Sillabo nozionale-funzionale



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Raddoppiamento consonantico con l’imperativo dei verbi bisillabi dì, dà, va’, sta’, fa’: (Stammi a sentire. Dille la verità. Vacci subito.)

- Posizione del pronome personale nelle sue varie forme e cambiamento nel significato (Io ti ho aiutato! Ti ho aiutato io! Lui, è stato! E’ stato lui! Cercavi me? Me, cercavi? Mi ha guardato! Ha guardato me! )
Il possessivo, aggettivo e pronome

Ripresa


- Riflessione su ‘loro’, possessivo invariabile (residuo di illorum/ illarum) che prende sempre l’articolo (La loro figlia e i loro amici sono vegetariani).

- Assenza dell’articolo davanti all’aggettivo possessivo (tranne con loro: il loro padre) quando questo accompagna il nome di un familiare singolare e senza forme qualificative (Mio padre, mio figlio, tua sorella, sua moglie, vostra nipote, ma: il mio carissimo padre, la tua sorella più piccola, la sua ex moglie, la vostra nipotina, eccetera). Eccezione: il mio consorte, la mia consorte.

Assenza/presenza dell’articolo davanti al possessivo in presenza di verbi copulativi: ‘Questa borsa è mia’ o ‘Questa borsa è la mia’. ‘Queste parole sembrano mie’ o ‘Queste parole sembrano le

mie’.
Il dimostrativo, aggettivo e pronome

- Altro (anche indefinito): ‘La domenica mangio ciò che voglio, gli altri giorni sono a dieta’.



- Colui, colei, coloro, costui, costei, costoro sono sempre pronomi ed indicano persone lontane da chi parla e da chi ascolta: ‘Colui che non si presenta alla lezione sarà punito’, ‘Costei non sa che cosa dice’. ‘Coloro che non hanno un documento di identità non possono entrare’.

- Questi e quegli sono pronomi singolari, di alto registro: ‘Paolo e Mario erano grandi amici ma del tutto diversi: questi magro e riservato, quegli rotondo e gaudente.’

- Ciò: sempre pronome indica questa o quella cosa, queste o quelle cose: ‘Ciò che dici non mi piace’. ‘Ciò che fai è interessante’.
L’indefinito, aggettivo e pronome

Ripresa.


Riflessione a) sull’indefinito invariabile singolare, maschile e femminile, tipo qualche: qualche libro, qualche ragazza; b) sull’indefinito variabile nel genere e nel numero: certo, tale, troppo, vario; c) sull’indefinito maschile e femminile solo singolare: qualcuno/a, nessuno/a.

Il pronome relativo

Ripresa

La nominalizzazione del che: ‘Mi ha risposto male, il che (la qual cosa) non mi è piaciuto per



niente’.

- Saper riconoscere il che congiunzione (Ho saputo che parti domani), il che interrogativo (Ma che fai? Che sigarette fumi?), il che esclamativo (Che bella giornata!), il che finale (Cerco un cagnolino che faccia compagnia al nonno).


L’interrogativo e l’esclamativo, aggettivo e pronome

Il pronome interrogativo

- Chi, per le persone, invariabile, singolare e plurale, soggetto, oggetto e complemento(Chi è?

Chi siete? Chi parla? Chi desidera? A chi scrivi? Con chi esci stasera?)

- Che, che cosa, per le cose, invariabile, soggetto, oggetto e complemento (Che succede? Che facciamo? Con che si può aggiustare questa porta?)

- Quanto, quanta, quanti, quante (Quanto costa questa camicia? Quanta te ne serve?Quanti ne vuoi di questi dolcetti? Quante sono?).

L’ aggettivo esclamativo

- Che, invariabile (Che ragazza intelligente! Che bambino bello! Che persone simpatiche! Che uomini forti! Che bellezza!)

- Quale, quali (Quale luce in quegli occhi! Quali parole sono uscite dalla sua bocca!)

- Quanto, quanta, quanti, quante, variabile (Quanto denaro ci vuole! Quanta pazienza devo avere con te! Quanti soldi spendi! Quante cose devo comprare!).

Il pronome esclamativo

Che fare in quel terribile momento!

Quale prendere, non lo so!

Quanto parlare!
L’aggettivo qualificativo

Aggettivi invariabili dal nome di un fiore o di un frutto: (una sciarpa arancio, delle scarpe marrone, un abito viola).

-Riguardo alla posizione, l’aggettivo può andare prima del nome e allora ha una funzione descrittiva, (Ha una bella macchina); dopo il nome e allora ha una funzione restrittiva o enfatica

(Ha una macchina bella).

Riflettere sul cambiamento di significato che hanno alcuni aggettivi, cambiando posizione rispetto al nome: E’ una donna piccola, E’ una piccola donna. E’ un uomo piccolo. E’ un piccolo uomo. E’ un alto ufficiale. E’ un ufficiale alto. Ha una macchina nuova. Ha una nuova macchina, ecc.

Ricordare i comparativi di costruzione latina: cattivo: peggiore; buono: migliore; piccolo: minore; grande: maggiore; basso: inferiore; alto: superiore.

Ricordare i superlativi di costruzione latina: Cattivo, pessimo; buono, ottimo; piccolo, minimo; grande, massimo; basso:infimo; alto: supremo. Celeberrimo e integerrimo
L’avverbio

-Riguardo alla posizione l’avverbio può andare: 1. prima del verbo con funzione descrittiva (Male hai fatto a non venire); 2. dopo il verbo con funzione restrittiva o enfatica (Hai fatto male a non venire).

L’avverbio di tempo, quando si trova vicino ai tempi composti, può andare fra l’ausiliare e il participio (Ho sempre detto la verità. Non ho mai fatto niente di male).

- La sostantivazione dell’avverbio: ‘Un vecchio proverbio dice: il troppo stroppia’


Le preposizioni



- Le preposizioni e il loro significato (Vado a scuola, avvicinamento. Vengo da Milano, provenienza. Scarpe da tennis, fine, ecc.)

- Le preposizioni e i complementi (Piange di gioia, causa. Vengo da te, direzione. Vengo da Roma, provenienza, ecc.)

- Le preposizioni e le proposizioni (Sento un caldo da morire, consecutiva. Che ti dò da bere? Finale. Hai qualcosa da leggere? Relativa.)

Locuzioni preposizionali: in cima a, davanti a, prima di, per ora, per il momento, per lo più,a causa di, in seguito a, ecc.
Le congiunzioni

Ripresa e consolidamento di tutte le forme e gli usi trattati.


L’interiezione

Ripresa.


- Interiezioni primarie o proprie, suoni non articolati: ah, oh, uh, ih, eh! Pst!,Mmh!Boh! Bah!

Beh! Mah! Uhm! Ehi! Fffh! Puah! Bleah!

- Interiezioni secondarie o improprie, parole appartenenti ad altre parti del discorso (nomi, aggettivi, avverbi, verbi), usate a volte come interiezioni: Basta! Coraggio! Bravo! Su! Dai! Forza! Avanti! Ma veramente! Somaro! Oddio mio! Vergogna! Già! Senta! Guardi! Addio! Ciao!



-Locuzioni interiettive o esclamative, gruppi di parole o vere e propri frasi: Per amor del cielo! Ma mi faccia il piacere! Dio ce la mandi buona! Santo cielo! Porco cane!

- Voci onomatopeiche, espressioni formate nella riproduzione di un rumore naturale: Tic tac, Din don, Patatrac! Bau bau! Sdong! Crac! Ciomp ciomp! Brr! Grr!


Analisi logica (o sintassi del periodo) delle tradizionali cinque parti del discorso: soggetto, predicato, complementi, attributo, apposizione.
La frase semplice (formata da una unica proposizione) e i suoi tradizionali cinque elementi.

1- Il soggetto (subiectum: ciò che sta alla base).

Presenza/assenza (‘Tu non fai niente e io devo pensare a tutto’. ‘ Parti?’). Accordo per numero, per genere o a senso con il verbo (‘Loro arriveranno domani’. ‘Maria, Paola, Anna, Rosa e Mario sono venuti’. ‘Un folto gruppo di ragazzi sono venuti (è venuto) a visitare la nostra scuola’). Posizione nella frase (Gliel’ho detto tante volte, io! Gliel’ho detto io, tante volte!). Nominalizzazione delle varie categorie grammaticali (‘Mangiare è un’azione quotidiana’. ‘Il bene e il male sono in eterna lotta fra loro’).

L’individuazione del soggetto logico con i verbi del tipo piacere, bastare, mancare, ecc. (Mi piace questa ragazza!).

Il soggetto nella frase con un verbo attivo: Il sole riscalda la terra.

Il soggetto nella frase passiva o riflessiva: La terra è riscaldata dal sole. Io mi sono riscaldata.

Il soggetto nelle frasi con predicato nominale: Il sole è caldo.

- Il soggetto come tema, il predicato come rema: Mario (tema e soggetto grammaticale) legge il giornale (rema). Ma: Il giornale (tema ma non soggetto grammaticale), legge Mario (rema).

- Nozione di sintagma

Sintagma verbale: …canta in maniera sublime…

Sintagma soggettivale: Una bellissima e struggente romanza…
Discorso diretto e discorso indiretto

Ripresa


Il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto e le problematiche che esso comporta:

- cambiamento dei pronomi oggetto (‘Cara, lo sai che ti amo?’ Diventa: Mi domandò se sapevo o se sapessi che mi amava).

- cambiamento dei pronomi indiretti (‘Ragazzi, vi insegnerò a vivere’ diceva sempre il professore. Diventa: Il professore diceva sempre che ci avrebbe insegnato a vivere.)

- cambiamento delle particelle riflessive (‘Mi lavo ed esco’ disse. Diventa: Disse che si lavava ed



usciva)
La fonetica sintattica

Il raddoppiamento fonosintattico

Il fenomeno per cui alcune vocali finali di parola seguite da alcune consonanti a inizio di parola, sono pronunciate come se fossero doppie (soprattutto in alcune regioni): Vado ak’ kasa. Tral’loro non corre buon sangue. Ho trek’kani, eccetera.


L’intonazione

Quando parliamo, non pronunciamo le parole singolarmente ma le uniamo o uniamo parti fra loro in gruppi fonici più ampi, detti gruppi tonali: Vado a dAncona conE lena*.

Il gruppo tonale è, perciò, una parte del discorso delimitata da due pause e caratterizzata da un particolare andamento melodico; esso costituisce l’unità di misura fondamentale per l’analisi intonativa.

La durata di un gruppo tonale dipende da :

- un vincolo grammaticale, nel senso che il gruppo tonale deve avere un significato;

- un vincolo fisiologico, nel senso che il gruppo tonale deve permettere di prendere aria.


La fonetica e la fonologia

Nozione di fonetica (dal greco phōnέ→ voce, suono, la scienza che analizza i suoni dal punto di vista fisiologico senza considerare la loro capacità e la loro funzione) e fonologia (che studia l’organizzazione e la funzione distintiva dei foni in una determinata lingua: dare, rare, mare, fare, pare). Le unità di suono distintive si dicono fonemi.


Il testo

- Etimologia della testo (da textus, lat., tessuto, testo, quindi un intreccio sempre unico ed irripetibile di forme lessicali legate sulla base delle regole grammaticali e dei legami sintattici).

- I generi di testo:

1. letterario

2. giornalistico

3. radiofonico

4. pubblicitario

5. televisivo

6. filmico

7. teatrale

8. fumettistico, ecc.
- I requisiti essenziali del testo:

1. Coerenza

2. Coesione

3. Intenzionalità

4. Accettabilità

5. Informatività

6. Situazionalità

7. Intertestualità


- Elementi di retorica (dal latino rhetorica e dal greco rhétoriké, l’arte del parlare e dello scrivere secondo regole stabilite nell’antica Grecia e poi sviluppatesi nella cultura romana, medievale e umanistica.).

- Apprendere a costruire e manipolare i testi secondo le regole della retorica:

1. inventio (tutte le attività che prevedono l’invenzione: di un tema, un titolo, un inizio di storia,

una conclusione, ecc.)

2. dispositio (l’attività di cambiamento di ordine nei blocchi informativi)

3. elocutio (l’attività di individuazione del tipo di testo, di genere e di registro)

4. actio (come scegliere il modo di presentare in pubblico il proprio testo)

5. memoria (come ricordare i punti salienti di ciò che si vuole dire o scrivere)

- Apprendere a costruire e manipolare frasi secondo le regole della retorica:

1. ordo (lavoro sull’ordine delle parole dentro la frase: Ieri ho visto Mario→ Mario, ho visto

ieri→Ieri, Mario ho visto, ecc.)

2. adiectio (lavoro sull’aggiunta di parole dentro la frase: Come sta Mario? → Come sta il mio

amico Mario? →Vorrei sapere come sta il mio caro amico Mario. → Vorrei tanto sapere come

sta il mio caro e grande amico Mario, ecc.)

3. detractio (lavoro sulla sottrazione di termini: Ieri la mia maestra, Nadia Amatori, che è molto brava e la conosco dalla prima elementare, si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra, che è molto brava e la conosco dalla prima elementare, si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra si è sposata con Mario Verdi. → Ieri la mia maestra si è sposata .

- Le figure retoriche nella frase e nel testo (Allegoria, allitterazione, anacoluto, anafora, antitesi, antonomasia, gradazione, enfasi, eufemismo, calembour, iperbole, ironia, litote, metafora, metonimia, ossimoro, pastiche, pleonasmo, reticenza, sarcasmo, similitudine, sincope, sineddoche, ecc.)

Il lessico

- Nozione di lessico (dal greco lexicòn 'delle parole, relativo alle parole' ), è un insieme di parole combinate secondo regole condivise, con il quale i membri di una comunità comunicano fra loro).

- Nozione di vocabolario (parola polisemica che indica il volume nel quale sono raccolti i lemmi di una lingua, detto meglio dizionario, e anche un settore determinato del lessico. Ad es. ‘Il vocabolario del linguaggio economico’. ‘Il vocabolario di Senilità di Italo Svevo è ampio.)

- L’uso del dizionario.

- saper rintracciare nel dizionario l’otografìa, l’ortoepìa e l’etimologìa di una parola.

- Il lessico di una lingua come sistema aperto, per i continui cambiamenti che lo investono.

- Le strutture morfologiche, sintattiche e fonologiche come sistema chiuso, in quanto regolate da princìpi difficilmente modificabili. La lingua è una combinazione di parole in movimento e regole quasi sempre fisse.

- Nozione di parola e di termine (la parola è di uso comune, il termine appartiene ad una disciplina e vi acquisisce un significato particolare: accusare nella lingua comune significa indicare qualcuno come colpevole, nella lingua della medicina significa dichiarare al medico che si ha il dolore.)

- Il lessico e le sue varietà diacroniche (i cambiamenti della lingua attraverso il tempo: gli al posto di le; diatopiche (i cambiamenti della lingua attraverso i luoghi: michetta, rosetta, panino; diastratiche ( i cambiamenti della lingua attraversale gli strati socioculturali: rendere l’anima a Dio, esalare l’ultimo respiro, morire, tirare le cuoia, crepare), diafasiche (i cambiamenti della lingua sulla base della formazione personale del parlante, della sua età, del sesso), diamesiche (i cambiamenti della lingua sulla base del mezzo che la trasmette, radio, tv, altro.)

- I linguaggi settoriali e i contributi della lingua greca (dinamometro), latina (motrice), inglese (scanner).

- I neologismi (decollare, azionare, prepensionamento, portasci)

- I prestiti, cioè quando la lingua fa proprie parole prese da altre lingue, nella loro forma o

leggermente modificate (leader, equipe, bar o treno, bistecca)

- I calchi, semantici (conforti, da aiuti arriva a significare comodità) e traduttivi (grattacielo da skyscraper o lotta di classe da Klassenkampf)

- I forestierismi; francesismi (messere, dama), germanismi (guancia, anca, ciuffo), ispanismi (complimento, etichetta), anglismi (airbag, autostop, sponsor), latinismi (arguzia, dialetto, scenografia), grecismi (galea, argano), arabismi (alcol, divano, sofà), ecc.

- Gli arcaismi: augello-uccello, uffizio-ufficio, usignolo-usignolo, ecc.

- Campi semantici (Piede, scarpa, calzare, calzatura, camminare, marciare, stivale, tacco, ecc.)

- Famiglie di parole (Casa, rincasare, scasare, accasarsi, caserma, cascina, ecc)

- Omonimi e omografi (radio-osso del braccio, radio-strumento, radio-prefisso), sinonimi (cima, punta, vetta), solidali (cambiare, mutare, sostituire), contrario antonimi (alto-basso, bello-brutto).

- Le parole altamente evocative di una cultura (pane, lavoro, terra, famiglia, sole, ecc.)

- I dialetti

- I gerghi



2.a media
L’articolo

- Assenza dell’articolo in presenza di dimostrativi (questa casa), interrogativi (quale casa?),

esclamativi (che casa!), indefiniti (ogni casa, qualunque casa). Eccezione: gli aggettivi possessivi

anteposti al nome (la mia idea) e l’aggettivo ‘tutto’: ‘Tutto il mondo’.

- Riflessioni sul cambiamento di significato nella frase a seconda che ci sia l’articolo

determinativo o indeterminativo (‘Portava il cappello’, dove si intende che portava quel cappello.

O ‘Portava un cappello’ dove si intende che portava un cappello non ben definito).
Il nome

- Cenni sulla presenza di forestierismi, calchi e prestiti nella lingua italiana: Ho realizzato che

(da to realize), ho chattato tutta la notte, windsurf, blitz, ecc.

- Cenni sull’etimologia dei nomi: dal latino (imperituro), dal greco (megafono), dall’arabo (pantofola) ecc.

- Nomi alterati: accrescitivi, diminutivi, vezzeggiativi, dispregiativi.

- Prefissi , infissi, suffissi alterativi: super, -ic, -uc, -ol, -ino, -one, -accio, -uccio, ecc.(superuomo,

libricino, gentucola, libercolo, gattino, gattaccio, tettuccio, ecc. Ma attenzione: cioccolatino e

cuccetta non sono nomi alterati.

Il verbo


ripresa:

- Il Modo Congiuntivo ossia il modo della soggettività.

- Il Modo Condizionale ossia il modo della cortesia, del desiderio.

I suoi tempi: semplice e composto. La coniugazione.

- L’uso:

-Il condizionale composto (come l’imperfetto) nel futuro del passato (Paolo ha detto che sarebbe arrivato (che arrivava) prima delle due).

- Nell’azione impossibile per il passato, il presente e il futuro. Ieri, oggi, domani, sarei venuto (venivo) al mare con te, ma non mi è stato/è/sarà possibile.)

- Il Modo Infinito e i suoi tempi: semplice e composto.



Morfologia, idea di contemporaneità e anteriorità (Telefonai/telefono/telefonerò per sapere dove andare. Dopo aver preso la laurea iniziò/inizia/inizierà a lavorare). Valore temporale, modale, causale, ipotetico, ecc. - Il Modo Gerundio e i suoi tempi: semplice e composto.

Morfologia, idea di contemporaneità e anteriorità (Sciando male, si ruppe, si rompe, si romperà una gamba. Avendo finito gli studi cercò/cerca/cercherà un lavoro). Valore temporale, modale, causale, ipotetico, ecc

- Il Modo Participio e i suoi tempi: semplice e passato.



Morfologia. Idea di anteriorità del participio passato (Finiti i compiti andò/va/andrà a giocare a calcetto). Raro uso del participio presente come verbo, prevalente uso del participio presente come aggettivo o nome (E’ un’immigrazione crescente quella che preme alle porte dell’Europa, verbo. E’ un bravo insegnante, nome. E’ un ragazzo intelligente, aggettivo) . Valore temporale, modale, causale, ipotetico, ecc.
Ripresa de:

- I verbi servili, o modali, o fraseologici, o epistemologici o di accompagnamento: potere, dovere, volere, solere, sapere, stare, andare, venire, riuscire a, lasciarsi + inf.: (Posso entrare? Devo entrare. Voglio entrare. Sono solito entrare alle otto. So entrare senza chiave. Mi sto preparando ad entrare. Che vai dicendo? Ti aspetto per pulire la macchina; intanto vengo facendo. Non riesco ad entrare. Mi lascio aiutare quando non so fare una cosa).

Uso dei verbi servili nei tempi composti, il problema dell’ausiliare essere o avere (Sono dovuto partire e Ho dovuto partire). (ripresa)

- Verbi a esponente (o valenza o argomenti) zero, uno, due, tre. (Piove, esp. zero; Io esco esp. uno. Guardo la televisione, esp. due; Ho chiuso a chiave la porta, esp. tre. ).

- I verbi predicativi: Carlo studia.

- I verbi copulativi. Carlo diventerà un buon avvocato.

- I verbi difettivi: Non mi si addice (addirsi). Fervono i preparativi (fervere). Urgere, tangere, licere, ostare, ecc.

- I verbi sovrabbondanti: Adempiere e adempire, arrossare e arrossire, ecc.

- I verbi dal doppio ausiliare: Ho passato una bella serata quando sono passata da te.

- I verbi nella forme riflessive: propria (Io mi lavo); impropria o falsa (Io mi lavo i capelli); reciproca (Ci incontriamo tutti i giorni sull’autobus , enfatica (Mi mangio una pizza!), pronominale (Mi arrampico sugli alberi). L’ausiliare essere presente in tutte le forme.

- I verbi nella forma impersonale: Ieri sera si è mangiato bene. L’ausiliare essere.

- I verbi nella forma passivante: Ieri sera si sono mangiati degli ottimi spaghetti al pesto.

- La concordanza dei tempi (Consecutio temporum: Appena fui entrata, mi dissero che te ne eri andato da poco e che non saresti tornato.)

- La concordanza dei modi (Attrazione modale: Se avessi giocato meglio, avrei vinto. Se giocavo meglio, vincevo).


Il possessivo, aggettivo e pronome, usi particolari.

Notare che quando l’aggettivo possessivo precede i nomi papà e mamma prende l’articolo in quanto essi sono lallazioni, quindi vezzeggiativi: La mia mamma e il mio papà sono impiegati ma: Mio padre e mia madre sono impiegati.. Quando l’aggettivo possessivo precede i nomi nonno e nonna può non prendere l’articolo in quanto essi sono nomi base e può prendere l’articolo in quanto essi sono anche lallazioni: ‘Mio nonno vive a Roma’ e anche: ‘Il mio nonno va ancora in bicicletta’.

- I possessivi proprio e altrui. L’obbligo di usare proprio quando la frase è impersonale e quando il soggetto è generico: ‘Si è spesso deboli con i propri figli’. ‘E’ bene che ciascuno faccia il proprio dovere’. Riflessioni sulla polisemia di proprio, avverbio e possessivo: ‘Ho mangiato proprio bene. Sei proprio stupido. Mi hai stancato proprio. Ciascuno ha i propri punti deboli.

Riflessioni sul cambiamento di significato del messaggio a seconda della presenza di suo o proprio:

‘Mario ha avuto una discussione con il Direttore nel suo ufficio (del Direttore)’ ma: ‘Mario ha avuto una discussione con il Direttore nel proprio ufficio (di Mario)’.

La posizione di altrui: L’altrui giardino è sempre più verde e anche: Il giardino altrui è sempre più verde.’ L’uso di altrui a seconda del registro linguistico: Non mi interessa l’altrui opinione (o: L’opinione altrui non mi interessa invece di: Non mi interessa l’opinione degli altri.)

- Assenza dell’articolo nelle frasi esclamative e in alcune frasi idiomatiche in cui l’aggettivo possessivo è posposto al nome: Dio mio!! Figlia mia!!Mamma mia!! Pago di tasca mia. Vuole sempre fare di testa sua. Fate a modo vostro. E’ colpa tua. E’ un’idea sua. In mia assenza. In tua vece, ecc.

- L’uso del possessivo in espressioni idiomatiche del tipo: ‘Arrivano i nostri. Abito ancora con i miei. Ho pagato con il mio. Ne ha detta un’altra delle sue. Beviamo alla mia. Sta sempre sulle sue. Stile epistolare: […]rispondiamo alla Sua del 28 u.s. Telegrafico: Siamo vicini affetto giorno tuo matrimonio, ecc.’



- Ne con valore possessivo: ‘Ho studiato Benedetto Croce e ne condivido il pensiero’, cioè: ‘Ho studiato Benedetto Croce e condivido il suo pensiero’ o: il di lui pensiero.

- Valore possessivo del riflessivo medio o falso (Mi rifaccio il letto prima di andare al lavoro invece di: Rifaccio il mio letto…).



L’indefinito, aggettivo e pronome

Ripresa.

Lista degli indefiniti più frequenti solo aggettivi, solo pronomi e aggettivi e pronomi.

Usi particolari (Non mi può giudicare nessuno, ma Nessuno mi può giudicare).

Alcuno, negativo al singolare, positivo al plurale (Non alcuna voglia di studiare, ma: Conosco alcuni ragazzi che giocano nel campetto).

Tale con valore dispregiativo (Chi è quel tale con cui parlavi? Non mi piace)


Il pronome relativo

- Il/la, i/le cui, con valore possessivo:

Il ragazzo, il cui libro è rimasto sul banco, è uscito frettolosamente (e il suo libro…)

La ragazza, il cui libro è rimasto sul banco, è uscita frettolosamente (e il suo libro…)

I ragazzi, i cui libri sono rimasti sul banco, sono usciti frettolosamente (e i loro libri…)

Le ragazze, i cui libri sono rimasti sul banco, sono uscite frettolosamente (e i loro libri…)

- I pronomi doppi: chi e quanto

1. Chi si riferisce solo a persona e unisce un pronome dimostrativo (questo, quello, colui) o indefinito (uno, qualcuno) ad un relativo: Chi studia, ha successo nella vita (Colui che studia, ha successo nella vita). C’è chi lavora e chi no (C’è qualcuno che lavora e qualcun altro no).

2. Chi può essere soggetto, oggetto e complemento indiretto:

a. Chi dice questo, mente.

b. Conosco chi hai picchiato.

c. Non regalo niente a chi non se lo merita.




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