale. Essi disciplinano la situazione che viene a crearsi quando, durante un processo, si verifica un evento idoneo a determinare, sul piano sostanziale, la successione del diritto controverso.

L’art. 100 cpc riguarda l’interesse ad agire.

L’art. 101 cpc, che riguarda il principio del contraddittorio, recita che “il giudice non può statuire sopra alcuna domanda se la parte contro la quale è proposta non è stata regolarmente citata e non è comparsa”.

Tale articolo, che deve essere collegato con l’art. 24 c. 2 cost., si occupa del principio di difesa; esso deve garantire il principio del contraddittorio, e il tale ottica va altresì letta la riforma del 2009, che impone al giudice che rilevi d’ufficio una questione (cd. terza via), di consentire sempre alle parti di dibattere sulla stessa a pena di nullità della sentenza.

Il principio del contraddittorio non significa che la parte debba sempre necessariamente costituirsi in giudizio, ma che le deve sempre essere garantita la possibilità di farlo.

Il convenuto infatti potrebbe scegliere di restare contumace, e cioè di non costituirsi in giudizio, senza che da ciò solo possano derivare per lui effetti negativi.

Vediamo ora la differenza tra procedimento e processo.

I procedimenti amministrativi, in linea di massima, non presentano la caratteristica del contraddittorio. Essi si svolgono presso la PA e, generalmente, non coinvolgono in modo partecipativo i cittadini interessati agli effetti del provvedimento finale, in cui culmina lo svolgimento del procedimento. Sotto tale profilo questi procedimenti non solo non sono giurisdizionali, bensì non neanche di tipo processuale, in quanto si configurano come procedimenti puri. Tuttavia, in modo crescente, anche nel campo del diritto amministrativo è prevista la partecipazione al procedimento dei soggetti interessati agli effetti del provvedimento finale, e allora possiamo dire che saranno questi procedimenti che adottano la tipologia processuale pur se per scopi diversi dall’esercizio della giurisdizione. Quest’ultimo modello, che è quello dello svolgimento in contraddittorio, non è dunque necessariamente un attributo del solo processo giurisdizionale. Anche un procedimento amministrativo, quando dia il giusto spazio al contraddittorio delle parti interessate, può assumere carattere di processualità, rimanendo un fenomeno non giurisdizionale, poiché, in sostanza, manca la presenza del giudice e, dunque, la garanzia dell’attuazione della legge secondo imparzialità, che è caratteristica propria del giudice.

Il principio in base al quale si può dire che il procedimento giurisdizionale ha carattere processuale è quello del contraddittorio, il quale prevede che si debba tener conto delle ragioni delle parti sulle quali la decisione finale avrà effetto.

Il processo giurisdizionale può anche servire a trattare più domande giudiziali contemporaneamente, fra le stesse parti od anche fra parti inizialmente diverse. In tal caso, si usa parlare di processo cumulativo o anche di processo simultaneo (eventualmente litisconsortile) su più cause o su più domande. Es. l’attore propone contro il medesimo convenuto una domanda volta ad ottenere l’annullamento di un contratto per dolo e una domanda, subordinata, tesa ad ottenere l’adempimento di quello stesso contratto, dando così luogo a un cumulo di due domande. Detto cumulo risulta essere un po’ particolare, poiché la seconda domanda sarà esaminata solo in quanto la prima venga rigettata; solo se il contratto non sarà annullato infatti avrà senso per l’attore chiedere al giudice di condannare il convenuto dell’adempimento.

In tale ipotesi, le domande giudiziali sono due e danno luogo a due cause diverse: quella di annullamento del contratto (causa principale e pregiudiziale) e quella di adempimento (causa dipendente → potrà essere decisa nel merito solo quando verrà definita, con rigetto, quella di annullamento del contratto).

Nel caso di specie, il cd. simultaneus processus risponde ad esigenze di economia processuale, evitando all’attore di iniziare due distinti processi, di cui uno relativo alla domanda principale e l’altro a quella subordinata.

Nell’esempio fatto, il giudice, se dovesse stabilire l’esistenza del dolo, dovrà annullare il contratto, e dichiarare che l’altra domanda è stata assorbita; nel caso invece in cui egli rigettasse la domanda principale dovrà decidere nel merito quella subordinata relativa all’adempimento. Si ha dunque un cumulo di cause tra loro connesse sia per l’aspetto soggettivo, riguardando le stesse parti, sia per il rapporto di pregiudizialità e dipendenza che lega le cause.

Avvicinabile all’ipotesi da ultimo esaminata è quella delle cause legate fra loro da un nesso di accessorietà proposte congiuntamente da parte del medesimo attore nei confronti del medesimo convenuto (art. 31 cpc). Si tratta di un rapporto di connessione che si caratterizza per il fatto che la pretesa che forma oggetto della domanda accessoria, pur essendo autonoma, trova il suo titolo nella pretesa che forma oggetto della domanda principale: in virtù di tale nesso di pregiudizialità logico-giuridica l’accoglimento della domanda accessoria presuppone l’accoglimento della domanda principale. Domande accessorie sono ad es. quelle risarcitorie o restitutorie rispetto alle domande di nullità, annullamento, risoluzione.

L’art. 31 cpc consente la proposizione della domanda accessoria al giudice territorialmente competente per la domanda principale purché però sia osservato, quanto alla competenza per valore, quanto prescritto dall’art. 10 c. 2 cpc; ciò significa che al fine di individuare il giudice competente per valore occorrerà sommare il valore delle 2 domande cumulate per accessorietà. Per il caso in cui la domanda principale appartenga alla competenza per materia del giudice di pace e quella accessoria al Tribunale, il processo simultaneo, in applicazione della regola generale posta dall’art. 40 u. c. dovrà essere celebrato davanti a quest’ultimo.

L’art. 104 cpc dispone che “contro la stessa parte possono proporsi nel medesimo processo più domande anche non altrimenti connesse, purché sia osservata la norma dell’art. 10 c. 2”. Si ha in questa fattispecie una connessione meramente soggettiva, cioè una connessione che sussiste quando più domande intercorrono fra gli stessi soggetti, ma non sono connesse oggettivamente, ossia non hanno né il titolo né l’oggetto in comune, né tanto meno si pongono in rapporto di pregiudizialità-dipendenza. La realizzabilità del cumulo esige in tale ipotesi il rispetto dell’art. 10 c. 2 e così, ai fini dell’individuazione del giudice competente per valore, le due o più domande si sommano tra loro.

Es. l’attore decide di instaurare una causa contro il convenuto per chiedere la restituzione della somma data a mutuo; egli rammenta che da quello stesso soggetto ha anche diritto ad ottenere il risarcimento per taluni danni che egli, su tutt’altro piano e così ad es. in via extracontrattuale, gli ha arrecato. L’attore redige un unico atto di citazione e propone nei confronti del convenuto due domande diverse: la restituzione della somma data a mutuo, che è un’azione contrattuale, e la condanna al risarcimento del danno, che è un’azione extracontrattuale. Queste due domande non hanno niente in comune, dal punto di vista oggettivo: titolo e oggetto differiscono del tutto. In comune hanno solo il fatto che attore e convenuto sono le stesse persone: ciò dà luogo alla connessione soggettiva, ritenuta dal legislatore connessione sufficiente per cumulare nello stesso processo le due diverse domande.

Anche questo fenomeno risponde ad esigenze di economia processuale, evitando la proposizione di due distinte azioni, con i relativi costi.

Occorre evidenziare una differenza di trattamento processuale tra il cumulo di domande oggettivamente connesse da quello caratterizzato dalla sola identità di soggetti. Infatti, nel primo caso il processo simultaneo, una volta sorto, non può più essere sciolto, mentre nel caso di cause connesse solo per soggetti, e cioè di cumulo oggettivo, il cumulo non può persistere in tutti i casi per cui una delle due domande possa essere decisa più rapidamente rispetto all’altra.

Se il mantenimento della riunione delle cause rende più gravoso il processo, nel senso che impedisce ad una di loro di pervenire ad un rapido sbocco, il giudice, anche senza l’istanza concorde di tutte le parti, può disporre la separazione. Questa potrà essere disposta sia nel corso dell’istruzione; sia in sede di decisione, sì che allora una domanda verrà decisa, mentre l’altra verrà, con ordinanza, separata e fatta oggetto di un nuovo processo, di modo che il 1° grado del vecchio processo dovrà considerarsi concluso.

Il giudice non potrà disporre lo scioglimento del cumulo con altrettanta facilità se il cumulo sussiste tra domande oggettivamente connesse. In particolare non ha mai senso scioglierlo quando vi siano una domanda principale e una dipendente e questo perché la trattazione della domanda dipendente postula che prima sia verificata la fondatezza o meno della principale; pertanto l’attesa del tempo per definire quella non è inutile ai fini della decisione della domanda dipendente, anzi è strettamente necessaria.

L’attore spesso propone contro il convenuto domande plurime non affinché siano tutte accolte ma per elevare la possibilità che almeno una di esse sia fruttuosa. Se le azioni sono incompatibili si potrà avere un cumulo alternativo di domande; più spesso l’attore nutre ed esprime la preferenza per un’azione ed esperisce in via di subordine l’altra. Nel caso di domande alternative il giudice, accolta l’una dichiara assorbita l’altra; per le domande subordinate, solo in caso di rigetto nel merito della domanda principale verrà esaminata l’altra; diversamente, essa verrà dichiarata assorbita.

Esaminiamo ora il processo cumulativo litisconsortile.

Ci possono essere ipotesi in cui più domande relative ad altrettanti diritti, e quindi più cause da abbinare in un unico alveo processuale, non intercorrono fra le stesse parti ma fra parti parzialmente diverse. Vale a dire: la nozione strutturale di unico processo, con più domande e quindi più cause, può valere anche là dove le parti non siano due, ma siano, ad es., A+B come attori contro C o, nel caso più complicato, A+B come attori contro C+D come convenuti.

Il dato del carattere oggettivamente cumulativo del processo si può coniugare con quello soggettivamente cumulativo, per cui si possono avere ipotesi in cui ci sono più di due parti per la ragione che ci sono più diritti azionati e così più domande e queste, proposte nel medesimo processo, non hanno tutte lo stesso attore e lo stesso convenuto. Le più domande per poter essere abbinate, ex art. 103, in un unico processo dovranno essere oggettivamente connesse: per il loro fatto costitutivo e/o per il loro petitum. L’abbinamento in un unico processo potrà avvenire anche solo perché in esse si pongano alcune questioni identiche in fatto o in diritto, dando vita ad una connessione impropria.

Es. impugnativa di una delibera assembleare da parte di più soci assenti, dissenzienti, dà luogo a un’ipotesi di processo litisconsortile attivo su cause oggettivamente connesse. La delibera può essere impugnata, quando non è stata presa in conformità alla legge o allo statuto, dai soci assenti, dissenzienti o astenuti, che, salvo diversa disposizione dello statuto, siano in possesso di tante azioni aventi diritto di voto con riferimento alla deliberazione che rappresentino 1x1000 del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il 5x100 nelle altre. Si supponga che vi siano più soci, tutti a tale stregua legittimati, che la vogliono impugnare per lo stesso vizio. Al riguardo si potrebbe immaginare che ciascun socio instauri autonomamente un processo; allora potrà capitare che lo stesso vizio, dedotto dai vari soci nei vari processi a sostegno dell’impugnativa, sia ritenuto sussistente da un giudice, il quale annullerà quindi la delibera, e insussistente dagli altri giudici, che respingeranno la domanda. Vi è il rischio di una certa contraddittorietà fra le eventuali decisioni; inoltre, tenuto conto che le situazioni da accertare, nei vari processi, sono le medesime, sarebbe sufficiente un solo processo e un unico giudice. La cosa migliore sarebbe che tutti i soci, che vogliono impugnare la delibera, la impugnassero assieme, con un unico atto introduttivo del processo, ed è proprio l’art. 103 a consentirlo. Altrimenti, se le impugnazioni avvenissero separatamente, potrebbe applicarsi l’art. 2378 cc nuovo testo, dove, al c. 5, prevede che esse siano riunite per essere poi istruite congiuntamente e decise con un’unica sentenza. Il c. 6 dell’art. 1377 stabilisce che l’annullamento giudiziale della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci.

Immaginando che i soci agiscano assieme, troviamo, in questo processo, più di un attore, ciascuno con una propria domanda giudiziale, quella di annullamento della delibera, che è domanda costitutiva, e un unico convenuto, cioè la società.

Le parti sono essenzialmente le stesse, dato che il convenuto è il medesimo per tutte le domande. Sono domande connesse sul piano oggettivo, perché ciò che gli attori chiedono è identico: l’annullamento di quella delibera. Il titolo, cioè il fatto costitutivo del diritto sostanziale dedotto in giudizio, è in parte lo stesso, in quanto l’esistenza di una delibera assieme al suo essere viziata, presupposti per l’accoglibilità della domanda di annullamento, sono alla base di tutte queste domande. La causa petendi in parte diverge, perché ciascun attore dovrà dimostrare a titolo personale di essere socio assente, o dissenziente o astenuto e di possedere una quota qualificata di capitale sociale. Larga parte del titolo costitutivo delle domande è comune e quindi l’oggetto è lo stesso; abbiamo delle domande che sono con particolare intensità connesse sul piano oggettivo: siamo in presenza di un’ipotesi in cui l’ordinamento favorisce il cumulo originario di queste domande in un unico processo. Si avrà un processo che è litisconsortile, poiché vi è più di un attore ed inoltre si tratterà di un processo oggettivamente cumulativo, poiché vi sono più domande oggettivamente connesse. A conclusione di un tale processo si avrà una sola sentenza che conterrà le decisioni delle varie domande; cioè presenterà una pluralità di capi o parti.

Se la connessione fra le domande cumulate è per il titolo, su di esso si sarà svolta un’istruzione tendenzialmente unitaria e così un accertamento di fatti possibilmente omogeneo. E lo stesso vale per la soluzione delle questioni di fatto comuni o la risoluzione delle identiche questioni di diritto, allorché il cumulo litisconsortile sia basato su questo fenomeno di connessione impropria o logico-intellettiva (tra domande che non sarebbero connesse in base ai loro elementi individuatori).

Potremmo avere delle decisioni diverse in relazione a quella parte di fattispecie costitutiva che è diversa per ciascuna domanda (causa petendi), infatti a taluni attori potrebbe essere negata ad esempio la qualità di socio dissenziente, in quanto dal verbale di assemblea risulta assenziente.

Es. di processo cumulativo con un unico attore e una pluralità di convenuti (litisconsortile passivo). L’art. 2055 cc dispone che in presenza di un atto illecito i coautori dello stesso sono debitori solidali del risarcimento del danno. Es. Tizio viene picchiato da 7 teppisti e subisce danni fisici e morali per l’ammontare di 70.000. Il creditore può chiedere a ciascuno dei suoi debitori solidali l’adempimento dell’intera prestazione che, nell’es., è il risarcimento del danno. Se il creditore si avvale della facoltà di richiedere il risarcimento del danno solo nei confronti di uno dei debitori, non si realizza né un processo litisconsortile né un processo cumulativo.

Poniamo che il creditore, poiché non sa quale dei teppisti possa risultare patrimonialmente solvibile o perché vuole che tutti subiscano almeno la causa civile, instauri la medesima nei confronti di tutti. Nel caso in esame, avremo un atto di citazione in cui saranno formulate 7 domande giudiziali contro 7 diversi convenuti, ognuna avente ad oggetto un credito diverso al risarcimento dell’intero danno. L’attore chiederà che ciascun condebitore sia condannato ed otterrà, se le domande saranno accolte, una sentenza con 7 capi, ognuno relativo ad un debitore, e quindi 7 condanne a 70.000.

L’attore, pur potendo esercitare l’azione esecutiva contemporaneamente nei confronti di tutti, nel momento in cui viene soddisfatto per l’intero da un debitore, egli non potrà più procedere con le altre esecuzioni, e gli altri condebitori condannati al pagamento vedranno venir meno il diritto del creditore di procedere nei loro confronti ad esecuzione forzata e potranno tutelarsi con l’opposizione all’esecuzione.





Condividi con i tuoi amici:
1   ...   4   5   6   7   8   9   10   11   ...   29


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale