Sezione quarta – L’organo giudiziario e gli atti processuali cap. 1 – IL giudice: indipendenza, costituzione, responsabilità civile


CAP. 2 – Litisconsorzio facoltativo nelle sue varie figure



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CAP. 2 – Litisconsorzio facoltativo nelle sue varie figure
L’esempio appena fatto di un soggetto che agisce nei confronti di ciascuno dei suoi debitori solidali dà luogo ad un fenomeno di litisconsorzio passivo, cioè che riguarda i convenuti, facoltativo, mentre l’esempio dell’impugnazione della delibera assembleare riguarda il litisconsorzio facoltativo attivo.

Esaminiamo ora alcuni casi più frequenti di litisconsorzio facoltativo passivo.

Uno dei casi più ricorrenti è quello di più debitori di un unico debitore in materia di obbligazioni solidali. (art. 1294 cc).

Quando i più debitori sono tenuti pro quota, e non in solido, il loro cumulo litisconsortile, dettato dalla connessione per il titolo, presenta una perfetta autonomia delle cause; al contrario, se si aziona un condebito solidale, la connessione fra le domande sarà essenzialmente quella per l’oggetto, mentre il titolo delle obbligazioni dei vari convenuti può essere o meno il medesimo.

Ad esempio, il titolo è il medesimo nella solidarietà passiva da concorso nel fatto illecito e nel caso in cui da un unico contratto nasce un’obbligazione solidale; non lo è invece nel caso della solidarietà fideiussoria, in cui il debito del fideiussore è sì solidale, ma nasce da un titolo autonomo rispetto a quello dell’obbligato principale.

Le obbligazioni solidali, a cagione di questa loro stretta connessione per l’oggetto, danno luogo pur sempre ad un cumulo facoltativo di cause distinte. La struttura sostanziale espressa dal nesso di solidarietà che congiunge intimamente un fascio di obbligazioni da ritenere bensì distinte esige che, nel processo, si tenga talora conto della soluzione di questioni relative ad uno dei convenuti nel decidere le cause relative agli altri.

Spieghiamo questi concetti con alcuni esempi tratti dal codice civile. Mentre alcuni fatti estintivi di un’obbligazione da parte di uno dei soggetti possono avere effetti anche sugli altri, altri fatti estintivi seguono una disciplina più articolata, e questo è il caso della prescrizione.

L’art. 1310 c. 1 dice che l’interruzione della prescrizione effettuata nei confronti di un debitore ha effetto anche nei confronti degli altri debitori. L’art. 1310 c. 3 enuncia che “La rinunzia alla prescrizione fatta da uno dei debitori in solido non ha effetto riguardo agli altri”, cosicché, mentre i convenuti che non hanno rinunciato alla prescrizione la possono eccepire, qualora si sia verificata prima della notificazione della citazione, ottenendo così una sentenza di rigetto della domanda, colui il quale vi ha rinunciato prima del processo sarà condannato all’adempimento.

Chi non ha potuto eccepire la prescrizione, poiché vi ha rinunciato, rimane in una condizione sperequata rispetto agli altri, in quanto non ha più azione di regresso nei confronti degli altri debitori solidali-litisconsorti passivi che sono stati assolti per sopravvenuta inesistenza del debito in virtù della prescrizione medesima. Il giudice, nella stessa sentenza, si troverà a statuire che il credito sorto dallo stesso titolo, e in identica data, si è prescritto per taluni e non per altri, dando luogo ad un solo apparente contrasto di giudicati, imposto dalla norma sostanziale.

Vi è poi l’ipotesi in cui, anziché l’espressa rinuncia di un condebitore alla prescrizione, sussista la mancata eccezione della medesima da parte di alcuni condebitori litisconsorti durante il processo. Poiché l’eccezione di prescrizione ha effetto soltanto nei confronti di coloro che l’hanno sollevata, siano qui di fronte a un caso simile al precedente, in cui alcune domande verranno rigettate, stante l’eccezione di prescrizione, e altre accolte.

Vediamo ora il caso della remissione soggettivamente parziale. Il creditore, che abbia rimesso il debito ad un debitore in solido, riservando il suo diritto verso gli altri, proponga ugualmente una domanda nei confronti del debitore liberato. In tal caso la domanda nei suoi confronti verrà respinta, stante la remissione precedentemente avvenuta. Detta circostanza influisce sulla posizione degli altri debitori solidali convenuti nello stesso processo, od anche in un altro contemporaneo o successivo processo: la condanna che potrà essere pronunciata nei loro confronti, se il giudice avrà considerato valida la remissione, andrà ridotta dell’importo corrispondente alla quota interna del debitore destinatario della remissione: essa non sarà la medesima che si sarebbe avuta se il debitore liberato non fosse stato ritenuto dal giudice uno dei debitori solidali dell’attore o se egli avesse eccepito fondatamente la prescrizione o se ancora fosse stato assolto per altra ragione. L’attore, quando rimette il debito ad uno dei suoi condebitori, in realtà riduce il suo credito complessivo. Se a un condebitore è stato rimesso il suo debito, la domanda nei confronti degli altri non potrà essere accolta per la parte corrispondente a quella del debitore liberato.

La possibilità di decisioni divergenti nei confronti dei vari debitori solidali, anche se le varie domande sono state calate in un unico processo in regime di litisconsorzio facoltativo passivo, emerge a tutto tondo considerando l’art. 1305 cc. L’articolo richiamato dispone che il giuramento sul debito prestato da un debitore solidale possa nuocere soltanto a questi e, di conseguenza, che non possa avere effetto nei confronti degli altri condebitori, i quali, qualora l’esistenza del debito non sia in altro modo provata, andranno assolti.

In sintesi, si può affermare dunque che le obbligazioni solidali danno luogo ad un cumulo di cause distinte, ma non del tutto autonome.

Vediamo ora se e come sia possibile sciogliere il cumulo di cause realizzato mediante l’instaurazione di un processo litisconsortile facoltativo.

Secondo l’art. 104 cpc, che opera un rinvio all’art. 103 c. 2 cpc, si può affermare che anche in tal caso è possibile separare le cause oggettivamente connesse, purchè nel corso dell’istruzione o in fase di decisione emerga che la continuazione della riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo.

Occorre chiarire che anche nel caso di cause proposte cumulativamente non viene meno la loro autonomia, come dimostra il fatto che possono avere esiti diversi (es. uno dei convenuti può eccepire la prescrizione e un altro no).

Come casi di scindibilità di cause riunite, pensiamo al caso in cui, convenuti più condebitori pro quota dal comune creditore con domande connesse per titolo, sull’esistenza del titolo costitutivo del debito di ciascuno non vi siano contestazioni, e siano invece state sollevate, da parte di alcuni convenuti, eccezioni relative a cause estintive del diritto fatto valere dall’attore. Tale ad es. potrebbe essere quella relativa all’esistenza della dichiarazione di remissione del debito, che si afferma avvenuta a favore solo di uno dei vari condebitori pro quota; fatto estintivo del debito da accertarsi mediante una complessa istruttoria, che richiede l’escussione di più testimoni. Per le altre cause non si pongono esigenze istruttorie, talché esse potrebbero essere decise immediatamente.

Di solito sarà consigliabile separare le cause, ex art. 103 c. 2.

Diversa sarà la situazione ove le cause cumulate si svolgono contro più condebitori solidali, che l’unico creditore abbia scelto di convenire in un solo processo ex art. 103. Qui la connessione è sempre per l’oggetto e talora anche per il titolo; se anche sul titolo comune non vi siano questioni da trattare unitariamente in vista di tutte le cause cumulate, abbiamo visto che l’identità di oggetto rende spesso interdipendente l’una dall’altra le soluzioni delle singole cause, allorché taluni dei condebitori solidali facciano valere fatti estintivi o modificativi della propria obbligazione. Ciò rende la separazione delle cause quasi sempre inopportuna poiché incompatibile con la struttura formalmente integrata che presenterà l’iter decisorio del giudice in ordine alle pur distinte cause cumulate.

Anche in altri casi di litisconsorzio facoltativo, in cui il cumulo è pur sempre frutto di libera scelta della parte attrice, si dà talora questa situazione di non agevole o non opportuna scindibilità del cumulo già realizzato. Non mancano poi ipotesi specifiche di separazione preclusa perché la decisione delle varie cause esige decisioni omogenee e conformi. L’ipotesi più significativa ed esemplare è quella dell’impugnativa della medesima delibera dell’assemblea di una spa, proposta da vari soci assenti, dissenzienti o astenuti in un’unica citazione introduttiva. La stretta connessione per l’oggetto e di solito anche per il titolo giustifica la riunione necessaria; tale previsione legislativa impedisce ogni possibilità di separazione, sia nel corso della trattazione sia in sede decisoria.

Si tratta di un litisconsorzio che nasce facoltativo, poiché solo se l’attore vuole lo realizza, ma che, una volta instaurato, diventa sostanzialmente un litisconsorzio ed un cumulo unitario, che occorre conservare, e quindi caratterizzato dallo svolgimento ormai necessariamente congiunto.

Esaminiamo ora il caso di litisconsorzio facoltativo per connessione impropria.

L’art. 103 c. 1 stabilisce che si può avere litisconsorzio facoltativo non solo quando tra le cause esiste una connessione per l’oggetto o per il titolo, ma altresì quando le cause siano legate da connessione impropria, che si ha quando non vi è alcun elemento che caratterizza le azioni in comune, ma la decisione delle varie domande cumulate dipende dalla risoluzione di identiche questioni di fatto e di diritto.

Vi è, nel caso di connessione impropria, un legame meno intenso tra le cause e quindi una separazione delle medesime meno problematica.

Es. caso in cui ci sono più domande di vari lavoratori di un’impresa nei confronti del loro unico datore di lavoro, ciascuna delle quali volta, in base ai rispettivi contratti individuali di lavoro, all’ottenimento di talune prestazioni retributive, in virtù dell’applicazione di norme identiche per tutti i lavoratori. L’oggetto delle domande è diverso, in quanto ciascun lavoratore chiede a titolo personale la propria posizione retributiva; il titolo è anch’esso diverso poiché ciascuno deduce come titolo della domanda il proprio contratto individuale di lavoro. Fra queste domande una connessione, seppur debole, sussiste, ed è data dall’esistenza di alcune questioni dalla cui soluzione dipende la decisione di tutte le pur ben distinte cause. Si tratta di connessione meramente logica, intellettiva. Il giudice per decidere sulle varie domande deve incontrare nel suo iter decisorio una questione che è comune a tutte, e che, nel nostro es., è una questione di diritto o comunque interpretativa, ma che può anche essere una questione di fatto.

L’opportunità dello scioglimento del cumulo si riscontra nel caso in cui per talune cause sorgano particolari esigenze istruttorie quale, ad es., quella della dimostrazione dell’elemento del mancato godimento delle ferie, mentre le altre questioni sono mature e quindi potrebbero immediatamente essere rimesse alla decisione. In un’ipotesi del genere, si può richiedere la separazione, in quanto la continuazione della riunione, una volta risolta la questione comune, renderebbe più gravoso il processo allungandone i tempi.

Esaminiamo ora le regole di competenza che favoriscono l’instaurazione del litisconsorzio facoltativo passivo per connessione per titolo o per oggetto.

L’art. 33 cpc dispone che, onde riuscire agevolmente ad instaurare il litisconsorzio facoltativo passivo, l’attore possa convenire in giudizio tutti i convenuti davanti al giudice del luogo di residenza o di domicilio di uno solo di essi; ma ciò vale esclusivamente qualora le cause congiuntamente proposte siano connesse per il titolo e/o per l’oggetto. La fattispecie contemplata dall’art. 33 è più ristretta di quella di cui all’art. 103. Per il cumulo tra cause legate da nessi rilevanti sul piano sostanziale, e non però anche da mera connessione intellettiva, l’utilità del simultaneus processus è parsa, agli occhi del legislatore, tale da giustificare una deroga alle ordinarie regole di competenza.

Questa deroga alle ordinarie regole di competenza territoriale, nel caso del litisconsorzio passivo dovuto a connessione propria, viene negata dalla giurisprudenza là dove la citazione congiunta di più convenuti risulti essere un espediente per ottenere uno spostamento della competenza stessa (litisconsorzio fittizio). Quando infatti la domanda fatta valere contro uno tra i litisconsorti, innanzi al foro generale dal quale sono stati tutti convenuti, è manifestamente infondata, appare evidente che la proposizione di quella domanda è preordinata al fine esclusivo di ottenere lo spostamento della competenza ai danni degli altri litisconsorti, che così hanno potuto essere convenuti nel foro attraente ex art. 33. Ossia nel foro, scelto a proprio piacimento dall’attore, della residenza, domicilio o sede del convenuto posticcio.

Più parti possono (litisconsorzio facoltativo) agire (attivo) o essere convenute (passivo) nello stesso processo (simultaneità del processo), quando tra le cause (pluralità di domande e così di cause) che si propongono (stesso processo) esiste connessione per l’oggetto o per il titolo dal quale dipendono (connessione propria, particolarmente intensa quando sia per l’oggetto o per entrambi gli elementi identificatori), oppure quando la decisione dipende totalmente o parzialmente dalla risoluzione di identiche questioni (connessione impropria e meramente intellettiva).

Quattro sono i tipi di connessione ex art. 103 c. 1 cpc:


  • il primo è di connessione congiuntamente per il titolo e l’oggetto, e ricomprende i casi di connessione propria più forte, vale a dire quando ricorre il litisconsorzio facoltativo unitario;

  • il secondo e il terzo sono dati dalla connessione per il titolo o per l’oggetto, ipotesi di connessione propria intermedia, quella per il solo oggetto, o debole, quella per il solo titolo (la separazione delle cause è possibile);

  • il quarto ricorre quando vi sono identiche questioni da risolversi, cd. connessione impropria: qui si applica l’art. 103, ma non opera l’art. 33.

Es. di connessione debole: caso di più condebitori pro quota (debito ereditario → se il de cuius aveva un debito non estinto, in questo succedono gli eredi pro quota) il creditore del de cuius conviene in giudizio gli eredi, quindi la moglie e il figlio del debitore defunto. Il creditore dovrà dimostrare per ciascuno dei convenuti la qualità di erede e per quale quota succede, ma, a parte ciò, tutto il resto è, quanto al titolo, comune alle due cause. Le domande sono parzialmente connesse con riguardo al titolo, poiché comunque il creditore dovrà dimostrare la vicenda successoria che è diversa per i due eredi; mentre non lo sono affatto con riguardo all’oggetto, perché, se quella de cuius era una prestazione unica, agli eredi sono chieste due prestazioni diverse, rispondendo ciascuno per la sua quota ereditaria e così per la sua parte di obbligazione.

L’utilità del cumulo delle cause, in questo caso, emerge solo sul piano dell’economia processuale e su quello della garanzia che non ci siano contrasti logici nella motivazione quanto all’accertamento giudiziale della parte di titolo costitutivo comune alle due domande. Se le due cause fossero trattate in due separati processi e sia la moglie che il figlio avessero contestato il debito del de cuius, le istruttorie sarebbero potute pervenire ad esiti non coincidenti.

In queste ipotesi la separazione può essere frequente: ciò può accadere ad esempio qualora i due convenuti non sollevino contestazioni sul fatto che il de cuius sia obbligato, bensì uno contesti di essere erede, mentre l’altro affermi che il de cuius aveva già adempiuto.



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