Søren Kierkegaard



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Søren Kierkegaard
1. Su se stesso
«Dopo la mia morte non si troverà nelle mie carte (e questa è la mia consolazione) una sola spiegazione di ciò che in realtà ha riempito la mia vita, non si troverà nei recessi della mia anima quel testo che spiega tutto e spesso di ciò che il mondo tiene per bagatelle fa degli avvenimenti di enorme importanza per me e che anche io considero futili appena tolgo quella nota segreta che ne è la chiave» (Pap. IV A 85).
«Io potrei forse riprodurre la tragedia della mia infanzia, l’orrenda chiave di quella religiosità che paurosi sospetti mi facevano scivolare nella mano e la mia immaginazione conficcava nell’animo a colpi di martello, come il mio scandalo per la religione, in una novella dal titolo: La famiglia enigmatica. Essa comincerebbe senz’altro con un idillio patriarcale; così nessuno avrebbe sospetto alcuno, fin quando non echeggiò tutt’a un tratto quella parola che spiegò tutto fra lo spavento generale» (Pap. IV A 144).
«Fu allora che accadde il gran terremoto. Il terribile sconquasso che d’improvviso m’impose un nuovo principio d’interpretazione infallibile di tutti i fenomeni. Fu allora ch’io ebbi il sospetto che l’avanzata età di mio padre non fosse una benedizione divina ma piuttosto una maledizione e che gli eminenti doni di intelligenza della nostra famiglia ci fossero dati solo perché si estirpassero l’un l’altro. Allora io sentii il silenzio della morte crescermi intorno: mio padre mi apparve come un condannato a sopravvivere a tutti noi, come una croce funerea piantata sulla tomba di tutte le sue speranze. Qualche colpa doveva gravare sulla famiglia intera, un castigo di Dio vi pendeva sopra: essa doveva scomparire, rasa al suolo dalla divina onnipotenza, cancellata come un tentativo fallito. E solo di rado trovavo un po’ di sollievo al pensiero che mio padre aveva avuto il grave còmpito di rasserenarci con la consolazione della Religione, di darci il viatico in modo che ci restasse aperto davanti un mondo migliore» (Pap. II A 805).
«Se fosse stato necessario darle [= alla fidanzata Regine Olsen] una spiegazione, avrei dovuto iniziarla a cose spaventose, quali il mio rapporto a mio padre, la sua malinconia, la notte eterna che l’avvolgeva, i miei traviamenti, i miei desideri ed eccessi» (Pap. IV A 107).
«Fin dalla mia prima età io sto gemendo con un “pungolo nella carne”, al quale si è aggiunta anche la coscienza di colpa e di peccato: io mi sono sentito come eterogeneo. Questo dolore, questa eterogeneità io l’ho capita come il rapporto a Dio» (Pap. X5 A 89).




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