Sillabo nozionale-funzionale



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a. dal femminile singolare dell’aggettivo con l’aggiunta del suffisso –mente (che in latino

significa in maniera): lenta mente, dolce mente. Gli aggettivi che finiscono in –le/lo e in –re/ro,

perdono la e finale: gentil(e)mente, benevol(o)mente, celer(e)mente, legger(o)mente.

Eccezioni: alacremente e follemente, parimenti, altrimenti.



b. dalla radice di un nome o di un verbo con l’aggiunta del suffisso -oni : carponi, tentoni,

bocconi, ginocchioni, cavalcioni, penzoloni, eccetera.

4. Una locuzione avverbiale (tutt’a un tratto, a mano a mano, via via, di tanto in tanto, a malapena.

- Riguardo al significato, l’avverbio può essere:

1. di qualità: bene, male, lentamente, carponi

2. di tempo: adesso, fa, presto, tardi, ancora, già

3. di luogo: qui, qua, lì, là, dietro, altrove, quassù, quaggiù

4. di quantità: troppo, parecchio, poco, abbastanza, appena, sufficientemente

5. interrogativo: perché, dove, quando, quanto, come, come mai

6. esclamativo: quanto, come

7. indicativo: con l’unico caso di ecco: ‘Ecco quello che ho da dire’.

-Riguardo alla posizione l’avverbio può andare: 1. prima del verbo con funzione descrittiva (Male hai fatto a non venire); 2. dopo il verbo con funzione restrittiva o enfatica (Hai fatto male a non venire).

L’avverbio di tempo, quando si trova vicino ai tempi composti, può andare fra l’ausiliare e il participio (Ho sempre detto la verità. Non ho mai fatto niente di male).

- La sostantivazione dell’avverbio: ‘Un vecchio proverbio dice: il troppo stroppia’

- Riguardo ai gradi, la maggior parte degli avverbi di qualità e alcuni di quantità, di tempo e di luogo, possono avere i tre gradi del comparativo e il superlativo assoluto.

Il comparativo di maggioranza e di minoranza si formano anteponendo più o meno all’avverbio: ‘Parla più velocemente, ho fretta’, ‘Firenze è meno lontana di Roma’. Di o che precedono il secondo termine di paragone con lo stesso criterio della comparazione aggettivale: Lui parla più lentamente di me; ma: Lui parla più lentamente che chiaramente. Per il comparativo di uguaglianza: Quell’avvocato parla tanto chiaramente quanto velocemente ( o così…come).

Il superlativo assoluto degli avverbi in –mente si forma con l’inserimento dell’infisso –issima fra la radice dell’avverbio e la desinenza: lent issima mente, dolc issima mente, chiar issima mente, ecc.

Ricordare gli avverbi che formano il comparativo e il superlativo secondo la forma latina:

Ieri stavo bene, oggi sto meglio, domani starò benissimo, anzi ottimamente.

Ieri stavo male, oggi sto peggio, domani starò malissimo, anzi pessimamente.

Ieri ho mangiato molto, oggi mangio più, domani mangerò moltissimo.

Ieri ho mangiato poco, oggi mangio meno, domani mangerò pochissimo.

- L’aggettivo con valore di avverbio: ‘Mario parla chiaro, dice le cose in faccia’ invece di: ‘ Mario

parla chiaramente, dice le cose in faccia’ o: ‘Vai più lento in questo punto’ invece di: ‘Vai più

lentamente in questo punto’.

Riflessioni sull’uso del congiuntivo con il comparativo di maggioranza o di minoranza: ‘La vita qui costa meno di quanto io pensassi’. ‘Questo dipinto visto dal vero è molto più bello di quanto si potesse immaginare.



L’avverbio

4.a elementare


- Nozione di avverbio (che sta ad verbum, cioè vicino alla parola, la quale può essere un verbo,

un aggettivo, un altro avverbio (1.Studio molto. 2.Sei molto gentile. 3.E’ arrivato molto tardi)

- Riguardo alla forma, l’avverbio può essere:

1. Semplice (adesso, ora, mai, più)

2. Composto (sottosopra, perfino, neanche, suppergiù)

3. Derivato:



a. dal femminile singolare dell’aggettivo con l’aggiunta del suffisso –mente (che in latino

significa in maniera): lenta mente, dolce mente. Gli aggettivi che finiscono in –le/lo e in –re/ro,

perdono la e finale: gentil(e)mente, benevol(o)mente, celer(e)mente, legger(o)mente.

Eccezioni: alacremente e follemente, parimenti, altrimenti.



b. dalla radice di un nome o di un verbo con l’aggiunta del suffisso -oni : carponi, tentoni,

bocconi, ginocchioni, cavalcioni, penzoloni, eccetera.

4. Una locuzione avverbiale (tutt’a un tratto, a mano a mano, via via, di tanto in tanto, a malapena.

- Riguardo al significato, l’avverbio può essere:

1. di qualità: bene, male, lentamente, carponi

2. di tempo: adesso, fa, presto, tardi, ancora, già

3. di luogo: qui, qua, lì, là, dietro, altrove, quassù, quaggiù

4. di quantità: troppo, parecchio, poco, abbastanza, appena, sufficientemente

5. interrogativo: perché, dove, quando, quanto, come, come mai

6. esclamativo: quanto, come

7. indicativo: con l’unico caso di ecco: ‘Ecco quello che ho da dire’.

5.a elementare


Ripresa.


1.a media


-Riguardo alla posizione l’avverbio può andare: 1. prima del verbo con funzione descrittiva (Male hai fatto a non venire); 2. dopo il verbo con funzione restrittiva o enfatica (Hai fatto male a non venire).

L’avverbio di tempo, quando si trova vicino ai tempi composti, può andare fra l’ausiliare e il participio (Ho sempre detto la verità. Non ho mai fatto niente di male).

- La sostantivazione dell’avverbio: ‘Un vecchio proverbio dice: il troppo stroppia’


2.a media


(ripresa)

- Riguardo ai gradi, la maggior parte degli avverbi di qualità e alcuni di quantità, di tempo e di luogo, possono avere i tre gradi del comparativo e il superlativo assoluto.

Il comparativo di maggioranza e di minoranza si formano anteponendo più o meno all’avverbio: ‘Parla più velocemente, ho fretta’, ‘Firenze è meno lontana di Roma’. Di o che precedono il secondo termine di paragone con lo stesso criterio della comparazione aggettivale: Lui parla più lentamente di me; ma: Lui parla più lentamente che chiaramente. Per il comparativo di uguaglianza: Quell’avvocato parla tanto chiaramente quanto velocemente ( o così…come).

Il superlativo assoluto degli avverbi in –mente si forma con l’inserimento dell’infisso –issima fra la radice dell’avverbio e la desinenza: lent issima mente, dolc issima mente, chiar issima mente, ecc.

Ricordare gli avverbi che formano il comparativo e il superlativo secondo la forma latina:

Ieri stavo bene, oggi sto meglio, domani starò benissimo, anzi ottimamente.

Ieri stavo male, oggi sto peggio, domani starò malissimo, anzi pessimamente.

Ieri ho mangiato molto, oggi mangio più, domani mangerò moltissimo.

Ieri ho mangiato poco, oggi mangio meno, domani mangerò pochissimo.


3.a media


Ripresa
- L’aggettivo con valore di avverbio: ‘Mario parla chiaro, dice le cose in faccia’ invece di: ‘ Mario

parla chiaramente, dice le cose in faccia’ o: ‘Vai più lento in questo punto’ invece di: ‘Vai più

lentamente in questo punto’.

Riflessioni sull’uso del congiuntivo con il comparativo di maggioranza o di minoranza: ‘La vita qui costa meno di quanto io pensassi’. ‘Questo dipinto visto dal vero è meglio di quanto si potesse immaginare.






Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sull’avverbio.

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7. Le preposizioni
Nozione di preposizione: parole invariabili che collegano le parole dentro la frase e le frasi tra di loro (‘Vado a casa con Pietro’.’Vado a casa di Pietro per studiare un po’.)

Le preposizioni semplici: di, a, da, in, con, su, per , tra, fra.

- Le preposizioni e il loro significato (Vado a scuola, avvicinamento. Vengo da Milano, provenienza. Scarpe da tennis, fine, ecc.)

- Le preposizioni e i complementi (Piange di gioia, causa. Vengo da te, direzione. Vengo da Roma, provenienza, ecc.)

- Le preposizioni e le proposizioni (Sento un caldo da morire, consecutiva. Che ti dò da bere? Finale. Hai qualcosa da leggere? Relativa.)

Locuzioni preposizionali: in cima a, davanti a, prima di, per ora, per il momento, per lo più,a causa di, in seguito a, ecc.

Le preposizioni semplici: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra e l’articolo: le preposizioni articolate.

Riflessione sul fatto che le preposizioni per e con si accoppiano rarissimamente con l’articolo.



Riflessioni sulla funzione subordinativa delle preposizioni: Esco per fare la spesa (finale); Si è ammalato per il troppo lavoro (causale); A pensarci bene è meglio che io cambi casa (ipotetica).

Le preposizioni improprie: davanti, dietro, dentro, fuori, vicino, lontano, lungo, durante, mediante, nonostante, rasente, escluso, eccetto, tranne, secondo, salvo, ecc. Riflessione sulla formazione di alcune di loro (Tranne, imperativo del verbo trarre. Durante: participio presente del verbo durare, ecc.)

Le preposizioni


3a. elementare


Nozione di preposizione: parole invariabili che collegano le parole dentro la frase e le frasi tra di loro (‘Vado a casa con Pietro’.’Vado a casa di Pietro per studiare un po’.)

Le preposizioni semplici: di, a, da, in, con, su, per , tra, fra.

Le preposizioni semplici: di, a, da, in, con, su, per , tra, fra e l’articolo: le preposizioni articolate

4.a elementare


Ripresa
Riflessione sul fatto che le preposizioni per e con si accoppiano rarissimamente con l’articolo. Tra e fra non si accoppiano mai.

5a. elementare


Ripresa e consolidamento.

1a. media


- Le preposizioni e il loro significato (Vado a scuola, avvicinamento. Vengo da Milano, provenienza. Scarpe da tennis, fine, ecc.)

- Le preposizioni e i complementi (Piange di gioia, causa. Vengo da te, direzione. Vengo da Roma, provenienza, ecc.)

- Le preposizioni e le proposizioni (Sento un caldo da morire, consecutiva. Che ti dò da bere? Finale. Hai qualcosa da leggere? Relativa.)

Locuzioni preposizionali: in cima a, davanti a, prima di, per ora, per il momento, per lo più,a causa di, in seguito a, ecc.

2a. media


Ripresa e consolidamento.

3.a media


Riflessioni sulla funzione subordinativa delle preposizioni: Esco per fare la spesa (finale); Si è ammalato per il troppo lavoro (causale); A pensarci bene è meglio che io cambi casa (ipotetica).

Riflessioni sulla funzione subordinativa delle preposizioni: Esco per fare la spesa (finale); Si è ammalato per il troppo lavoro (causale); A pensarci bene è meglio che io cambi casa (ipotetica).

Le preposizioni improprie: davanti, dietro, dentro, fuori, vicino, lontano, lungo, durante, mediante, nonostante, rasente, escluso, eccetto, tranne, secondo, salvo, ecc. Riflessione sulla formazione di alcune di loro (Tranne, imperativo del verbo trarre. Durante: participio presente del verbo durare, ecc.)



Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulle preposizioni e sul loro uso.

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8. Le congiunzioni
- Nozione di congiunzione (congiungere, cioè unire, collegare).

Parte invariabile del discorso che serve a collegare due elementi all’interno di una proposizione (Mario ed Anna si sposano domani.) o due o più proposizioni (Ti ho chiamato ma tu non ti sei girato.) stabilendo fra loro un rapporto di volta in volta diverso:

Es. Ti regalo questi soldi perché hai tanti problemi economici.

affinché ti compri una giacca nuova.

a condizione che tu li spenda con parsimonia.

se ti laurei presto.

benché non te li meriti.

quando entri all’Università.

- Per la loro forma le congiunzioni si possono classificare in :

Congiunzioni proprie: e, ma, se, o, che, ecc.

Congiunzioni composte: giacché, affinché, ciononostante, ecc.

Locuzioni congiuntive: non appena, di modo che, dato che, ecc.

- Per la loro funzione le congiunzioni si possono classificare in:

Congiunzioni coordinative (Ieri mattina mi sono alzata e mi sono vestita.)

Congiunzioni subordinative (Ieri mattina mi sono alzata presto perché dovevo arrivare in ufficio alle otto.)

Le congiunzioni coordinative più frequenti:

copulative: e (ed), anche, inoltre, altresì, né, neppure, neanche, nemmeno.

disgiuntive: o, oppure, ovvero, ossia.

avversative: ma, però, eppure, tuttavia, ciononostante, bensì, nonostante ciò, anzi, e.

dichiarative: infatti, cioè.

conclusive: perciò, pertanto, dunque, quindi, ebbene, allora.

correlative: sia…sia, sia…che, non solo…ma anche, e…e, ora…ora, o…o.

Le congiunzioni subordinative più frequenti:



che, con funzione dichiarativa soggettiva (E’ giusto che tu lo faccia) e oggettiva (Penso che sbagli.)

causale: Sono contento che hai vinto il concorso.

temporale: E’ uscito che era mezzanotte.

eccettuativo: Non legge che libri gialli.

E inoltre le congiunzioni:

-dichiarative: come, che, ecc. (E’ evidente come ciò mi sia impossibile).

-finali: affinché, acciocché, perché, ché, ecc. (Ti chiamo acciocché tu capisca ciò che è successo).

-consecutive: tanto che, di modo che, talmente che, cosicché, ecc. (E’ tanto lento che mi sembra una lumaca).

-causali: perché, poiché, giacché, visto che, dato che, ché, dal momento che, visto e considerato che, ecc. (Ti stimo perché hai coraggio).

-temporali: quando, allorché, mentre, finché, appena, come (Come arrivo, ti chiamo).

-concessive: sebbene, quantunque, per quanto, nonostante, benché, anche se, ancorché, malgrado, ecc. (E’ andato a scuola malgrado avesse una febbre d cavallo).

-condizionali: se, purché, qualora, ove, ecc. (Ove non potessi venire, ti avviso).

-interrogative: perché, come, se, ecc. (Mi chiedo se lui farebbe questo per me).

-eccettuative o limitative: eccetto che, salvo che, tranne che, fuorché, ecc. (Accetto tutto fuorché essere disonesti).

-comparative: come, nel modo che, più che, meno che, piuttosto che, ecc. (Piuttosto che lavorare, parlava continuamente).

-avversative: quando, mentre, laddove (Sei in discoteca mentre dovresti studiare).

-modali: come, come se, nel modo che, ecc. (Comportati nel modo che ti è più congeniale).
- Riflessioni sui diversi valori che assume una congiunzione. Ad esempio:

il che può essere:

dichiarativo

causale


finale

consecutivo

temporale

comparativo

eccettuativo

limitativo

ed analogamente e, come, mentre, perché, quando, se, ecc.

- Riflessione su congiunzione e avverbio (Appena arrivo ti telefono, congiunzione; ma: Si sente appena, avverbio).



Le congiunzioni



3a. elementare
- Nozione di congiunzione (congiungere, cioè unire, collegare).



4a. elementare
Ripresa. Riconoscimento delle congiunzioni più frequenti: e, ma, però ecc.



5a. elementare
Parte invariabile del discorso che serve a collegare due elementi all’interno di una proposizione (Mario ed Anna si sposano domani.) o due o più proposizioni (Ti ho chiamato ma tu non ti sei girato.) stabilendo fra loro un rapporto di volta in volta diverso:

Es. Ti regalo questi soldi perché hai tanti problemi economici.



affinché ti compri una giacca nuova.

a condizione che tu li spenda con parsimonia.

se ti laurei presto.

benché non te li meriti.

quando entri all’Università.
- Per la loro forma le congiunzioni si possono classificare in :

Congiunzioni proprie: e, ma, se, o, che, ecc.

Congiunzioni composte: giacché, affinché, ciononostante, ecc.

Locuzioni congiuntive: non appena, di modo che, dato che, ecc.





1a. media
Ripresa e consolidamento di tutti i casi incontrati.




2a. media
Ripresa e consolidamento di tutti i casi incontrati.




3a. media
- Per la loro funzione le congiunzioni si possono classificare in:

Congiunzioni coordinative (Ieri mattina mi sono alzata e mi sono vestita.)

Congiunzioni subordinative (Ieri mattina mi sono alzata presto perché dovevo arrivare in ufficio alle otto.)

Le congiunzioni coordinative più frequenti:

copulative: e (ed), anche, inoltre, altresì, né, neppure, neanche, nemmeno.

disgiuntive: o, oppure, ovvero, ossia.

avversative: ma, però, eppure, tuttavia, ciononostante, bensì, nonostante ciò, anzi, e.

dichiarative: infatti, cioè.

conclusive: perciò, pertanto, dunque, quindi, ebbene, allora.

correlative: sia…sia, sia…che, non solo…ma anche, e…e, ora…ora, o…o.


Le congiunzioni subordinative più frequenti:

che, con funzione dichiarativa soggettiva (E’ giusto che tu lo faccia) e oggettiva (Penso che sbagli.)

causale: Sono contento che hai vinto il concorso.

temporale: E’ uscito che era mezzanotte.

eccettuativo: Non legge che libri gialli.

E inoltre le congiunzioni:

-dichiarative: come, che, ecc. (E’ evidente come ciò mi sia impossibile).

-finali: affinché, acciocché, perché, ché, ecc. (Ti chiamo acciocché tu capisca ciò che è successo).

-consecutive: tanto che, di modo che, talmente che, cosicché, ecc. (E’ tanto lento che mi sembra una lumaca).

-causali: perché, poiché, giacché, visto che, dato che , ché, dal momento che, visto e considerato che, ecc. (Ti stimo perché hai coraggio).

-temporali: quando, allorché, mentre, finché, appena, come (Come arrivo, ti chiamo).

-concessive: sebbene, quantunque, per quanto, nonostante, benché, anche se, ancorché, malgrado, ecc. (E’ andato a scuola malgrado avesse una febbre d cavallo).

-condizionali: se, purché, qualora, ove, ecc. (Ove non potessi venire, ti avviso).

-interrogative: perché, come, se, ecc. (Mi chiedo se lui farebbe questo per me).

-eccettuative o limitative: eccetto che, salvo che, tranne che, fuorché, ecc. (Accetto tutto fuorché essere disonesti).

-comparative: come, nel modo che, più che, meno che, piuttosto che, ecc. (Piuttosto che lavorare, parlava continuamente).

-avversative: quando, mentre, laddove (Sei in discoteca mentre dovresti studiare).

-modali: come, come se, nel modo che, ecc. (Comportati nel modo che ti è più congeniale).
- Riflessioni sui diversi valori che assume una congiunzione. Ad esempio:

il che può essere:

dichiarativo

causale


finale

consecutivo

temporale

comparativo

eccettuativo

limitativo

ed analogamente e, come, mentre, perché, quando, se, ecc.

- Riflessione su congiunzione e avverbio (Appena arrivo ti telefono, congiunzione; ma: Si sente appena, avverbio).






Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulle congiunzioni.

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9. L’interiezione
Nozione di interiezione (parola buttata in mezzo alle altre per comunicare la propria emozione) o esclamazione.

- Riflessione sul valore affettivo delle interiezioni; esse trasmettono gioia, dolore, sorpresa, irritazione, sdegno, rabbia, preghiera, saluto, richiamo, incoraggiamento, noia, ecc.

Tipiche del parlato, quando si scrivono sono spesso seguite da una virgola o da un punto esclamativo (Oh, finalmente sei arrivato. Uffah!)

- Indipendenza grammaticale: non esistono legami di genere, di numero o di tempo fra le interiezioni e gli altri elementi della frase (Ah, dici che dobbiamo parlare…)

- Interiezioni primarie o proprie, suoni non articolati: ah, oh, uh, ih, eh! Pst!,Mmh!Boh! Bah!

Beh! Mah! Uhm! Ehi! Fffh! Puah! Bleah!

- Interiezioni secondarie o improprie, parole appartenenti ad altre parti del discorso (nomi, aggettivi, avverbi, verbi), usate a volte come interiezioni: Basta! Coraggio! Bravo! Su! Dai! Forza! Avanti! Ma veramente! Somaro! Oddio mio! Vergogna! Già! Senta! Guardi! Addio! Ciao!



-Locuzioni interiettive o esclamative, gruppi di parole o vere e propri frasi: Per amor del cielo! Ma mi faccia il piacere! Dio ce la mandi buona! Santo cielo! Porco cane!

- Voci onomatopeiche, espressioni formate nella riproduzione di un rumore naturale: Tic tac, Din don, Patatrac! Bau bau! Sdong! Crac! Ciomp ciomp! Brr! Grr!



L’ interiezione




3.a elementare
Nozione di interiezione (parola buttata in mezzo alle altre per comunicare la propria emozione) o esclamazione: Quando l’ho visto ho detto: uh!).



4.a elementare
- Riflessione sul valore affettivo delle interiezioni; esse trasmettono gioia, dolore, sorpresa, irritazione, sdegno, rabbia, preghiera, saluto, richiamo, incoraggiamento, noia, ecc.

Tipiche del parlato, quando si scrivono sono spesso seguite da una virgola o da un punto esclamativo (Oh, finalmente sei arrivato. Uffah!)

- Indipendenza grammaticale: non esistono legami di genere, di numero o di tempo fra le interiezioni e gli altri elementi della frase (Ah, dici che dobbiamo parlare…)



5.a elementare
Ripresa e consolidamento.



1.a media
Ripresa
- Interiezioni primarie o proprie, suoni non articolati: ah, oh, uh, ih, eh! Pst,Mmh!Boh! Bah!

Beh! Mah! Uhm! Ehi! Fffh! Puah! Bleah!

- Interiezioni secondarie o improprie, parole appartenenti ad altre parti del discorso (nomi, aggettivi, avverbi, verbi), usate a volte come interiezioni: Basta! Coraggio! Bravo! Su! Dai! Forza! Avanti! Ma veramente! Somaro! Oddio mio! Vergogna! Già! Senta! Guardi! Addio! Ciao!



-Locuzioni interiettive o esclamative, gruppi di parole o vere e propri frasi: Per amor del cielo! Ma mi faccia il piacere! Dio ce la mandi buona! Santo cielo! Porco cane!

- Voci onomatopeiche, espressioni formate nella riproduzione di un rumore naturale: Tic tac, Din don, Patatrac! Bau bau! Sdong! Crac! Ciomp ciomp! Brr! Grr!





Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulle interiezioni e sul loro uso.

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Analisi logica (o sintassi del periodo) delle tradizionali cinque parti del discorso: soggetto, predicato, complementi, attributo, apposizione.
- Riflessione sulla differenza fra analisi grammaticale (identificazione e descrizione delle categorie grammaticali della lingua, tradizionalmente nove: articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione), analisi logica (identificazione delle categorie sintattiche presenti nella frase semplice, tradizionalmente cinque: soggetto, predicato, complementi, attributo, apposizione) e analisi sintattica (identificazione delle varie specie di proposizioni che compongono la frase complessa: frase principale, coordinata, subordinata, ecc.).

- Riflessione sull’etimologia di grammatica (da gramatikós, che concerne l’arte del leggere e dello scrivere), logica (fin dalle origini della filosofia occidentale per logica si intende ‘riflessione grammaticale’), sintassi (dal greco: disposizione), periodo (relativo alla lingua: due o più proposizioni coordinate o subordinate).

- Metatermini e metalingua: proposizione, frase, enunciato, congiunzione, periodo, coordinazione, subordinazione, testo, ecc. Riflessione sul cambiamento di metatermini e metalingua che le nuove ricerche propongono.


La frase semplice (formata da una unica proposizione) e i suoi tradizionali cinque elementi
1a elementare:
Frase minima (Luigi mangia)

Frase minima con una espansione (Luigi mangia la pizza)

Frase/non frase (Luigi mangia la pizza/*pizza la Luigi mangia)



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