Sono passati undici anni dal mio abschluss prufung a Essen, IL mio esame di diploma in buhnentanz, ‘danza di palcoscenico’ let



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Introduzione

Sono passati undici anni dal mio Abschluss Prüfung a Essen, il mio esame di diploma in Bühnentanz, “danza di palcoscenico” letteralmente. Parola difficile da rendere in italiano, ma che allude chiaramente alla specificità teatrale della danza che si impara a Essen.

La Folkwang Hochschule di Essen non forma i danzatori in una tecnica specifica, sebbene ogni giorno, per quattro anni, si cominci la giornata alle nove del mattino con la classe di balletto di un’ora e mezzo e progressivamente si aggiungano ore di punte, pas de deux e coreografie per gli spettacoli di fine anno, oltre alle classi di danza moderna, improvvisazione, folklore europeo, flamenco, scrittura Laban, storia della danza, musica, e qualche ora facoltativa di lingua tedesca per gli studenti stranieri (la Folkwang è una scuola internazionale, gli studenti vengono da ogni parte del mondo).

Ma la tecnica classica è necessaria, è la base di una solida struttura muscolare, ritmica, spaziale, semplice, lineare, elegante e potente su cui costruire (o, in alcuni casi, de-costruire) il più complesso e difficile vocabolario del Tanz-Theater.


In linea con le speranze del suo fondatore, Kurt Jooss1, la Folkwang Hochschule ancora oggi cerca di trasmettere ai suoi allievi una sintesi tra danza classica e danza moderna, una sintesi tra diversi stili e tecniche, per arrivare a formare un danzatore completo, con una solida base, ma libero dai tic dai cliché di ogni singolo stile, di ogni tecnica fine a se stessa, capace di quella sintesi che Jooss auspicava e perseguiva nel suo programma pedagogico e nel suo lavoro coreografico.
...alla fine è successo quello che speravo succedesse: che si smettesse di alimentare questo stupido contrasto tra danza moderna e danza classica, che si potessero finalmente mettere insieme le conoscenze di ogni stile per arrivare ad uno stile di danza universale” 2
A Essen si impara il rigore e la disciplina della tecnica, s’impara l’esattezza della forma, s’impara la relazione profonda del corpo con lo spazio, s’impara il significato drammaturgico di un corpo nello spazio, di uno spazio messo in azione da un corpo-anima3 che sceglie di scrivere e dire (o gridare, o sussurrare) parole plastiche e dinamiche nel tempo e nello spazio, assolutamente fedele ai suoi impulsi interiori, fino a capire che corpo, spazio, ritmo, tempo, movimento sono diversi nomi che diamo al medesimo fenomeno artistico ed espressivo: danza, oppure danza di palcoscenico, Bühnentanz, Tanz-Theater, drammaturgia del corpo, scrittura drammatica nello spazio, drammaturgia di uno spazio e di un corpo che vivono, agiscono nel tempo.
...è totalmente errata l’idea convenzionale dello spazio come un fenomeno che può essere separato dal tempo e dall’energia e dall’espressione” 4
Illustri allievi di Jooss alla Folkwangschule come Hans Züllig5, Jean Cébron,6 Pina Bausch hanno assimilato queste idee pedagogiche e coreografiche e le hanno trasformate ognuno secondo la propria particolare personalità e i propri interessi.
Züllig e Cébron hanno insegnato presso la Folkwang Hochschule fino agli anni Novanta ed erano gli ultimi eredi diretti della tradizione pedagogica di Jooss e Leeder. Maestri diversi nei metodi, ma simili nelle finalità. Il loro impegno era quello di trasmettere un’estetica e un’etica comuni che affondavano le proprie radici nelle conquiste della danza libera, della danza espressionista, del nuovo Tanzdrama di Jooss. Queste erano le forme della nuova arte del movimento nata e sviluppatasi nei primi trenta anni del Novecento. I due maestri rappresentavano una continuità ideale con gli insegnamenti di Laban, mutuati ed elaborati nel sistema pedagogico di Jooss e Leeder.

Pina Bausch, allieva alla Folwangschule negli anni Cinquanta, è diventata la grande regista-coreografa contemporanea, ormai nota in tutto il mondo, direttrice del Wuppertaler Tanztheater, artista geniale e innovatrice, capace di portare avanti quella tradizione e sovvertirla, “...ha contribuito a cambiare il volto del teatro della seconda metà di questo secolo, ormai alla fine, raccogliendone l’eredità e rielaborandola creativamente e in modo genialmente peculiare. Ha composto opere che ci guardano e ci riflettono, noi uomini e donne di questo tempo, tanto teneramente quanto impietosamente, e le ha elaborate in una forma così palesemente audace ma necessaria e organica al suo contenuto, da toccarci a fondo con quel provocante e forse catartico disagio interiore che solo i grandi riti teatrali sanno indurre” 7


Quali sono dunque gli insegnamenti, qual’è l’eredità che ancora oggi viene trasmessa agli allievi della Folkwangschule, cosa si portano dietro questi giovani artisti appena formati, qual’è il bagaglio artistico-professionale e personale che si acquisisce, cosa resta, quando si lascia la scuola, di un’esperienza formativa così profonda, la stessa esperienza formativa che hanno fatto, oltre a Pina Bausch, anche Susanne Linke e Reinhild Hoffmann, (le altre due note coreografe del Tanztheater tedesco, ormai divenuto quasi un classico dell’ espressione teatrale, imitato nelle modalità più disparate)?

L’esperienza alla Folkwangschule è totale e totalizzante. Viene messa in gioco la propria vita, senza riserve. C’è una forte analogia con il Wuppertaler Tanztheater. Ai danzatori-attori della sua compagnia Pina Bausch chiede la vita, una totale apertura, dedizione, generosità. Questi straordinari interpreti si donano senza riserve. Mettono in gioco, in scena, la propria vita, sublimandola. Gli spettacoli parlano di cose semplici e terribili, cose che non si possono esprimere con le parole. Parlano al cuore e ai desideri degli esseri umani, raccontano sogni inespressi e paure.


...ci sono momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati e non si sa più che fare. A questo punto comincia la danza, e per motivi del tutto diversi dalla vanità. Non per dimostrare che i danzatori sanno fare qualcosa che uno spettatore non sa fare. Si deve trovare un linguaggio – con parole, con immagini, movimenti, atmosfere – che faccia intuire qualcosa che esiste in noi da sempre. E’ una conoscenza molto precisa. I nostri sentimenti, quelli di tutti noi, sono molto precisi. E’ però un processo molto, molto difficile da rendere visibile. Io so bene che si tratta di qualcosa con cui si deve essere molto cauti. Se si traduce troppo in fretta in parole, può scomparire o diventare banale. Ma ciò nonostante si tratta di una conoscenza molto precisa, che possediamo tutti, e la danza e la musica ecc. sono linguaggi molto esatti, con cui è possibile far intuire questa conoscenza. Non si tratta di arte, e neanche di una semplice capacità. Si tratta della vita, e dunque di trovare un linguaggio per la vita. E si tratta sempre, lo ripeto, di qualcosa che non è ancora arte, ma che forse potrebbe diventarlo” 8
Agli allievi della scuola viene chiesto di prepararsi non solo tecnicamente ma di crescere come persone, come esseri umani creativi e disponibili, viene chiesto il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti, imparare ad essere pronti, precisi e generosi. L’artista di palcoscenico deve imparare la purezza e l’esattezza del diamante, per citare un’espressione di Dominique Mercy (danzatore storico di Pina Bausch, insegnante a Essen). Il danzatore deve essere in grado di donarsi, donare se stesso, essere se stesso, ma anche riuscire ad essere trasparente. La verità, una parola che si sente spesso a Essen, insieme alla frase “non ti credo!”, l’autenticità del danzatore-attore, è anche trasparenza, facoltà di rivelarsi e rivelare, lasciarsi guardare attraverso, farsi attraversare, ma con cautela, con attenzione, con un certo pudore, perché si tratta di qualcosa che non si può esprimere, una cosa estremamente preziosa, si tratta, come dice Pina Bausch, della vita. Trasparenza e luminosità, capacità di riflettere. Riflettere e far riflettere, essere ‘specchio’ di chi guarda (lo spettatore) e anche specchiarsi per capire, continuare a cercare, toccare l’essenza delle cose umane. Sentimenti, desideri, paure, esperienze comuni a tutti, condivisibili con tutti.
Per queste sue caratteristiche peculiari la Folkwangschule è oggi molto vicina al lavoro del Wuppertaler Tanztheater di Pina Bausch.

Non ultimo tra gli aspetti di somiglianza con la compagnia è quello dell’internazionalità. Come i danzatori di Wuppertal anche gli allievi della scuola vengono, come già si è detto, da ogni parte del mondo. Indonesiani, argentini, italiani, brasiliani, greci, cinesi, tedeschi, francesi, spagnoli, cileni ecc.

La città di Wuppertal non è lontana da Essen. Quando la compagnia è presente all’Opernhaus o allo Schauschpielhaus, per gli allievi della scuola è molto facile andare a vedere gli spettacoli. La politica dei prezzi in Germania, per l’arte e il teatro, in genere, agevola il pubblico. I biglietti per gli spettacoli di Pina Bausch sono, per gli allievi della scuola, decisamente facili da acquistare e costano pochissimo. Assistere agli spettacoli di Pina Bausch nel periodo di formazione è un’esperienza fondamentale.

Può sembrare per questi motivi che la Folkwangschule sia propedeutica alla compagnia, ma questo non è necessariamente lo scopo della scuola. Soltanto pochi allievi entrano in compagnia. Alcuni restano per qualche anno presso il Folkwang Tanzstudio, una compagnia di 11 danzatori che dal 1999 è diretta da Pina Bausch e Henrietta Horn, in cui danzatori già formati e coreografi ospiti possono sperimentare i propri lavori.


Negli anni Novanta, nel periodo della mia formazione a Essen, oltre alla fortuna di aver studiato con maestri straordinari, come Züllig e Cébron, eredi diretti di Jooss, ho avuto come maestri i danzatori storici della compagnia di Pina Bausch: Malou Airaudo, Lutz Förster, Dominique Mercy. I loro metodi sono molto diversi, ma, come già si è detto a proposito di Züllig e Cebron, le finalità sono le stesse. A differenza dei due maestri più anziani, Malou, Dominique e Lutz non partono dalla stessa formazione di base. Lutz ha studiato alla Folkwangschule con Züllig e Cebron, dal 1974 al 1978.

Dominique a dodici anni ha iniziato a studiare danza classica in Francia. Malou si è diplomata a sedici anni alla scuola dell’Opera di Marsiglia.



Oltre alla tecnica, questi danzatori straordinari trasmettono agli allievi la propria esperienza artistica e umana. Con Pina Bausch, insieme a lei, nell’avventura del Wuppertaler Tanztheater iniziata negli anni Settanta, hanno imparato ad andare fino in fondo, hanno imparato ad essere semplicemente uomini e donne in carne e ossa, a non nascondersi dietro abilità tecniche, manierismi, atteggiamenti convenzionali. Insieme a Pina Bausch sono diventati co-autori, interpreti versatili e duttili; cantano, recitano, danzano, si misurano con nuovi metodi di lavoro e tutto avviene nell’abbandono ad un’ estrema autenticità perché, con Pina Bausch, non è possibile mentire. Pina fa domande, le stesse domande che rivolge a se stessa. Esige risposte precise e sincere.
Le domande servono per avvicinarsi in modo molto cauto alla tematica. E’ un procedimento di lavoro molto aperto e nello stesso tempo molto preciso. Perché io so sempre esattamente ciò che cerco, ma lo so con la mia sensibilità e non con la testa. Perciò non si può mai domandare in modo troppo diretto. Sarebbe troppo grossolano e le risposte sarebbero troppo banali. Io so cosa cerco ma non posso spiegarlo. Ciò che cerco non va disturbato con le parole ma va portato alla luce con tanta pazienza. Le cose più belle sono nella maggior parte dei casi completamente nascoste. Vanno prese, curate e fatte crescere pian piano. Per procedere in questo modo ci vuole una grande fiducia reciproca. Perché ci sono sempre da superare delle soglie d’imbarazzo. Per questa ragione a me piace lavorare con danzatori che hanno una certa timidezza, un certo pudore, che non si svelano facilmente[...]Negli spettacoli ognuno è totalmente se stesso: nessuno deve recitare. Durante il lavoro cerco di condurre ciascuno a trovare da se quel che cerco. Solo allora egli risulta convincente, perché è autentico. Solo in questo modo posso essere certa che ognuno abbia cura di ciò che ha trovato e sia in grado di mostrarlo” 9
L’eredità di Kurt Jooss per Pina Bausch riguarda sostanzialmente questa ricerca di ciò che è essenziale e profondamente umano.

Jooss rifiutava etichette politiche e interpretazioni sociologiche per i suoi lavori. Sia Großstadt che il più noto Der grüne Tisch sono sembrati a molti critici lavori politici in cui predominava la critica storica. Ma Jooss dichiara a questo proposito che il linguaggio della danza parla in altro modo; ciò che davvero lo interessava in Großstadt, per esempio, non era la differenza tra ricchi e poveri, ma la condizione dell’uomo contemporaneo che si sente perduto nella grande città. Per quanto riguarda Der grüne Tisch, considerato il manifesto poetico di Jooss, invece è la sofferenza umana durante una guerra che lo interessava; l’idea umana della sofferenza e della morte.

Umanesimo, essenzialità, verità dell’espressione, libertà dai manierismi, dalle convenzioni, dai cliché rassicuranti, per guardare l’uomo fino in fondo, anche se rivela cose sgradevoli, anche se è fragile, anche se, l’umanità, così denudata, non appare sempre così meravigliosa come si vorrebbe. Ma proprio questo desiderio di guardare l’uomo così com’è, senza pregiudizi, innesca un processo irreversibile di conoscenza profonda, consapevolezza sia per lo spettatore che per l’artista. Da questa consapevolezza nasce la possibilità di cambiare. La nostalgia della bellezza e della felicità si può trasformare in Bellezza e Felicità.



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