Sillabo nozionale-funzionale



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parte vengono riprese le funzioni comunicative, le varianti linguistiche e i registri linguistici, per avere sempre presente lo sfondo sul quale collocare l’insegnamento della grammatica e della sintassi, che è quello della padronanza dello strumento principe per una comunicazione consapevole e chiara, adeguata ai diversi contesti sociali, e di una comprensione e produzione di testi di vario tipo e di vario genere, relativi ai vari ambiti del vivere.
Nella seconda parte vengono raccolti i nove tradizionali elementi della grammatica (1. l’articolo, 2. il nome, 3. il verbo, 4. il pronome, 5. l’aggettivo, 6. l’ avverbio, 7. la preposizione, 8. la congiunzione, 9. l’interiezione.) Vengono raccolti nella seconda parte anche i tradizionali cinque elementi che compongono la frase semplice (1.soggetto, 2.predicato, 3.complementi, 4.attributo, 5.apposizione), e la frase complessa, cui si aggiungono: a. la punteggiatura, b. il discorso diretto e il discorso indiretto, c. la fonetica sintattica, d. la fonetica e la fonologia, e. il testo, e. il lessico, f. la grafica e l’ortografia. Ogni argomento compare due volte; nella prima viene elencato tutto quello che, secondo una ricognizione attenta delle principali grammatiche di riferimento, ci sarebbe da fare su quel determinato argomento; nella seconda, immediatamente successiva, le varie voci dell’argomento appaiono sequenziate a partire dalla prima classe nella quale si presentano fino a quella dove per ultima si studiano. Per alcuni argomenti sono state messe in sequenza nella seconda parte tutte le voci contenute nella prima parte (come, ad esempio, per l’articolo e il nome), per altri si è deciso di non trattare tutti gli aspetti elencati (come, ad esempio, per l’aggettivo e il pronome indefinito). Alla fine delle sequenze di un argomento, c’è una pagina vuota che ospiterà tutte le osservazioni che verranno fatte durante la fase di implementazione del Sillabo. Quando, all’apertura di una tabella, compare la parola ripresa, essa significa che bisogna riprendere l’argomento dell’anno precedente, o tutto (se esso compare in un unico blocco), o l’ultima parte se questa risulta staccata dalle precedenti.

Ad esempio, nella tabella qui riportata, compare il primo passaggio sul verbo da effettuare nella prima classe elementare. La ripresa della seconda elementare indica che si deve rifare tutto l’argomento trattato in prima classe e che si devono poi inserire due nuovi aspetti. La ripresa della terza elementare dice che si devono riprendere dalla seconda solo i verbi ausiliari (staccati per ultimi) per studiarne la coniugazione e, in un momento successivo dello stesso anno scolastico, l’uso con i tempi passati.


Il verbo

1.a elementare


- Verbi che indicano un’azione reale, concreta: guardare la lavagna, prendere un libro, aprire lo zaino.

2.a elementare


Ripresa.
- Verbi che indicano un’azione immaginaria, astratta: immaginare una torta, credere ad una persona, capire una parola.
- I verbi ausiliari: essere, avere.

3.a elementare

Ripresa.

- Le tre coniugazioni regolari: parlare, mettere, sentire: l’importanza della vocale tematica.

- Gli elementi che compongono una voce verbale: la radice, portatrice del significato (mang, prend, part) la vocale tematica o caratteristica (a,e,i), la desinenza.

I verbi ausiliari: essere, avere.



La coniugazione dei verbi ausiliari.

L’uso dei verbi ausiliari nella costruzione dei tempi passati

.

E’ noto che una branca della linguistica, la linguistica acquisizionale, si occupa di studiare i modi e i passaggi attraverso i quali procede l’acquisizione della lingua, materna o straniera. Ma essa è una disciplina teorica i cui risultati sull’attività mentale durante lo studio di una lingua, seconda soprattutto, sono molto interessanti, ma non sono utili ai fini di stabilire le sequenze degli argomenti di una determinata lingua come lo sono, invece, le riflessioni dei docenti. La sequenziazione dei vari aspetti degli argomenti morfosintattici contenuti nel Sillabo è stata proposta e ampiamente dibattuta dai docenti nei gruppi di lavoro. Essa deriva dall’analisi dei materiali didattici in uso, dall’esperienza e dal confronto.

La seconda parte del Sillabo si conclude con la sequenziazione in orizzontale di tutti gli argomenti classe per classe; si comincia con l’indicare la classe e si elencano di seguito tutte le sequenze degli argomenti previsti nel Sillabo che in quell’anno debbono essere trattate.


Il Sillabo dovrebbe concludersi qui, visto che, di solito, non contiene indicazioni metodologiche, ma è apparso utile al gruppo, completarlo con testi e unità didattiche.

La terza parte contiene, infatti, un repertorio aperto di testi autentici particolarmente idonei alla presentazione di alcuni temi morfosintattici e un repertorio aperto di ‘buone pratiche’. L’aggettivo ‘aperto’ collocato accanto a ‘repertorio’ di testi e di buone pratiche significa che questi materiali sono integrati continuamente con il contributo di tutti i docenti dell’Istituto e degli allievi; una commissione appositamente costituita ne valuterà l’idoneità e l’utilità e li metterà poi a disposizione di tutti. La ragione per cui è sorto dal gruppo il suggerimento di inserire un repertorio di testi autentici, nasce dalla consapevolezza di quanto sia opportuno introdurre i diversi argomenti morfosintattici a partire da un’occasione concreta, da un contesto d’azione, cioè da una situazione comunicativa o da un testo autentico, per innalzare la motivazione, per far constatare la presenza della forma che si va a studiare in contesti d’uso e per far sperimentare la varietà della lingua, delle situazioni, dei registri e dei testi. Da recenti studi è emerso che, purtroppo, la scuola, e non solo quella italiana, è ‘fuori tempo’ rispetto ai tempi, alle modalità di apprendimento e alla curiosità dei ragazzi di oggi. Per tentare di rispondere almeno in parte a questo problema, questo Sillabo si è dato la prospettiva previlegiata di tipo “attivo”, vale a dire che esso considera l’allievo prima di tutto un “attore sociale”che deve assolvere dei compiti in circostanze e contesti vari. Dal punto del vista dell’organizzazione del lavoro didattico, al centro si colloca il testo autentico. I testi hanno differenti funzioni nella società (raccontare, descrivere, ordinare, spiegare, argomentare, ecc.) e possono essere trasmessi da mezzi diversi: a viva voce, per telefono, dalla radio, dalla televisione, dal cinema, dal computer, dal magnetofono, dall’altoparlante, dalla pagina stampata, dal manoscritto, ecc. I diversi tipi e generi di devono essere tutti contemplati in quanto presuppongono modelli di testualità diversi per contesto, struttura, livello di coerenza e di coesione, grado di volontarietà e di accettabilità, autenticità ecc., elementi che danno un quadro d’insieme e reale delle forme comunicative proprie di una certa cultura. I testi scritti sono oggetti concreti, sia che siano impressi sulla carta o sul computer, che siano manoscritti o disegnati e sono strutturati in modo tale da permettere la comunicazione anche se il produttore e il ricevente sono lontani. Nell’interazione faccia a faccia i protagonisti della comunicazione si vedono e possono attivare strategie di comunicazione supplementari. I testi orali mediati dalla tecnologia moderna (cinema, radio, TV, telefono, videoconferenze, ecc.), prodotti per un ricevente che a volte non può interloquire o può farlo solo a distanza, si prestano ad essere registrati, riascoltati, rivisti, segmentati, trascritti, tradotti intralinguisticamente. Ogni sequenza discorsiva orale o scritta che gli allievi ricevono, producono o scambiano è un “testo”. Di conseguenza non c’è atto di comunicazione senza testo. La prospettiva “attiva” presuppone la messa in campo delle risorse cognitive, affettive, volitive e delle capacità che possiede e mette in opera l’allievo se si vuole che, attraverso la comprensione e la produzione di un testo, egli riesca ad agire come un cittadino consapevole.

Nelle ‘Buone pratiche’ si presentano strategie utili nella presentazione di temi particolarmente ostici e unità didattiche, sperimentate dai docenti, che vedono al centro del lavoro il testo autentico, contenitore di lingua e cultura, avvicinato e manipolato secondo criteri scientifici condivisi.



Le fonti utilizzate:
- Les langues vivantes : apprendre, enseigner, évaluer. Un Cadre européen commun de

référence”.Projet 2 d’une proposition de Cadre - Conseil de L’Europe.
- Galli De’ Paratesi, Nora, Livello soglia per l’insegnamento dell’italiano come lingua

straniera, Consiglio d’Europa.
- Prove INVALSI, Quadro di riferimento di italiano, Istituto Nazionale di Valutazione del

Sistema Educativo.


- Minciarelli, Fausto- Comodi, Anna, Sillabo per i cinque gradi del corso di lingua e

cultura italiana dell’Università per stranieri di Perugia, Perugia, Guerra. 2005.
- Lo Duca, Maria G. , Sillabo di italiano L2, Roma, Carocci, 2006.
- Dardano, Maurizio- Trifone, Pietro, Grammatica della lingua italiana, Bologna,

Zanichelli, 1995 .


- Andorno, Cecilia, Grammatica. Insegnarla ed impararla, Perugia, Guerra, 2003.
- Serianni, Luca: Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi. Garzanti.
- Moretti, Giovanni Battista, L’italiano come prima o seconda lingua, Perugia, Guerra.
- De Mauro, Tullio, Dizionario avanzato dell’italiano corrente, Paravia.
- De Mauro, Tullio, Guida all'uso delle parole, Milano, Editori Riuniti.
- Berruto, Gaetano, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Roma, Carocci.
- Stern, H.H., Issues and options in Language Teaching, Oxford, Oxford University Press,

1992.
- Ciliberti, Anna, Manuale di glottodidattica, Roma, Carocci Editore, 2012..

I colori del sillabo:
□ Scuola dell’infanzia
 1a elementare

 2a elementare

 3a elementare

 4a elementare

 5a elementare
 1a media

 2a media



 3a media

Prima parte:

a. Le funzioni comunicative

b. Le varianti linguistiche
c. I registri linguistici

La grammatica per comunicare
Se noi pensiamo all’insegnamento di una qualunque disciplina, la geometria per esempio, constatiamo che essa ha i propri termini e il proprio linguaggio (segmento in geometria ha un significato univoco, diverso da quello che può assumere la parola se riferita alla sociologia, dove può significare ‘fascia sociale’ o all’economia dove può significare ‘fascia di consumo’; l’espressione Il perimetro della circonferenza si ottiene moltiplicando il raggio per 2Π non si può trasformare con un’altra espressione più semplice). Bisogna familiarizzare con i termini e con il linguaggio specifico della disciplina, e memorizzarli, affinché si raggiunga la competenza prevista dai piani di studio e affinché lo studio effettuato sia poi utile nello scambio di conoscenze o nella soluzione di problemi della vita di tutti i giorni e nella professione. Come qualunque altra disciplina, la grammatica ha un proprio linguaggio e i propri termini. Anche con essi bisogna familiarizzare, e bisogna memorizzarli, perché la conoscenza della lingua in uso nel proprio Paese sia al livello previsto nei piani di studio e sia tale da permettere una reale ed efficace comunicazione ad ogni livello della scala sociale. Prima di affrontare lo studio della grammatica, è bene quindi riflettere sul fatto che essa si studia allo scopo di conoscere le regole e le variazioni della lingua per poterla poi usare consapevolmente nella comunicazione e raggiungere quindi una reale competenza linguistico-comunicativa. Questa è la somma della competenza pragmatica, della competenza sociolinguistica e della capacità linguistica. Un buon Sillabo deve cercare di promuovere armoniosamente tutte queste competenze e, a questo scopo, può risultare utile riprendere le macro funzioni comunicative, le varianti della lingua e i registri linguistici anche per ricordare meglio in quale o quali di esse le diverse strutture morfosintattiche siano maggiormente presenti e, conseguentemente, per esercitarvi gli studenti. Ogni apprendente deve essere dunque fatto consapevole, nei tempi e nei modi opportuni, che ogniqualvolta si parla e si scrive, questo atto si inserisce in una delle macro funzioni comunicative, nelle varianti della lingua e nei diversi registri.

A. Le macro funzioni comunicative sono:


  1. La funzione personale

  2. La funzione interpersonale

  3. La funzione regolativa

  4. La funzione descrittiva/narrativa/argomentativa

  5. La funzione immaginativa

  6. La funzione metalinguistica



  1. Per la funzione personale si tratta di:


Parlare o scrivere di sé senza un interlocutore con il quale dover negoziare i contenuti della propria comunicazione; le forme per eccellenza di questa funzione sono presentare se stessi, il monologo, la redazione e l’esposizione del curriculum; più in dettaglio, raccoglie: presentarsi, presentare qualcuno, presentare la propria esperienza di lavoro o di studio, illustrare il proprio curriculum, parlare di sé, della propria persona, del proprio carattere, ecc.

Dal punto di vista lessicale prevede un vocabolario limitato agli ambiti personale, di studio e professionale; dal punto di vista morfologico prevede tutte le occorrenze grammaticali, con più alta frequenza delle forme verbali del presente e del passato composto indicativo; dal punto di vista sintattico prevede un procedimento prevalentemente paratattico, mentre non prevede le strategie per la gestione e la negoziazione dell’apertura, della chiusura e dell’interruzione del discorso e per la presa di parola. Il registro linguistico di riferimento è quello standard, con salita verso il registro formale.



  1. Per la funzione interpersonale si tratta di:


Parlare degli argomenti più disparati con una o più persone. La forma per eccellenza di questa funzione è il dialogo; più in dettaglio, prevede di chiedere e dare notizie o informazioni sugli ambiti di esperienza delle persone coinvolte nello scambio, orale o scritto.

Dal punto di vista lessicale prevede un vocabolario abbastanza ampio e riferito ai diversi ambiti in cui si decide di confrontarsi; dal punto di vista morfologico prevede tutte le occorrenze grammaticali, con una alta frequenza delle forme verbali del modo indicativo e con una buona presenza delle forme dell’imperativo, del congiuntivo, del condizionale e dei modi indefiniti del verbo; dal punto di vista sintattico prevede frasi brevi e periodi semplici, organizzati prevalentemente per paratassi o con una ipotassi abbastanza semplice. Dal punto di vista del discorso, prevede l’attivazione delle tecniche per la gestione e la negoziazione dell’apertura, della chiusura e dell’interruzione del discorso e per la presa di parola; prevede frequenti tratti soprasegmentari, come fonosimboli, interiezioni e richiesta di condivisione dei concetti espressi (Bah, io proprio non vi capisco! Uh, che meraviglia! Tu sei d’accordo, no?). I registri linguistici sono tutti da esercitare.




  1. Per la funzione regolativa si tratta di:


Dare ordini, consigli o consegne a persone singole o a più persone. La forma per eccellenza di questa funzione è un dialogo nel quale si ordina a qualcuno di fare qualcosa; più in dettaglio,

prevede di portare qualcuno a fare ciò che il parlante desidera con diverse forme di intensità di linguaggio. Dal punto di vista lessicale, presuppone un vocabolario essenziale, limitato all’ordine che si vuole trasmettere. Dal punto di vista morfologico, la funzione regolativa si può estrinsecare con la forma interrogativa del presente indicativo (Apri la porta?), con il condizionale semplice (Voi mi aiutereste in questa vicenda? Vorrei tanto che tu mi aiutassi!), con il futuro semplice (Tu mi risponderai subito!), con l’imperativo (Scrivi! Scriva! Scriviamo! Scrivete! Scrivano!), con il congiuntivo (Spero che tu faccia questo per me), con la domanda retorica (Mi chiedo se tu non possa fare una cosa per me…), con la perifrasi (Penso e ripenso a come chiederti di fare una certa cosa per me…), con una forma nominale (Silenzio!), con un gesto, con una onomatopea (Mario, zac!), con l’ironia (Ma il mio maritino oggi non vorrebbe fare il casalingo?). L’uso appropriato delle diverse forme ai registri linguistici è essenziale per una buona relazione sociale.


4. Per la funzione descrittiva-narrativa-argomentativa si tratta di:
Descrivere persone, cose, avvenimenti e riportare ragionamenti. La forma per eccellenza di questa funzione è il testo (descrittivo, narrativo, argomentativo) nei suoi veri generi (letteratura, giornali, saggi, film, pubblicità, poesia, ecc.), attraverso il quale si descrive e si racconta la vita, i suoi personaggi, le loro azioni e i loro pensieri. Dal punto di vista lessicale, presuppone un vocabolario molto esteso e un sempre più consapevole uso delle parole e del loro significato a seconda dei testi in cui esse si vanno a collocare. Dal punto di vista morfologico, prevede tutte le occorrenze della grammatica italiana, che vanno comprese e utilizzate prima in maniera semplice e poi sempre più complessa. Dal punto di vista sintattico prevede frasi più o meno ricche e periodi più o meno articolati nei quali sono reperibili informazioni centrali e informazioni periferiche, messe non sempre in ordine logico o di importanza. L’organizzazione del periodo è più o meno complessa e procede tanto per paratassi quanto per ipotassi. Dal punto di vista stilistico, prevede la conoscenza delle regole della retorica (inventio, elocutio, dispositio, ordo, adiectio, detractio), le figure retoriche, i diversi generi testuali e le loro caratteristiche salienti. E’ importante saper riconoscere i diversi registri linguistici dei testi presi in esami e saper produrre dei testi congrui al registro linguistico richiesto.


  1. Per la fa funzione immaginativa (e onirica) si tratta di:


Raccontare i propri sogni, le proprie fantasie, organizzare giochi e finzioni. La forma per eccellenza è il racconto breve con il quale si racconta un sogno (Ho sognato che ero in un giardino pieno di fiori e che tu mi dedicavi la nostra canzone), o una fantasia (Mentre stavo al computer mi sono visto per un momento che stavo in un’isola tropicale e che bevevo latte di cocco al sole); vi si ricorre quando si organizza un gioco (Facciamo finta che tu eri il medico e io ero l’infermiera), o quando si organizza una finzione (Adesso immaginiamo che tu eri al centro della scena con le spalle alla porta quando arrivava lui con il giornale e gridava…). Dal punto di vista lessicale prevede un vocabolario limitato alle esperienze che si raccontano e alla finzione che si organizza. Dal punto di vista morfologico prevede tutte le occorrenze della grammatica italiana con un uso esteso e significante del tempo imperfetto indicativo. Dal punto di vista sintattico prevede frasi abbastanza brevi e periodi altrettanto brevi con raro ricorso all’ipotassi con le congiunzioni subordinative più frequenti di causa, di fine, di concessione e di modo. Questa funzione prevede una riflessione attenta e consapevole sul valore modale del tempo imperfetto che ha un uso trasversale nel tempo (passato, presente e futuro) e che conferisce anche ad una storia vera l’alone di una storia immaginifica (Garibaldi sbarcava in Sicilia nel 1860 alla testa dei Mille e la gente gli correva incontro nella speranza di una società più giusta.)


  1. Per la funzione metalinguistica si tratta di:


Parlare in lingua della lingua stessa, descriverla e analizzarne i fenomeni. La forma per eccellenza è il saggio o la ricerca dello studioso, la spiegazione dell’insegnante di lingua italiana, l’interrogazione dello studente, la conversazione ‘dotta’. Dal punto di vista lessicale, prevede la conoscenza dei metatermini riguardanti la lingua (registro, sociolingua, vocabolario, alfabeto, lettere, ecc.) e la grammatica (verbo, pronome, accordo, ecc.) e un uso consapevole della metalingua, più elementare in un primo momento (Il verbo è una parola che indica l’azione), più complessa in seguito (Dal latino verbum, che significa la parola per eccellenza, il verbo è quella parte del discorso che indica…). Dal punto di vista morfologico, prevede tutte le occorrenze della grammatica italiana con un ricorso più frequente alle forme della descrizione e della argomentazione al presente (E’, si usa, si coniuga, al passato è irregolare, ecc. Oppure: Il Congiuntivo ha avuto alterne fortune in Italia, legate anche all’andamento della società e dei costumi. Infatti…). Dal punto di vista sintattico, prevede frasi abbastanza brevi, organizzate per più frequente paratassi. Dal punto di vista stilistico, si caratterizza per la frequenza delle definizioni e per una scelta appropriata dei termini, con scarso ricorso alle figure retoriche.

B. Le varianti della lingua da considerare e sulle quali esercitare gli studenti a livelli diversi e per passaggi successivi:
- la variante diacronica: come cambia la lingua attraverso il tempo (Gli al posto di le; Lei al posto

di voi; lei al posto di ella; che al posto di in cui, ecc.).

- la variante diatopica: come cambia la lingua da un luogo all’altro (Il diverso uso del passato

remoto e del congiuntivo nelle regioni italiane del nord e del sud).

- la variante diafasica: come cambia la lingua sulla base delle conoscenze e degli usi del parlante.

- la variante diastratica: come cambia la lingua sulla base della categoria sociale di appartenenza

(Dammi la penna→Mi dai la penna? →Mi daresti la penna, per cortesia?→Scusami tanto se ti

disturbo ma sono senza penna, mi presteresti la tua per un attimo?).

- la variante diamesica: Come cambia il linguaggio a seconda del mezzo attraverso il quale viene

trasmesso (‘Buonasera’: parlato faccia a faccia. ‘Signore e signori, buonasera’ alla TV.
Buonasera ai nostri ascoltatori’ alla radio. ‘Buonasera e benvenuti al nostro spettacolo’

a teatro).



C. I registri linguistici da considerare e sui quali esercitare gli studenti a livelli diversi e per passaggi successivi:
Sono varianti diafasiche e diastratiche che dipendono primariamente dal carattere dell’interazione e dal ruolo assunto dal parlante e dal destinatario (G. Berruto). Si possono riassumere, partendo dal registro più basso, in:
- registro popolare

-registro informale/colloquiale/familiare

-registro medio

-registro standard

-registro formale

-registro colto.

Per riassumere le caratteristiche dei registri dividendoli in ‘alti’ e ‘bassi’, si può osservare la seguente tabella:





Registri bassi


Registri alti



Articolazione sintattica



Minimamente esplicitata


Massimamente esplicitata



Variazione lessicale



Minima


Massima



Lessico

Parole dal significato generico

Parole dal significato specializzato



Parole



Poche, semplici, ricorrenti


Molte, varie, complesse



Velocità di eloquio



Alta


Bassa



Seconda parte
a. L’analisi grammaticale e i suoi tradizionali nove elementi, ossia la morfologia delle nove parti variabili del discorso:
1. l’articolo
2. il nome
3. il verbo
4. il pronome
5. l’aggettivo
6. l’ avverbio
7. la preposizione
8. la congiunzione
9. l’interiezione.
.

b. L’analisi logica e i suoi tradizionali cinque elementi:
1. soggetto
2. predicato
3. complementi
4. attributo
5. apposizione.

c. Altri elementi:
a. la punteggiatura
b. il discorso diretto e il discorso indiretto
c. la fonetica sintattica
d. fonetica e fonologia
e. il testo
f. il lessico.
Scuola dell’infanzia:

La sillaba: segmentazione e sintesi sillabica (cane: ca/ne; ca/ne: cane).

Il nome: maschile e femminile, singolare e plurale (casa/case, libro/libri, fiore/fiori).

L’ articolo: maschile e femminile, singolare e plurale (il/lo/la, i/gli/le).

Parole corte e lunghe (ape/farfalla).

Il significato delle parole: interruttore, ventilatore, leggibile, comprensibile, ecc.

La catena delle parole: classe, lavagna, gesso, maestra, ecc.

Nomi alterati (casa/casina/casetta), contrari (rumore/silenzio, notte/giorno), associazione di nomi (gesso/lavagna, fiore/giardino), associazione di nomi con simboli e suoni, nomi derivati (casa, caserma, casolare), omonimi (merlo/merlo, penna/penna), coppie minime (pollo/bollo), osservazione e invenzione di rime (bicicletta/maglietta).

Aggettivo di qualità (com’è…?), contrari (grande/piccolo).

Connettivi semplici (e, o, ma, però, perché) e complessi (quando, mentre, intanto).

Guida alla costruzione della grammatica individuale (idea del passato, dell’accordo, ecc.)

Guida alla correzione della grammatica individuale (Mangiato-usciato*, ecc.)

Frase minima (Chi fa l’azione? Che cosa fa?)

Frase minima con una espansione (Luigi mangia la pizza)



Storie in sequenze.

Individuare chi fa, che cosa fa e dove.

Individuare le categorie presenti in una storia (Colori, animali, azioni, alimenti, ecc.)

Lettura di immagini.

Drammatizzazione diretta o con il supporto di materiali occasionali (disegni, pupazzi, marionette, ecc.).

Invenzione di storie a partire da uno spunto; cambiamento dell’incipit o del finale.

Ascolto, memorizzazione, riproduzione, invenzione di canzoni, poesie, filastrocche, nenie, cantilene, indovinelli, stornelli, rime.

Gli elementi del territorio: i personaggi, gli animali, i fiori, le piante, le costruzioni, le professioni, le grandi opere, i monumenti.

Per la funzione metalinguistica: chiedere di una parola sconosciuta, spiegare una parola, anche dialettale, trovare sinonimi, giocare con le rime, produrre assonanze, usare suffissi alterativi, comprendere e riferire messaggi.

Prima introduzione del carattere grafico (lo stampato minuscolo).

Riconoscere il suono e il corrispondente segno iniziale di una parola.

Riflessione ludica sui linguaggi: verbale, corporeo, grafico, musicale.



Esercizio al dialogo, alla presa di parola, all’interruzione corretta, alla chiusura del discorso, alla discriminazione delle situazioni che presuppongono l’allocutivo familiare o formale.

Il percorso che porta dall’immagine, alla parola, al testo e dal testo, alla parola e all’immagine.




1. L’articolo
- Nozione di genere e di numero (il libro, la sedia, i libri, le sedie)

- Determinativo, maschile, femminile, singolare, plurale limitatamente alle forme: il/i, la/le.

- L’articolo la/le e l’apostrofo davanti a parole che iniziano per vocale (l’amica; ma: le amiche)

- L’articolo lo/gli davanti a parole che iniziano con s impura, z, pn, ps, gn, w (lo zaino, gli zaini)

- L’articolo lo/gli e l’apostrofo davanti a parole che iniziano per vocale (l’orologio; ma: gli orologi)

- Indeterminativo, maschile e femminile: un, uno, una.

- Presenza/assenza dell’articolo determinativo davanti ad alcuni nomi propri: arriva Anna, vado a

Milano, cerco Poldo; ma: questo è il Tevere (il fiume), questo è il Tirreno (il mare), questo è

l’Atlantico (l’oceano), amo la Francia (il Paese).

- Presenza dell’articolo determinativo in frasi del tipo: ‘Questa è la Maria che mi piace. Quella è la

Firenze che amo di più’.

- Assenza dell’articolo determinativo in presenza di preposizioni: occhiali da sole, lavori in corso,

maneggiare con cura, parlare a sproposito, tenere per mano, ecc.

-



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