Signore, dove abiti?



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24.01.2018
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II DOMENICA del Tempo Ordinario - B

Signore, dove abiti?

  1. 1Sam 1, 3-19: “Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”

  2. Salmo 39/40:“Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

  3. 1Cor 6, 13-20: “Glorificate Dio nel vostro corpo”

  4. Gv 1, 35 -42: “Venite e vedete…Stettero con Lui tutto il giorno

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Tema generale
La liturgia di questa II domenica del tempo ordinario, riprende il cammino feriale della vita cristiana dopo la festa del Battesimo di Gesù e vuole riportarci all’atto iniziale della nostra fede: la vocazione a vivere con Gesù il quotidiano, a rispondere alla sua chiamata, lasciandoci affascinare e avvolgere dalla sua figliolanza divina per seguirlo e stare, dimorare con lui “tutto il giorno” il lungo giorno della nostra vita.

La prima lettura racconta la vocazione del giovanissimo Samuele, il cui orecchio attento riesce a percepire la voce che lo chiama e a cu risponde prontamente. La seconda lettura, tratta dalla Prima lettera ai Corinzi, ci invita a glorificare Dio nel nostro corpo, tessendo relazioni di comunione nella Chiesa, proprio perché con la vocazione battesimale, siamo divenuti Corpo di Cristo.

Il salmo 39, nel responsorio, ci fa cantare la nostra personale risposta a Colui che ci ha chiamati e continua a chiamarci alla sua amicizia: “Ecco, Signore, io vengo, per fare la tua volontà”. Il testo del Vangelo, tratto da Giovanni, ci narra la vocazione dei primi due discepoli che, sollecitati dal Battista che indica Gesù come l’Agnello di Dio, si lasciano affascinare dal Cristo e lo seguono sino alla sua dimora. La gioia di seguire Gesù è dirompente e contagiosa al punto che Andrea corre a riferire al fratello Simon Pietro di aver incontrato il Messia e lo conduce da Lui.
Un gioco di sguardi profondi che raggiungono il cuore
La prima scena del Vangelo è un incrocio di sguardi che penetrano nella profondità della vita interiore, nella profondità del cuore. La sequela nasce dall’ascolto ma si consolida nel rimanere sotto lo sguardo del Maestro. Siamo al terzo giorno della settimana inaugurale del quarto vangelo e l’evangelista Giovanni descrive alcune incontri che introducono Gesù sulla scena del mondo, nella vita pubblica. Il Battista ha appena battezzato Gesù e aveva contemplato lo Spirito scendere su di Lui. Stavano là anche questi due discepoli e fissando lo sguardo su Gesù che passava disse: “Ecco l'agnello di Dio”. (v 35)

Stava ancora là con due dei suoi discepoli e vedendo Gesù che passa si rivolge a due discepoli che sono accanto a lui e i due discepoli che sono in ascolto, sono come affascinati dalla testimonianza di Giovanni Battista. Da quel momento i due discepoli che prima avevano ascoltato Giovanni, si rendono conto che la sua voce è divenuta annuncio, messaggio, comunicazione, un preciso segnale per loro: I due discepoli sentendolo parlare così, seguirono Gesù. E’ la pronta risposta ad una chiamata che raggiunge lo sguardo e tocca il cuore. E’ la vocazione alla Vita!

Questo avviene dal momento che Gesù passava. C'è un modo di passare di Gesù che non può lasciare indifferenti. Qui è il verbo greco è peripatìn, un verbo che è usato si anche altrove parlando del passaggio di Gesù. In questo suo modo di passare siamo coinvolti anche noi, proviamo a metterci nei panni di questi due discepoli di Giovanni Battista, e sperimenteremo un movimento attrattivo, un fascino singolare. Gesù passa. Nella scena precedente Gesù va verso Giovanni. Qui Gesù passa e vedendolo passare fissando lo sguardo su Gesù che passava disse: “Ecco l'agnello di Dio ( … )” C'è un modo di passare di Gesù, un modo di stare al mondo di Gesù che implica una serie di movimenti, di spinte, di tensioni, anche di attriti, naturalmente, ma tutto quel che viene adesso è vissuto dai due discepoli come un coinvolgimento attrattivo: I due discepoli sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Ancora non conosciamo i nomi di questi due discepoli ma veniamo a sapere che sono alla ricerca: cosa cercano? Cosa cerchiamo? Siamo tutti alla ricerca di una dimora. E a questo riguardo i due vengono interpellati da Gesù e a loro volta pongono a Lui la loro domanda. Gesù si volta e : “vedendo che lo seguivano disse: Che cercate? Gli risposero: “Rabbì – che significa maestro – dove abiti tu?” (v 38).


La ricerca di una dimora, una casa in cui abitare.
I due discepoli stanno seguendo Gesù e Lui si è voltato: “Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono [abitarono] presso di lui. Erano circa le quattro del pomeriggio”. (v 39). Questo verbo abitare, è un verbo che nel vangelo secondo Giovanni acquista, in maniera specifica, un rilievo teologico d'importanza inesauribile. La dimora di cui discepoli sono alla ricerca non è una casa qualunque. Si rendono conto che sono coinvolti in una esperienza di trascinamento, di coinvolgimento in una relazione che colma di gioia la loro vita e compie le loro attese più vere. Gesù parla della sua dimora, non solo parla, ma mette a disposizione la sua dimora. La sua dimora, la dimora di Gesù che è il grembo del Padre, è la sua figliolanza divina nella comunione con il Padre e con lo Spirito che è sceso su di Lui nel battesimo.

Si parla di dimora anche al capitolo 14, versetto 2, durante l'ultima cena, quando Gesù dice: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti, (molte dimore) se no ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi una dimora e quando sarò andato vi avrò preparato una dimora, ritornerò e vi prenderò con me perché siate anche voi dove sono io”. Poi intervengono i discepoli. Gli disse Filippo, è proprio quel Filippo che incontriamo per la prima volta proprio nel brano evangelico che stiamo leggendo: “Gli disse Filippo: “Ma Signore, mostraci il Padre e ci basta”. “Da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: mostraci il Padre?”. E così di seguito nei capitoli 14, 15, 16, 17. La dimora di Gesù è la sua figliolanza nella comunione con il Padre.

Inoltre quando qui si dice vedere: “Venite e vedrete ( … ) Andarono e videro ( … ) questo vedere è la visione del mondo, come luogo e tempo in cui la famiglia umana si viene ricostituendo Venite e vedrete e vedrete il mondo e vedrete la storia umana come si vede a partire dalla dimora in cui Gesù è a casa. La dimora del Figlio nella comunione con il Padre. E vedrete il mondo come lo vedo a casa mia, là dove la mia figliolanza mi radica nella comunione con il Padre. E notiamo che Gesù sta parlando ai due e si sta impegnando nella relazione con loro non in termini astratti, teorici, formule teologiche, ma nella concretezza del suo vissuto umano di figlio dell’uomo e di Figlio di Dio. È nella sua divina-umanità che Gesù è Figlio e dimora nella comunione con il Padre, è il suo modo di stare al mondo. E’ il suo modo di passare, di chiamare, di attrarre, di vedere. E di vedere come l'unica famiglia umana appartiene al grembo del Dio Vivente, il Padre suo e nostro, ed è riconosciuta come parte di un unico disegno d'amore.

Al versetto 40 veniamo a sapere che uno dei due discepoli è Andrea, fratello di Simon Pietro: Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni incontrò il è verbo evriskin, quindi, [trovò] per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato” di nuovo il verbo evriskin, e questo verbo ritorna ancora successivamente. “Abbiamo trovato” dice Andrea, ed è Andrea che ha trovato per primo suo fratello Simon Pietro.

Quando Simon Pietro arriva da Gesù condotto dal fratello, Gesù lo guarda intensamente, quasi a scrutare il suo cuore, e gli cambia il nome: non più Simone di Giovanni ma Cefa, che significa Pietro. Anche noi al momento del nostro battesimo riceviamo il nome con cui siamo chiamati dal Padre celeste, un nome che indica anche la nostra vocazione e la nostra missione.

E’ una novità di cui Andrea e quell'altro discepolo anonimo, probabilmente quello che nel quarto vangelo è denominato come “il discepolo che Gesù amava”, e poi tutti gli altri, che man mano si aggiungono alla sequela di Gesù, che ricevono un nome nuovo, una vita nuova, discepoli che stanno imparando a vivere con Lui nell’intimità del Padre: la casa, la dimora accogliente.



È la novità di cui viviamo anche noi. È la novità di cui vive la Chiesa. È la nuova creazione. È la missione della Chiesa nel corso di una storia che durerà per tutto il tempo necessario. E’ la fecondità battesimale della Chiesa che genera gli uomini alla vita nuova. È la nuova Gerusalemme davanti a noi. È la madre della famiglia umana che ci chiama a vivere nella pienezza della comunione con tutte le creature di Dio, in quanto moriamo e risorgiamo con il Figlio unigenito, per quella pienezza di vita che il Dio Vivente ha voluto condividere con noi.


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