Sillabo nozionale-funzionale



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Sillabo funzionale-nozionale

della lingua italiana
Educare alla grammatica, educare con la grammatica”.
La lingua italiana presentata seguendo un percorso a spirale che va dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria, fino alla scuola secondaria di I° grado, perché l’apprendimento di qualunque disciplina non si verifica per accumulo di informazioni, ma per riprese successive.

Istituto Comprensivo ‘Tenente F. Petrucci’
Montecastrilli (Tr)

2010
Responsabile e coordinatrice del progetto: Anna Comodi,

Ricercatrice in ‘Didattica delle Lingue Moderne’

presso l’Università per Stranieri di Perugia
DIPARTIMENTO DI LETTERE IC MONTECSTRILLI

Premessa
Il Sillabo è quella parte dell’attività curricolare che riguarda la specificazione e la sequenziazione dei contenuti di insegnamento di una certa disciplina, in termini di conoscenze e di capacità. Si possono costruire Sillabi processuali (in cui il sapere è determinato dal saper fare) e si possono elaborare Sillabi proposizionali (dai contenuti sistematici, individuabili in categorie definite); fra questi ultimi vi sono i Sillabi funzionali (che contengono strutture socio-semantiche) e i Sillabi nozionali (che contengono la sequenza delle strutture e del lessico). I docenti dell’Istituto Comprensivo ‘Tenente Franco Petrucci’ di Montecastrilli, al momento di darsi il Sillabo di Lingua italiana come strumento essenziale per il miglioramento della qualità dell’insegnamento, hanno deciso di elaborare un Sillabo di tipo nozionale-funzionale, cioè un Sillabo che contiene sia la sequenza delle gategorie grammaticali e sintattiche, sia le funzioni comunicative alle quali le strutture servono.

Ad esempio, questo Sillabo non contiene solamente la forma e le relazioni di tempo del Modo Condizionale, ma tutte le sostituzioni con altri tempi e Modi adottate ai diversi livelli di parlato e scritto, le differenze di significato con altri tempi dell’area del dubbio di forma diversa e le differenze di registro che ne derivano (Vorrei uscire. Volevo uscire. Se potessi, ti aiuterei. Se potevo, ti aiutavo. L’ano prossimo andrò in Sicilia. L’anno prossimo andrei in Sicilia. L’anno prossimo, sarei andata in Sicilia L’anno scorso sarei andata in Sicilia, ecc.). L’elaborazione del Sillabo delle diverse discipline da parte di un’Istituzione, indica una scelta democratica di trasparenza e di condivisione, in quanto tutto ciò che si fa in classe è stato condiviso da tutti e a conoscenza di tutti, operatori della scuola, utenti e società. Ma bisogna sempre tener presente che il Sillabo è uno strumento di consultazione e che non affronta aspetti metodologici né avanza proposte metodologiche. E’ una sorta di memorandum che l’insegnante deve consultare di tanto in tanto per verificare se ciò che sta facendo con l’ausilio del manuale adottato è in linea con i contenuti del Sillabo stesso e quindi con quanto l’Istituto ha deciso che si faccia anno per anno; ove ciò non fosse, sarà necessario costruire materiali originali integrativi. Il Sillabo di italiano vuole dare il giusto peso all’insegnamento delle categorie grammaticali e sintattiche (che sono sapere la lingua) senza dimenticare che l’insegnamento della grammatica e della sintassi non è mai fine a se stesso; la grammatica, infatti, non si insegna, si vive insieme, e questa è una affermazione tanto più attuale quanto più le classi sono aperte ad alunni non italofoni, ai quali un metodo di insegnamento tradizionale di tipo descrittivo non si adatta. Si può dire che l’ingresso dei bambini stranieri nella scuola italiana ha accelerato il processo di rinnovamento dei metodi di insegnamento e dei materiali didattici che era ormai improcrastinabile; è vero che al momento del loro primo inserimento la scuola non era pronta con metodi e materiali adeguati, ma è altrettanto vero che, se qualche cosa è cambiata negli ultimi anni, ciò è avvenuto anche per la necessità di rispondere ai bisogni di una classe plurilingue e pluriculturale in cui gli allievi, italiani e stranieri, hanno esperienze di vita e stimoli complessi. L’elaborazione di questo Sillabo non è certo la risposta ai nuovi e vecchi problemi della scuola, ma uno strumento in più per suddividere il lavoro nelle classi in maniera consapevole e per ottimizzare le energie indispensabili a far fronte a problematiche educative e sociali sempre più complesse.

Gli autori


Introduzione

L’idea di questo Sillabo nasce a seguito di una lunga collaborazione fra l’Istituto Comprensivo ‘Tenente Franco Petrucci’ di Montecastrilli e l’Università per Stranieri di Perugia. L’Istituto, insistendo su un territorio in cui la presenza di alunni non italofoni nelle classi era significativa già parecchi anni fa, è uno di quelli, in Umbria, che hanno investito di più e prima nella formazione di insegnanti di italiano L2. In particolare, l’Istituto ha organizzato corsi sulle strategie per l’accoglienza, per l’inserimento e per l’integrazione degli alunni stranieri e delle loro famiglie, sulle strategie di facilitazione del testo per lo studio e sul testo del fumetto, considerato ‘facilitante’ dell’apprendimento e acculturante in virtù dei suoi linguaggi integrati; sui criteri per la valutazione delle competenze linguistiche, sulla multimedialità come supporto all’insegnamento della lingua e della cultura italiana, sulla costruzione di materiali didattici per la classe mistilingue e sull’insegnamento della grammatica in prospettiva educativa, sul laboratorio teatrale pedagogico che, grazie anche alla motivazione e alla competenza di alcuni docenti interni, continua con ottimi risultati.

Durante la discussione che ha concluso il seminario sulla grammatica educativa è emersa, da parte degli insegnanti, l’esigenza di elaborare il Sillabo della lingua italiana. Secondo il percorso della ricerca-azione, si è partiti dall’osservazione che i docenti di una classe spesso non sapessero dettagliatamente quali argomenti, e a quale livello, fossero stati trattati nella classe precedente, con la conseguenza che a volte si trovavano a ripetere argomenti già fatti, altre volte poteva capitare di considerarne svolti alcuni che invece non erano stati affrontati o non erano stati sufficientemente approfonditi. Si è sottolineato come questa frattura fosse più evidente nel passaggio dalla scuola elementare alla scuola media. E’ stato allora individuato il problema nella mancanza di un Sillabo della lingua italiana nel quale fossero elencati in trasparenza, ed in dettaglio, gli argomenti da affrontare anno per anno. Tutti i docenti, riuniti in una assemblea che ha coinvolto i tre gradi della scuola, hanno allora proposto, come strategia risolutiva, la costruzione del Sillabo per la lingua italiana proprio dell’Istituto, che comprendesse il dettaglio delle attività svolte, a partire dalla Scuola dell’infanzia fino alla terza classe della Scuola Secondaria di primo grado e cioè quali fossero gli argomenti da trattare, quando (cioè in quale classe si dovessero iniziare a presentare), quanto di questi argomenti andasse affrontato anno per anno o passaggio per passaggio e in che misura riprendere gli argomenti trattati nell’anno precedente per consolidarli ed espanderli, secondo un percorso definito a spirale, o per riprese successive, che si basa a sua volta sul concetto di ciclicità, uno dei criteri centrali della progressione didattica (Stern). Si è presa, quindi, la decisione di elaborare il Sillabo nell’anno scolastico 2010-2011 e di prevederne l’implementazione e la redazione definitiva nell’anno scolastico 2011-2012.

Il fatto che l’Istituto abbia deciso di pubblicare il Sillabo delle discipline che ha attivato, a partire da quello della lingua italiana, significa che esso ha deciso di puntare sulla trasparenza e sulla leggibilità dei propri programmi per permettere ai docenti di condividere, di lavorare in maniera responsabile e serena con un minor dispendio di energie, e di poter comunicare meglio con gli studenti e con le loro famiglie, siano esse italiane o straniere.

In effetti, l’esigenza di costruire un continuum dettagliato del programma di italiano, dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola media, era già emersa nel corso degli anni ma è diventata più forte dopo l’inserimento delle prove INVALSI nella scuola italiana. Queste, volute dal Ministero dell’Istruzione ‘per garantire una preparazione più seria e rigorosa modernizzando il sistema secondo parametri internazionali’, sono delle prove oggettive per stabilire la preparazione reale dei ragazzi nelle varie discipline. Al momento dell’uscita della prima versione di questo Sillabo (maggio 2011), si è appena conclusa a Torino una ‘duegiorni’ dedicata alla valutazione dei sistemi educativi, cui hanno partecipato i massimi esperti mondiali in materia. E’ emerso chiaramente che la valutazione del sistema educativo è ormai una prassi consolidata in tutti i Paesi sviluppati e che il sistema di valutazione dovrebbe essere una sorta di infrastruttura del Paese stesso, come lo sono le ferrovie o il sistema sanitario. Eric Hanuschek, docente americano alla Stanford University, ricorda che c’è un rapporto diretto fra il miglioramento dei dati OCSE-PISA, che rilevano la bontà dei sistemi di istruzione, e la crescita del PIL; il nostro Paese è al di sotto della media OCSE con un conseguente 2,5 in meno di PIL ogni anno. L’Italia investe poco nell’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema Educativo, i numeri parlano chiaro: se in Olanda, ad esempio, nell’Istituto corrispondente, lavorano 300 ricercatori, in Italia sono poco più di una trentina. Per questo, alcune banche hanno pensato di entrare nel settore, che resterebbe pubblico, e di costituire una Fondazione per la Scuola. Comunque, al di là della critica al sistema dei quiz da parte di alcuni docenti, che vi scorgono un’abdicazione molto pericolosa alla didattica tradizionale, la valutazione dei sistemi di istruzione è ormai un dato di fatto dal quale non si può recedere, bisogna solo potenziarla intelligentemente, fare in modo che la sua organizzazione interna sia leggibile e renderla adeguata alla prospettiva educativa insita nel nostro metodo e alla nostra esperienza affinché contribuisca a far compiere un salto di qualità ad un Paese come il nostro che dispone di un sistema scolastico che cammina lentamente. (Fonte: La Repubblica, 26 maggio 2011). Va da sé che, in vista delle prove INVALSI ormai introdotte nel nostro sistema, ma soprattutto per il passo in avanti che il nostro sistema scolastico deve fare, il Sillabo delle diverse discipline diventa uno degli strumenti più significativi.

Per quanto riguarda la lingua italiana, il Quadro di Riferimento di Italiano delle prove INVALSI dice che saranno oggetto di valutazione la competenza di lettura e le conoscenze lessicali e grammaticali, il cui apprendimento è previsto nelle indicazioni curricolari dei vari gradi di scuola. Ecco quindi subito in evidenza le tre competenze di base che vanno acquisite in quanto sono costitutive dell’abilità di lettura:

- la competenza testuale,

- la competenza grammaticale,

- la competenza lessicale.

Quando si rinvia alle indicazioni curricolari dei vari gradi di scuola, è chiaro il riferimento non solo al Piano generale dell’Offerta Formativa, ma ad un Sillabo che contenga in dettaglio ed in sequenza i contenuti specifici delle singole competenze.


Trattando in particolare la competenza grammaticale, ricordiamo che la ‘Grammatica’ è la disciplina che regola le norme e le variazioni di una lingua, è quindi la disciplina che permette di acquisire la capacità di individuare i singoli componenti della frase, i rapporti logico-semantici fra parola e parola, fra sintagmi e frasi, la padronanza delle regole grafiche e dei segni interpuntivi.

L’insegnamento di questa disciplina, che rappresenta il sapere necessario per poi saper fare in contesto sociale, deve avvenire in prospettiva educativa, deve cioè portare l’allievo a riflettere sul sistema/lingua e prepararlo ad un uso consapevole, adeguato ed autonomo. La competenza grammaticale, insieme a quella lessicale, è un prerequisito essenziale per la competenza testuale e per questa ragione viene valutata due volte, la prima in relazione proprio alla competenza testuale, la seconda direttamente, come insieme autonomo di conoscenze e di competenze. Questo, indipendentemente dalla pluralità di modelli teorici di riferimento per l’insegnamento della grammatica e dalla varietà all’interno della terminologia adottata. La valutazione della competenza lessicale e grammaticale costituisce un punto qualificante e distintivo delle prove del nostro Paese in confronto a quelle di altri Paesi che non la prevedono. Nel percorso scolastico nazionale, infatti, l’italiano non è considerato solo lingua veicolare ma oggetto di studio e di riflessione che, sviluppando la capacità metalinguistica, favorisce lo sviluppo culturale degli studenti e un giusto atteggiamento critico.

Con il Processo di Bologna, avviato nel 1990, l’Europa comprende che non ha futuro se il proprio sistema scolastico non è competitivo con quelli considerati fino a quel momento i più prestigiosi e se non è attrattivo per tutti i giovani, sia provenienti dai Paesi ricchi che dai Paesi emergenti, i quali vogliano uno studio di alta qualità per potersi inserire nel mondo dell’economia, della politica, dell’informazione. Il Processo di Bologna non ha dato, con le sue soluzioni, i risultati sperati, ma l’idea che solo una scuola di qualità possa aiutare un Paese ad emergere nel mondo globale, è ormai assodata. E una scuola di qualità lo è soprattutto se offre allo studente lo strumento di potere per eccellenza, potere come possibilità di saper fare meglio e di sapere fare di più degli altri, la lingua. Un aneddoto dice che, in una assemblea alla FIAT, un operaio disse all’Avvocato Giovanni Agnelli: ‘La differenza fra Lei e me non sta tanto nella differenza economica ma nella lingua; Lei sa usare il Congiuntivo e io no’. Ecco, l’operaio aveva compreso bene quale fosse lo strumento che gli avrebbe dato il potere di lottare per migliorare la propria vita. Lo studente, fin dai primi anni di scolarizzazione, deve essere guidato ad un uso consapevole e critico della lingua e del sistema comunicativo ad essa sotteso, per diventare un indiviuo autonomo e libero.

Curricolo_e_Sillabo_Solo_per_utilizzare_consapevolmente_un_linguaggio_comune,_facciamo_una_riflessione_sui_termini_Curricolo'>Curricolo e Sillabo
Solo per utilizzare consapevolmente un linguaggio comune, facciamo una riflessione sui termini Curricolo e Sillabo.

Per Curricolo si intende la pianificazione, l’implementazione e la valutazione di un programma di insegnamento. Esso comprende:

- l’analisi dei bisogni del gruppo destinatario

- la definizione degli obiettivi

- la scelta dell’approccio metodologico

- la selezione e la sequenziazione dei contenuti del corso

- la scelta delle attività

- la gestione della classe

- la valutazione.


Il Curricolo può essere:

un curricolo statico (che procede linearmente) e che ha:

- una fase di pianificazione

- una fase di implementazione

- una fase di valutazione.
Un curricolo dinamico (che procede a spirale) e che ha:

- una fase di pianificazione (negoziata)

- una fase di implementazione (negoziata)

- una fase di valutazione (ricorrente)

- una fase di modificazione

- una fase di ripianificazione.

Per Sillabo si intende una parte dell’attività curricolare riguardante la specificazione e la sequenziazione dei contenuti di insegnamento di una determinata disciplina in termini di conoscenze e/o di capacità.
Esistono:
Sillabi proposizionali (contenuti sistematici, esprimibili in categorie ben definite)

fra cui:


- i sillabi formali o nozionali (contenuti intesi come strutture e lessico)

- i sillabi funzionali (contenuti intesi come strutture socio-semantiche)


Sillabi processuali (contenuti intesi come operazioni sottostanti il saper fare)

- basati su compiti (comunicativi e di apprendimento)

- sillabi processuali veri e propri (comunicativi e di apprendimento, oltre alla comunicazione di classe).
Il Sillabo che intendiamo elaborare è di tipo misto, nozionale perché contiene il sapere relativo alla lingua, e funzionale perché contiene il saper fare, cioè la funzione, il registro e la variante, insomma le strutture socio-semantiche, in cui utilizzare la lingua.

La metodologia
A chi scrive, preme sottolineare che il risultato del lavoro è un risultato di squadra. Tutto è stato condiviso, i suggerimenti sono stati dibattuti, il procedimento di lavoro è stato discusso e alla fine accettato da tutti. Come primo passo, si sono individuati gli argomenti grammaticali e sintattici da inserire nel Sillabo: l’articolo, il nome, il verbo, il pronome, l’aggettivo, l’avverbio, la preposizione, la congiunzione, l’interiezione, la frase semplice con il soggetto, il predicato, i complementi, l’attributo, l’apposizione, e la frase complessa; a questi argomenti si è deciso di aggiungere: la punteggiatura, il discorso diretto e il discorso indiretto, la fonetica sintattica, la fonetica e la fonologia, il testo, il lessico, la grafica e l’ortografia. Si sono poi formati nove gruppi di lavoro (uno costituito dagli insegnanti della scuola dell’infanzia e altri otto per ciascuna delle classi elementari e medie) nei quali i docenti hanno iniziato a fare una fotografia dello status quo; hanno, cioè, indicato, servendosi dei manuali adottati e dei materiali integrativi elaborati negli anni recenti, quali argomenti grammaticali e sintattici vengono introdotti in quella classe e quanto di essi viene presentato alla classe: gli insegnanti della scuola dell’infanzia hanno annotato tutto il lavoro che svolgono in materia di lingua italiana, lo stesso hanno fatto gli insegnanti della prima classe elementare, della seconda e così via fino al gruppo di insegnanti delle terze medie.

Il problema è sorto quando i gruppi si sono riuniti in assemblea plenaria e hanno indicato gli argomenti che vengono svolti per ogni classe, quanto di essi viene affrontato e quanto viene ripreso dagli anni precedenti o quanto ancora viene rinviato agli anni successivi. E’ emerso subito che, preso un certo argomento, non era possibile rintracciarne la filiera dal momento della prima introduzione attraverso le riprese successive fino all’ultimo passaggio. Ciò dipende dal fatto che, spesso, i manuali adottati per due o tre anni scolastici successivi (prima, seconda, terza elementare; quarta e quinta elementare; prima, seconda e terza media), pur se pubblicati a volte dalla stessa Casa Editrice e a volte anche dagli stessi autori, non riescono a contemplare tutto quello che c’è da fare per ogni argomento e soprattutto non riescono a dosarlo e a distribuirlo, senza buchi o smagliature, in anni successivi fino ad una sua trattazione completa, per quanto l’ordine scolastico può prevedere. Si è notato che alcuni aspetti di determinati argomenti grammaticali si ripetevano più volte mentre altri non si affrontavano esaurientemente. Si è notato ancora che il linguaggio adottato dai manuali presi in esame è estremamente eterogeneo; ad esempio, si danno definizioni diverse di ‘valori aspettuali’ del verbo; l’argomento del verbo si definisce a volte valenza, a volte esponente; si parla di verbi zerovalenti, mono-, bi-, tri- e tetravalenti; il verbo ‘modale’ si definisce fraseologico, epistemologico, o di accompagnamento’; il riflessivo del tipo mi lavo le mani viene definito medio o falso o pronominale, eccetera, tanto da dedurre che non solo il linguaggio dei testi in uso ma anche i termini e le loro definizioni, creano problemi di comunicazione. Inoltre, non essendoci più le ‘classi parallele’, è venuto a mancare il confronto fra colleghi della stessa classe.

A questo punto, la fotografia del programma di italiano svolto nelle diverse classi, pur con competenza, responsabilità e grande motivazione, restituiva l’immagine di un programma sfilacciato, con sovrapposizioni, mancanze e, a volte, con argomenti collocati troppo presto o troppo tardi rispetto alla capacità cognitiva degli studenti. Limare il materiale raccolto e stabilire che cosa si dovesse fare anno per anno, che cosa si dovesse anticipare o posticipare e che cosa si dovesse aggiungere o togliere, assorbiva ore di lavoro.

Si è deciso allora di cambiare metodologia. Si sono individuate delle grammatiche di riferimento dell’italiano, si è fatta una ricognizione di ciò che si dovrebbe fare nell’arco dei primi undici anni di scuola e si è elaborata una scheda per ogni argomento previsto dal Sillabo. Si è approntata poi una seconda scheda per ogni argomento dove si è proceduto a sequenziarlo in verticale; si è indicato chiaramente, cioè, in quale classe e per quali aspetti andasse affrontato per la prima volta, quali riprese e quali aspetti dell’argomento andassero affrontati nell’anno o negli anni successivi.

Ad esempio, per i primi passaggi sull’articolo, si è fatta la seguente proposta:




1.a elementare
- Nozione di genere e di numero relativi a il/i, la/le (il libro, la sedia, i libri, le sedie).

- Determinativo, maschile, femminile, singolare, plurale nelle forme: il/i, la/le.

- L’articolo la/le e l’apostrofo davanti a parole che iniziano per vocale (l’amica; ma: le amiche).



2.a elementare
Ripresa
- L’articolo: lo/gli davanti a parole che iniziano con s impura, z, pn, ps, gn, w (lo zaino, gli zaini)

- L’articolo: lo/gli e l’apostrofo davanti a parole che iniziano per vocale: (l’orologio; ma:gli



orologi)

- Indeterminativo, maschile e femminile singolare: un, uno, una.




3.a elementare
Ripresa
- Presenza/assenza dell’articolo determinativo davanti ad alcuni nomi propri: arriva Anna, vado a

Milano, cerco Poldo; ma: questo è il Tevere (il fiume), questo è il Tirreno (il mare), questo è

l’Atlantico (l’oceano), amo la Francia (il Paese).

4.a elementare


- Presenza dell’articolo determinativo in frasi del tipo: ‘Questa è la Maria che mi piace. Quella è la

Firenze che amo di più’.

- Assenza dell’articolo determinativo in presenza di preposizioni: occhiali da sole, lavori in corso,



maneggiare con cura, parlare a sproposito, tenere per mano, ecc.

- Partitivo: singolare e plurale: del, dello, della; dei, degli, delle.

- Considerazioni sul fatto che l’uso delle preposizioni semplici con gli articoli partitivi non è

considerato elegante (evitare: ‘Si condisce con del formaggio, ‘E’ arrivato con dei regali per

tutti)

5.a elementare


Consolidamento di tutti gli aspetti e di tutti gli usi degli articoli finora affrontati.

E l’argomento continua fra riprese, consolidamenti e novità, fino alla terza classe della scuola secondaria di primo grado. Si conclude, così, il Sillabo con gli argomenti messi in sequenza verticale, quella parte del lavoro in cui ciascuno può vedere in un colpo d’occhio, in una sorta di quadro sinottico appunto, tutto quello che si fa anno dopo anno.

In un secondo momento, tutte le sequenze sono state riordinate classe per classe di modo che ogni utente può vedere che cosa si fa in una determinata classe di tutti gli argomenti inseriti nel Sillabo.

Le parti del Sillabo
Il Sillabo è costituito da tre parti.

Nella prima



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