Sono passati undici anni dal mio abschluss prufung a Essen, IL mio esame di diploma in buhnentanz, ‘danza di palcoscenico’ let



Scaricare 0.85 Mb.
Pagina4/37
28.03.2019
Dimensione del file0.85 Mb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   37

Züllig

Hans Züllig, con il quale ho avuto la fortuna di studiare nel mio il primo anno di scuola, poco prima della sua scomparsa avvenuta nel 1992, danzatore solista del Folkwang Tanzbühne13 e poi direttore della Folkwang dal 1969 al 1983, aveva sviluppato un metodo molto rigoroso, basato principalmente sugli insegnamenti di Jooss e Leeder.

Züllig sottolineava l’importanza di una solida preparazione tecnica. Nello studio del 1995 sulla Folkwang Hochschule di Caterina Inesi, (che è stata mia compagna di scuola in quegli anni), si legge: “Züllig riteneva che il corpo del danzatore dovesse rispondere a particolari canoni estetici: il ballerino doveva eseguire con facilità gli esercizi che si ritenevano necessari alla sua formazione.Questo modo di concepire la danza deriva dall’estetica degli anni Cinquanta” 14, momento in cui, in Germania, si tendeva a rifiutare la tradizione dell’espressionismo, che ricordava troppo da vicino agli anni terribili del nazismo, e si stava tornando alla rassicurante estetica del balletto classico. Era un’epoca di restaurazione: ”Si cercava rifugio nella tradizione accademica, considerata apolitica[...] Dopo l’esperienza del nazismo, i tedeschi svilupparono una vera e propria fobia nei riguardi della politica, prendendo le distanze dalla svolta artistica del periodo prefascista” 15. La scuola di Essen, tuttavia rimase un’isola di sperimentazione anche in quel periodo.

Questa attenzione ai canoni estetici del corpo del danzatore sembra allontanare, in qualche modo, Züllig dal maestro.

Ecco cosa dice di se stesso Jooss mentre racconta, nella sua autobiografia del 1927, di come incontrò per la prima volta Laban e il mondo della danza:
Non avevo davvero il fisico da ballerino: grasso, flemmatico e totalmente privo di muscoli.Tuttavia dal primo momento in cui venni a contatto con quel mondo ci fu in me una completa trasformazione. Tutto il mio essere ne rimase scosso, il mio corpo si adattò alla danza mentre spiritualmente mi dissolvevo in quell’arte” 16
Hans Züllig era un danzatore particolarmente dotato fisicamente, la sua esperienza era molto diversa da quella di Jooss che aveva conquistato la danza trasformando il suo corpo in uno strumento estremamente espressivo e aveva approfittato dei limiti del suo corpo per trasformarli in forza creativa.

L’ interpretazione di Jooss nel ruolo della Morte nel balletto Der grüne Tisch 17 è potentissima e fortemente espressiva, specchio di una personalità forte e singolare.

Ma la forza della coreografia di Jooss sta nel fatto che la sua danza della Morte può essere interpretata, ed è stata di fatto interpretata, anche da altri danzatori.

Jooss supera il limite delle grandi protagoniste della danza espressionista come Mary Wigman, creatrici di memorabili danze assolo che rischiano però di nascere e morire con le loro interpreti. Come afferma Züllig nel film di Ulrich Tegeder:


Noi eravamo completamente diversi dalla Wigman. Jooss era proprio dentro il teatro, era un uomo di teatro, non poteva accontentarsi di un raggio di azione così limitato quale era il suo. Jooss faceva dei bellissimi intermezzi operettistici, favolosi. La gente veniva solo per vedere questi intermezzi. Allestiva anche pezzi di repertorio.

La sua tecnica era molto definita e di alto livello musicale” 18
In questo senso l’ideale di Züllig di poter formare un danzatore corpo-anima dotato di uno strumento perfetto pronto a interpretare anche la più complessa coreografia è in sintonia con le idee pedagogiche del maestro.
Il nostro scopo continua a essere quello di un teatro danza concepito in relazione ai libretti, alla musica e soprattutto agli interpreti;nella scuola e negli studios la tecnica della nuova danza deve svilupparsi in uno strumento sovra-personale e oggettivo della danza drammatica, che includa gradualmente la tecnica del balletto classico tradizionale nella nuova disciplina” 19
Züllig trasmetteva la sua esperienza agli allievi attraverso lo studio di questa tecnica rigorosa e sovrapersonale, che includeva il balletto classico come base imprescindibile per dare forza al centro del corpo, un centro del corpo capace di sostenere rotazioni e spostamenti dall’asse centrale senza vacillare, senza esitazioni, un corpo-anima sicuro e stabile.



Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   37


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale