Sospesi sul filo



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Istituto Sturzo - Roma

SOSPESI SUL FILO

Reti telematiche ed elaborazione della cultura politica

Indagine preliminare sulla presenza di siti di cultura politica
espressi da realtà cattoliche in Italia

2004


a cura di

Anselmo Grotti


In epoca di collegamenti “wireless” la metafora del “filo” come struttura portante della Rete sta forse per divenire obsoleta. Tuttavia il doppino telefonico, che tutti abbiamo usato nella nostra fase “wired”, rimane pur sempre il modo più diffuso per entrare nel Web. Il primo significato è dunque quello della fisicità di un “filo” che ci ha fatto capire come essere connessi implichi in modo inestricabile avere un legame che si aggira tra le nostre case, lungo le nostre strade, tra i nostri computer. E allora la metafora facilmente si allarga al secondo significato, un “filo” che tiene assieme i membri di una polis comune, che ne collega le diversità, rispettandole e facendole dialogare: il “filo” di una paziente, incessante, mai compiuta elaborazione culturale. Nella appassionante inquietudine dei tempi che stiamo vivendo la metafora si allarga a un terzo significato: una convivenza politica difficile, sottoposta a tensioni e rischi di regressione molto gravi: davvero siamo appesi a un “filo”, questa volta è il filo esile di una cultura politica che testardamente dimora presso valori come il diritto internazionale, la responsabilità verso il futuro, l’attenzione alla giustizia, all’ambiente, al bene comune anche di chi non stabilisce le regole del mercato.

Infine, e sappiano i grammatici che esiste una affinità tra le parole più profonda delle spiegazioni etimologiche, siamo invitati a un quarto significato della metafora: questa volta è il “filo” che indica il verbo del desiderio, dell’amore, del prendersi cura: il verbo della relazione. Cosa ha da dire la comunità cristiana del nostro Paese di quanto accade attorno a noi? Come esprime la sua philia, il suo essere filo-umana, il suo costruire una polis abitabile per tutti?

C’è poi la questione del “sospesi”. Siamo “sospesi” in effetti: si è sospesi ad esempio quando si cammina su di un ponte stretto, alto sopra l’abisso. Si è sospesi quando ci si trova a metà altezza, come dire, tra cielo e terra. Si è sospesi quando avvertiamo di essere in una condizione di precarietà, di fragilità. Si è sospesi infine quando si è davanti a un bivio, a delle scelte, a delle decisioni che avranno conseguenze per il futuro, ed è come se per un momento fermassimo il tempo per sostare, fare unità in noi e riprendere poi il cammino.

Ha scritto Hegel che se potessimo conoscere i sogni che sognano gli uomini di una determinata epoca comprenderemmo su di loro molto più che in qualsiasi altro modo. I nostri sogni oggi sono quasi tutti visibili. Sono depositati nella Rete. A volte sono sogni, a volte sono incubi. Per lo più sono un intreccio dei due. Come la Rete. Come noi.

SEZIONI


I

LE CARATTERISTICHE DI INTERNET


E LA SUA FUNZIONE POLITICA

Premessa


Genealogia della Rete: una lettura “politica”

L’utilizzo della Rete in ambito cristiano in Italia

Le modalità dell’indagine

Tra tecnologia e contenuti

Una proposta di classificazione

Rete e comunicazione politica

Alcune – provvisorie - conclusioni

II

ANALISI DEI SITI E LORO SUDDIVISIONE TEMATICA



III

DATI E SCHEDE

Indirizzi web e di posta elettronica
Dati quantitativi
Schede compilate

Premessa


La Rete sta rappresentando sempre più non solo il mezzo di trasmissione delle informazione, quanto soprattutto il luogo della loro elaborazione e interazione. Essa si avvia ad essere una sorta di “paesaggio mentale condiviso”, dotato di potenti elementi di comunicazione così come di ambivalenti virtualità.

Cosa ne è della riflessione politica in Rete, in particolar modo da parte dei cattolici italiani? Esiste la consapevolezza della novità rappresentata dalle tecnologie della comunicazione? Esiste la percezione del legame profondo che esse hanno con la tradizione creativa che ha sempre incarnato la medesima fede in una pluralità di contesti culturali?

La fedeltà al mondo, alla storia, alla polis è sempre stata testimoniata dall’attenzione e dalla passione per la costruzione di una comunità di vita, un ambiente pubblico, un luogo terzo rispetto alla sacralità delle singole interiorità, un “fuori del dentro” che è il terreno comune dove esercitare la difficile e affascinante sfida della convivenza. Convivenza tra esseri diversi, ognuno dei quali irriducibile all’altro, e contemporaneamente convivenza tra esseri capaci di comunicazione, di elaborare transazioni e interpretazioni, mediazioni e condivisioni.
Come primo passo in questa ricerca è stata svolta l’analisi dei siti web presenti in Italia attualmente coinvolti, secondo diverse modalità, nelle tematiche di cultura politica. La ricerca ha preso in considerazione i siti di orientamento cattolico, senza trascurare alcuni esempi significativi di altro orientamento. Tale analisi è preparatoria a ulteriori sviluppi, quali incontri di tipo seminariale con alcuni dei principali soggetti, nonché all’apertura di un ambiente in Rete appositamente disegnato per rappresentare il punto di incontro della riflessione politica cristianamente ispirata.

Si è ritenuto opportuno svolgere una ricerca dei siti web, individuati tramite i seguenti criteri:



  • una ricerca attraverso riviste, case editrici, associazioni, fondazioni

  • una selezione dai cosiddetti “portali cattolici”

  • una indagine direttamente in Rete

  • l’utilizzo dei link presenti nei siti visitati

Il numero dei siti web individuati è stato molto alto, ma si è ritenuto necessario operare una selezione che tendesse a privilegiare gli aspetti più direttamente coinvolti nella presente ricerca. Non di rado infatti si assiste a una miscellanea di argomenti, a volte di un certo interesse, altre volte meno, tendenzialmente sofferenti di una tipica malattia della Rete: l’accumulo di informazione piuttosto che la sua selezione.

Gli stessi portali “cattolici” attualmente presenti nella Rete italiana, pur svolgendo senz’altro una funzione preziosa, si presentano come un archivio piuttosto che come una catalogazione. Anche quando si tenta una classificazione in settori, si trova mescolato l’importante sito nazionale, magari istituzionale, con quello che vive una stagione effimera e poi rimane con le sue pagine congelate per anni. È evidente che non si tratta di una critica a un lavoro meritorio e spesso fatto con passione, quanto piuttosto la segnalazione di un problema diffuso, certamente presente anche in questa stessa ricerca: è possibile tener testa in modo razionale al caotico divenire della Rete? Quali strumenti, quali modelli sono più utili allo scopo di diminuire il rumore di fondo della comunicazione per enfatizzare l’aspetto dell’agorà telematica, spesso celebrata ma non sempre praticata?
Genealogia della Rete: una lettura “politica”
I due volti della Rete

Che cosa è la Rete? Per l’appunto è qualcosa di indefinibile, non avendo un centro. E tuttavia credo sia possibile identificare, in questa mutazione continua, almeno due opposte tendenze, o meglio una duplicità irrisolta, una ambiguità che è segnata nel suo DNA informatico sin dagli inizi. Dagli inizi di Internet, o almeno di quello che era destinato a divenire Internet, da Arpanet in poi. Un primo ambiente, come sappiamo, fu quello militare. Tutti sanno che la Rete nacque con l’obiettivo di rendere sostanzialmente invulnerabile a un attacco nemico il delicatissimo sistema delle comunicazioni militari statunitensi. In sistema rigidamente gerarchico e lineare, l’interruzione di uno snodo del sistema o addirittura del suo centro avrebbe provocato gravi danni o la paralisi delle informazioni strategiche. Se un missile avesse centrato un nodo di un sistema a rete, le comunicazioni sarebbero comunque transitate per altre vie, giungendo lo stesso a destinazione. Non c’è bisogno di spendere altre parole sulla questione, ben conosciuta, del come circolavano le informazioni nella “rete militare”. Trovo invece che sia stato sottovalutato l’aspetto sostanziale della questione: che cosa circolava in essa? Evidentemente questioni militari, evidentemente questioni destinate ad essere comunicate tendenzialmente in tutto il mondo ma assolutamente a una comunità ristretta di persone, con criteri di selezione assai pesanti. In questo modo la comunità militare aveva perennemente accesso a un insieme di informazioni non meno vitali e non meno strategiche delle risorse “materiali” costituite da uomini e mezzi. Questo è un aspetto da tenere presente nella genesi di Internet.



Ma la Rete, come tutti noi almeno sino ad oggi, ha due genitori, non uno solo. L’altro genitore è l’Università. Il mondo universitario, a partire da quello statunitense, ha visto sin da subito la Rete come il luogo di condivisione della conoscenza, dove porre sotto esame pubblico le ipotesi via via elaborate, dove mettere a disposizione dati, testi, informazioni, immagini, secondo modalità via via più complesse e raffinate. Qui le caratteristiche sono opposte a quelle del “genitore militare”: tendenzialmente infatti la loro destinazione è universale. Se la comunicazione militare avviene per gerarchie rigide e protocolli centralizzati, nel “genitore universitario” la comunicazione è informale, le regole che la presiedono nascono secondo modalità bottom-up (vedi il caso della netiquette). Mentre la componente che permette la comunicazione telematica a livello macchina è per lo più militare, l’attenzione alla comunicazione come interfaccia è prevalentemente universitaria (si veda il caso del WWW, nato al CERN di Ginevra in seno alla comunità dei fisici). Da quando la scienza moderna ha definito il sapere scientifico come sapere pubblico, si sono moltiplicate le modalità della sua comunicazione. La Rete rappresenta l’ultimo sviluppo di una tendenza molto lontana nel tempo: la realizzazione di “paesaggi mentali condivisi” attraverso la mediazione di supporti fisici progressivamente più duttili.
Questa duplicità di origini è presente anche nei siti che si occupano di cultura politica. Non sto parlando in senso stretto di contenuti, perché se utilizziamo questa categoria potremmo trovarci di fronte a una classificazione diversa. Sto parlando della modalità profonda di intendere la Rete, una modalità che risente di due opzioni tra loro radicalmente alternative, anche se poi nei singoli casi concreti possiamo trovare delle contaminazioni.

  1. La Rete come collegamento tra omogenei

Chi costruisce un sito web a partire da questa visione di fondo tiene ben presente una serie di idee, che afferma in modo molto preciso. Si rivolge a un insieme di persone che già condividono in partenza le idee rappresentate dal sito. In esso si trova una conferma della propria identità, la possibilità di entrare in contatto con altri simili a noi, l’insieme di strumenti culturali, politici e organizzativi per diffondere la propria posizione. Non è escluso che il sito possa “convertire” qualcuno estraneo all’ambiente culturale di riferimento (siamo pur sempre nella Rete!), ma si ha l’impressione che si cerchi più una – per l’appunto – “conversione globale” che porre dei germi di riflessione da rielaborare poi nell’autonomia della persona. Ci sono a questo proposito interessanti osservazioni di Maldonado1. Il cyberspazio sarebbe ad esempio il luogo della democrazia diretta, e gli entusiasti arrivano a parlare di un "ritorno a Jefferson", di una Rete che, essendo senza centro, è ipso facto democratica, senza un luogo di controllo. È evidente che esiste un elemento di democraticità in tecnologie che fanno viaggiare le informazioni a una velocità pressoché istantanea e a costi bassissimi. Tuttavia l’abolizione dello spazio permette la creazione di comunità di omogenei che si scelgono per naturale affinità, perdendo progressivamente la capacità di interagire con posizioni differenti. All’estremo, potremmo avere tante Reti autonome ognuna con le proprie regole, mentre nella vita fuori dalla Rete ci troveremmo in situazioni di conflitto se mescolati negli spazi geografici oppure ghettizzati. In realtà una tale situazione è antitetica alla potenzialità vere di Internet, la quale è si legame che annulla lo spazio, ma per l’appunto è Inter-Net, “rete di reti”, mantenendo necessariamente un protocollo condiviso che permette a ogni elemento di dialogare con gli altri.

  1. La Rete come luogo di incontro

Il “genitore universitario” intende la Rete come un luogo di condivisione della conoscenza e di libera discussione, il rapporto è più paritario e i contenuti sono inseriti con il preciso scopo che vengano esaminati. Dal punto di vista della cultura politica questo si traduce nella tendenza a tener maggiormente conto della complessità delle tematiche. Già l’antica tradizione filosofica tendeva a riconoscere nelle tematiche etiche e politiche il luogo della dialettica argomentativa, a partire da premesse che non potevano non essere a loro volta fatte oggetto di riflessione critica. Per quanto spesso banalizzato e utilizzata a sproposito, l’idea della Rete come una agorà telematica ha qui la sua ragion d’essere più profonda. Agorà infatti indica il luogo dove ci si incontra, luogo terzo rispetto alle appartenenze, luogo dove si può dissentire e a volte non comprendersi, ma che garantisce comunque il permanere della polis, evitando la guerra per bande e la frammentazione di molteplici monadi tanto omogenee al loro interno quanto non comunicanti all’esterno. E, secondo un ben noto assioma, se non c’è un elemento riconosciuto come superiore dai due interlocutori rimane solo la violenza, la sopraffazione e in ultima analisi la guerra a dirimere le controversie.

Dunque è bene essere consapevoli che ci sono due genitori all’origine della Rete, e che in tutti i figli rimangono tracce dei genitori. Ma questa analisi, per quanto sommaria, non sarebbe completa se non accennassimo a un ulteriore elemento che si è aggiunto più di recente, un elemento che ha portato modificazioni di non poco conto. I due genitori infatti, pur così diversi tra loro, avevano qualcosa in comune: intendevano la Rete come un luogo dove scambiarsi servizi e informazioni senza un diretto ritorno di tipo economico. I pur rilevanti interessi in gioco, in ambito universitario e ancor più in quello militare, non avevano un riflesso immediato nell’utilizzo della Rete. Non a caso si è avuta per molto l’impressione che tutto quello che è su Internet sia gratis. A un certo punto però è comparso un terzo elemento: la Rete come strumento di marketing: dal commercio elettronico alla pubblicità, dai servizi erogati a pagamento al traffico dei dati personali si è consolidato un robusto settore commerciale della Rete. Questa terza modalità ha innovato il codice genetico precedente: è diverso dall’elemento militare, perché è pubblico e si rivolge alla generalità degli utenti. Ma è diverso anche dall’elemento universitario, perché ripropone le modalità di comunicazione uno a molti tipico dei precedenti sistemi di comunicazione di massa. Potremmo dire che intende convincere senza far ragionare. La Rete ha dalla sua nascita un aspetto di luogo condiviso, dove si svolgono scambi “alla pari”, mentre più recentemente si è imposto un altro paradigma. Non stiamo parlando tanto del fatto che la Rete sia il luogo dove si vendono beni e servizi, quanto di una peculiarità più sottile: gli stessi motori di ricerca restituiscono risultati non solo in riferimento alla congruità del tema, ma anche tenendo conto dei siti che sono disposti a pagare per comparire in cima alla lista2.

Appare chiaro quindi che non si tratta di una semplice riproposizione ad es. del mezzo televisivo e delle sue logiche pubblicitarie. Si ha l’impressione che le superiori caratteristiche tecnologiche del mezzo telematico siano utilizzate per rafforzare ulteriormente la posizione di predominio di chi gestisce il flusso comunicativo. Mentre la tv generalista ad esempio è costretta a rivolgersi a una “massa” abbastanza indistinta di utenti, attraverso le tecnologie telematiche è possibile suddividere gli utenti in classi sempre più ristrette, in modo da far arrivare il messaggio nel modo più convincente e selettivo possibile. In teoria tale classi possono essere così selettive da includere ciascuna un solo utente (il che permetterebbe un livello di efficacia della comunicazione pubblicitaria che finora solo la fantascienza ha sognato). La cosa interessante (e in un certo senso inquietante) è che stiamo assistendo a una convergenza tra il desiderio di maggior efficienza e comodità dell’uso della Rete da parte del singolo e gli analoghi desideri di chi offre determinati servizi. Più il mio programma conosce i miei interessi, gusti, preferenze, orientamenti più sarà efficiente nello svolgere per mio conto ricerche complesse, presentandomi così le informazioni su quello che mi serve e mi interessa. Ma in questo modo diverrò sempre più trasparente e indifeso nei confronti di chi riesce poi a tener conto di tutte queste informazioni in modalità finora inconcepibili per il semplice fatto di essere materialmente impossibili senza un supporto informatico. Neppure il più feroce dei regimi polizieschi del passato poteva essere in grado di arrivare a tal punto di controllo.

Infine, almeno un cenno a ulteriori utilizzi della Rete, anch’essi recenti. Un figlio spurio dell’elemento militare è l’utilizzo criminale. La possibilità di comunicare in modo istantaneo in tutto il mondo, utilizzando modalità criptate e in grado anche di muovere ingenti flussi di denaro è stata colta molto presto dai grandi gruppi criminali internazionali, da gruppi terroristici, ma anche dallo spionaggio industriale. Anche il marketing ha un figlio spurio: vendite on line secondo modalità improprie (ad esempio i medicinali), ma soprattutto la pornografia con tutti gli elementi ad essa collegati. La pornografia in Rete si muove in una zona molto vasta, con molte sfumature: si va dai siti inseriti nel normale canale commerciale, passando per quelli intermedi, considerati legali in certi stati e illegali in altri, sino a quelli estremi legati ai circuiti di scambio di video che si concludono con la morte della vittima. Si faccia attenzione che parlando di figli spuri non facciamo riferimento alla rilevanza quantitativa del fenomeno, che è invece colossale: le novità tecnologiche e i ritrovati più sofisticati e costosi sono più facilmente reperibili in questi settori che altrove, proprio per l’ingente massa di denaro che riescono a muovere.


L’estrema inafferrabilità della Rete si manifesta anche in questo settore: l’intreccio tra elemento iniziatico (“militare”) e pubblico (“commerciale”) si manifesta nelle infinite tattiche di adescamento: tutta una serie di pagine pubbliche dimostrative che si aprono su altre più nascoste che permettono connessioni di prova e poi via via a pagamento sempre più ristrette. Le normative internazionali sono facilmente eluse e il concetto di territorialità della legge, una conquista del diritto romano, è messo a dura prova dagli sviluppi tecnologici.

D’altra parte anche la legittima esigenza di controllo può essere strumentalizzata: si veda l’inquietante proposta di scambio libertà/sicurezza dopo 11.09, secondo cui occorrerebbe rassegnarsi a una drastica diminuzione delle possibilità di libero scambio delle informazioni e delle opinioni a vantaggio di una presunta maggior sicurezza dal terrorismo. Cercando di passare sotto silenzio il fatto che proprio l’affievolirsi dei diritti civili rappresenterebbe la più bella vittoria e il più pericoloso regalo al terrorismo. Analogamente può suscitare qualche riflessione il periodico emergere di inchieste sulla pedopornografia in Internet, pratica orrenda come poche altre, ma il cui spauracchio sembra a volte essere utilizzato come copertura di altri meno nobili interessi.


L’utilizzo della Rete in ambito cristiano e in Italia
L’uso della Rete in ambito cristiano

La comunità cristiana, che ha sempre saputo che la fede giunge ex auditu, ha però sempre ricordato che ogni forma di comunicazione fa trapelare qualcosa della realtà misteriosa di Dio. La Parola è certamente prima di tutto Parola vivente, pronunciata. Ma è anche una Sacra Scrittura che si incarna, che non teme la kenosis delle parola umana. Non teme la traduzione, la traslitterazione, l’invenzione di alfabeti scritti dove prima non esistevano, l’adozione delle tecnologie che l’intelligenza umana poneva come forme - certo, sempre ambivalenti - per rafforzare la comunicazione. La prima opera a stampa è stata una Bibbia, i primi utilizzi “umanistici” dell’informatica si devono a un gesuita, padre Busa. Nei media ha trovato la santità don Alberione, il fondatore della San Paolo beatificato nel 1996 .

Tutti sanno l’attenzione del Vaticano per la radio, ma forse è meno noto che uno dei primi filmati cinematografici raffigura nientemeno che papa Leone XIII, ripreso a Roma da un collaboratore dei fratelli Lumière. Potremmo dire che la grande scelta di condannare l’iconoclastia ha permesso lo sviluppo della comunicazione sino ai giorni nostri3. Senza parlare poi della stampa, con la straordinaria creatività che ha caratterizzato gli aspetti migliori della tradizione cristiana e cattolica. È evidente che c’è una ragione di fondo, oltre naturalmente a molti altri fattori più contingenti. La ragione di fondo è culturale, anzi direi teologica: l’incarnazione e la rivelazione. Poiché Dio si è rivelato, la verità è divenuta accessibile , ma allo stesso tempo rimane trascendente, non catturabile. Ogni cultura umana, ogni linguaggio la possono trasmettere, ma nessuna formulazione può esaurirla pienamente. Essa è incarnata nel qui e nell’ ora e contemporaneamente li trascende. Molti linguaggi hanno avuto la loro prima formulazione scritta quando si è tradotta la Bibbia nelle loro categorie, eppure nessuna traduzione è mai definitiva. Così è stato per la Rete, verso la quale c’è sempre stata una grande attenzione. Anche da un punto di vista “ufficiale”, va rilevato che il sito del Vaticano (www.vatican.va) è comparso piuttosto precocemente, così come a Internet sono stati dedicati vari documenti, mentre una lettera apostolica è stata diffusa all’episcopato …. direttamente via web. Precoci esempi di presenza in Rete sono stati la comunità ecumenica di Taizè (http://www.taize.fr) e, in Italia, le Paoline (http://www.paoline.it ). Oggi tutti gli organi istituzionali della Chiesa, le associazioni, le case editrici, le riviste, ma anche molte parrocchie e molti gruppi, anche spontanei, e infine anche numerosi cristiani singoli hanno il loro sito Internet. C’è una varietà incredibile di modelli, di scelte tecnologiche, di impostazioni culturali, di durata nel tempo e di frequenza di aggiornamento. Cercheremo di vedere più in dettaglio le caratteristiche di questo mondo così variegato. Ma prima è opportuna una domanda: a tutto questo sommovimento in Rete corrisponde un effettivo interesse da parte nel nostro Paese? Siamo davvero un popolo di “navigatori”?
L’utilizzo di Internet in Italia

Gli italiani navigano veramente in Rete? Ha senso intervenire in questo ambiente, elaborare una cultura della Rete e sviluppare contenuti e modalità di interazione? Oppure il fascino delle tecnologie elettroniche della comunicazione si sviluppa soprattutto per televisori e telefonini? Siamo un paese con una alfabetizzazione recente e incerta, e Internet – nonostante tutto quello che si dice sulla sua multimedialità – è in fondo un sistema fortemente alfabetico. Neotelevisione, telefonia cellulare, videotelefonia fissa e mobile sembrano vincenti sui pc, che in ultima analisi richiedono un po’ di impegno e di disciplina nell’imparare ad usarli. Ebbene, gli studi recenti ci dicono che subiamo spudoratamente la fascinazione delle tecnologie friendly, ma che esiste anche una bella porzione di concittadini che utilizza la Rete, magari a livelli di profondità non elevatissimi. Vediamo alcuni dati.

Secondo il Rapporto 2004 dell’Osservatorio Associazione Italiana Editori sull’ editoria digitate ci sono in Italia 21 milioni di internauti. È una cifra consistente e appare interessante, visto il committente del Rapporto, la nota che quasi la metà sia disposta a pagare per continuare ad accedere ai contenuti editoriali e informativi su internet, che già utilizza.

Praticamente tutti quelli che hanno un pc navigano anche in Rete: siamo ormai all'83% di navigatori tra chi usa il PC, secondo la stima dell'Ispo di Renato Mannheimer. Perché si va in Rete? L’interesse per l’informazione è alto, visto che l'85% ha visitato nell'ultimo semestre almeno un sito a contenuto informativo. Anche il mondo dei formatori è coinvolto. Gli insegnanti che hanno integrato stabilmente Internet nella fase di preparazione delle lezioni sono motivati a continuare a farne uso: quasi un intervistato su due sarebbe persino disponibile a pagare di tasca propria (43%) e addirittura tre su quattro, se fossero possibili detrazioni fiscali (70%), come emerge dall'indagine dell'Istituto Iard .

Il 17% degli italiani nello scegliere quale canale utilizzare per accedere a contenuti editoriali cita in prevalenza le tecnologie (internet, cd rom, cellulare). Sono per lo più i giovani (24%), gli studenti (26%), chi usa abitualmente internet per il proprio lavoro/studio e per il proprio svago (31%). Il cosiddetto approccio "tradizionale" interessa invece il 47% della popolazione. Il 13% utilizza entrambe le formule. Internet viene utilizzato per raccogliere informazioni (30%) e per accedere a materiali a supporto dello studio (23%) o per scaricare musica (23%) e leggere articoli (17%). Rispetto ai vari canali, un terzo della popolazione italiana (30%) considera internet il canale che si presta di più alla ricerca di informazioni turistiche e il 29% a trovare materiali a supporto dello studio universitario. "Approfondendo questo elemento attraverso i focus group- ha spiegato Renato Mannheimer dell'Ispo - si rileva in generale che il servizio attraverso le nuove tecnologie diventa valore soprattutto quando si presenta in forma di servizio personalizzato "one to one", con una interazione sincronica tra l'utente e l'erogatore del servizio, quali ad esempio un corso di lingue interattivo, il tutor privato on-line, una consulenza tecnica personalizzata in un ambito di interesse specifico (da quello giuridico a quello finanziario), un dialogo diretto "a botta e risposta" con gli autori, ecc"...4.

L’Italia ha sostanzialmente raggiunto una buona diffusione delle strumentazioni informatiche, soprattutto di pc in grado di connettersi alla Rete. Quasi tutte le scuole sono in grado di farlo, le città hanno molti internet point, la diffusione domestica dei pc è andata aumentando assieme al calo dei prezzi. Si pongono però con urgenza due questioni di grande rilevanza: lo sviluppo di una cultura in grado di gestire adeguatamente le innovazioni nei mezzi di comunicazione e l’elaborazione di contenuti adeguati alle caratteristiche della Rete. La semplice diffusione della strumentazione tecnica non è sufficiente, rappresentando di per sé una buona notizia solo per chi produce i pc o intende la Rete come ulteriore strumento di manipolazione e di marketing. Il che non esclude un sano rapporto tra elaborazione di contenuti adeguati e adeguato spirito di impresa: proprio il presidente dell'AIE, Federico Motta ha dichiarato:"Credo che dal Rapporto emerga in modo chiaro il dato che la diffusione dell'hardware sia una precondizione per lo sviluppo della società dell'informazione ma non sia sufficiente senza un'adeguata diffusione dei contenuti. La domanda, infatti, come emerge dalle indagini, è davvero forte. Ed è proprio su questo aspetto emergente, secondo noi di fondamentale importanza, che ci si dovrà concentrare nei prossimi anni per permettere anche nel nostro Paese uno sviluppo della società dell'informazione in linea con quanto indicato, per esempio, nel piano di azione di eEurope 2005 dalla Commissione Europea".


Le modalità dell’indagine


La presente indagine
I “cooperativi”


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