Søren Kierkegaard



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b) contro la cristianità
«Nella splendida chiesa del Castello si presenta un pomposo predicatore di corte, l’eletto del pubblico colto, e davanti ad una schiera di aristocratici e intellettuali, commenta con unzione queste parole dell’Apostolo: “Dio ha scelto le cose umili e spregevoli” [...]. E a nessuno vien da ridere!» (Pap. X2 A 227). «Nel corso dei secoli accadde che il Cristianesimo cambiò, che fu abolito ossia (anche per mostrare quale paradosso può essere l’uomo) il Cristianesimo fu abolito in modo ch’esso, come si dice, si stabilì e fiorì [...]. La cristianità è il paradosso che il Cristianesimo è stato abolito e tuttavia sussiste. La cristianità è l’apostasia del cristianesimo. Ciò che inganna è l’immaginarsi un’apostasia come una rinuncia solenne, autentica del Cristianesimo. Mio caro, così onesto e buono il mondo non lo è: no, la bugia è il suo elemento e perciò l’apostasia è in forma di bugia, l’apostasia è la bugia, è l’apparenza d’essere Cristianesimo» (Pap. XI1 A 475).


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