Sommario N. 2 Anno Marzo/Aprile 2012 editoriale un amore trasfigurato e appassionato



Scaricare 0.68 Mb.
Pagina7/49
20.12.2019
Dimensione del file0.68 Mb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   ...   49
1. L’amore è dialogo che unisce
Una delle prime cose che subito risaltano nella lettura del Cantico è la percezione dell’amore come relazione dialogica che crea unione. Lui e lei si parlano, si guardano, si cercano, in una reciprocità che li congiunge intimamente. Sono due, ma diventano uno, vivendo già nello spirito la realtà sponsale annunciata da Gen 2,24: «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne».

A tal proposito è molto significativo il gioco di sovrapposizione delle voci dei due innamorati presente nell’episodio dell’incontro poeticamente descritto nel cap. 2 del Cantico. È lei che parla e dice:


Sento il mio amato,

eccolo che viene,

saltando sui monti,

balzando sui colli.

È come una gazzella

l’amor mio,

somiglia ad un cerbiatto.



E canta l’amato mio,



e mi parla:

Alzati, amica mia,

mia bella, vieni.

Guarda, l’inverno è già passato,

è finita la pioggia,

se ne è andata via.



Alzati, amica mia,



mia bella, vieni (2,8-9a.10-11.13b).
Lei lo sente arrivare, sente la sua voce, lui le parla, ma è lei che dice le parole di lui. Le due voci si fondono, sono diventate una, in quella di lei risuona quella di lui, in un parlare all’unisono che esprime la perfetta comunione, la profonda intimità che li lega. Sono due amanti che si incontrano e si perdono l’uno nell’altro. È l’esperienza dell’appartenenza reciproca tipica dell’unione sponsale, che serve ai profeti per parlare dell’alleanza (cf Ger 2,2-3; Ez 16,8-14; Os 2; 4,25; ecc.), del Signore come il “Dio di Israele” e di Israele come “popolo di Dio”, così sottolineando l’appartenenza e l’unione.

Nella stessa direzione va un’altra caratteristica del Cantico, una certa “specularità” che affiora spesso nel poema, dove sia lui che lei utilizzano immagini simili, soprattutto per descriversi. È un altro modo per dire l’unione, la somiglianza, quel perdersi per ritrovarsi nell’altro che è tipico dell’amore. Così, lui appare a lei come un cerbiatto, che salta sui monti per raggiungerla (2,9; cf anche 2,17; 8,14), ma anche i seni di lei sembrano a lui due cerbiatti, che pascolano tra i gigli, cuccioli frementi che giocano, si muovono, così dipingendo il movimento dei seni che si percepisce sotto la tela leggera del vestito quando lei cammina, corre, oppure danza (cf 4,5; 7,4). E gli occhi di lei appaiono a lui come due colombe che occhieggiano dietro il velo (cf 1,15; 4,1), ma allo stesso modo gli occhi di lui sembrano a lei colombe lavate nel latte, che si specchiano su rivi d’acqua purissima (cf 5,12). E lei appare a lui come un giglio (cf 2,2), ma lui, dice lei, ha labbra di giglio che stillano mirra (cf 5,13).

E se le vesti di lei hanno il profumo del Libano (cf 4,11), l’aspetto di lui è maestoso come il Libano con i suoi cedri (cf 5,15).

Lui e lei si assomigliano, si vedono con gli stessi occhi di innamorati, si fondono in un’unica realtà, in una appartenenza reciproca totale e incondizionata. Così è l’amore, che crea e fa scoprire inaudite “somiglianze”, come quella, stupefacente, tra l’uomo e Dio stesso; chi cerca Dio e si lascia amare da Lui finisce per assomigliarGli.





Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   ...   49


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale