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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI BOLOGNA PRIMA SEZIONE CIVILE

composto dai magistrati:

Dr. Siro SardoPresidente

Dr. Antonio Costanzo - Giudice relatore

Dr. Daria SbarisciaGiudice

ha pronunciato la seguente



S E N T E N Z A

definitiva nella causa civile n. 5830/04 R.G. promossa

da

PUBBLICO MINISTERO, in persona del dr. Antonello Gustapane, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna;

- ATTORE

c o n t r o

YY, nato il (omissis) 1962 a (omissis) (BO), ivi residente in località (omissis) n. (omissis);

- CONVENUTO CONTUMACE



***

Oggetto del processo: "interdizione".



***

CONCLUSIONI

Per il Pubblico Ministero:

"Il P.M. insiste per l'inabilitazione".

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 7 aprile 2004 il Pubblico Ministero ha chiesto pronunciarsi l'interdizione del signor YY (nato il [omissis] 1962 a [omissis] (BO), ivi residente col padre in località [omissis] n. [omissis] ), affermando che dalla documentazione allegata si evince che il convenuto non è in grado di provvedere autonomamente ai suoi interessi.

Il ricorrente ha chiesto l'audizione del padre e della sorella del convenuto nonché del responsabile del Servizio sociale del distretto di Porretta Terme.

Il ricorso è stato notificato al convenuto il 30 giugno 2004 (l'ufficiale giudiziario ha consegnato copia dell'atto al padre convivente).

Alla prima udienza 20 luglio 2004 il G.O.T. ha esaminato il convenuto (consapevole di essere stato convocato in tribunale per la nomina di un tutore che ne gestisca il patrimonio, una volta venuto a mancare il padre); quindi ha ascoltato il signor B.M. (padre del convenuto) e il signor E.G. (assistente sociale).

All'esito dell'udienza il G.O.T. ha disposto C.T.U.

Acquisiti i documenti prodotti, espletata C.T.U. (v. la relazione del dott. Andrea Andreani, depositata il 15 febbraio 2005), dopo l'audizione da parte del nuovo giudice istruttore designato del signor G.C.C (indicato dal padre del convenuto come persona idonea ad occuparsi del figlio) e nuova audizione del signor B.M. e dell'assistente sociale (v. udienza 12 ottobre 2005), la causa viene in decisione sulle conclusioni in epigrafe trascritte.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.

Dall'esame degli atti e dei documenti di causa emergono i seguenti elementi.

Il convenuto - che ha lavorato per una ventina d'anni, nel 1999 è stato riconosciuto invalido civile all'80% per "psicosi cronica in oligofrenico" ed ora percepisce mensilmente una somma di circa 700,00 euro (in parte a titolo di pensione, in parte a titolo di indennità) - da sempre vive col padre B.M., e il nipote C., nella casa di (omissis) (la madre è morta nell'agosto 1986, la sorella M. è sposata e vive con la sua famiglia in un'altra frazione di [omissis] ).

La casa è di proprietà del padre.

Il convenuto non è proprietario di immobili.

Per molti anni il convenuto è stato seguito dal locale servizio di psichiatria (cfr. il certificato 11 settembre 2003 a firma del dr. Scluba: "è seguito da questo servizio [...] da circa 20 anni per una psicosi d'innesto in oligofrenia grave con deficit delle funzioni cognitive [...]"), con cui ora ha rapporti saltuari (v. le dichiarazioni dell'assistente sociale E.G.). Già nel 2003 era in carico anche al Servizio Handicap Adulto.

Il servizio sociale ha in programma l'inserimento del convenuto in un progetto che prevede un soggiorno in una località vicina a (omissis).

Il presente procedimento trae origine dalla segnalazione fatta dal Servizio sociale di (omissis) con nota 21 ottobre 2003 (dopo che il 9 settembre 2003 alcuni conoscenti del convenuto, contro la sua volontà, utilizzando una scala e dopo aver sfondato una finestra al primo piano, si erano introdotti nell'abitazione di località (omissis) n. (omissis) e avevano sottratto, previa effrazione di un comò, la somma di 2.700 euro custoditi in un barattolo dal padre del convenuto; quelle stesse persone lo avevano indotto a far confluire la pensione su un conto corrente acceso presso un' altra banca: v. gli atti delle indagini condotte dai Carabinieri, che hanno portato all'arresto in flagranza di due persone) poi aggiornata con nota 4 aprile 2004. Il Servizio aveva segnalato anche il timore dell'anziano padre per la sorte del figlio una volta che fossero venuti meno l'aiuto e la presenza del padre.



2.

Il convenuto è affetto da deficit intellettivo medio con episodi psicotici intercorrenti (v. la relazione del C.T.U.).

Il convenuto dal 1982 è stato seguito dal servizio psichiatrico per episodi d'innesto in oligofrenia (dopo il decesso della madre, si manifestò uno scompenso psicotico allucinatorio).

Dal 1998 non si sono più presentati episodi psicotici intercorrenti, grazie all'assunzione di una adeguata terapia farmacologica (pag. 14 della relazione del C.T.U.).

Per oltre vent'anni non si è manifestata la necessità di ricorrere all'autorità giudiziaria né di chiedere provvedimenti in relazione all'incapacità della persona.

Campanelli d'allarme sono stati i fatti del settembre 2003, già menzionati, e quelli del marzo-aprile 2004 (richiamati nella segnalazione 4 aprile 2004 del Servizio sociale: il convenuto si era allontanato per tre giorni da casa con un "amico" che gli avrebbe sottratto denaro per acquistare sostanze stupefacenti)



3.

Nel corso dell'esame condotto dal G.O.T. il convenuto ha risposto in modo adeguato alle semplici domande concernenti la sua vita e il suo patrimonio (cfr. il verbale 20 luglio 2004) mostrandosi consapevole delle ragioni per cui è stato avviato il presente procedimento.



4.

Il convenuto si è prestato volentieri all'indagine del C.T.U.

Egli - osserva il C.T.U. - si è presentato "ordinato, sufficientemente tranquillo, corretto nel rapporto interpersonale formale".

Come ha annotato il C.T.U., "attualmente lo stato di coscienza è vigile; il YY è lucido; non si apprezzano fenomeni psicosensoriali allucinatori od illusionali. L'orientamento nel tempo e nello spazio appare corretto. Il YY dimostra di avere sufficiente autonomia nelle necessità di spostamento. Buona è la memoria di fissazione; quella di rievocazione è alquanto lacunare, anche per dati di rilievo, soprattutto per un'esatta collocazione temporale degli avvenimenti. L'attenzione, spontanea e provocata, si mantiene sufficientemente a lungo. Non si apprezzano attualmente particolari atteggiamenti o stereotipie di movimento di natura psicopatologica. Appare non sufficientemente orientato circa i motivi delle attuali indagini; in modo del tutto inadeguato circa le conseguenze che per lui potrebbero derivarne. Riferisce con apparente indifferenza circa la sue vicende personali e familiari".



5.

A proposito della sua "storia", il convenuto si è così espresso col C.T.U.: "afferma di aver frequentato la scuola fino alla terza media e di aver ripetuto la seconda elementare; con superficialità afferma di non aver avuto voglia di studiare, con atteggiamento quasi di vanteria. Dice che la sua "malattia" è cominciata quando è morta la madre; sostiene di aver avuto dei sintomi di depressione e prosegue "...stavo sempre a letto... non mangiavo...non dormivo...non chiacchieravo più..."; nega di aver avuto episodi di eccitamento psichico e motorio. Ammette di aver sofferto di allucinazioni uditive; dice che si trattava di voci "... che mi dicevano tutto quello che dovevo fare...erano brutte...ma non mi facevano soffrire...io ci credevo, ma non sempre...". Fa presente che, "...da molti anni..." segue tutte le terapia che vengono a lui prescritte, specialmente quelle che vengono prescritte dal Servizio di Salute Mentale. Appare al corrente delle altre patologie da cui e affetto, principalmente il diabete. Descrive i lavori che hanno fatto i suoi genitori; afferma di avere in casa, insieme a suo padre, anche un cugino che, recentemente, gli avrebbe procurato un grave danno alla sua automobile; costui avrebbe avuto un incidente nel quale l'auto sarebbe andata praticamente distrutta., senza possibilità di riparazione. Con evidente indifferenza ammette che aveva ancora da pagare rate per quasi due anni; e prosegue "...la nuova la comprerò quando ho finito di pagare questa...". Riferisce di aver lavorato per circa venti anni come metalmeccanico presso una ditta del luogo dove abita; da alcuni anni, che non sa precisare, sarebbe in pensione. Dice di non aver avuto fidanzate e di non essersi sposato".



6.

A proposito della gestione del patrimonio, il convenuto ha reso al C.T.U. dichiarazioni così sintetizzate: "sostiene di percepire una pensione di settecento cinquanta euro al mese; tale pensione sarebbe accreditata in banca e sarebbe gestita da suo padre; ammette di essere solito spendere tutti i soldi che ha a disposizione; nega però l'uso di sostanze stupefacenti, anche di hashish (dopo questa affermazione sorride alquanto stolidamente), ammette di essere solito prestare la sua auto o di guidare di persona quando alcuni tossicodipendenti della sua cittadina gli chiedono di accompagnarli a comperare della droga a Bologna; non sa dire perché faccia ciò, poi, a domanda specifica, ammette con un sorriso un po' fatuo "...per non stare sempre solo...". Non sa dire se l'ammontare della pensione che percepisce sia comprensivo della quota di invalidità oltre che della quota per venti anni di lavoro che dice di aver fatto. Sa che il padre attualmente è la persona che gestisce i suoi soldi; se ne dice contento; "...così qualche cosa mi resta ...ma solo qualche cosa ...io non ho mai soldi ... spendo tutto...". Ricorda, ma con evidente reticenza, l'episodio quando "...il mio amico ...non so come ha fatto ...ma mi ha convinto a portarli in casa per prendere i soldi di mio padre..."; con una alzata di spalle risponde alle domande di maggior chiarimento circa i dati di quest'episodio. Dice di non avere soldi in banca; ma avrebbe necessità di spendere "molti soldi" per rifare il tetto della casa; non sa quanto questa possa valere; dice anche che non la venderebbe comunque perché "...è l'unica cosa che ho... devo abitarci...". Non è in grado di riferire circa prezzi di generi di largo uso e consumo "... perché io non vado a fare la spesa...pensa a tutto mio padre...lui prepara il pranzo...qualche volta quando lui va a lavorare faccio da solo..."".



7.

Conclude il C.T.U. con la seguente annotazione: "alquanto superficialmente interessato appare circa altri argomenti di colloquio, con giudizi elementari espressi con mimica facciale fatua. Durante il colloquio l'eloquio è sufficientemente fluido; il linguaggio molto povero, adeguato allo scarso grado di cultura ed all'ambiente sociale di estrazione; le associazioni sono corrette; i contenuti del corso ideativo sono stati quelli di cui abbiamo riferito, almeno per quanto riguarda quelli di maggiore interesse ai fini delle presenti indagini. Il tono dell'umore si mantiene nei limiti di norma, con frequenti momenti di disforia ipomaniacale".



8.

Come osserva il C.T.U., allo stato attuale è possibile porre la diagnosi di "Deficit intellettivo Medio con Episodi Psicotici intercorrenti".

Il C.T.U. ha spiegato che: "comunemente si intende come insufficienza mentale uno sviluppo generale incompleto o insufficiente delle capacità intellettuali, o meglio della psiche, perchè in realtà spesso coesiste un deficit anche della affettività e delle altre funzioni psichiche. Le due dimensioni fondamentali che definiscono la insufficienza mentale sono il concetto di evoluzione della personalità e l'adattamento-integrazione sociale. Il soggetto con deficit intellettivo medio ha spesso un vocabolario abbastanza ricco, perchè ha buona memoria, ma alle molte parole non corrisponde altrettanta chiarezza ideativa. L'apprendimento scolastico è scarso, difficile. Non giunge a formulare o a comprendere concetti astratti, a concepire giudizi nuovi, a discernere differenze o a costituire analogie. Il senso critico è estremamente povero. Può apprendere mestieri semplici, manuali, che esegue in posizione subalterna. Nei soggetti affetti da Deficit Intellettivo è di frequente riscontro che, una volta divenuti adulti, si osservi l'inserirsi di un quadro di bouffée delirante o di altri comportamenti psicotici, di solito non di lunga durata, e caratterizzati dalla facile variabilità e dalla povertà del contenuto delirante. Si tratta di quei fenomeni che vanno sotto il nome di Psicosi d'Innesto. Per la sua suggestionabilità può cadere vittima di raggiri o, dominato da altri, può prestarsi come esecutore di azioni di cui non comprende la portata e la finalità, spesso antisociali. Talvolta si impegna in attività che conduce con incostanza e che spesso si rivelano improduttive o dannose. L'analisi della documentazione clinica e la storia clinica del YY ci rendono conto degli elementi per i quali s'è posta la diagnosi".

9.

Il C.T.U. ha precisato che se la patologia da cui è affetto il convenuto è non solo abituale ma anche cronica e a carattere permanente ("trattasi di una patologia originariamente organica del tessuto cerebrale, di cui non è spesso facile riconoscere le cause; nel nostro caso però trattasi verosimilmente di un difetto connatale; con manifestazioni successivamente stabilizzate nella forma del Deficit Intellettivo, nel nostro caso Medio; il predetto deficit intellettivo infatti non ha le caratteristiche di un arresto di sviluppo successivo e/o di deterioramento"), nel caso di specie l'incapacità di provvedere ai propri interessi è "non totale, sia per quanto riguarda la accezione moderna, "patrimoniale", del termine interesse, sia per quanto riguarda l'accezione etimologica del rapportarsi ("inter esse") autonomamente sotto il profilo sociale".

Per ciò che riguarda l'aspetto patrimoniale ed economico, il convenuto ha evidenziato "una incapacità di valutazione quantitativa e qualitativa delle sue possibilità, delle sue disponibilità, soprattutto "per grandi quantità" e per aspetti qualitativi legati al riconoscimento di congruità di somme che spende rispetto a quanto ha a disposizione. Però ha anche riconosciuto di avere bisogno di qualcuno che gli amministri quanto può spendere; non ha dimostrato atteggiamenti rivendicativi per avere a disposizione maggiori somme; ha dimostrato di avere buoni rapporti con il padre che oggi provvede a lui ed ha dimostrato di avere buoni rapporti con un amico vicino di casa (anche questo intervistato dal sottoscritto nel corso delle presenti indagini) "...al quale mi posso affidare...è bravo...mi aiuta...". È apparso non in grado di operare per aspetti concettuali più elevati, astratti, anche se è apparso in grado di operare per aspetti concreti (p.es.: è stato in grado di riconoscere il valore delle somme, anche piccole, che disperde ed è apparso in grado di dimostrare valutazioni circa la necessità di un suo maggiore contenimento "...ma da solo non posso...")".

Secondo il C.T.U., questa capacità, "connessa alla diagnosi di Deficit Intellettivo Medio, con Episodi Psicotici Intercorrenti che non si sono presentati dal 1998 per l'assunzione di una adeguata terapia psicofarmacologica, costituisce elemento sufficientemente rassicurante per poter prendere in esame la possibilità della adozione del provvedimento della nomina di un Amministratore di Sostegno. La disponibilità del YY non è elevata; il soggetto ha dimostrato attualmente atteggiamento sufficientemente "conservativo" per quanto riguarda la sua casa di proprietà e di abitazione. La limitazione delle sue capacità cognitive non costituisce totale impedimento alla corretta operatività volta ad una corretta valutazione, e del che cosa, e del come fare qualora fosse messo in grado di operare su dati fornitigli correttamente".

Ad avviso del C.T.U., anche in presenza della forma patologica da cui è affetto il convenuto ha manifestato una "sufficiente presenza di nozioni di privato soggettivo, e di privato soggettivo "verso gli altri"; non manca in lui attualmente ogni capacità previsionale e prospettica, sia per quanto riguarda le sue capacità di valorizzazione, sia per quanto riguarda intenzioni di utilizzo e destinazione futura, per sé o per altri. La patologia dalla quale è affetto lo rende inoltre, per l'aspetto "relazionale" del significato del termine interesse, soggetto che potrebbe essere suggestionato, in occasione di eventuali atti dispositivi autonomi, senza una sua adeguata "protezione", da parte di persone che vogliano e sappiano captarne la benevolenza".

Secondo il C.T.U., "la gestione del suo reddito da pensione non dovrebbe essere considerata "ordinaria amministrazione" in quanto il YY, proprio nei riguardi della sua pensione, ha evidenziato incapacità di amministrarla fino almeno alla riscossione della rata successiva".



10.

In conclusione, sulla scorta dell'indagine svolta dal C.T.U., è possibile affermare che il convenuto è persona affetta da patologia psichica, carattere cronico, attinente in via principale alla sfera cognitiva (con le inevitabili conseguenze negative anche su quella volitiva) diagnosticabile come: "Deficit Intellettivo Medio con Episodi Psicotici intercorrenti".



11.

Finora è il padre B.M. (nato il (omissis) 1922) ad essersi occupato del convenuto.

All'udienza 12 ottobre 2005 il padre del convenuto ha dichiarato: "YY non lavora più, prende circa 700 euro al mese in parte di pensione e in parte di indennità, è seguito dalla salute mentale. Lui non ha altri beni. Mio figlio abita con me nella casa di mia proprietà. Lui esce con pochi soldi in tasca, la banca gli dà non più di 5-10 euro al giorno. Sono stato io a indicare G.C.C.

YY non è cattivo ma è coglione cioè va dietro a quelli che lo chiamano, è buonissimo".

L'amico del padre, signor G.C.C, residente a (omissis), dipendente di una cooperativa forestale, ha dichiarato: "conosco da una vita B.M. e anche YY che con me va d'accordo, siamo in confidenza, quello che posso fare lo faccio volentieri. Sono disponibile ad assumere un incarico da parte del tribunale per aiutare YY".

L'assistente sociale E.G. ha dato un sintetico quadro aggiornato della condizione del convenuto: "Conosco YY, lui non è capace di badare a sé stesso, ora gli hanno revocato la patente ed è meglio che la macchina non ce l'abbia, è un bonaccione, non discrimina bene i buoni e i cattivi, in passato ha portato in casa gentaglia e hanno subito un furto in casa, ora lui ha fatto la visita presso la commissione medica per la patente ma la macchina non ce l'ha più e non guida e noi gli abbiamo detto che è meglio che non la guidi. È stato seguito per diverso tempo dalla psichiatria di (omissis), ora ha rapporti saltuari, gli è stata diagnosticata una patologia non grave. In paese lo conoscono tutti, è il buono del paese, tutti lo conoscono e in genere cercano di dargli una mano. Negli ultimi giorni stiamo pensando ad un progetto che prevede un soggiorno, inizialmente breve con delle regole e che potrebbe diventare stabile, a (omissis); lui ora non ha regole; esce di notte, se deve prendere le sigarette lo fa. Lui è contento di andare a (omissis), lui con noi è molto collaborativo, va tenuto sotto controllo. Un anno e mezzo fa c'è stato il furto, YY ha portato in casa un ragazzo che ha rubato 5 milioni di lire, c'è stato un arresto. Io sono d'accordo per l'inabilitazione, l'interdizione mi sembra troppo, YY è una persona abbastanza autonoma, forse l'amministrazione di sostegno è un po' poco, comunque quando ci siamo attivati l'amministrazione di sostegno non c'era".

Il Pubblico ministero, in persona del V.P.O. volta a volta delegato, all'udienza 7 luglio 2005 aveva chiesto la nomina di un amministratore di sostegno, all'udienza 12 ottobre 2005 l’inabilitazione.

12.

Dal complesso degli elementi raccolti risulta con evidenza che il convenuto è dotato di una ridotta autonomia e si trova nell'impossibilità, sia pure parziale, di provvedere da solo alla cura dei propri interessi.

La domanda va in ogni caso riesaminata alla luce dell'attuale quadro normativo.

13.

L'introduzione dell'istituto dell'amministrazione di sostegno pone una serie di problemi interpretativi fra i quali quelli concernenti il rapporto tra le diverse misure di protezione.

Il Tribunale ha già affrontato tali questioni in precedenti sentenze (v. ad es. le sentenze 8 marzo 2005, n. 649 e n. 651; la sentenza 11 luglio 2005, n. 1833).

Nella consapevolezza dell'estrema difficoltà (se non dell’impossibilità) di tracciare conclusioni definitive, poiché le valutazioni circa la "necessità" e l'"adeguatezza" delle misure di protezione impongono un attento esame dei casi concreti, sono state individuate alcune linee interpretative di carattere generale.



14.

Dopo la legge 9 gennaio 2004, n. 6 l'interdizione e l'inabilitazione si presentano quali misure aventi carattere residuale.

A tali conclusioni si giunge sulla base dell'interpretazione letterale e sistematica del complesso di norme oggi racchiuse sotto il titolo XII del libro primo del codice civile ("Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia").

In estrema sintesi, basti qui ricordare che:

- il legislatore ha espressamente dichiarato di voler perseguire "la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente" (art. 1, Legge 9 gennaio 2004, n. 6);

- a tale scopo è stato introdotto il nuovo istituto dell’amministrazione di sostegno (art. 404 c.c.: "La persona che per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio") volto a fornire una protezione commisurata alle concrete esigenze di tutela della persona (cfr. gli artt. 405, 4° e 5° comma, 407, 2° comma, 408, 1 ° comma, 410 c.c.) senza determinare in via automatica e generale una privazione o riduzione della capacità di agire (art. 409 c.c.: "Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. Il beneficiario dell'amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana"; v. anche l'art. 411, 4° comma, c.c.);

- l'art. 414 c.c. è stato riformulato in termini restrittivi, non solo perché è venuto meno (nella rubrica e nel testo) il riferimento alle persone che "devono" essere interdette, ma soprattutto perché non potrà pronunciarsi l'interdizione quando ciò non sia "necessario" ad assicurare alla persona una "adeguata protezione" e dunque quando sia possibile ricorrere ad una diversa e meno invasiva misura di tutela, da individuarsi in linea generale nell'amministrazione di sostegno ("Persone che possono essere interdette. - Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione").

Si richiamano inoltre le considerazioni svolte da Corte cost., 9 dicembre 2005, n. 440.



15.

Ciò premesso nel caso di specie non risulta necessario applicare la misura di protezione di cui all'art. 414 c.c. (o quella prevista dall'art. 415 c.c.).

Richiamate le circostanze di fatto già ampiamente illustrate, si osserva che:

- il criterio per applicare l'una o l'altra delle misure di protezione non è rappresentato dalla gravità o dalla natura della infermità (patologia) psichica: l'art. 404 c.c. prevede la nomina dell'amministratore di sostegno a favore di "persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi", il che significa che l'impossibilità di provvedere ai propri interessi può essere anche totale e definitiva;

- l'interdizione può essere applicata solo se necessaria ad assicurare un'adeguata protezione della persona: il giudizio di adeguatezza implica pertanto una relazione tra misura di protezione e interessi da tutelare, bisogni da soddisfare;

- per decenni il padre del convenuto ha curato gli interessi del figlio svolgendo le semplici operazioni economiche a ciò necessarie: oggi tale ruolo può essere svolto da un amico di famiglia;

- il convenuto (riconosciuto invalido all'80%) è titolare di un ben modesto patrimonio;

- già attualmente il convenuto può disporre solo di modeste somme giornaliere: la nomina di un amministratore di sostegno, e le opportune direttive o istruzioni che il giudice tutelare potrà dare (ad es. nel rapporto con le banche), sembrano più che sufficienti a garantire la conservazione del patrimonio del convenuto e a consentire in pari tempo al convenuto stesso di mantenere ed esercitare la residua autonomia di cui gode;

- il convenuto è seguito da anni dai servizi socio-assistenziali locali, ha un atteggiamento di collaborazione con gli operatori dei servizi, vive in un piccolo centro, prossimamente potrà essere inserito in un progetto che prevede un soggiorno in una vicina località: tale progetto prevede un'organizzazione più regolare dello stile di vita, ed appare idoneo a rafforzare le cautele necessarie nel caso di specie;

- eventuali atti dispositivi posti in essere personalmente dal convenuto in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l'amministrazione di sostegno possono essere annullati (art. 412 c.c.);

- la protezione sul piano dell'assistenza materiale e sanitaria è già assicurata dalle cure paterne, dalla presenza di una piccola rete amicale-familiare (con YY e B.M. vive anche il cugino del convenuto insieme alla sua compagna; G.C.C ha assicurato il proprio impegno) e dei servizi socio-sanitari, dall'inserimento del convenuto in un programma mirato di assistenza (sotto questo profilo, l'interdizione non assicurerebbe nulla di più rispetto alla misura dell'amministrazione di sostegno).

- attualmente le esigenze da soddisfare sono essenzialmente quelle relative all'amministrazione del (piccolo) patrimonio.

In conclusione, alla luce della nuova disciplina delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia, un'adeguata tutela del convenuto può essere realizzata applicando l’amministrazione di sostegno (cfr. l'art. 418, 3 ° comma, c.c.).

La riduzione dell'autonomia del convenuto può dunque essere adeguatamente fronteggiata dall'amministrazione di sostegno.



16.

L'art. 6 della 1. 9 gennaio 2004, n. 6 ha aggiunto quale ultimo comma dell'art. 418 c.c. la seguente disposizione: "se nel corso del giudizio di interdizione o di inabilitazione appare opportuno applicare l'amministrazione di sostegno, il giudice, d'ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l'interdizione o per l'inabilitazione può adottare i provvedimenti urgenti di cui al quarto comma dell'articolo 405".

La disciplina processuale così delineata non è di agevole interpretazione (e ha già dato origine a differenti letture) anche sotto il profilo del coordinamento con altre previsioni (ad es. l'art. 422 c.c., non toccato dalla riforma).

L'ampia formula "nel corso del giudizio di interdizione o di inabilitazione" (ricorrente anche nel nuovo terzo comma dell'art. 429, 3° comma, c.c., ma già presente nel secondo comma dello stesso art. 418 c.c., rimasto immutato) si riferisce ad ogni momento, cioè ogni stato o fase (trattazione, istruzione, decisione) del procedimento in occasione del quale "il giudice" possa ravvisare i presupposti per la nomina di un amministratore di sostegno.

Secondo l'orientamento di questo Tribunale, se, da un lato, l'espressione "trasmissione del procedimento al giudice tutelare" deve intendersi come trasmissione degli atti ai fini dell'attivazione del procedimento per la nomina di amministratore di sostegno (cfr. l'art. 429, 3° comma, c.c.), dall'altro, il procedimento di interdizione di norma va definito con sentenza (Trib. Bologna, 8 marzo 2005, n. 649 e n. 651; Trib. Bologna, 11 luglio 2005, n. 1833; v. ora anche Corte cost., 9 dicembre 2005, n. 440)

Nell'attuale quadro normativo sono astrattamente ipotizzabili tre esiti del giudizio d'interdizione o d'inabilitazione: a) accoglimento dell'istanza (sia pure in via residuale); b) rigetto dell'istanza puro e semplice; c) rigetto dell'istanza con trasmissione degli atti al giudice tutelare per l'applicazione dell'amministrazione di sostegno.

Ad avviso del collegio, mentre il provvedimento di trasmissione degli atti al giudice tutelare assume forma e contenuto di ordinanza, occorre pur sempre una sentenza che pronunci sull'istanza di interdizione. È vero che l'art. 418, 3° comma, c.c. non ne parla espressamente, ma tale soluzione, oltre che conforme alla regola secondo cui il procedimento in esame si conclude con sentenza che accoglie o rigetta la domanda (regolando se del caso le spese processuali), da un lato appare simmetrica a quella disciplinata dall'art. 429, 3° comma, c.c., non essendo dubbio che il giudizio per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione debba concludersi con sentenza (artt. 430-431 c.c.); dall'altro garantisce al soccombente, o comunque al soggetto che ne abbia interesse e sia legittimato ex art. 718 c.p.c., la possibilità di chiedere il controllo da parte del giudice dell'impugnazione, tanto più che il giudice tutelare al quale vengono rimessi gli atti non è vincolato nella sua decisione dall'orientamento espresso nell'ordinanza collegiale.

17.

In conclusione, respinta l'istanza di interdizione, va disposta la trasmissione di copia degli atti al giudice tutelare.

È opportuno sin d'ora nominare un amministratore provvisorio nella persona del signor G.C.C, nato il (omissis) 1950 a (omissis) (BO), ivi residente in località (omissis) n. (omissis).

Spetterà in ogni caso al giudice tutelare ogni ulteriore valutazione in proposito.



P.Q.M.

Il Tribunale di Bologna in composizione collegiale, definitivamente pronunciando, nella contumacia del convenuto, ogni diversa domanda, istanza ed eccezione respinta:

- rigetta l'istanza d'interdizione presentata dal Pubblico Ministero nei confronti del signor YY;

- dispone con separata ordinanza la trasmissione di copia degli atti (compresa la sentenza) e la nomina di un amministratore di sostegno provvisorio;

- pone definitivamente a carico dell'erario il costo della C.T.U.

Bologna, 31 gennaio 2005 [2006]

Il Presidente

Dott. Siro Sardo

Il Giudice estensore

Dott. Antonio Costanzo



Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2006






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