Sopravvivenza libera da terapia ormonale nel carcinoma prostatico clinicamente organo confinato in una serie recente trattata con: confronto tra radioterapia esterna eo prostatectomia radicale chirurgica ambrosini Emanuele, Zitella Andrea



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22.12.2017
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SOPRAVVIVENZA LIBERA DA TERAPIA ORMONALE NEL CARCINOMA PROSTATICO CLINICAMENTE ORGANO CONFINATO IN UNA SERIE RECENTE TRATTATA CON: CONFRONTO TRA RADIOTERAPIA ESTERNA EO PROSTATECTOMIA RADICALE CHIRURGICA
Ambrosini Emanuele, Zitella Andrea, Giansilvio Marchioro (1), Ambrosini Emanuele, Ragona Carlo, Guarneri Alessia, ….altri radioterapisti?…, Ricardi Umberto, Terrone Carlo (1), Gontero Paolo


  1. Clinica Urologica di Novara


INTRODUZIONE: La minore disponibilità di trattamenti locali per la gestione della recidiva di malattia nel paziente con tumore di prostata organo confinato sottoposto a radioterapia, conduce ad una maggiore probabilità di utilizzo della terapia ormonale. Lo scopo di questo studio retrospettivo multicentrico è di valutare la reale entità dell'esposizione a castrazione chimica dei pazienti sottoposti a terapia chirurgica vs radioterapica con intento curativo.

MATERIALI E METODI: Sono stati esaminati 1263 casi con diagnosi clinica di carcinoma prostatico organo confinato allo stadio cT1-cT2c; nel periodo di tempo compreso tra gennaio 2003 e dicembre 2007, 455 di questi pazienti si sono sottoposti ad intervento chirurgico di prostatectomia radicale, mentre 808 sono stati trattati con radioterapia con campi esterni a metodica tridimensionale conformazionale standard e dosaggio ≥ 74 Gy. Sono state confrontate le curve di sopravvivenza libera da castrazione chimica (endpoint primario) e da recidiva sierologica (endpoint secondario) e con un’analisi multivariata si è valutata la correlazione tra intervallo libero da castrazione chimica e variabili quali PSA alla diagnosi, stadio, Gleason score, gruppo prognostico e tipo di trattamento iniziale con intento curativo scelto.

RISULTATI: Sono stati confrontati i due gruppi per i principali fattori di rischio (Tabella 1): pur in presenza di una età media, un PSA medio significativamente maggiori nel gruppo radio trattato, è significativamente maggiore la presenza di carcinoma ad alto Gleason e di stadi più avanzati nel gruppio operato. Dopo 5 anni di follow-up l’88,3% dei pazienti operati e l’84,1% dei radiotrattati di tutte le classi di rischio prognostico presenta una analoga sopravvivenza libera da castrazione chimica : non vi è differenza statisticamente significativa tra le due curve (p=0.25). La differenza è rilevabile se dalla casistica chirurgica vengono esclusi i pazienti che dopo l’intervento hanno eseguito radioterapia adiuvante o di salvataggio: in questo caso dopo 5 anni di follow-up la percentuale di pazienti con sopravvivenza libera da castrazione chimica sale al 93,1% (p<0.05). L’analisi multivariata mostra come il più importante fattore prognostico sul tempo all’inizio della terapia ormonale sia la classe di rischio, seguita dal primo campo del Gleason score e dal PSA e conferma la sostanziale equivalenza dei due trattamenti iniziali. Infine, dopo 5 anni di follow-up, l’83,4% dei pazienti operati e l’83,5% di quelli radiotrattati sono vivi e liberi da recidiva sierologica: non vi è differenza statisticamente significativa tra le due curve (p=0.51).

CONCLUSIONI: Entrambe le terapie primarie radicali dimostrano efficacia nel ritardare l’esecuzione della castrazione chimica. L’ipotesi iniziale circa i potenziali benefici della chirurgia in termini di ritardo all’esposizione della terapia ormonale è visibile solo nei pazienti che non necessitano di radioterapia adiuvante o di salvataggio dopo l’intervento chirurgico ed eventualmente amplificata nel gruppo a prognosi più sfavorevole, anche se quest’ultimo dato ha bisogno di una dimostrazione definitiva
Tabella 1


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