Sillabo nozionale-funzionale


Soggetto (chi?), Predicato



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Soggetto (chi?), Predicato (Mario studia/Mario dorme/). Espansioni (come arricchimento della frase minima: Mario scrive una lettera)
2a elementare:

Frase minima



Soggetto (chi?), Predicato (Mario studia/Mario dorme/). Espansioni (come arricchimento della frase minima: Mario studia la geografia)

Riordino dei sintagmi (*Io in andato centro sono)


1- Il soggetto (subiectum: ciò che sta alla base).

Presenza/assenza (‘Tu non fai niente e io devo pensare a tutto’. ‘ Parti?’). Accordo per numero, per genere o a senso con il verbo (‘Loro arriveranno domani’. ‘Maria, Paola, Anna, Rosa e Mario sono venuti’. ‘Un folto gruppo di ragazzi sono venuti (è venuto) a visitare la nostra scuola’). Posizione nella frase (Gliel’ho detto tante volte, io! Gliel’ho detto io, tante volte!). Nominalizzazione delle varie categorie grammaticali (‘Mangiare è un’azione quotidiana’. ‘Il bene e il male sono in eterna lotta fra loro’).

L’individuazione del soggetto logico con i verbi del tipo piacere, bastare, mancare, ecc. (Mi piace questa ragazza!).

Il soggetto nella frase con un verbo attivo: Il sole riscalda la terra.

Il soggetto nella frase passiva o riflessiva: La terra è riscaldata dal sole. Io mi sono riscaldata.

Il soggetto nelle frasi con predicato nominale: Il sole è caldo.

Il gruppo soggetto: Tutte le persone che hanno già il biglietto per la mostra, possono entrare da destra.

2- Il predicato verbale (etimologia di predicato, da prae dicere: dire qualche cosa sull’azione o sullo stato del soggetto): Mario mangia. Mario è buono.

- Il verbo essere come predicato verbale (con il significate di stare, appartenere): ‘Il cappello è sul tavolo’, ‘Quell’uomo è della polizia’.



- I verbi copulativi (copula: coppia), essere, sembrare, apparire, mostrarsi, ecc.: Sembra giovane.
3 - Attributo (L’aggettivo riferito al nome è un attributo: Mario è un bravo atleta.)
4- Apposizione (Un nome riferito ad un altro nome è un’apposizione: Mario, il professore, arriva oggi, o: Mario, come professore, è molto bravo).

5- Nozione di complemento.

- Complemento del predicato (nome o aggettivo o altra parte del discorso che completa il verbo: Sembri stanco. Sembri già un ometto. Sembri me. E’ nato ricco. Ti penso felice al mare.)



- Sintagma (dal greco, composizione, insieme) nominale: Il celebre tenore Luciano Pavarotti canta…

- Il soggetto come tema, il predicato come rema: Mario (tema e soggetto grammaticale) legge il giornale (rema). Ma: Il giornale (tema ma non soggetto grammaticale), legge Mario (rema).



Sintagma verbale: …canta in maniera sublime…

Sintagma aggettivale: ...una bellissima e struggente romanza…
- I complementi

- Complemento oggetto o diretto.

- Complemento predicativo del soggetto: Quel ragazzo cresce forte e sano.

- Complemento predicativo dell’oggetto: Considero Mario un amico..

- Complemento di vocazione.

- Complemento di specificazione.

-Complemento partitivo.

- Complemento di denominazione.

- Complemento di termine.

- Complemento di vantaggio e svantaggio.

- Complemento di agente e di causa efficiente.

- Complementi di tempo determinato e continuato.

- Complementi di stato in luogo, moto a luogo, moto da luogo, moto per luogo.

- Complementi di luogo figurato (E’ fuori di testa. Mi entra da un’orecchia e mi esce da un’altra’).

- Complemento di origine o provenienza.

- Complemento di separazione o allontanamento.

- Complemento di compagnia e unione.

- Complemento di mezzo o strumento.

- Complemento di modo (Parlava a vanvera, alla rinfusa).

- Complemento di qualità (Uomo di grande intelligenza. Tessuto di qualità).

- Complemento di fine.

- Complemento di causa.

- Complemento di argomento.

- Complemento di materia.

- Complemento di paragone.

- Complemento di quantità (Ho alzato un peso da venti chili).

- Complemento di età (Mi sono diplomata a diciotto anni).

- Complemento di limitazione (Il tuo tema è buono nel contenuto ma insufficiente nella forma).

- Complemento distributivo (Camminavamo due per due).

- Complemento etico (Ma che mi dici! Come te la passi?)

- Complemento di abbondanza o privazione.

- Complemento di colpa.

- Complemento di pena.

- Complemento di esclusione.

- Complemento di sostituzione (Io pago per tutti. Lavora per tre).

- Frase ellittica del soggetto, del verbo ( in tal caso si dice frase nominale), del complemento, ecc.:



Vieni? A domani! L’hai rotto…

- Elementi nucleari e elementi extranucleari della frase semplice. Es: Mario ha incontrato l’anno scorso Michela a Roma. Elementi nucleari: Mario ha incontrato Michela. Elementi extranucleari : l’anno scorso a Roma.

- Valenza o argomenti o esponenti del verbo: Verbi a valenza zero o zerovalenti: Piove.

Verbi monovalenti: Mario canta. Verbi bivalenti: Mario ha intrapreso un nuovo commercio. Verbi trivalenti: Io ho regalato una rosa alla mamma.



Analisi logica (o sintassi del periodo) delle tradizionali cinque parti del discorso: soggetto, predicato, complementi, attributo, apposizione.

1.a elementare


Frase minima (Luigi mangia)

Frase minima con una espansione (Luigi mangia la pizza)

Frase/non frase (Luigi mangia la pizza/*pizza la Luigi mangia)

Soggetto (chi?), Predicato (Mario studia/Mario dorme/). Espansioni (come arricchimento della frase minima: Mario scrive una lettera).


2 a elementare


Frase minima

Soggetto (chi?), Predicato (Mario studia/Mario dorme/). Espansioni (come arricchimento della frase minima: Mario studia la geografia)

Riordino dei sintagmi (*Io in andato centro sono)



3 a elementare


Ripresa e consolidamento.

4 a elementare


Ripresa e consolidamento.
L’attributo

5 a elementare


Ripresa e consolidamento.
L’apposizione

1.a media


La frase semplice (formata da una unica proposizione) e i suoi tradizionali cinque elementi.

1- Il soggetto (subiectum: ciò che sta alla base).

Presenza/assenza (‘Tu non fai niente e io devo pensare a tutto’. ‘ Parti?’). Accordo per numero, per genere o a senso con il verbo (‘Loro arriveranno domani’. ‘Maria, Paola, Anna, Rosa e Mario sono venuti’. ‘Un folto gruppo di ragazzi sono venuti (è venuto) a visitare la nostra scuola’). Posizione nella frase (Gliel’ho detto tante volte, io! Gliel’ho detto io, tante volte!). Nominalizzazione delle varie categorie grammaticali (‘Mangiare è un’azione quotidiana’. ‘Il bene e il male sono in eterna lotta fra loro’).

L’individuazione del soggetto logico con i verbi del tipo piacere, bastare, mancare, ecc. (Mi piace questa ragazza!).

Il soggetto nella frase con un verbo attivo: Il sole riscalda la terra.

Il soggetto nella frase passiva o riflessiva: La terra è riscaldata dal sole. Io mi sono riscaldata.

Il soggetto nelle frasi con predicato nominale: Il sole è caldo.


- Il soggetto come tema, il predicato come rema: Mario (tema e soggetto grammaticale) legge il giornale (rema). Ma: Il giornale (tema ma non soggetto grammaticale), legge Mario (rema).

- Nozione di sintagma

Sintagma verbale: …canta in maniera sublime…

Sintagma soggettivale: ...una bellissima e struggente romanza…

2 a media


2- Il predicato verbale (etimologia di predicato, da prae dicere: dire qualche cosa sull’azione o sullo stato del soggetto): Mario mangia. Mario è buono.

- Il verbo essere come predicato verbale (con il significate di stare, appartenere): ‘Il cappello è sul tavolo’, ‘Quell’uomo è della polizia’.



- I verbi copulativi (copula: coppia), essere, sembrare, apparire, mostrarsi, ecc.: Sembra giovane.
3 - Attributo (L’aggettivo riferito al nome è un attributo: Mario è un bravo atleta.)
4- Apposizione (Un nome riferito ad un altro nome è un’apposizione: Mario, il professore, arriva oggi, o: Mario, come professore, è molto bravo).

5- Nozione di complemento.

- Complemento del predicato (nome o aggettivo o altra parte del discorso che completa il verbo: Sembri stanco. Sembri già un ometto. Sembri me. E’ nato ricco. Ti penso felice al mare.)



- Sintagma (dal greco, composizione, insieme) nominale: Il celebre tenore Luciano Pavarotti canta
- I complementi

- Complemento oggetto o diretto.

- Complemento predicativo del soggetto: Quel ragazzo cresce forte e sano.

- Complemento predicativo dell’oggetto: Considero Mario un amico..

- Complemento di vocazione.

- Complemento di specificazione.

-Complemento partitivo.

- Complemento di denominazione.

- Complemento di termine.

- Complemento di vantaggio e svantaggio.

- Complemento di agente e di causa efficiente.

- Complementi di tempo determinato e continuato.

- Complementi di stato in luogo, moto a luogo, moto da luogo, moto per luogo.

- Complementi di luogo figurato (E’ fuori di testa. Mi entra da un’orecchia e mi esce da un’altra’).

- Complemento di origine o provenienza.

- Complemento di separazione o allontanamento.

- Complemento di compagnia e unione.

- Complemento di mezzo o strumento.

- Complemento di modo (Parlava a vanvera, alla rinfusa).

- Complemento di qualità (Uomo di grande intelligenza. Tessuto di qualità).

- Complemento di fine.

- Complemento di causa.

- Complemento di argomento.

- Complemento di materia.

-Complemento di paragone.

- Complemento di quantità (Ho alzato un peso da venti chili).

- Complemento di età (Mi sono diplomata a diciotto anni).

- Complemento di limitazione (Il tuo tema è buono nel contenuto ma insufficiente nella forma).

- Complemento distributivo (Camminavamo due per due).

- Complemento etico (Ma che mi dici! Come te la passi?)

- Complemento di abbondanza o privazione.

- Complemento di colpa.

- Complemento di pena.

- Complemento di esclusione.

- Complemento di sostituzione (Io pago per tutti. Lavora per tre).

3 a media


Ripresa e consolidamento dell’analisi logica delle tradizionali cinque parti del discorso: soggetto, predicato, complementi, attributo, apposizione.
- Elementi nucleari e elementi extranucleari della frase semplice. Es: Mario ha incontrato l’anno scorso Michela a Roma. Elementi nucleari: Mario ha incontrato Michela. Elementi extranucleari : l’anno scorso a Roma.

- Valenza o argomenti o esponenti del verbo: Verbi a valenza zero o zerovalenti: Piove.

Verbi monovalenti: Mario canta. Verbi bivalenti: Mario ha intrapreso un nuovo commercio. Verbi trivalenti: Io ho regalato una rosa alla mamma.



Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulla frase semplice e i suoi cinque elementi.

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La frase complessa (formata da più di una proposizione)
- Differenza fra frase semplice (contenente un unico predicato: Ho visto l’ultimo film di Virzì) e la frase complessa (contenente due o più predicati: Ho visto l’ultimo film di Virzì che mi è piaciuto molto e mi è dispiaciuto che non abbia rappresentato l’Italia agli Oscar).

- La frase complessa è composta da una o più proposizioni principali o indipendenti, che hanno una propria autonomia di significato, e da una o più proposizioni subordinate o dipendenti, che non hanno una propria autonomia di significato (Ci ho parlato e gli ho detto che per me era finita visto il comportamento immaturo che ha).



- Le frasi principali e le frasi dipendenti possono essere coordinate fra loro, essere cioè autonome l’una dall’altra e parimenti significative, e possono essere subordinate fra loro, essere cioè una dipendente dall’altra e gerarchicamente organizzate.

- Le frasi subordinate sono esplicite se realizzate con il verbo ad un modo esplicito (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo: Non so chi sia), implicite se realizzate con il verbo ad un modo implicito (Infinito, gerundio, participio: Non sapevo che potevo cadere passando qui).

Ess: Tornando a casa (subordinata temporale implicita) ho incontrato il padre di Anna e ci siamo fermati (principali coordinate) a chiacchierare un po’(subordinata finale).

- Cenni sulla storia dell’analisi logica e grammaticale (Platone e il suo Cratilo, Aristotele, Apollonio Discolo e la sua Sintassi).

- Le lingue, i loro caratteri specifici e gli universali linguistici.

- Cenni sull’organizzazione della frase e del periodo latino.

La frase complessa


3.a media


- Differenza fra frase semplice (contenente un unico predicato: Ho visto l’ultimo film di Virzì) e la frase complessa (contenente due o più predicati: Ho visto l’ultimo film di Virzì che mi è piaciuto molto e mi è dispiaciuto che non abbia rappresentato l’Italia agli Oscar).

- La frase complessa è composta da una o più proposizioni principali o indipendenti, che hanno una propria autonomia di significato, e da una o più proposizioni subordinate o dipendenti, che non hanno una propria autonomia di significato (Ci ho parlato e gli ho detto che per me era finita visto il comportamento immaturo che ha).



- Le frasi principali e le frasi dipendenti possono essere coordinate fra loro, essere cioè autonome l’una dall’altra e parimenti significative, e possono essere subordinate fra loro, essere cioè una dipendente dall’altra e gerarchicamente organizzate.

- Le frasi subordinate sono esplicite se realizzate con il verbo ad un modo esplicito (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo: Non so chi sia), implicite se realizzate con il verbo ad un modo implicito (Infinito, gerundio, participio: Non sapevo che potevo cadere passando qui).

Ess: Tornando a casa (subordinata temporale implicita) ho incontrato il padre di Anna e ci siamo fermati (principali coordinate) a chiacchierare un po’(subordinata finale).

- Cenni sulla storia dell’analisi logica e grammaticale (Platone e il suo Cratilo, Aristotele, Apollonio Discolo e la sua Sintassi).

- Le lingue, i loro caratteri specifici e gli universali linguistici.

- Cenni sull’organizzazione della frase e del periodo latino.



Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulla frase complessa.

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10. La punteggiatura
Funzione della punteggiatura: segnalare graficamente le pause e le emozioni del parlato.

Importanza di una buona conoscenza e di un buon uso dei segni di interpunzione per la redazione di un buon testo.

- I segni di interpunzione sono:

. il punto

, la virgola

; il punto e virgola

: i due punti

? il punto interrogativo

! il punto esclamativo

… i puntini di sospensione

“…” le virgolette

- il trattino

* l’asterisco

/ la barra

(…) le parentesi tonde

[…] le parentesi quadre

Brevi cenni storici.

La punteggiatura

1.a elementare


Funzione della punteggiatura: segnalare graficamente le pause e le emozioni del parlato.

Importanza di una buona conoscenza e di un buon uso dei segni di interpunzione per la redazione di un buon testo.

- I principali segni di interpunzione sono:

. il punto

, la virgola

? il punto interrogativo

! il punto esclamativo

… i puntini di sospensione

“…” le virgolette

2.a elementare


Funzione della punteggiatura: segnalare graficamente le pause e le emozioni del parlato.

Importanza di una buona conoscenza e di un buon uso dei segni di interpunzione per la redazione di un buon testo.

- I segni di interpunzione sono:

. il punto

, la virgola

: i due punti

? il punto interrogativo

! il punto esclamativo

… i puntini di sospensione

“…” le virgolette

- il trattino

* l’asterisco

(…) le parentesi tonde

3.a elementare


Ripresa e consolidamento.
; il punto e virgola

- il trattino

* l’asterisco

(…) le parentesi tonde


4.a elementare


Ripresa e consolidamento.
/ la barra

[…] le parentesi quadre



5.a elementare


Ripresa
[…] le parentesi quadre




Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulla punteggiatura, il suo uso e la sua importanza.

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11. Discorso diretto e indiretto
- Nozione di discorso diretto: la riproduzione fedele, parola per parola e delimitata da segni di interpunzione idonei, di ciò che qualcuno, in un momento qualunque, sente, dice, pensa o scrive.

Nel discorso diretto, chi riproduce un discorso si colloca nella posizione e nel tempo in cui il parlante o lo scrivente lo produce.


- Nozione di discorso indiretto: la riproduzione dal punto di partenza del parlante di ciò che qualcuno, in un momento qualunque, sente, dice, pensa o scrive, in un andamento ipotattico di frasi successive. Nel discorso indiretto, chi riproduce un discorso lo fa dalla propria posizione.
- Il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto e le problematiche che esso comporta.

- cambiamento dei segni di interpunzione (‘Disse: Buonasera!’ diventa: Disse buonasera).

- cambiamento dei pronomi soggetto (Dice sempre: ‘Io sono in gamba’. Diventa: Dice sempre che lui è in gamba.)

- cambiamento dei pronomi oggetto (‘Cara, lo sai che ti amo?’ Diventa: Mi domandò se sapevo o se sapessi che mi amava).

- cambiamento dei pronomi indiretti (‘Ragazzi, vi insegnerò a vivere’ diceva sempre il professore. Diventa: Il professore diceva sempre che ci avrebbe insegnato a vivere.)

- cambiamento delle particelle riflessive (‘Mi lavo ed esco’ disse. Diventa: Disse che si lavava ed usciva)

- cambiamento degli elementi deitttici (questo diventa quello; ieri diventa il giorno prima, ecc.)

- cambiamento degli indicativi temporali (ieri, domani, fra, dopo)

- cambiamento dell’imperativo (‘Esci subito!’mi ordinò’ Diventa: Mi ordinò di uscire subito o… che uscissi subito).

- cambiamento del futuro semplice che diventa condizionale composto o imperfetto (‘Ti sposerò’ mi disse. Diventa: Mi disse che mi avrebbe sposata o che mi sposava)

- cambiamento dei tempi del verbo (Disse: ‘Ieri sono stato a Roma’ diventa: Disse che il giorno prima era stato a Roma, ecc.)
- Riflessione sull’importanza della collocazione della frase da riportare sui giusti assi del tempo.

Valutare l’idea di anteriorità, contemporaneità e posteriorità della frase dipendente rispetto alla principale. (1. Quel lunedì mi disse piangendo: ‘Vado via, ti lascio!’ Diventa: Quel lunedì mi disse piangendo che andava via, che mi lasciava! Contemporaneità. 2. Quel lunedì mi disse piangendo: ‘Sono andato via. L’ho lasciata!’ Diventa: Quel lunedì mi disse piangendo che era andato via, che l’aveva lasciata. Anteriorità. 3. Quel lunedì mi disse piangendo: ‘Andrò via, ti lascerò’ Diventa: Quel lunedì mi disse piangendo che sarebbe andato via, che mi avrebbe lasciato! Posteriorità.)

Discorso diretto e indiretto

2.a elementare


- Nozione di discorso diretto: la riproduzione fedele, parola per parola e delimitata da segni di interpunzione idonei, di ciò che qualcuno, in un momento qualunque, sente, dice, pensa o scrive.

Nel discorso diretto, chi riproduce un discorso si colloca nella posizione e nel tempo in cui il parlante o lo scrivente lo produce. (Accenno)




3.a elementare


Ripresa
- Nozione di discorso indiretto: la riproduzione dal punto di partenza del parlante di ciò che qualcuno, in un momento qualunque, sente, dice, pensa o scrive, in un andamento ipotattico di frasi successive. Nel discorso indiretto, chi riproduce un discorso lo fa dalla propria posizione.

(Accenno)



4.a elementare


- Nozione di discorso indiretto: la riproduzione dal punto di partenza del parlante di ciò che qualcuno, in un momento qualunque, sente, dice, pensa o scrive, in un andamento ipotattico di frasi successive. Nel discorso indiretto, chi riproduce un discorso lo fa dalla propria posizione.

Trasformazione del discorso diretto in discorso indiretto.




5.a elementare


- Il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto e le problematiche che esso comporta.

- cambiamento dei segni di interpunzione (‘Disse: Buonasera!’ diventa: Disse buonasera).

- cambiamento dei pronomi soggetto (Dice sempre: ‘Io sono in gamba’. Diventa: Dice sempre che lui è in gamba.)

- cambiamento dei dimostrativi (Ti piace questa canzone? Diventa: Mi chiese se mi piaceva quella canzone.)

- cambiamento del possessivo (E’ tua questa borsa?Diventa: Mi chiese se quella borsa fosse mia.)



1.a media


Ripresa
- Il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto e le problematiche che esso comporta:

- cambiamento dei pronomi oggetto (‘Cara, lo sai che ti amo?’ Diventa: Mi domandò se sapevo o se sapessi che mi amava).

- cambiamento dei pronomi indiretti (‘Ragazzi, vi insegnerò a vivere’ diceva sempre il professore. Diventa: Il professore diceva sempre che ci avrebbe insegnato a vivere.)

- cambiamento delle particelle riflessive (‘Mi lavo ed esco’ disse. Diventa: Disse che si lavava ed



usciva)


2.a media


- Il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto e le problematiche che esso comporta:

- cambiamento degli elementi deitttici (questo diventa quello; ieri diventa il giorno prima, ecc.)

- cambiamento degli indicativi temporali (ieri, domani, fra, dopo)

- cambiamento dell’imperativo (‘Esci subito!’mi ordinò’ Diventa: Mi ordinò di uscire subito o… che uscissi subito).

- cambiamento del futuro semplice che diventa condizionale composto o imperfetto (‘Ti sposerò’ mi disse. Diventa: Mi disse che mi avrebbe sposata o che mi sposava)

- cambiamento dei tempi del verbo (Disse: ‘Ieri sono stato a Roma’ diventa: Disse che il giorno prima era stato a Roma, ecc.)




3.a media


- Riflessione sull’importanza della collocazione della frase da riportare sui giusti assi del tempo.

Valutare l’idea di anteriorità, contemporaneità e posteriorità della frase dipendente rispetto alla principale. (1. Quel lunedì mi disse piangendo: ‘Vado via, ti lascio!’ Diventa: Quel lunedì mi disse piangendo che andava via, che mi lasciava! Contemporaneità. 2. Quel lunedì mi disse piangendo: ‘Sono andato via. L’ho lasciata!’ Diventa: Quel lunedì mi disse piangendo che era andato via, che l’aveva lasciata. Anteriorità. 3. Quel lunedì mi disse piangendo: ‘Andrò via, ti lascerò’ Diventa: Quel lunedì mi disse piangendo che sarebbe andato via, che mi avrebbe lasciato! Posteriorità.)




Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sul discorso diretto e indiretto.

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12. La fonetica sintattica
L’elisione, cioè la caduta della vocale atona finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola successiva. Nella scrittura la caduta della vocale si segnala con l’apostrofo.

- Tendenza ad apostrofare sempre meno: E’ un uomo di una intelligenza rara. Le elefantesse amano teneramente i loro cuccioli.


Il troncamento, cioè la caduta della parte finale di una parola anche davanti ad una parola che inizia per consonante: A caval donato non si guarda in bocca. Non voglio far niente, oggi. Non ho nessun programma.

Il troncamento può essere vocalico (quando cade solo una vocale): In cuor mio, sapevo la verità.

o sillabico (quando cade una sillaba): Fra’ Cristoforo parlò a Lucia.

Il troncamento vocalico non viene segnalato (Non ho voglia di far nulla). Solo le parole che restano monosillabiche sono seguite dall’apostrofo: po’, sta’, di’, da’, fa’, fra’.


Il raddoppiamento fonosintattico

Il fenomeno per cui alcune vocali finali di parola seguite da alcune consonanti a inizio di parola, sono pronunciate come se fossero doppie (soprattutto in alcune regioni): Vado ak’ kasa. Tral’loro no corre buon sangue. Ho trek’kani, eccetera.


L’intonazione

Quando parliamo, non pronunciamo le parole singolarmente ma le uniamo o uniamo parti fra loro in gruppi fonici più ampi, detti gruppi tonali: Vado a dAncona conE lena*.

Il gruppo tonale è, perciò, una parte del discorso delimitata da due pause e caratterizzata da un particolare andamento melodico; esso costituisce l’unità di misura fondamentale per l’analisi intonativa.

La durata di un gruppo tonale dipende da :

- un vincolo grammaticale, nel senso che il gruppo tonale deve avere un significato;

- un vincolo fisiologico, nel senso che il gruppo tonale deve permettere di prendere aria.



La fonetica sintattica


1.a elementare


L’elisione, cioè la caduta della vocale atona finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola successiva. Nella scrittura la caduta della vocale si segnala con l’apostrofo.

2 a elementare


Ripresa e consolidamento.

3 a elementare


Ripresa e consolidamento.
- Tendenza ad apostrofare sempre meno: E’ un uomo di una intelligenza rara. Le elefantesse amano teneramente i loro cuccioli.


4 a elementare


Il troncamento, cioè la caduta della parte finale di una parola anche davanti ad una parola che inizia per consonante: A caval donato non si guarda in bocca. Non voglio far niente, oggi. Non ho nessun programma.

Il troncamento può essere vocalico (quando cade solo una vocale): In cuor mio, sapevo la verità.

o sillabico (quando cade una sillaba): Fra’ Cristoforo parlò a Lucia.

Il troncamento vocalico non viene segnalato (Non ho voglia di far nulla). Solo le parole che restano monosillabiche sono seguite dall’apostrofo: po’, sta’, di’, da’, fa’, fra’.



5 a elementare


Ripresa e consolidamento.

1.a media


Il raddoppiamento fonosintattico

Il fenomeno per cui alcune vocali finali di parola seguite da alcune consonanti a inizio di parola, sono pronunciate come se fossero doppie (soprattutto in alcune regioni): Vado ak’ kasa. Tral’loro non corre buon sangue. Ho trek’kani, eccetera.


L’intonazione

Quando parliamo, non pronunciamo le parole singolarmente ma le uniamo o uniamo parti fra loro in gruppi fonici più ampi, detti gruppi tonali: Vado a dAncona conE lena*.

Il gruppo tonale è, perciò, una parte del discorso delimitata da due pause e caratterizzata da un particolare andamento melodico; esso costituisce l’unità di misura fondamentale per l’analisi
intonativa.

La durata di un gruppo tonale dipende da :

- un vincolo grammaticale, nel senso che il gruppo tonale deve avere un significato;

- un vincolo fisiologico, nel senso che il gruppo tonale deve permettere di prendere aria.






Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulla fonetica sintattica.

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La fonetica e la fonologia
Nozione di fonetica (dal greco phōnέ→ voce, suono, la scienza che analizza i suoni dal punto di vista fisiologico senza considerare la loro capacità e la loro funzione) e fonologia (che studia l’organizzazione e la funzione distintiva dei foni in una determinata lingua: dare, rare, mare, fare, pare). Le unità di suono distintive si dicono fonemi.

- L’alfabeto italiano, i grafemi.

- Le lettere c e g.

- La lettera q.

- La lettera h.

- Le lettere straniere (x, y, j, k, w)

- I digrammi (due lettere per un solo fonema: gl, gn, gh, ch, sc, ci, gi.)

- La sillaba.

- La divisione in sillabe.

Sillabe composte da due lettere (ca ne)

Parole bisillabe con una doppia (mam ma)

Parole con una sillaba di tre lettere, solo a livello indicativo: li bro.

I suoni C e G duri (cane/gatto), dolci (celeste, cibo, gelato, gita).

Parole/non parole. (D a d o, d o d a*)

Digrammi (ch, gh, gl; ci e gi +a, o, u: chimica, ghiro, sigla, micia, gioco, Giulio)

Trigrammi (gli + vocali, sci + vocali: aglio, scialo)

Le doppie e le scempie: pala/palla

Suoni difficili: qu, cu, -cqu, -mb, -mp, str: quadro, cuore, acqua, rombo, pompa, strano.

- Uso dell’acca

- Accento

- Apostrofo

- L’accento tonico (parole tronche come città, piane come cantare, sdrucciole come celebre,

bisdrucciole come scivolano)

- L’accento grafico (Perché oggi è così freddo?).

- Omofoni ma non omografi come da, preposizione e da’, verbo. Omografi ma non omofoni come

l’ancora della nave e ancora, avverbio di tempo.

- Accentazioni dubbie ( rubrica-rubrìca, edile- edìle, ecc.)

- I fonemi dell’italiano

- L’apparato fonatorio

- Le vocali (a, e aperta, e chiusa, i , o aperta, o chiusa, u)

- Le consonanti sorde (p, t, k, ecc.)

- Le consonanti sonore (b, d, g, ecc.)

- Le consonanti classificate sulla base del luogo di articolazione: bilabiali (p o b), labiodentali

(f o v), alveolari, palatali, velari, ecc.

- Le consonanti classificate sulla base del modo di articolazione: occlusive (p, b, t, d), continue

(costrittive o fricative nel caso della f, vibranti, come la r, laterali come la l), affricate o

intermedie, come la z di zio.)

- Le consonanti sorde o sibilanti (s), scempie e doppie (pala, palla).

- I dittonghi (piano, pieno, chiuso, ecc.), i dittonghi mobili uo e ie (muovere →movimento;

piede→ pedone), i trittonghi (aiuola, usignuolo).

- La punteggiatura.


La fonetica e la fonologia


1.a elementare


- L’alfabeto italiano, i grafemi.

- Le lettere c e g.

- La lettera q.

- La lettera h.

- Le lettere straniere (x, y, j, k, w)

- I digrammi (due lettere per un solo fonema: gl, gn, gh, ch, sc, ci, gi.)

- La sillaba.

- La divisione in sillabe.

Sillabe composte da due lettere (ca ne)

Parole bisillabe con una doppia (mam ma)

Parole con una sillaba di tre lettere, solo a livello indicativo: li bro.

I suoni C e G duri (cane/gatto), dolci (celeste, cibo, gelato, gita).

Parole/non parole. (D a d o, d o d a*)

Digrammi (ch, gh, gl; ci e gi +a, o, u: chimica, ghiro, sigla, micia, gioco, Giulio)

Trigrammi (gli + vocali, sci + vocali: aglio, scialo)

Le doppie e le scempie: pala/palla

Suoni difficili: qu, cu, -cqu, -mb, -mp, str: quadro, cuore, acqua, rombo, pompa, strano.

- Le vocali (a, e aperta, e chiusa, i , o aperta, o chiusa, u)

- Le consonanti sorde (p, t, k, ecc.)

- Le consonanti sonore (b, d, g, ecc.)

- Le consonanti classificate sulla base del luogo di articolazione: bilabiali (p o b), labiodentali

(f o v), alveolari, palatali, velari, ecc.

- Le consonanti classificate sulla base del modo di articolazione: occlusive (p, b, t, d), continue

(costrittive o fricative nel caso della f, vibranti, come la r, laterali come la l), affricate o

intermedie, come la z di zio.)

- Le consonanti sorde o sibilanti (s).

- I dittonghi (piano, pieno, chiuso, ecc.), i dittonghi mobili uo e ie (muovere →movimento;

piede→ pedone), i trittonghi (aiuola, usignuolo).

- La punteggiatura.

- Riconoscimento dell’acca

- Accento

- Apostrofo (Accenni)

2.a elementare


- Riconoscimento dell’acca

- Accento

- Apostrofo


3.a elementare


- L’accento tonico (parole tronche come città, piane come cantare, sdrucciole come celebre,

bisdrucciole come scivolano)

- L’accento grafico (Perché oggi è così freddo?).

- Omofoni ma non omografi come da, preposizione e da’, verbo. Omografi ma non omofoni come

l’ancora della nave e ancora, avverbio di tempo.

- Accentazioni dubbie ( rubrica-rubrìca, edile- edìle, ecc.)

- I fonemi dell’italiano

- L’apparato fonatorio



4.a elementare


Ripresa e consolidamento.

1.a media


Nozione di fonetica (dal greco phōnέ→ voce, suono, la scienza che analizza i suoni dal punto di vista fisiologico senza considerare la loro capacità e la loro funzione) e fonologia (che studia l’organizzazione e la funzione distintiva dei foni in una determinata lingua: dare, rare, mare, fare, pare). Le unità di suono distintive si dicono fonemi.

.


Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sulla fonetica e la fonologia.

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13. Il testo
- Nozione di testo (da textus, lat., tessuto, testo, quindi un intreccio sempre unico ed irripetibile di forme lessicali legate sulla base delle regole grammaticali e dei legami sintattici).

- Definizione di testo.

- Testi scritti, parlati, iconici, musicali, ecc.

- Per costruire un testo ci vuole: un’idea o un argomento di fondo→ un inizio → uno svolgimento→ una conclusione. Ci vogliono: le parole e i princìpi che le regolano, i nessi che le collegano e che collegano le frasi e i periodi fra loro.


- I tipi di testo:
1. descrittivo

2. narrativo

3. argomentativo

4. informativo

5. regolativo
- I generi di testo:
1. letterario

2. giornalistico

3. radiofonico

4. pubblicitario

5. televisivo

6. filmico

7. teatrale

8. fumettistico, ecc.


- Le forme del testo:
1. parlato

2. scritto

3. parlato scritto

4. parlato recitato

5. parlato parlato, ecc.
- I requisiti essenziali del testo:
1. Coerenza

2. Coesione

3. Intenzionalità

4. Accettabilità

5. Informatività

6. Situazionalità

7. Intertestualità
- Elementi di retorica (dal latino rhetorica e dal greco rhétoriké, l’arte del parlare e dello scrivere secondo regole stabilite nell’antica Grecia e poi sviluppatesi nella cultura romana, medievale e umanistica.).
- Apprendere a costruire e manipolare i testi secondo le regole della retorica:

1. inventio (tutte le attività che prevedono l’invenzione: di un tema, un titolo, un inizio di storia,

una conclusione, ecc.)

2. dispositio (l’attività di cambiamento di ordine nei blocchi informativi)

3. elocutio (l’attività di individuazione del tipo di testo, di genere e di registro)

4. actio (come scegliere il modo di presentare in pubblico il proprio testo)

5. memoria (come ricordare i punti salienti di ciò che si vuole dire o scrivere)
- Apprendere a costruire e manipolare frasi secondo le regole della retorica:

1. ordo (lavoro sull’ordine delle parole dentro la frase: Ieri ho visto Mario→ Mario, ho visto

ieri→Ieri, Mario ho visto, ecc.)

2. adiectio (lavoro sull’aggiunta di parole dentro la frase: Come sta Mario? → Come sta il mio

amico Mario? →Vorrei sapere come sta il mio caro amico Mario. → Vorrei tanto sapere come

sta il mio caro e grande amico Mario, ecc.)

3. detractio (lavoro sulla sottrazione di termini: Ieri la mia maestra, Nadia Amatori, che è molto brava e la conosco dalla prima elementare, si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra, che è molto brava e la conosco dalla prima elementare, si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra si è sposata con Mario Verdi. → Ieri la mia maestra si è sposata .
- Le figure retoriche nella frase e nel testo (Allegoria, allitterazione, anacoluto, anafora, antitesi, antonomasia, gradazione, enfasi, eufemismo, calembour, iperbole, ironia, litote, metafora, metonimia, ossimoro, pastiche, pleonasmo, reticenza, sarcasmo, similitudine, sincope, sineddoche, ecc.)

Il testo

2.a elementare


- I tipi di testo:

1. descrittivo

2. narrativo

3. argomentativo

4. informativo

5. regolativo


- I requisiti essenziali del testo:
1. Coerenza

2. Coesione




3.a elementare


Ripresa e consolidamento.

4.a elementare


Ripresa e consolidamento.

5.a elementare


Ripresa e consolidamento.
- Le forme del testo: (solo un accenno)
1. parlato

2. scritto

3. parlato scritto

4. parlato recitato

5. parlato parlato, ecc.


1.a media


- I generi di testo:
1. letterario

2. giornalistico

3. radiofonico

4. pubblicitario

5. televisivo

6. filmico

7. teatrale

8. fumettistico, ecc.


- I requisiti essenziali del testo:
1. Coerenza

2. Coesione

3. Intenzionalità

4. Accettabilità

5. Informatività

6. Situazionalità

7. Intertestualità
- Elementi di retorica (dal latino rhetorica e dal greco rhétoriké, l’arte del parlare e dello scrivere secondo regole stabilite nell’antica Grecia e poi sviluppatesi nella cultura romana, medievale e umanistica.).
- Apprendere a costruire e manipolare i testi secondo le regole della retorica:

1. inventio (tutte le attività che prevedono l’invenzione: di un tema, un titolo, un inizio di storia,

una conclusione, ecc.)

2. dispositio (l’attività di cambiamento di ordine nei blocchi informativi)

3. elocutio (l’attività di individuazione del tipo di testo, di genere e di registro)

4. actio (come scegliere il modo di presentare in pubblico il proprio testo)

5. memoria (come ricordare i punti salienti di ciò che si vuole dire o scrivere)
- Apprendere a costruire e manipolare frasi secondo le regole della retorica:

1. ordo (lavoro sull’ordine delle parole dentro la frase: Ieri ho visto Mario→ Mario, ho visto

ieri→Ieri, Mario ho visto, ecc.)

2. adiectio (lavoro sull’aggiunta di parole dentro la frase: Come sta Mario? → Come sta il mio

amico Mario? →Vorrei sapere come sta il mio caro amico Mario. → Vorrei tanto sapere come

sta il mio caro e grande amico Mario, ecc.)

3. detractio (lavoro sulla sottrazione di termini: Ieri la mia maestra, Nadia Amatori, che è molto brava e la conosco dalla prima elementare, si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra, che è molto brava e la conosco dalla prima elementare, si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra si è sposata con Mario Verdi, il fidanzato che fa l’appaltatore…→ Ieri la mia maestra si è sposata con Mario Verdi. → Ieri la mia maestra si è sposata .

- Le figure retoriche nella frase e nel testo (Allegoria, allitterazione, anacoluto, anafora, antitesi, antonomasia, gradazione, enfasi, eufemismo, calembour, iperbole, ironia, litote, metafora, metonimia, ossimoro, pastiche, pleonasmo, reticenza, sarcasmo, similitudine, sincope, sineddoche, ecc.)


2.a media


Ripresa
- Definizione di testo.

- Testi scritti, parlati, iconici, musicali, ecc.

- Per costruire un testo ci vuole: un’idea o un argomento di fondo→ un inizio → uno svolgimento→ una conclusione. Ci vogliono: le parole e i princìpi che le regolano, i nessi che le collegano e che collegano le frasi e i periodi fra loro.

3.a media


Ripresa dalla prima e dalla seconda media
- Nozione di testo (da textus, lat., tessuto, testo, quindi un intreccio sempre unico ed irripetibile di forme lessicali legate sulla base delle regole grammaticali e dei legami sintattici).



Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sul testo.

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14. Il lessico

- Nozione di lessico (La parola lessico presenta in italiano due accezioni, 'insieme delle parole di una lingua' e 'vocabolario': nel primo caso la parola deriva direttamente dall'aggettivo greco lexicòn 'delle parole, relativo alle parole'; nella seconda rimanda all’idea di ‘libro’ che contiene tutte le parole); è, comunque, l’ insieme di parole combinate secondo regole condivise, con il quale i membri di una comunità comunicano fra loro).

- Nozione di vocabolario (parola polisemica che indica il volume nel quale sono raccolti i lemmi di una lingua, detto meglio dizionario, e anche un settore determinato del lessico. Ad es. ‘Il vocabolario del linguaggio economico’. ‘Il vocabolario di Senilità di Italo Svevo è ampio.)

- L’uso del dizionario.

- saper rintracciare nel dizionario l’otografìa, l’ortoepìa e l’etimologìa di una parola.

- Il lessico di una lingua come sistema aperto, per i continui cambiamenti che lo investono.

- Le strutture morfologiche, sintattiche e fonologiche come sistema chiuso, in quanto regolate da princìpi difficilmente modificabili. La lingua è una combinazione di parole in movimento e regole quasi sempre fisse.

- Nozione di parola e di termine (la parola è di uso comune, il termine appartiene ad una disciplina e vi acquisisce un significato particolare: accusare nella lingua comune significa indicare qualcuno come colpevole, nella lingua della medicina significa dichiarare al medico che si ha il dolore.)

- Il lessico e le sue varietà diacroniche (i cambiamenti della lingua attraverso il tempo: gli al posto di le; diatopiche (i cambiamenti della lingua attraverso i luoghi: michetta, rosetta, panino; diastratiche ( i cambiamenti della lingua attraversale gli strati socioculturali: rendere l’anima a Dio, esalare l’ultimo respiro, morire, tirare le cuoia, crepare), diafasiche (i cambiamenti della lingua sulla base della formazione personale del parlante, della sua età, del sesso), diamesiche (i cambiamenti della lingua sulla base del mezzo che la trasmette, radio, tv, altro.)

- I linguaggi settoriali e i contributi della lingua greca (dinamometro), latina (motrice), inglese (scanner).

- I neologismi (decollare, azionare, prepensionamento, portasci)

- I prestiti, cioè quando la lingua fa proprie parole prese da altre lingue, nella loro forma o

leggermente modificate (leader, equipe, bar o treno, bistecca)

- I calchi, semantici (conforti, da aiuti arriva a significare comodità) e traduttivi (grattacielo da skyscraper o lotta di classe da Klassenkampf)

- I forestierismi; francesismi (messere, dama), germanismi (guancia, anca, ciuffo), ispanismi (complimento, etichetta), anglismi (airbag, autostop, sponsor), latinismi (arguzia, dialetto, scenografia), grecismi (galea, argano), arabismi (alcol, divano, sofà), ecc.

- Gli arcaismi: augello-uccello, uffizio-ufficio, usignolo-usignolo, ecc.

- Campi semantici (Piede, scarpa, calzare, calzatura, camminare, marciare, stivale, tacco, ecc.)

- Famiglie di parole (Casa, rincasare, scasare, accasarsi, caserma, cascina, ecc)

- Omonimi e omografi (radio-osso del braccio, radio-strumento, radio-prefisso), sinonimi (cima, punta, vetta), solidali (cambiare, mutare, sostituire), contrario antonimi (alto-basso, bello-brutto).

- Le parole altamente evocative di una cultura (pane, lavoro, terra, famiglia, sole, ecc.)

- I dialetti

- I gerghi


Il lessico

3a. elementare


- Nozione di lessico: un insieme di parole combinate secondo regole condivise, con il quale i membri di una comunità comunicano fra loro).

- Nozione di vocabolario (parola polisemica che indica il volume nel quale sono raccolti i lemmi di una lingua, detto meglio dizionario, e anche un settore determinato del lessico. Ad es. ‘Il vocabolario del linguaggio economico’. ‘Il vocabolario di Senilità di Italo Svevo è ampio.)

- Campi semantici (Piede, scarpa, calzare, calzatura, camminare, marciare, stivale, tacco, ecc.)

- Famiglie di parole (Casa, rincasare, scasare, accasarsi, caserma, cascina, ecc)

- Omonimi e omografi (radio-osso del braccio, radio-strumento, radio-prefisso), sinonimi (cima, punta, vetta), contrari o antonimi (alto-basso, bello-brutto).

- Le parole altamente evocative di una cultura (pane, lavoro, terra, famiglia, sole, ecc.)



4a. elementare


Ripresa e consolidamento.

5a. Elementare


Ripresa e consolidamento.

1a. Media


- Nozione di lessico (dal greco lexicòn 'delle parole, relativo alle parole' ), è un insieme di parole combinate secondo regole condivise, con il quale i membri di una comunità comunicano fra loro).

- Nozione di vocabolario (parola polisemica che indica il volume nel quale sono raccolti i lemmi di una lingua, detto meglio dizionario, e anche un settore determinato del lessico. Ad es. ‘Il vocabolario del linguaggio economico’. ‘Il vocabolario di Senilità di Italo Svevo è ampio.)

- L’uso del dizionario.

- saper rintracciare nel dizionario l’otografìa, l’ortoepìa e l’etimologìa di una parola.

- Il lessico di una lingua come sistema aperto, per i continui cambiamenti che lo investono.

- Le strutture morfologiche, sintattiche e fonologiche come sistema chiuso, in quanto regolate da princìpi difficilmente modificabili. La lingua è una combinazione di parole in movimento e regole quasi sempre fisse.

- Nozione di parola e di termine (la parola è di uso comune, il termine appartiene ad una disciplina e vi acquisisce un significato particolare: accusare nella lingua comune significa indicare qualcuno come colpevole, nella lingua della medicina significa dichiarare al medico che si ha il dolore.)

- Il lessico e le sue varietà diacroniche (i cambiamenti della lingua attraverso il tempo: gli al posto di le; diatopiche (i cambiamenti della lingua attraverso i luoghi: michetta, rosetta, panino; diastratiche ( i cambiamenti della lingua attraversale gli strati socioculturali: rendere l’anima a Dio, esalare l’ultimo respiro, morire, tirare le cuoia, crepare), diafasiche (i cambiamenti della lingua sulla base della formazione personale del parlante, della sua età, del sesso), diamesiche (i cambiamenti della lingua sulla base del mezzo che la trasmette, radio, tv, altro.)

- I linguaggi settoriali e i contributi della lingua greca (dinamometro), latina (motrice), inglese (scanner).

- I neologismi (decollare, azionare, prepensionamento, portasci)

- I prestiti, cioè quando la lingua fa proprie parole prese da altre lingue, nella loro forma o

leggermente modificate (leader, equipe, bar o treno, bistecca)

- I calchi, semantici (conforti, da aiuti arriva a significare comodità) e traduttivi (grattacielo da skyscraper o lotta di classe da Klassenkampf)

- I forestierismi; francesismi (messere, dama), germanismi (guancia, anca, ciuffo), ispanismi (complimento, etichetta), anglismi (airbag, autostop, sponsor), latinismi (arguzia, dialetto, scenografia), grecismi (galea, argano), arabismi (alcol, divano, sofà), ecc.

- Gli arcaismi: augello-uccello, uffizio-ufficio, usignolo-usignolo, ecc.

- Campi semantici (Piede, scarpa, calzare, calzatura, camminare, marciare, stivale, tacco, ecc.)

- Famiglie di parole (Casa, rincasare, scasare, accasarsi, caserma, cascina, ecc)

- Omonimi e omografi (radio-osso del braccio, radio-strumento, radio-prefisso), sinonimi (cima, punta, vetta), solidali (cambiare, mutare, sostituire), contrario antonimi (alto-basso, bello-brutto).

- Le parole altamente evocative di una cultura (pane, lavoro, terra, famiglia, sole, ecc.)

- I dialetti

- I gerghi



Note, aggiunte, modifiche, riflessioni sul lessico.

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Sillabo funzionale-nozionale
Grafica e ortografia
Raddoppiamento consonantico



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