Sillabo nozionale-funzionale



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1. La particella si davanti al verbo, sia transitivo che intransitivo (Qui si mangia bene. Qui si sta bene). Nei tempi passati composti il soggetto impersonale si vuole sempre l’ausiliare essere il quale può accompagnare sia verbi transitivi (Si è mangiato bene) che intransitivi (Si è tornati tardi). Quando si forma il passato dei verbi transitivi il participio è sempre in –o : Si è mangiato molto bene. Si è bevuto troppo. Quando si forma il passato dei verbi intransitivi, il participio accorda di regola con il soggetto; in questo caso il soggetto è sconosciuto, ma si presuppone che sia sempre plurale. A volte il senso della frase o un deittico fanno capire che si tratta di un gruppo di sole donne o misto (Ieri sera era l’otto marzo, festa delle donne. Si è uscite tutte insieme e si è ballato fino a tardi. Ma: Ieri sera si è usciti tutti insieme per salutare Mario che va in pensione).

Quando c’è una serie di azioni impersonali il si si ripete sempre (In treno si legge, si parla, si guarda il panorama).



2. L’indefinito uno davanti ai verbi, sia transitivi che intransitivi. Uno si comporta come un soggetto normale e non modifica il comportamento del verbo cui si accompagna (In Italia uno, se vuole, lavora. Quando uno ha studiato, ha diritto ad un buon lavoro. Quando uno si è comportato bene, sta in pace con la propria coscienza).

Quando c’è una serie di azioni impersonali, il soggetto uno si usa solo davanti al primo verbo della serie (In treno uno legge, parla, guarda il panorama).



3. La seconda forma singolare del verbo (il tu generico) (In Italia, se vuoi, un lavoro lo trovi). Si usa solo nelle forme verbali semplici (Quando eravamo piccoli, se facevi i capricci, prendevi un ceffone).

4. La seconda forma plurale del verbo sia transitivo che intransitivo (il voi generico) ‘(Di questi tempi, se non state attenti, vi trovate i ladri dentro casa’. ‘Mi hanno bucato una gomma della macchina. Ditemi se questa è una cosa normale). Si usa solo nei tempi semplici (Durante la guerra dovevate fare i sacrifici per mangiare).

5. La prima forma plurale del verbo, sia transitivo che intransitivo. Si usa quando il parlante si riconosce nell’azione (‘In Italia, la domenica, di solito andiamo a pranzo fuori’. ‘In Italia, nei secoli scorsi, abbiamo fatto tante battaglie per la libertà’. ‘In Italia combatteremo sempre per i nostri diritti’.)

6. La terza forma plurale del verbo, sia transitivo che intransitivo. Si usa quando il parlante non si riconosce nell’azione (‘In Italia, la domenica pomeriggio, vanno tutti allo stadio’ ma io no.. ‘Gli Italiani mangiano più carne che verdura’ ma io no).

7. La forma passiva, quando non c’è il complemento d’agente, è una forma impersonale (‘Giustizia è fatta’. ‘Quello che è detto, è detto!).

8. La forma toscana, in uso soprattutto in Toscana (‘Noi, domani si va al mare, ci venite?’ ‘Noi, si vorrebbe cambiare casa, ma gli affitti sono così cari!).

-Riflessioni sulla differenza fra la forma impersonale assoluta e la forma passivante, che presuppone sempre la presenza del soggetto passivo e il suo accordo con il participio: ‘Ieri sera si è ballato fino a tardi, impersonale, ma Ieri sera si è ballata una tarantella napoletana’, passivante. ‘Oggi si è mangiato molto bene’, impersonale, ma’ Oggi si sono mangiati degli spaghetti squisiti’, passivante.

- Riconoscere il si impersonale dal si riflessivo: Qui si vive bene. Mario si ferma un mese.

Attenzione alla forma impersonale del verbo riflessivo: A Terni ci si sta bene (A Terni *si si sta bene. A Terni uno sta bene).


La forma riflessiva del verbo
Nozione dell’idea di riflessivo (dal verbo ri-flettere, rivedere una cosa, ripiegarsi su una cosa).

- La costruzione riflessiva è quella in cui l’azione svolta dal soggetto si riflette sul soggetto stesso.

Le diverse forme riflessive:

1. Riflessiva propria: quando il soggetto e il complemento oggetto, espresso dalle particelle mi, ti, si, ci, vi, si, sono lo stesso e coincidono totalmente: Io mi vesto, tu ti osservi, lui si lava, ecc.

2. Riflessiva impropria o apparente o media: quando il soggetto compie un’azione che ritorna su una parte di sé; in tal caso le particelle mi, ti, si, ci, vi, si, sono complemento di termine o contengono l’idea del possesso: Io mi taglio i capelli (Io taglio i capelli a me e anche Io taglio i miei capelli).

3 . Riflessiva reciproca: quando due soggetti o due gruppi si scambiano un’azione: Noi ci amiamo. Ci vediamo domani. Ci incontriamo al bar sotto casa.

4. Riflessiva pronominale: quando il verbo non ha nessun significato riflessivo, ma del verbo riflessivo ha solo la forma (Vergognarsi, arrabbiarsi, pentirsi, affacciarsi, arrampicarsi, ecc.):

Io mi sono pentita di aver comprato questa bicicletta.

5. Riflessiva intensiva o enfatica: quando il verbo transitivo, che solitamente indica una forma di piacere o di consumo, prende la forma riflessiva per sottolineare il coinvolgimento piacevole del soggetto nell’azione: Quando ho sete mi bevo una birra. Ieri mi sono comprata una giacca nuova. Mi sono fumato una sigaretta e mi sono letto il giornale in santa pace.

Anche i verbi intransitivi possono avere la forma riflessiva apparente: Me ne vado! Me ne torno a casa da mamma! Se ne è uscita sbattendo la porta.

- I verbi riflessivi, di qualunque forma siano, nei tempi composti prendono sempre l’ausiliare essere: Ieri mi sono annoiata a teatro. Mario si è fatto una Ferrari nuova!

Solo quando seguono un verbo servile, prendono l’ausiliare avere: Ho dovuto alzarmi alle sei!

Non ho potuto comprarmi niente, era tutto caro. Ma: Mi sono dovuto/a alzare alle sei e: Non mi sono potuto/a comprare niente.

La forma passiva del verbo
Nozione di passivo (dal latino patior-iris, passus sum, soffrire, sopportare, stare sotto; famiglia di parole: paziente, pazienza, pazientare, passività, passivamente, passivo).

- Solo i verbi transitivi possono avere la forma passiva, in quanto il complemento oggetto della frase transitiva diventa soggetto passivo e il soggetto grammaticale della frase transitiva diventa il soggetto logico o complemento d’agente di quella passiva: Io accompagno la classe diventa: La classe è accompagnata da me.

- La forma passiva è quella in cui il soggetto riceve, o meglio subisce, l’azione. Chi compie veramente l’azione, quindi il soggetto logico ma non grammaticale, si definisce complemento d’agente (dal latino ago, agis = fare, agire) ed è sempre preceduto dalla preposizione da: Questa statua di marmo è stata scolpita da Michelangelo Buonarrotti.

- La forma passiva si costruisce con il verbo ausiliare essere, che dà il tempo dell’azione, unito al participio passato del verbo transitivo, che indica il tipo di azione che il soggetto subisce: Io sono spesso invitato/a a cena dai miei amici (presente). Sono stato/a spesso invitato/a a cena dai miei amici (passato prossimo). Io ero spesso invitato/a a cena dai miei amici (imperfetto). Io sarò spesso invitato/a a cena dai miei amici (futuro semplice). Io fui invitato/a a cena dai miei amici (passato remoto). Credo che loro siano spesso invitati/e a cena dai loro amici (Cong. Presente), eccetera.

- La forma passiva può realizzarsi anche con l’ausiliare andare, e in questo caso si lascia intendere che l’azione deve essere fatta, c’è quindi l’idea del dovere: La porta va chiusa! Le luci vanno spente, ragazzi! Andrà costruita una nuova ala della scuola, la vecchia non basta più.

Riflessione sul fatto che questa forma si realizza solo con i tempi semplici.

- Quando il verbo andare si coniuga ad un tempo composto ed accompagna un participio passato, la forma non è passiva ma modale: Quella chiesetta è andata distrutta sotto il terremoto del ’97. Con la crisi, milioni di euro sono andati perduti.

- La forma passiva può realizzarsi anche con l’ausiliare venire, e in questo caso essa dà l’idea del progresso dell’azione: La porta del treno veniva chiusa proprio mentre arrivavo. Qui verrà costruito il nuovo stadio.

Riflessione sul fatto che anche questa forma si realizza solo con i tempi semplici.

- La forma passivante del verbo transitivo, cioè una forma a metà tra la forma impersonale e la forma passiva: Si sono dette cose interessanti alla conferenza di ieri sera. Cioè: Cose interessanti sono state dette (non sappiamo da chi) alla conferenza di ieri sera.



4. Il pronome
Nozione di pronome (pro nomen, una parola che sta al posto o sostituisce altre forme della lingua: il nome, l’aggettivo, il verbo, un avverbio, una frase intera: ‘Mario? Lo conosco!’. ‘Belli, lo sono veramente!’. ‘Camminare, lo faccio tutti i giorni’. ‘Velocemente, grazie, lo preferisco’. ‘Mario ha trovato lavoro a Milano, lo sapevi?)

- Funzioni del pronome: contributo all’economia linguistica (Prendo il giornale, lo sfoglio, lo leggo e poi lo lascio a mia sorella), alla deissi (déixis, cioè atto del mostrare, indicare: Non è questo il mio telefono!) e uso nella sintassi (Ho comprato una macchina che mi porta a Roma con 50 cent di carburante. Sai chi ha telefonato?).



- I pronomi personali soggetto: io, tu, lui, lei, egli, ella, Ella, esso, essa; noi, voi, loro, Loro, essi, esse.

Uso del Lei e del Loro nella forma di cortesia, singolare e plurale (Lei, signorina e Loro, signori, possono accomodarsi.).



Funzione deittica: E’ lui che ha cercato di rubarmi la borsa!

Funzione anaforica: Il mio professore di latino era molto preparato; oggi che anche io insegno, devo riconoscere che lui è il mio riferimento.

Funzione cataforica: Tu sei l’unica persona che riesce a farmi saltare i nervi.

Rinforzo del pronome con stesso: Io stesso l’ho aiutato più volte.



Presenza/ assenza del pronome soggetto e l’enfasi (‘Che lavoro fai? Lavoro in banca’. ‘Tu che ci fai qui? Io ci lavoro, qui’).

- Competenza diacronica nell’uso di egli/ella-lui/lei.

Usi regionali: (‘Qua, il padrone sono me!’ (Nord Italia) ‘Se te non mi aiuti, non ce la faccio da solo’ (Toscana).

- I pronomi personali complemento:

Forme toniche o forti: me, te, lui, lei, esso, essa, sé, noi, voi, essi, esse, loro, sé, solitamente enclitiche. (Cercavo te. Hai fiducia in me? Pensano solo a sé. Fidati di loro. Stavi cercando noi?

Il clima è pazzo, su di esso non puoi contare.)

Forme atone o deboli. Singolari: mi, ti (oggetto e indiretto), lo, la (oggetto), gli, le (indiretto), si (riflessivo sing. e plur.) Plurali: ci, vi (oggetto e indiretto), li, le (oggetto), loro, gli (oggetto e indiretto), solitamente proclitiche.

(Mi aiuti? Mi telefoni? Gli telefono subito. Si arrabbia per niente. Ci state ascoltando? Vi credo. Li adoro. Scrivo loro o: gli scrivo che devono essere puntuali.)

- Lo e la forme neutre ( ‘Ho avuto una discussione con lui, lo sapevate?’ ‘Maria si crede tanto intelligente, ma non lo è’. ‘E’ pesante questo mobile, non ce la faccio a spostarlo da sola’).

- I pronomi combinati: mi, ti, gli, le, ci vi + lo, la, li, le, ne. Trasformazione della i in e: (me lo, te la, glielo, glieli, gliene, ecc.).

- Posizione del pronome atono. Ricordare che nella lingua italiana il pronome atono precede sempre il verbo, tranne che in cinque casi nei quali lo segue. 1. L’ infinito semplice (‘ Sono qui per aiutarti.’ ‘ Dopo averlo salutato, me ne sono andata’.) 2. Il gerundio semplice (‘ Guardandolo, mi sono innamorata’ ‘Avendolo seguito, mi sono accorta che scappava’.) 3. Il participio assoluto (Vistolo, ho capito che era l’uomo giusto.) 4. L’imperativo (‘ Guardami!’) 5. L’avverbio ecco (Eccolo!)

- In presenza di un verbo servile e di un infinito, il pronome serve tutte e due i verbi: (‘Puoi aiutarmi? o Mi puoi aiutare? Non dirmelo, o Non me lo dire!)



Raddoppiamento consonantico con l’imperativo dei verbi bisillabi dì, dà, va’, sta’, fa’: (Stammi a sentire. Dille la verità. Vacci subito.)

- Posizione del pronome personale nelle sue varie forme e cambiamento nel significato (Io ti ho aiutato! Ti ho aiutato io! Lui, è stato! E’ stato lui! Cercavi me? Me, cercavi? Mi ha guardato! Ha guardato me! )
Il pronome



3a. elementare
- I pronomi personali soggetto: io, tu, lui, lei, egli, ella, esso, essa; noi, voi, loro, essi, esse.

- Riflessioni sulla presenza/assenza del pronome soggetto (Che fai? Mangio! O: Io vado a letto, voi che fate?)

Uso del Lei nella forma di cortesia singolare, rivolto ad un uomo e ad una donna (Lei, signorina Maria e Lei, signor Mario….).



4a. elementare
Ripresa
- I pronomi personali complemento:

Forme toniche o forti: me, te, lui, lei, esso, essa, sé, noi, voi, essi, esse, loro, sé, solitamente enclitiche. (Cercavo te. Hai fiducia in me? Pensano solo a sé. Fidati di loro. Stavi cercando noi?

Il clima è pazzo, su di esso non puoi contare.)

Forme atone o deboli. Singolari: mi, ti (oggetto e indiretto), lo, la (oggetto), gli, le (indiretto), si (riflessivo sing. e plur.) Plurali: ci, vi (oggetto e indiretto), li, le (oggetto), loro, gli (oggetto e indiretto), solitamente proclitiche.

(Mi aiuti? Mi telefoni? Gli telefono subito. Si arrabbia per niente. Ci state ascoltando? Vi credo. Li adoro. Scrivo loro o: gli scrivo che devono essere puntuali.)



5a. elementare
Ripresa
- Funzioni del pronome: contributo all’economia linguistica (Prendo il giornale, lo sfoglio, lo leggo e poi lo lascio a mia sorella), alla deissi (déixis cioè atto del mostrare, indicare: Non è questo il mio telefono!) e uso nella sintassi (Ho comprato una macchina che mi porta a Roma con 50 cent di carburante. Sai chi ha telefonato?).




1a. media
Nozione di pronome (pro nomen, una parola che sta al posto o sostituisce altre forme della lingua: il nome, l’aggettivo, il verbo, un avverbio, una frase intera: ‘Mario? Lo conosco!’. ‘Belli, lo sono veramente!’. ‘Camminare, lo faccio tutti i giorni’. ‘Velocemente, grazie, lo preferisco’. ‘Mario ha trovato lavoro a Milano, lo sapevi?)

Ripresa:


- Funzioni del pronome: contributo all’economia linguistica (Prendo il giornale, lo sfoglio, lo leggo e poi lo lascio a mia sorella), alla deissi (déixis atto del mostrare, indicare: Non è questo il mio telefono!) e uso nella sintassi (Ho comprato una macchina che mi porta a Roma con 50 cent di carburante. Sai chi ha telefonato?).

Funzione deittica: E’ lui che ha cercato di rubarmi la borsa!

Funzione anaforica: Il mio professore di latino era molto preparato; oggi che anche io insegno, devo riconoscere che lui è il mio riferimento.

Funzione cataforica: Tu sei l’unica persona che riesce a farmi saltare i nervi.

Rinforzo del pronome con stesso: Io stesso l’ho aiutato più volte.



Presenza/ assenza del pronome soggetto e l’enfasi (‘Che lavoro fai? Lavoro in banca’. ‘Tu che ci fai qui? Io ci lavoro, qui’).

- Competenza diacronica nell’uso di egli/ella-lui/lei-Voi/Lei.

Usi regionali: (‘Qua, il padrone sono me!’ (Nord Italia) ‘Se te non mi aiuti, non ce la faccio da solo’ (Toscana).

- Lo e la forme neutre ( ‘Ho avuto una discussione con lui, lo sapevate?’ ‘Maria si crede tanto intelligente, ma non lo è’. ‘E’ pesante questo mobile, non ce la faccio a spostarlo da sola’).

- I pronomi combinati: mi, ti, gli, le, ci vi + lo, la, li, le, ne. Trasformazione della i in e: (me lo, te la, glielo, glieli, gliene, ecc.).

- Posizione del pronome atono. Ricordare che nella lingua italiana il pronome atono precede sempre il verbo, tranne che in cinque casi nei quali lo segue. 1. L’ infinito semplice (‘ Sono qui per aiutarti.’ ‘ Dopo averlo salutato, me ne sono andata’.) 2. Il gerundio semplice (‘ Guardandolo, mi sono innamorata’ ‘Avendolo seguito, mi sono accorta che scappava’.) 3. Il participio assoluto (Vistolo, ho capito che era l’uomo giusto.) 4. L’imperativo (‘ Guardami!’) 5. L’avverbio ecco (Eccolo!)

- In presenza di un verbo servile e di un infinito, il pronome serve tutte e due i verbi: (‘Puoi aiutarmi? o Mi puoi aiutare? Non dirmelo, o Non me lo dire!)



Raddoppiamento consonantico con l’imperativo dei verbi bisillabi dì, dà, va’, sta’, fa’: (Stammi a sentire. Dille la verità. Vacci subito.)

- Posizione del pronome personale nelle sue varie forme e cambiamento nel significato (Io ti ho aiutato! Ti ho aiutato io! Lui, è stato! E’ stato lui! Cercavi me? Me, cercavi? Mi ha guardato! Ha guardato me! )



Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sul pronome.

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Il possessivo, aggettivo e pronome
- Il significato di possessivo e relativa famiglia di parole: possedere, il possesso, i possedimenti, possessivo, possessività, possidente.

- Nozione di aggettivo e di pronome possessivo. (La mia casa è in collina e la tua?)

- La forma dei sei possessivi (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro), al maschile e al femminile,

al singolare e al plurale.

- La presenza costante dell’articolo davanti all’aggettivo e al pronome possessivo (Il mio cane mangia l’osso e il tuo?).

- Riflessione su ‘loro’, possessivo invariabile (residuo di illorum/ illarum) che prende sempre l’articolo (La loro figlia e i loro amici sono vegetariani).

- Assenza dell’articolo davanti all’aggettivo possessivo (tranne con loro: il loro padre) quando questo accompagna il nome di un familiare singolare e senza forme qualificative (Mio padre, mio figlio, tua sorella, sua moglie, vostra nipote, ma: il mio carissimo padre, la tua sorella più piccola, la sua ex moglie, la vostra nipotina, eccetera). Eccezione: il mio consorte, la mia consorte.

Assenza/presenza dell’articolo davanti al possessivo in presenza di verbi copulativi: ‘Questa borsa è mia’ o ‘Questa borsa è la mia’. ‘Queste parole sembrano mie’ o ‘Queste parole sembrano le mie’.

Notare che quando l’aggettivo possessivo precede i nomi papà e mamma prende l’articolo in quanto essi sono lallazioni, quindi vezzeggiativi: La mia mamma e il mio papà sono impiegati ma: Mio padre e mia madre sono impiegati.. Quando l’aggettivo possessivo precede i nomi nonno e nonna può non prendere l’articolo in quanto essi sono nomi base e può prendere l’articolo in quanto essi sono anche lallazioni: ‘Mio nonno vive a Roma’ e anche: ‘Il mio nonno va ancora in bicicletta’.

- I possessivi proprio e altrui. L’obbligo di usare proprio quando la frase è impersonale e quando il soggetto è generico: ‘Si è spesso deboli con i propri figli’. ‘E’ bene che ciascuno faccia il proprio dovere’. Riflessioni sulla polisemia di proprio, avverbio e possessivo: ‘Ho mangiato proprio bene. Sei proprio stupido. Mi hai stancato proprio. Ciascuno ha i propri punti deboli.

Riflessioni sul cambiamento di significato del messaggio a seconda della presenza di suo o proprio:

‘Mario ha avuto una discussione con il Direttore nel suo ufficio (del Direttore)’ ma: ‘Mario ha avuto una discussione con il Direttore nel proprio ufficio (di Mario)’.

La posizione di altrui: L’altrui giardino è sempre più verde e anche: Il giardino altrui è sempre più verde.’ L’uso di altrui a seconda del registro linguistico: Non mi interessa l’altrui opinione (o: L’opinione altrui non mi interessa invece di: Non mi interessa l’opinione degli altri.)

- Assenza dell’articolo nelle frasi esclamative e in alcune frasi idiomatiche in cui l’aggettivo possessivo è posposto al nome: Dio mio!! Figlia mia!!Mamma mia!! Pago di tasca mia. Vuole sempre fare di testa sua. Fate a modo vostro. E’ colpa tua. E’ un’idea sua. In mia assenza. In tua vece, ecc.

- L’uso del possessivo in espressioni idiomatiche del tipo: ‘Arrivano i nostri. Abito ancora con i miei. Ho pagato con il mio. Ne ha detta un’altra delle sue. Beviamo alla mia. Sta sempre sulle sue. Stile epistolare: […]rispondiamo alla Sua del 28 u.s. Telegrafico: Siamo vicini affetto giorno tuo matrimonio, ecc.’

- Ne con valore possessivo: ‘Ho studiato Benedetto Croce e ne condivido il pensiero’, cioè: ‘Ho studiato Benedetto Croce e condivido il suo pensiero’ o: il di lui pensiero.

- Valore possessivo del riflessivo medio o falso (Mi rifaccio il letto prima di andare al lavoro invece di: Rifaccio il mio letto…).



Il possessivo, aggettivo e pronome


3.a elementare


- La forma dei sei possessivi (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro), al maschile e al femminile,

al singolare e al plurale.



4.elementare


(ripresa)
- Il significato di possessivo e relativa famiglia di parole: possedere, il possesso, i possedimenti, possessivo, possessività, possidente.

- Nozione di aggettivo e di pronome possessivo. (La mia casa è in collina e la tua?)




5.a elementare


- La presenza costante dell’articolo davanti all’aggettivo e al pronome possessivo (Il mio cane mangia l’osso e il tuo?).

1.media
(ripresa)


- Riflessione su ‘loro’, possessivo invariabile (residuo di illorum/ illarum) che prende sempre l’articolo (La loro figlia e i loro amici sono vegetariani).

- Assenza dell’articolo davanti all’aggettivo possessivo (tranne con loro: il loro padre) quando questo accompagna il nome di un familiare singolare e senza forme qualificative (Mio padre, mio figlio, tua sorella, sua moglie, vostra nipote, ma: il mio carissimo padre, la tua sorella più piccola, la sua ex moglie, la vostra nipotina, eccetera). Eccezione: il mio consorte, la mia consorte.

Assenza/presenza dell’articolo davanti al possessivo in presenza di verbi copulativi: ‘Questa borsa è mia’ o ‘Questa borsa è la mia’. ‘Queste parole sembrano mie’ o ‘Queste parole sembrano le

mie’.

2.a media


Notare che quando l’aggettivo possessivo precede i nomi papà e mamma prende l’articolo in quanto essi sono lallazioni, quindi vezzeggiativi: La mia mamma e il mio papà sono impiegati ma: Mio padre e mia madre sono impiegati.. Quando l’aggettivo possessivo precede i nomi nonno e nonna può non prendere l’articolo in quanto essi sono nomi base e può prendere l’articolo in quanto essi sono anche lallazioni: ‘Mio nonno vive a Roma’ e anche: ‘Il mio nonno va ancora in bicicletta’.

- I possessivi proprio e altrui. L’obbligo di usare proprio quando la frase è impersonale e quando il soggetto è generico: ‘Si è spesso deboli con i propri figli’. ‘E’ bene che ciascuno faccia il proprio dovere’. Riflessioni sulla polisemia di proprio, avverbio e possessivo: ‘Ho mangiato proprio bene. Sei proprio stupido. Mi hai stancato proprio. Ciascuno ha i propri punti deboli.

Riflessioni sul cambiamento di significato del messaggio a seconda della presenza di suo o proprio:

‘Mario ha avuto una discussione con il Direttore nel suo ufficio (del Direttore)’ ma: ‘Mario ha avuto una discussione con il Direttore nel proprio ufficio (di Mario)’.

La posizione di altrui: L’altrui giardino è sempre più verde e anche: Il giardino altrui è sempre più verde.’ L’uso di altrui a seconda del registro linguistico: Non mi interessa l’altrui opinione (o: L’opinione altrui non mi interessa invece di: Non mi interessa l’opinione degli altri.)

- Assenza dell’articolo nelle frasi esclamative e in alcune frasi idiomatiche in cui l’aggettivo possessivo è posposto al nome: Dio mio!! Figlia mia!!Mamma mia!! Pago di tasca mia. Vuole sempre fare di testa sua. Fate a modo vostro. E’ colpa tua. E’ un’idea sua. In mia assenza. In tua vece, ecc.

- L’uso del possessivo in espressioni idiomatiche del tipo: ‘Arrivano i nostri. Abito ancora con i miei. Ho pagato con il mio. Ne ha detta un’altra delle sue. Beviamo alla mia. Sta sempre sulle sue. Stile epistolare: […]rispondiamo alla Sua del 28 u.s. Telegrafico: Siamo vicini affetto giorno tuo matrimonio, ecc.’

- Ne con valore possessivo: ‘Ho studiato Benedetto Croce e ne condivido il pensiero’, cioè: ‘Ho studiato Benedetto Croce e condivido il suo pensiero’ o: il di lui pensiero.

- Valore possessivo del riflessivo medio o falso (Mi rifaccio il letto prima di andare al lavoro invece di: Rifaccio il mio letto…).







Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sul possessivo .

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Il dimostrativo, aggettivo e pronome
Il significato di dimostrativo: da dimostrare, mostrare o indicare.

Nozione di aggettivo e pronome dimostrativo: Questa penna è la mia e quella?



Il dimostrativo ha delle forme che possono essere aggettivi e pronomi (Lo stesso Mario è d’accordo con me. Questo libro è lo stesso che ho letto anni fa) e delle forme che sono solo pronomi (Costui mi disturba con la sua musica ad alto volume).
Aggettivo e pronome


Singolare

Plurale




Maschile

Femminile

Maschile

Femminile




Questo

Questa

Questi

Queste

Codesto

Codesta

Codesti

Codeste

Quello, quel

Quella

Quegli, quei

Quelle

Stesso

Stessa

Stessi

Stesse

Medesimo

Medesima

Medesimi

Medesime

Tale

Tale

Tali

Tali



Solo pronome


Singolare

Plurale




Maschile

Femminile

Maschile

Femminile

Questi

***

***

***




Quegli

***

***

***




Costui

Costei

Costoro

Costoro




Colui

Colei

Coloro

Coloro




Ciò

***

***

***



- Questo, questa, questi, queste: indicano una persona o un oggetto vicino a chi parla.

L’elisione al singolare è consentita ma sempre più rara: quest’uomo, quest’amica.

Al plurale non si apostrofa mai: questi uomini, queste amiche.

Riflessioni sulla frequenza, nei registri medio e colloquiale, delle forme sto, sta, sti, ste, un tempo precedute dal segno dell’elisione ‘sto libro ma oggi non più. Ricordare stasera, stamattina, stamane, stanotte, stavolta.

-Codesto (o cotesto), codesta, codesti, codeste: prevalentemente di uso toscano, indicano un oggetto lontano da chi parla e vicino a chi ascolta: ‘Di chi è codesto libro?’.

- Quello, quella, quelli, quelle: indicano una persona o un oggetto lontano da chi parla e da chi ascolta.

Quello si comporta come una preposizione articolata davanti al nome: quell’albero (come l’albero), quel libro (come il libro), quello studente (come lo studente), quegli alberi (come gli alberi), quei libri (come i libri), quegli studenti (come gli studenti). Quell’asina di tua sorella ma Quelle amiche di Maria….

- Stesso e medesimo: ‘Abbiamo detto la stessa (o medesima) cosa’, aggettivo. ‘Quella persona è la stessa (o la medesima) che ho visto in casa di Mario, pronome.

Frequentemente stesso è un rafforzativo: ‘I nemici stessi (o gli stessi nemici) riconoscono il suo valore morale’. ‘Il sindaco stesso (o lo stesso sindaco) lo vuole premiare’ cioè: Il sindaco in persona…



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