Sommario N. 2 Anno Marzo/Aprile 2012 editoriale un amore trasfigurato e appassionato



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3. L’amore trasfigura

C’è poi una terza dimensione: “l’amore trasfigura” la realtà. La forza totalizzante dell’amore fa sì che tutto l’essere di chi è innamorato tenda verso colui che ama. L’altro è al centro del mondo, e gli occhi, cambiati dall’amore, vedono tutto in modo diverso, più positivo, in particolare la persona amata e la sua bellezza. E allora, per descrivere l’altro, si cercano paragoni, si fanno comparazioni, perché le parole usuali, le immagini e gli aggettivi di sempre, non bastano a dire quello che si prova, sono troppo poveri, troppo usati, così inadeguati.

D’altra parte, l’amore ha bisogno di esprimersi; i due innamorati del Cantico devono dunque percorrere altre strade, cercare nuove parole e nuove immagini per dire quello che sembra impossibile dire, per descrivere un fascino talmente grande che non si può descrivere. Questo evoca per noi l’esperienza dell’ineffabile, tipica anche e ancor più del rapporto con Dio, quando è ancora più difficile dire l’esperienza dell’amore divino; non ci sono parole adeguate per esprimerlo, bisogna inventare nuove parole per dire tanta grandezza.

Nel Cantico, i due innamorati si fanno aiutare dal mondo seducente e misterioso della natura, dall’imponenza delle città e dei suoi monumenti, dalla gioiosa visione di scene campestri, in accostamenti arditi e pieni di tenerezza.

Scelgo qualche esempio tra i più significativi, anche per assaporare la bellezza poetica di questo libro biblico. Dice la ragazza del suo amato:
Sacchetto di mirra è per me l’amato mio,

riposa tra i miei seni.

Grappolo di cipro è per me l’amato mio,

delle vigne di Engheddi (1,13-14).
L’immagine evoca un’intimità piena di dolcezza e soffusa di profumi; lui le riposa in grembo ed è come un sacchetto di mirra custodito nel luogo segreto e caldo del corpo di lei, dove quella resina odorosa può sprigionare tutta la sua fragranza. E lui ha il buon odore del cipro, un cespuglio che produce fiori a grappolo profumati e che viene qui accostato alle vigne di Engheddi, la rigogliosa oasi che si offre inaspettata, in pieno deserto, nei pressi del Mar Morto, col suo tripudio di verde e di cascate d’acqua zampillante.

Profumi inebrianti, fiori, vigne cariche d’uva, acqua che sgorga come un miracolo nel deserto: tutto questo è concentrato in questa scena fatta di tenera intimità, e lui ne è al centro, cantato da lei, accolto da lei tra i suoi seni.

E quando poi lei, più avanti, vuole descrivere l’amato in tutta la sua bellezza, allora è tutto il mondo che viene coinvolto per trovare immagini adeguate:
L’amato mio ha di latte e rose il volto,

spicca tra mille.

È d’oro purissimo il suo capo,

coi riccioli che son grappoli di palma,

e come piume di corvo tanto son neri.

I suoi occhi sono come colombi

che si specchiano nell’acqua,

lavati nel latte,

posati presso i rivi.

Le sue gote sono aiuole profumate,

siepi fiorite di aromi fragranti.

Di giglio ha le labbra,

e stillano mirra.

Le sue mani son ceselli d’oro fino,

tempestati di pietre preziose.

Il suo ventre è d’avorio levigato,

e vi brillano zaffiri.

Colonne d’alabastro son le gambe,

ben salde su basi d’oro puro.

Come il Libano è il suo aspetto,

stupendo come i cedri.

Al suo palato si colgono delizie,

tutto in lui è meraviglioso.

Questo è l’amato mio,

ragazze di Gerusalemme,

questo è il mio amore (5,10-16).
Non serve dilungarsi nel commento; un simile testo si commenta da sé. Tutto il corpo di lui è percorso dallo sguardo innamorato dell’amata: il volto dal roseo incarnato, i capelli ricci e nerissimi, gli occhi mobili come colombe, presso rivi d’acqua in cui immergersi e dolcemente naufragare, le gote dal profumo fragrante in cui perdersi durante l’abbraccio, le labbra che nascondono aromi inebrianti a cui abbeverarsi.

E poi le sue mani, perfettamente cesellate, che nessun orefice saprebbe fare più belle, il suo ventre, magnifico come una scultura d’avorio, levigata al tatto, calda nel colore, e infine le sue gambe possenti, dai muscoli scattanti, solide e forti come colonne di alabastro prezioso.

Tutto in lui è affascinante, lui, alto e stupefacente come i cedri del Libano, giganteschi, carichi di storia e di mistero, protettivi ed imponenti, lui, tenero amante pronto a donare, all’amata che lo bacia, le delizie del suo palato.

E anche lui descrive lei perdendosi nella bellezza irresistibile del suo corpo:





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