Sociologia dei processi culturali e comunicativi Modulo a teorie delle comunicazioni di massa



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TEORIE DELLE COMUNICAZIONI DI MASSA

1. SOCIETA' E COMUNICAZIONI DI MASSA

1.1 La società di massa

Gili definisce la società di massa come un <>. I tratti tipici della società di massa si rintracciano nelle << società differenziate funzionalmente, cioè composte “atomisticamente” di individui che non appartengono più integralmente ad un certo segmento o status sociale, ma dispongono dell'accesso ai diversi sistemi differenziati, rilevanti nella loro vita>> . Questa differenziazione funzionale di Gili è propria delle società moderne, dell'organizzazione sociale nata con le trasformazioni di fine XIX. Proprio da quel periodo si parte per capire la natura della società di massa e delle comunicazioni di massa. Di fronte alle trasformazioni conseguenti l'industrializzazione, gli strumenti interpretativi sembrano inadeguati. In realtà, è la società che sta cambiando e che necessita di un approccio nuovo per cogliere la complessità delle relazioni. Tra i primi che si interrogano sulla natura della società nuova c'è Claude-Henri Saint Simon (1760-1825), che offre una nuova chiave di lettura, ed è visto come il fondatore del socialismo moderno e della sociologia positivista. Egli elabora il concetto di “società organica”, una società equiparata ad un organismo in cui tutti i soggetti sono parti. In questo organismo regna l'armonia, frutto di uno sviluppo di tutti i suoi elementi: se ci fosse un mutamento solo in uno, ci sarebbe uno squilibrio. Perché si affermi questo modello, la riorganizzazione della società deve avvenire su basi scientifiche e su lavori industriali. Nella sua “fisiologia sociale” la differenziazione delle parti nell'organismo sociale è inevitabile controllabile e organizzabile su basi scientifiche. La società deve basarsi sul lavoro e l'unico potere legittimo e giustificabile è quello economico i Mattelart sostengono che il saintsimonismo esprime lo spirito imprenditoriale della secondo mondiale XIX secolo. Nonostante il loro ottimismo, Saint Simon apporta un contributo significativo allo sviluppo della sociologia elaborando una società composta da parti separate, che si ricompongono e trovano armonia sviluppandosi. Proprio l'accentuazione della differenziazione tra parti sarà la base per l'elaborazione di una teoria di una società di massa. Seguiremo il legame tra Saint Simon e Comte, padre della sociologia. Nel suo Corso di filosofia positiva, Comte propone una concezione organica della società, che vede la società come un particolare organismo collettivo. In questo organismo c'è una molteplicità di parti che opera in modo coordinato. Questo comporta l'esistenza di una divisione dei compiti tra i soggetti per mantenere un armonia complessiva; quindi, l'introduzione del concetto di specializzazione. La nostra semplice vita domestica,che, contiene il germe essenziale della vita sociale, ha sempre dovuto manifestare lo sviluppo di una certa specializzazione individuale delle funzioni, senza cui la famiglia non potrebbe realizzare il suo scopo. La specializzazione nell'organismo sociale, tuttavia, comporta il rischio di un eccesso di specializzazione tale da indebolire lo spirito di insieme.

Può accadere, cosi, che in una società in cui si ha una sviluppata specializzazione delle funzioni, si assista a una scomposizione della stessa società “in una moltitudine di corporazioni incoerenti, che sembrano quasi o per niente appartenere alla stessa specie”. Più gli individui occupano posizioni diverse,sviluppando forti legami fra simili, più si riduce la capacità di comprendere i soggetti che occupano altre posizioni. La specializzazione, che pure garantisce l'armonia dell'organismo sociale rischia di produrre distanza tra gli individui dando vita a inattese forme di disorganizzazione. Questa distanza e l'incomunicabilità tra individui, frutto dell'eccesso di specializzazione, saranno uno dei <


>. Sarà l'isolamento sociale in cui saranno proiettati gli individui l'humus su cui si svilupperà la teoria ipodermica.

Riprendendo il filo rosso che lega Saint Simon a Comte, ciò che prende forma con il loro pensiero è l'idea di una progressiva atomizzazione della società. A fronte dell'indispensabile specializzazione delle funzioni, c'è il rischio di una perdita delle relazioni sociali significative per gli individui, rappresentati sempre più soli e isolati. Su questa trasformazione della sfera relazionale, altri elementi di conferma sono forniti da Ferdinand Toennies (1855-1936) nel suo famoso lavoro “comunità e società”. Per lui, la Gemeinschaft (comunità) si rifà a un modo di sentire comune, che fa si che gli uomini si sentano parte di un tutto. Al contrario, la Gesellschaft (società) è impersonale e anonima, basata sulla relazione sociale tipica del contratto tra individui per un tornaconto personale. Illustra cosi le differenze tra comunità e società: << la comunità è la convivenza durevole e genuina, la società è solo una convivenza passeggera e apparente. E' coerente che la comunità debba essere intesa come organismo vivente, e la società come aggregato e prodotto meccanico>>. Pur manifestando un apprezzamento per la comunità, è consapevole dell'inevitabile affermazione della società a danno della comunità dopo l'industrializzazione. Cosi prevede che nella società industriale scompariranno i sentimenti comuni e reciproci, con cui gli individui restano uniti, mentre si affermeranno relazioni basate sul contratto. Gli individui continuano ad essere descritti soli e immersi in relazioni sociali meno condivise fino ad arrivare a ciò che Durkheim chiama “anomia”, mancanza di norme. Il concetto di anomia, elaborato ne La divisione del Lavoro Sociale, sta in una più ampia riflessione sul fondamento morale che deve avere la società. Con la solidarietà meccanica e organica, Durkheim ricostruisce le relazioni stabilite in una società. La solidarietà meccanica deriva dalle somiglianze tra individui, si accompagna a una divisione del lavoro elementare e si caratterizza per dare vita a un essere collettivo. La solidarietà organica, nasce, dall'eterogeneità tra individui, si traduce in una divisione del lavoro sviluppata e vive a seguito di numerose relazioni formali e frammentate. Le caratteristiche della solidarietà organica possono dar vita, in casi estremi, a un istituzione di anomia dove la società non è più in grado si regolare e limitare l'agire degli individui. Gli individui, qui, esasperano l'individualità e si mostrano incapaci di autoregolarsi, alla ricerca di nuove mete e nuove soddisfazioni. La costruzione ideale degli individui fatta dai padri della sociologia, si definisce con un diffuso senso di isolamento, un rischio di anomia e una separatezza frutto di un eccesso di specializzazione. Ciò che viene meno è la capacità di sentirsi parte di una comunità. In una società cosi gli individui vivono in una condizione di isolamento, fuori da una rete di relazioni significativa come quella caratteristica della comunità; vivono quasi esclusivamente relazioni impersonali, caratteristiche della società; sono relativamente liberi da pressioni sociali vincolanti, rischiando di dar vita a situazioni di anomia. Queste categorie analitiche continuarono ad essere usate per interpretare il nuovo modello di società e per sostenere elaborazioni della teoria della società di massa e poi della teoria ipodermica.

1.2 La teoria della società di massa Il sipario del XX secolo offre un palcoscenico occupato da un nuovo soggetto: la massa. Secondo Statera <>. Abbandonando il campo della politica, si trovano preoccupazioni sui rischi della massificazione da parte di Ortega y Gasset. Ortega pone al centro della sua riflessione la qualità dell'uomo-massa in antitesi all'individuo “colto”: la massa è irrazionale e incompetente, e con il suo avvicinarsi alla società rischia di diffondere ignoranza e irrazionalità, facendo venir meno la razionalità, unica in grado di preservare in vita l'organismo sociale. Ortega è smarrito e preoccupato: <>. L'irruzione della massa sulla scena sociale rappresenta l'indicatore più evidente di una trasformazione profonda di un mondo che mai tornerà come prima. L'immagine dell'individuo colto è destinata a far parte della memoria di pochi superstiti dei ceti colti. Da un versante sociologico, Simmel sostiene che la massa si fonda sull'esaltazione delle parti che accomunano gli individui piuttosto di quelle che le differenziano. Ancora una volta vengono sottolineati i tratti dell'irrazionalità, della disorganizzazione della difficoltà a trovare tratti identitari comuni, dell'isolamento degli individui che abitano la società di massa. Isolamento sottolineato anche da Blumer (1946) quando sostiene che <> questa carenza di interazione si riflette sulla difficoltà degli individui a condividere quadri valoriali, e di difendersi dal sogno di modelli estranei alla propria sfera di vita. Oltre a ciò la massa non sa darsi una struttura organizzativa e regole di comportamento. Ovviamente decenni di riflessioni sul concetto di società di massa non possono essere sintetizzati in poche pagine. Il precedente quadro riepilogativo ha l'obiettivo di ricostruire il clima culturale e scientifico dei primi anni del secolo che ha visto nascere la prima teoria sulle comunicazioni di massa. La teoria ipodermica, la prima usata per dar conto della presenza dei mass media, può tranquillamente essere ridotta a un modello: un dispositivo di connessioni che lega emittente e destinatario, annullando ogni variabile interveniente. I postulati a cui si riferisce la teoria ipodermica discendono da quelli alla base della teoria della società di massa:

  1. nella società contemporanea sono scomparsi i gruppi primari;

  2. gli individui sono isolati

  3. gli individui annullano l'esaltazione dei tratti personali per lasciare spazio a quelli impersonali della massa;

  4. il pubblico delle comunicazione di massa è un pubblico atomizzato;

  5. i mezzi di comunicazione di massa sono onnipotenti e permettono a chi li controlla di manipolare gli individui

Per sintetizzare il punto di partenza della nascita delle teorie nelle comunicazioni di massa si può essere d'accordo con Wolf, << isolamento del singolo individuo nella massa anonima è il prerequisito della prima teoria sui media>>. L'intreccio che lega la sociologia alla nascita dei media non può essere marginalizzato alla luce del fatto che <>.
1.3 La teoria Ipodermica, ovvero la teoria che <>

La teoria ipodermica, o bullet theory (teoria del proiettile magico), o teoria della cinghia di trasmissione, fa riferimento a un modello comunicativo caratterizzato da una relazione diretta e univoca che lega lo stimolo alla risposta. In termini grafici ( R): S → R. Questa ha goduto di uno strano destino: definita dai Lang come una teoria che <>, per la profonda estraneità mostrata dagli scienziati sociali, è stata recuperata per enfatizzare il carattere manipolatorio delle comunicazioni di massa. A tal proposito si citano Adorno e Horkaimer che hanno dato vita alla <>. Con la teoria ipodermica il potere dei media consegue l'obiettivo di voler imporre la volontà di chi li governa agli individui della massa. Noelle-Neumann, nella sua ricostruzione ciclica delle teorie della comunicazione colloca la teoria ipodermica nella fase iniziale, cioè, in quella dei “media potenti”. Le preoccupazioni sul potere manipolatorio dei media trovarono buon terreno nel clima di opinione che, da un lato temeva i pericoli dell'avanzata delle masse nella vecchia Europa e le conseguenze devastanti della guerra e, dall'altro, adottava a riferimento la teoria dell'azione elaborata dalla psicologia behaviorista. Questo riferimento comportava l'estensione dell'unità stimolo-risposta ad ogni forma di comportamento. 'approccio behaviorista, saldandosi alla teoria della società di massa, completava il rapporto tra individui e mezzi di comunicazione di massa determinati da questi ultimi. Per ciò che riguarda il contesto sociale,politico e culturale, circolava, fra gli studiosi e gli intellettuali, una preoccupazione circa i rischi derivanti dal ricorso alla propaganda. Questa preoccupazione fu data dalla grande guerra e dai profondi sconvolgimenti avvenuti in quegli anni in Europa. In un contesto così la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa dava molti problemi. Il loro sistema di allora consisteva nella stampa, nella radio e nel cinema. A tale proposito si trovano le ricerche condotte dai Payne Fund Studies sul consumo cinematografico. La preoccupazione sugli effetti manipolatori dei mezzi di comunicazione era molto diffusa anche in assenza di elementi empirici di sostegno. I postulati su cui si fonda la teoria ipodermica sono:



  1. il pubblico è una massa indifferenziata, all'interno della quale ci sono individui isolati;

  2. i messaggi dei media sono potenti fattori di persuasione capaci di entrare all'interno degli individui;

  3. gli individui sono indifesi di fronte al potere dei mezzi di comunicazione di massa;

  4. i messaggi sono ricevuti da tutti i membri nello stesso modo.

Il punto di partenza x studiare il rapporto tra mezzi di comunicazione di massa e individui si caratterizza x la collocazione di questi ultimi in una sorta di vacuum sociale: non vi sono più relazioni familiari, di lavoro, di amicizia. Gli individui sono soli, esposti agli stimoli esercitati dai media. In questo vuoto i messaggi colpiscono come un proiettile magico gli individui; non essendovi barriere gli individui risultano indifesi e preda dei messaggi mediali, che vengono ricevuti in modo standard. In questo modello c'è l'assoluta semplificazione del rapporto comunicativo, ridotto a mero automatismo come quello che consegue alla somministrazione al cane di Pavlov. Non c'è nessuna traccia di qualche forma di potere ascrivibile ai destinatari, ridotti a semplici comparse sulla scena organizzata e gestita dalle istituzioni mediali. Sono chiaramente evidenti le suggestioni che derivano da un'idea di società di massa, ma stupisce la raffigurazione di un individuo ideale, privo di qualsiasi legame con i gruppi primari. Questo disinteresse arriva fino a negare qualsiasi azione interpretativa dei messaggi ricevuti: tutti sono raggiunti dagli stessi messaggi, i messaggi sono ricevuti da tutti allo stesso modo. Il modello comunicativo dell'approccio stimolo-risposta proprio della bullet theory è visto come il primo tentativo di individuazione del rapporto esistente tra media e individui. E' un modello semplice che rispondeva all'esigenza conoscitiva di stabilire un nesso tra il momento della veicolazione del messaggio e quello della fruizione. La semplicità di queste relazioni affascina due ingegneri, che elaborano la “teoria matematica della comunicazione”. L'obiettivo era quello di elaborare una teoria sulla trasmissione ottimale dei messaggi: i due ingegneri erano interessati a limitare i danni di un processo di trasferimento di informazioni. Per esempio, una conversazione telefonica, corre il rischio di perdere numerose informazioni a seguito di scariche presenti sulla linea. Il modello comunicativo sotteso alla teoria ipodermica e a quella matematica vi coincide: vi è un emittente che costruisce e veicola un messaggio (lo stimolo nella teoria ipodermica) che deve arrivare al destinatario, consentendo l'attivazione di una risposta. Eco sottolinea come sia possibile rintracciare una fonte o una sorgente dell'informazione, dalla quale, attraverso un apparato trasmittente viene messo un segnale; questo viaggia attraverso un canale lungo, il quale può essere disturbato da un rumore. Uscito dal canale, il segnale viene raccolto da un ricevente che lo converte in un messaggio. Come tale, il messaggio viene compreso dal destinatario. Come afferma Eco, questo schema può essere applicato ad una comunicazione tra macchine, tra esseri umani e tra macchine ed esseri umani. Estraneo a questo processo è il momento dell'attribuzione di significato al messaggio da parte del ricevente: esso è semplicemente dato a tutti i soggetti. La semplicità e la versatilità do un modello fondato su un rapporto diretto tra emittente e destinatario sono alla base del successo delle analisi sul rapporto tra media e individui. Considerando il modello matematico-informazionale si può intuire il fascino di una formulazione sul piano formale e in grado di dare risposte semplici seppure poco argomentate. Qualsiasi modello che ha alla base delle sue riflessioni un rapporto tra i media e gli individui ha come difetto l'assoluta irrilevanza conoscitiva. La teoria ipodermica può solo continuare a rappresentare il pezzo più pregiato dell'archeologia del presente.
1.4 Il modello di Lasswell

Introducendo il modello di Lasswell, Wolf sottolinea l'aspetto di superamento della teoria ipodermica, evidenziandone le innovazioni. Non si tratta di un superamento ma di un perfezionamento quando lo studioso illustra gli elementi della formula: <>.

La passività del destinatario viene ribadita ancora. Il modello di Lasswell si configura come una messa a punto del modello precedente, sollecitata dalla necessità di fare ordine nel campo della comunication research. E' sufficiente illustrare il modello per cogliere appieno la sua validità euristica: un modo appropriato per descrivere un atto di comunicazione è rispondere alle seguenti domande:

chi


dice che cosa

a chi


con quale effetto.

Oltre a descrivere il processo comunicativo, il modello di Lasswell organizza il caotico campo della ricerca e dell'analisi di oggetti di indagine distinti. Prestare attenzione a chi attiva il processo comunicativo significa collocarsi nell'area dell'emittenza: cioè di quei soggetti che producono messaggi comunicativi. Gli studi sull'organizzazione del lavoro giornalistica, delle nuove tecnologie di comunicazione si trovano in un filone di studi che ruotano intorno alla figura dell'emittente e che hanno percorso due strade, prima separate e poi fatte confluire in alcuni approcci più recenti, l'una tracciata dalla sociologia delle professioni, l'altra dalla sociologia del lavoro e dell'organizzazione. Prestare attenzione a <> viene comunicato, comporta una collocazione nell'area di studio del messaggio. Il filone ricco della content analysis trova in Lasswell il suo padre fondatore, con studi sulle tecniche di persuasione usate durante la prima guerra mondiale. In seguito egli perfezionò la sua metodologia di ricerca applicandola all'analisi degli slogan pronunciati nella festa del 1 maggio nell'Unione Sovietica. Questa ricerca continua ad essere un applicazione esemplare dell'analisi del contenuto . Prestare attenzione a <> è il destinatario del messaggio implica l'assunzione di un focus di attenzione centrato sul pubblico dei media. Gli studi sull audience dei media sono molto cresciuti soprattutto negli ultimi anni. Dopo aver per decenni fatto riferimento a un pubblico dei media noto e scontato, si è scoperto che esistono pubblici con gusti e palinsesti trasversali ai vari media, di difficile individuazione. La difficoltà a fare i conti con unsoggetto polimorfo è attuale e si manifesta nel volume Cercasi odiens disperatamente. Infine, prestare attenzione a <> vengono attivati nei destinatari significa entrare di forza nel campo di studio degli effetti. Gli effetti intenzionali o inintenzionali, diretti o indiretti a breve o lungo termine saranno, sin dagli inizi il campo privilegiato dagli studiosi che ricercano conseguenze attribuibili all'azione dei media. La tripartizione del campo di studio (emittenza, messaggio, ricezione) , frutto del modello di Lasswell, continua ad essere un utile strumento di lavoro per organizzare la raccolta dei dati e per costruire una prima visione di insieme. Nel voler dare conto dei processi comunicativi attivati dai mezzi di comunicazione di massa, esso rende possibile l'individuazione dei diversi soggetti coinvolti e dei diversi momenti nel processo. Questo processo comunicativo non supera però le critiche rivolte ai suoi presupposti teorici, che sono:



  1. nell'asimmetria della relazione che lega l'emittente al destinatario: il processo comunicativo ha origine solo nell'emittente, il ricevente entra in gioco solo come termine ultimo con cui si conclude il processo;

  2. nell'indipendenza dei ruoli: l'emittente e il destinatario vengono raffigurati come due soggetti che non entrano mai in contatto diretto ne appartengono allo stesso contesto sociale e culturale;

  3. nell'intenzionalità della comunicazione: i messaggi veicolati dai media hanno sempre un obbiettivo, che può essere nobile o meno nobile, buono o meno buono: in ogni caso, vi è sempre un intenzionalità da parte dell'emittente.

Collocare il processo comunicativo in un contesto cosi significa escludere qualsiasi possibilità di attribuire un ruolo più attivo al destinatario nonché di considerare la ricezione del messaggio un atto interpretativo da parte del ricevente. Significa condannarsi a un impotenza conoscitiva derivante dall'impossibilità di integrare nel modello ruoli e dinamiche utili a una lettura più complessa della comunicazione mediale. Pur con questi e altri limiti, il modello di Lasswell può essere visto comeil primo che introduce allo studio dei processi comunicativi, attribuendo ruoli e parti ai diversi soggetti coinvolti e precise dinamiche e interazioni. Questo modello si pone come una pietra miliare che segna il punto di partenza di un percorso conoscitivo ancora in corso.
1.5 L'allarme per gli effetti dei media: i << Payne Fund Studies>>

Negli anni 30 negli Stati Uniti si crearono le condizioni per fornire risposte agli interrogativi sugli effetti delle comunicazioni di massa sul pubblico. Lo sviluppo dei metodi di ricerca empirica e l'incredibile successo di pubblico registrato dal cinema sono le 2 condizioni che favorirono la nascita dei Payne Fund Studies, un progetto di ricerca mirato a studiare gli effetti del cinema sulle giovani generazioni. Sul versante dello sviluppo dei metodi di ricerca empirica,vanno ricordati i lavori di Bogardus sulla costruzione di una scala di distanza sociale capace di misurare i pregiudizi razziali; e quelli di Thurestone,finalizzati a costruire una scala di intervalli uguali per misurare qualsiasi atteggiamento. Con questi studi,la metodologia quantitativa iniziativa il suo lungo cammino. Una maggiore accuratezza metodologica degli scienziati sociali si accompagnò ad una crescente preoccupazione di uno dei più diffusi mezzi dell'epoca,il cinema. Si parla di 40000000 di biglietti venduti ogni settimana nel 1922,e di 40000000 di minori presenti tra gli spettatori cinematografici nel1929. All base di tale successo c'è,innanzitutto, la relativa economicità del consumo, in un periodo di grande incertezza economica,come quello creatosi intorno alla crisi del 1929. Il cinema si rivela la strada più percorribile per trovare evasione e riposo nelle grandi storie prodotte da Hollywood. Queste storie,però, a volte,raccontano vicende ritenute da alcuni riprovevoli. La preoccupazione per le giovani preoccupazioni, esposte a tali messaggi,porta alla nascita dei Payne Fund Studies,che finanziarono ben 13 ricerche dal 1929 al 1932. Riferendoci al modello di Lasswell,si può dire che oggetto di studio del gruppo di ricerca è il <> viene comunicato,cioè il contenuto del film e <> sul pubblico. Non si presta attenzione al <> è diritta la comunicazione perché l'universo di riferimento coincide con quella fascia d'età che va dagli scolari agli studenti universitari. Il filone che si è interrogato sul contenuto dei film ha individuato 10 generi maggiormente presenti: crimine, sesso, amore, mistero, guerra, infanzia, storia, avventura, commedia e questioni sociali. I dati mostrano che il 75% dei film analizzati riguarda i generi crimine, sesso e amore. Spesso, venivano ritratti individui che consumavano tabacco e alcool. Si trattava di risultati che confermavano la pericolosità di un'offerta che era in contrasto con valori e comportamenti delle generazioni adulte e integrate. Il filone della ricerca sugli effetti può essere articolato in due grandi are di interesse:



  1. lo studio degli effetti del cinema sugli atteggiamenti degli individui;

  2. lo studio degli effetti del cinema sul comportamento quotidiano degli individui.

La ricerca + significativa riguardo alla prima area è quella di Peterson e Thurstone che ha l'obiettivo di prevenire alla costruzione di uno strumento di misurazione degli atteggiamenti; i due analizzarono l'orientamento dei bambini nei confronti di alcuni gruppi etnici, di soggetti di nazionalità diversa, di alcune questioni sociali, ecc. L'atteggiamento del bambino venne misurato in procinto di vedere il film e poi al termine dell'esposizione. I risultati sottolinearono l'effettiva influenza esercitata dai film sugli atteggiamenti dei bambini, soprattutto di quelli + piccoli. Essi rilevarono il fatto che l'esposizione a + film relativi a una medesima tematica favoriva con maggiore frequenza, un mutamento di atteggiamento. Un interesse x gli effetti attivati dal cinema sulla vita quotidiana interessa Blumer. Al contrario di Peterson e Thurstone, Blumer adotta una metodologia qualitativa che verrà criticata. Nonostante ciò, la ricerca di Blumer è ricca di suggestioni ancora attuali: influenza sui giochi infantili, imitazione di stili di vita, coinvolgimento emotivo. Il cinema influenza la vita dei bambini quando propone soggetti nei quali identificarsi e quando suggerisce nuove scene, situazioni di comportamento da adottare nei giochi con i compagni. Ogni generazione ha avuto i suoi eroi dell'infanzia ai quali ha donato un'altra vita ambientata nella creatività del gioco quotidiano. Crescendo il cinema offre altro: consente l'acquisizione di un linguaggio e di uno stile. Diviene x molti una “scuola di etichetta”: lì si può imparare lo stile femme fatale, si possono avere suggerimenti x condurre un cortometraggio, si può imparare come vestirsi. Il cinema consente anche di immaginare una vita diversa: i 2/3 delle relazioni contenevano fantasia che spaziavano dal guidare una slitta trainata da cani tra le nevi dell'Alaska, per gli uomini, al cadere tra le braccia di affascinanti corteggiatori, x le donne. Il coinvolgimento emotivo rimanda alla capacità dei film di suscitare forti emozioni degli spettatori: una studentessa nella sua relazione sostenne <>. Al termine dell'analisi Blumer sostiene che le immagini dei film propongono tipi di vita estranei a molti individui e modellano la loro concezioni di tali modelli di vita. Queste parole contengono il superamento di qualsiasi approccio fondato su una dinamica stimolo-risposta, da un lato, e su una visione comportamentista degli effetti dei media, dall'altro. Esse introducono un esplicito riferimento alla funzione modellizzante attribuita dai media. L'incredibile portata innovativa presente nelle riflessioni di Blumer sugli effetti di consumo prolungato di film fa considerare la ricerca The moovies and conduct come la + rappresentativa tra quelle prodotte nell'ambite dei Payne Funde Studies. Un'esperienza che si caratterizza per un significativo contributo allo studio delle comunicazioni di massa mediante il ricorso alle tecniche di ricerca empirica, tanto da essere definita come una pietra miliare del lungo percorso che ha portato lo studio dei mass media a divenire ciò che oggi è diventato: i Payne Fund Studies possono essere accusati di mancanza di accuratezza metodologica e apprezzati perché hanno costretto i futuri ricercatori a ricorrere a metodologie + raffinate, criticati per la loro naivité, dal punto di vista teorico, o encomiati per la loro anticipazione di concetti e teorie che saranno sviluppate.




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