Sistema di trattati



Scaricare 271.61 Kb.
Pagina1/4
03.06.2018
Dimensione del file271.61 Kb.
  1   2   3   4

L’EVOLUZIONE DELLA UNIONE EUROPEA.

COM’È AVVENUTO IL PASSAGGIO DA UN “SISTEMA DI TRATTATI“

AD UN “SISTEMA POLITICO” DOTATO DI ALCUNI POTERI STATUALI



  1. L’UNIONE EUROPEA NON È UNO STATO, NÉ UN TRATTATO TRA STATI

MA UN “SISTEMA POLITICO”

La prima domanda che viene naturale e che ci facciamo riguarda la “natura” dell’attuale Unione Europea. Perché c’è chi la critica per essere troppo forte rispetto alla sovranità del proprio Stato nazionale, e chi invece l’accusa di essere troppo debole: troppo poco “Stati Uniti d’Europa”. Vogliamo quindi comprendere l’attuale significato della Unione Europea, non tanto attraverso la cronologia del suo divenire, ma neppure cercando più o meno lontane radici culturali, storiche, ideali. Forse l’attuale costruzione europea è davvero senza radici storiche, e per questo appare così embrionale e non chiaramente caratterizzata. Forse è davvero una realtà politica originale e senza precedenti, forse è inutile cercarne radici lontane; questa Europa è davvero nata da poco, precisamente dagli anni ’40 del ‘900 a causa di una frattura radicale con la storia precedente.

Occorre forse un tipo di analisi che faccia salva la novità e la natura originale della Unione Europea, cioè le ragioni della sua particolarità che ne fa una creazione politica unica nella storia del mondo.

La prima cosa da chiarire è allora di cosa parliamo quando parliamo di Unione Europea:


  • essa non è uno Stato sovrano (una federazione). E mi riferisco a ciò che desiderano gli euro-entusiasti (federalisti europei)

  • ma non è neppure una mera relazione tra Stati sovrani regolata da trattati bilaterali o multilaterali. E mi riferisco ai cosiddetti euroscettici che non vorrebbero cedere in nulla la tradizionale sovranità nazionale, a favore di un “potere” (politico) superiore e vincolante.

L’Unione europea non è né ciò che descrivono gli europeisti né quello che descrivono gli euroscettici. E tuttavia è un realtà politica concreta e in pieno sviluppo. Cos’è allora?

Secondo l’analisi proposta da Marco Mascia (Diritto Europeo, Un. Padova, Vicenza, 2005) il nome giusto per definire questo inedito ibrido è: “sistema politico”; né Stato né organizzazione di trattati, ma tutte e due le cose insieme in una geometria variabile.



L’Unione Europea è un “sistema politico”, non uno Stato: e si sta sviluppando rapidamente nella direzione dell’incremento di poteri statuali sovrani sui paesi aderenti, superando via via l’iniziale modello di “organizzazione di trattati”, che è il modello di organizzazioni internazionali come l’ONU.

E’ allora importante partire da un quadro sistematico che distingua cosa vi sia di “statuale” e cosa vi sia di “trattato internazionale” nell’attuale funzionamento della Unione.



Poi cercheremo di ricostruire le radici di questo stato di cose.


  1. UN QUADRO DEGLI ASPETTI DI “STATUALITÀ”

O DI “ORGANISMO INTERNAZIONALE” DELLA U.E.
Secondo il Prof. Mascia possiamo classificare come aspetti statuali i seguenti:


  1. La cittadinanza europea (stabilita nel 1992 con il Trattato di Maastricht): ognuno di noi è allo stesso tempo cittadino nazionale e cittadino europeo e gode, sotto il secondo aspetto di specifici diritti civili (di voto, di petizione, di circolazione) e tutele (vedi il punto seguente).

  2. I vincoli e limiti stabiliti dalla Carta dei Diritti della Unione Europea (i diritti e valori personali, sociali, ambientali, economici ecc.), a cui deve ispirarsi ogni decisione e azione dell’Unione e a cui si devono uniformare gli stati aderenti per il vincolo dell’Acquis Comunitario (la Carta di Nizza è stata approvata nel 2000, adottata nel Trattato di Lisbona del 2007 e con voto del Parlamento Europeo).

  3. Le Istituzioni europee che emanano leggi, regolamenti e sentenze vincolanti per gli stati membri. Ci si riferisce ai poteri del “triangolo legislativo” (Commissione-Parlamento-Consiglio) e della Corte di Giustizia Europea, organismi che non si limitano ad adottare “raccomandazioni” agli Stati come l’ONU o l’Europa Council.

  4. Il Parlamento europeo eletto a suffragio universale e diretto (dal 1978); è diventato ormai un organo democratico statuale rappresentativo del “popolo europeo” poiché ha acquisito un peso preponderante nella procedura legislativa di “codecisione” che condivide con gli altri due lati del “triangolo” legislativo: Commissione, Consiglio, Parlamento. Il suo ruolo, nonostante il fallimento del percorso costituzionale nel 2004, si è andato sempre più amplificando dal Trattato di Maastricht (1992) ad oggi, per merito del Trattato di Lisbona (2007). Questo rafforzamento è avvenuto in quattro direzioni: l’incremento delle materie di competenza; il nuovo potere di “controllo politico” sulla determinazione della figura del Presidente della Commissione (divenuto effettivo con le elezioni 2014); il potere di dare la “fiducia” sui singoli commissari e sulla Commissione intera; il peso ormai preponderante nella procedura di “codecisione”, incrementato attraverso il nuovo metodo delle “risoluzioni di iniziativa” rivolte alla Commissione.

  5. L’impatto diretto che le decisioni di Bruxelles hanno sui “valori sociali” negli Stati membri, ovvero sulla distribuzione delle opportunità e ricchezze.

  6. Il possesso e gestione di risorse proprie (bilancio proprio, incasso diretto dei dazi doganali da paesi terzi, fondi dagli Stati membri per l’1% del PIL).

  7. La moneta unica, il maggior simbolo di statualità, con i connessi poteri monetari e di controllo bancario (la recente Legge Bancaria) centralizzati nella BCE.

  8. La libera circolazione di persone e merci.

  9. Il primato della legge comunitaria sulla legge dei paesi membri (il 70% della legislazione nazionale è attualmente in attuazione di leggi e direttive europee).

Se consideriamo invece gli aspetti di “organizzazione di trattati internazionali” il quadro è il seguente:




  1. Il principio dell’interesse nazionale vitale, in virtù del quale un paese può ad esempio sospendere provvisoriamente il Trattato di Schenghen sulla libera circolazione delle persone, come nel 2015 ha fatto l’Austria con gli immigrati dal Mediterraneo che prendevano il treno a Belluno per l’Austria.

  2. L’assenza di un testo Costituzionale-democratico (fatta eccezione per la Carta dei diritti, che funziona come tale fissando i principi e i diritti.

  3. Il principio di unanimità (potere di veto) in materie rilevanti nel voto del Consiglio Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea (gli organismi del “triangolo istituzionale” che comprendono i Capi di governo o i ministri per tematica). Il Trattato di Lisbona ha introdotto tuttavia il voto a maggioranza in molte materie.

  4. Il ruolo ancora dominante degli organi intergovernativi come il Consiglio.

  5. L’assenza di un esercito europeo (l’uso della forza rimane prerogativa degli Stati membri).

Se confrontiamo questo quadro con quello dei primi passi della costruzione europea (CECA e CEE), vediamo una progressione sempre più veloce verso l’Europa politica, dotata di poteri statuali sempre più larghi e importanti. Questa è la tesi che cercherò di argomentare.


La recente crisi finanziaria dei sette anni (2007-2014) con i suoi effetti di destabilizzazione dell’area-euro ha accelerato questo processo spingendo l’Unione ad assegnare alla Bce e al Parlamento poteri sovrani “statuali” in senso classico:


  • nella governance del sistema monetario europeo (la BCE è divenuta “garante di ultima istanza” del sistema finanziario con il cosiddetto “bazooka” di Mario Draghi, ovvero con il potere di interventi di quantitative easing e con il Meccanismo europeo di stabilità (MES);




  • nella “governance” del sistema bancario europeo:

- con l’accordo Basilea II del 2004, frutto delle pressioni della Unione Europea verso gli USA. Sotto la presidenza Clinton, nel 1999, gli Usa avevano liberalizzato l’attività di “banca di investimento” o “banca d’affari” abolendo le limitazioni stabilite con il Glass Steagal act firmato da Rooswelt nel 1933 per bloccare le attività speculative e ad alto rischio che avevano causato il crack del 1929. Basilea II impose, chiudendo la stagione del “liberismo” in campo finanziario, nuovi criteri restrittivi nella formulazione dei bilanci bancari, con un rapporto più alto tra capitale proprio e investimenti rischiosi di “banca d’affari”.

- con la nuova Legge Bancaria del 2014, che esclude i salvataggi bancari con capitale pubblico (la crisi finanziaria nel 2007-8 aveva portato ad una serie di salvataggi bancari molto onerosi, a carico del debito pubblico dei paesi membri. La Legge bancaria stabilisce i requisiti minimi di capitalizzazione delle banche, basati su simulazioni di situazioni di grave crisi detti “stress test”, e carica il rischio di “fallimento bancario” esclusivamente sui soci e clienti della banca stessa;


  • nella “governance” dei bilanci degli Stati membri con il cosiddetto Fiscal Compact, o Patto di Bilancio europeo (“Trattato di stabilità fiscale”) varato nel 2011, a cui si sono però sottratti il Regno Unito e la Repubblica Ceca. Esso sottopone i bilanci degli stati membri a rigidi parametri sul deficit di bilancio e sul debito, con severi controlli e correzioni automatiche imposte da Bruxelles (come accaduto per l’Italia nel 2011 con la nascita del Governo Monti, per eseguire l’agenda dettata da Bruxelles).




  • Nella centralità conquistata dal Parlamento entro il “triangolo istituzionale” che incarna il potere legislativo europeo (come già illustrato).


  1. LA DISCUSSIONE SUL FUTURO

(L’ATTUALE “SENTIMENT” DEI CITTADINI SULLA U.E.)
L’Unione Europea risponde oggi a questo quadro, emerso progressivamente sotto due situazioni di forte stress: la fine del mondo bipolare negli anni ’90, con l’Unificazione tedesca e l’allargamento conseguente all’est europeo e nei Balcani; la più grave crisi finanziaria ed economica dopo la crisi del ’29. La discussione sul futuro della UE presenta almeno 3 poli, emersi con chiarezza nel voto per il Parlamento europeo e per il nuovo Commissario europeo del 2014.


  • chi la vorrebbe distruggere, a partire dall’Euro: gli euroscettici




  • chi la vorrebbe mantenere così com’è, come un sistema di reciproco vantaggio (di trattati e poco più) che consente alle sovranità nazionali di vivacchiare in situazioni ostili come la globalizzazione del mercato e la crisi finanziaria ed economica: gli intergovernativi.




  • chi vorrebbe premere sull’acceleratore per fare dell’Unione Europea uno Stato vero e proprio, di natura federale, sovrano su tutti gli aspetti fondamentali, e competitivo sullo scenario globale. Gli Stati nazionali dovrebbero cedere i poteri residui (politica estera, esercito, controllo sui confini, politiche industriali …) sul modello della gloriosa storia degli Usa: sono i Federalisti e gli “europeisti comunitari”.

(si proiettano i sondaggi Eurobarometro e Demos, e le vignette della Mostra sugli umoristi sul tema della crisi dell’Unione Europea)




  1. EXCURSUS STORICO: UNA EUROPA COME POTERI STATUALI NON È MAI ESISTITA

Abbiamo detto fin qui che l’Unione Europea è un “Sistema politico” e non uno “Stato sovrano” (come lo sono gli Stati Uniti): l’U.E. è un unicum nella storia, un sistema di trattati tra Stati sovrani (per quanto tempo ancora sovrani?) che determina decisioni e direttive vincolanti per gli Stati stessi e detiene il potere della moneta comune, l’euro. Detiene vari poteri politici vincolanti, ma non è uno Stato sovrano né nazionale, né federale.

Un unicum nato e sviluppatosi sotto il pungolo di una serie di necessità ed emergenze, di natura storica, umanitaria, politica ed economica.

Come ha scritto lo storico Lucien Febvre: L’Europa è un rimedio disperato, perché nacque così, come un “rimedio disperato” alla catastrofe umana, morale e politica della seconda guerra mondiale e della Shoah, ed ha continuato a svilupparsi così, come un rimedio disperato sotto il pungolo di situazioni difficili globali o di emergenze. La costruzione di nuovi piani dell’edificio europeo è sempre stata la risposta a problemi irrisolvibili altrimenti, come la recente crisi finanziaria 2007-2014, quando hanno rischiato la bancarotta almeno cinque Stati dell’Unione: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna.

Il modo della nascita di qualcosa in effetti decide, almeno in parte, la sua “natura” e i modi del suo sviluppo. L’Europa che oggi conosciamo è nata di fatto quasi 70 anni fa, attraverso alcuni Trattati tra Stati sovrani. Il primo fu firmato nel 1951, con la nascita della Ceca, la cui Assemblea è stata l’embrione da cui si è sviluppato l’attuale Parlamento Europeo. Una seconda infornata di trattati fu firmata nel 1957, con i Trattati di Roma che costituirono la Comunità economica europea e i Trattati Euratom, che istituivano la comunità europea per l’energia nucleare. Qui il primo embrione di Unione economica sul carbone e l’acciaio cominciò ad allargarsi verso tutti i settori l’economici. E tentò anche di diventare unione nella governance della ricerca sull’energia atomica a scopo pacifico, e su questo piano prosegue anche oggi con i progetti di ricerca sulla energia da fusione nucleare (con il recente accordo tra ITER, il progetto del “tokamak” per l’accelerazione e la fusione del plasma, e il Giappone del 2007).

Ma in realtà queste prime istituzioni non furono un risultato solo europeo: nacquero sulla base di nuove spinte sia esterne che interne che cercheremo di ricostruire rispondendo a qualche domanda di fondo: come mai non è mai nata nella storia precedente e recente una Europa come Stato? quali furono le situazioni storiche che hanno spinto alla nascita e crescita di questo “sistema politico” così inedito? quale natura ha l’attuale Unione Europea e quale sviluppo possiamo attenderci?


La natura ibrida di “sistema politico” senza Stato della UE, e non di “Stato sovrano federale” (come gli Stati Uniti d’America), non si è formata nel modo e nel tempo in cui si è formata (la metà del ‘900) solo per un caso. Tutti i tentativi precedenti di dare un’unità politica di qualche genere all’Europa, erano falliti proprio a causa della loro natura e della loro epoca.

Ne riconosciamo alcuni, di natura potremmo dire federatrice, nelle politiche dei vari Sacri romani imperatori medievali, da Carlo Magno agli Ottoni, ai Franconia e agli Asburgo. Furono tentativi in aperta competizione e collisione con analoghe ambizioni della Chiesa romana di stabilire un Imperium Christi sulla christianitas europea (F. Hee, Storia del Sacro Romano Impero, 2007). Tentativi falliti dall’una e dall’altra parte.



Feudale e federale sono due parole che hanno la stessa radice, da foedus-foederis, che significa certamente un diritto o privilegio concesso in cambio di un servizio od obbligo, nel sistema del latifondo signorile o nei rapporti tra re e signori, ma significava anche nell’antica Roma un accordo internazionale, una societas o alleanza tra popoli diversi. Insomma l’Europa degli imperi sacri e romani aveva una sua unità di tipo federale in senso medioevale e romano, si riconosceva in una regalità europea. Ma oscillò sempre tra due polarità: l’essere, come la descrive la dottrina di Bonifacio VIII della bolla Unam Sanctam (1302), una doppia sovranità di due spade “una spirituale e l’altra temporale” di cui la seconda, in mano all’Imperatore, subordinata alla prima, per servire e proteggere la Chiesa; oppure l’essere una sola sovranità spirituale e temporale insieme unite nella persona dell’Imperatore, sul modello bizantino. Le due spade di Bonifacio, o l’unica spada sacra e temporale di Federico II, erano di dimensione europea, ma in concorrenza tra di loro. Non determinarono mai nel medioevo poteri sovrani centralizzati di tipo statuale-moderno. Generarono piuttosto unioni-federazioni temporanee in stato di necessità (per la guerra), molto fluide, di molteplici reami e principati. Quella europa costituiva al massimo una “societas cristiana” o “christianitas”, come l’aveva denominata il monaco Ildebrando di Soana, papa Gregorio VII. Questa Europa medioevale-feudale non fu mani né “Stato”, né “Sistema politico” nel senso che abbiamo indicato nei paragrafi precedenti, ma più semplicemente, ma anche più in profondità, una civiltà, “una unità storica”, come scrive Lucien Febvre:




Condividi con i tuoi amici:
  1   2   3   4


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale