Søren Kierkegaard



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3. Gli pseudonimi
«Ogni comunicazione della verità è divenuta un’astrazione. Il pubblico è diventato istanza; i giornali si chiamano redazione e i professori speculazione; il pastore è meditazione. Nessuno ha il coraggio di dire: “Io”. Ma poiché la prima condizione di ogni comunicazione della verità è assolutamente la personalità, dato che la “verità” non può avvantaggiarsi col ventriloquio, bisogna rimettere la personalità. In questa situazione cominciare col proprio io, quando il mondo era tanto viziato da non sentire mai un io, era cosa impossibile. Il mio còmpito fu perciò di creare personalità di autori e di lanciarli in mezzo alla realtà della vita per abituare un po’ gli uomini a parlare in prima persona. La mia azione così è quella di un precursore, fino a quando verrà colui che nel senso più rigoroso dica: io» (Pap. X1 A 531).
Johannes Climacus, Postilla conclusiva non scientifica alle «Briciole di filosofia» (1846): «La mia idea dominante era che ai nostri tempi, a causa dell’eccessivo sapere, si era dimenticato ciò che è l’esistere e l’importanza che deve avere l’interiorità, e che a partire di qui si doveva spiegare il malinteso fra la speculazione e il cristianesimo. Decisi allora di riportarmi all’indietro il più lontano possibile, per non arrivare troppo presto all’esistenza religiosa, tanto meno all’esistenza cristiana, lasciando così alle spalle i malintesi. Se si è dimenticato ciò che comporta l’esistere religiosamente, si è anche dimenticato cosa comporta l’esistere umanamente: ecco una cosa che si doveva quindi trovare. Ma prima di tutto questo non va fatto in forma di docenza. [...] Decisi allora di cominciare. La prima cosa che volli fare per cominciare dal principio fu di lasciare che il rapporto di esistenza fra il momento etico e quello estetico si realizzasse in una individualità esistente. [...] Che succede? Mi ero appena seduto ed ecco che esce Enten-Eller [...] Enten-Eller, il cui titolo è già indicativo, lascia che il rapporto di esistenza fra il momento etico e quello estetico si realizzi in una individualità esistente. Questo indica per me la polemica indiretta del libro contro la speculazione che si mantiene indifferente verso l’esistenza. Il fatto che non c’è nessun risultato e nessuna decisione definitiva è un’espressione indiretta per dire che la verità è interiorità, e a questo modo forse una polemica indiretta contro la verità come sapere. […] Se ho colto il pensiero degli autori, non posso saperlo con precisione; in ogni caso voglio qui chiedere loro scusa di avere in qualche modo fatto di essi una recensione: anche se questo mio trattenimento, non occupandosi precisamente del contenuto, non è in fondo una recensione. Non è stato per me mai un enigma perché gli pseudonimi si siano sempre rifiutati alle recensioni. La forma di esposizione per contrasti rende impossibile di farne una recensione, perché un resoconto sopprime precisamente ciò che v’è di più importante e trasforma falsamente lo scritto in una composizione cattedratica».
Una prima e ultima spiegazione, firmata col nome di Kierkegaard, in appendice alla Postilla: «Formalmente e per amore di regolarità io riconosco qui [...] ch’io sono, come si dice, l’autore di [segue l’elenco delle opere pseudonime, da Enten-Eller (1843) alla stessa Postilla (1846)]. La mia pseudonimia o polionimia non ha una ragione casuale nella mia persona [...] ma una ragione essenziale nella stessa produzione [...]. Il mio rapporto all’opera è ancora più esteriore di quello di un poeta che crea dei personaggi, eppure è lui stesso l’autore nella prefazione. Io sono infatti impersonalmente o personalmente in terza persona un suggeritore che ha prodotto poeticamente degli autori, le cui Prefazioni sono ancora una loro produzione, come lo sono anche i loro nomi. [...]  Il mio desiderio e la mia preghiera perciò è che, se a qualcuno venisse in mente di citare qualche passo di questi libri, abbia la cortesia di citare con il nome della pseudonimo rispettivo, non col mio [...] perché io non sono l’autore che in senso improprio, mentre sono, in modo del tutto proprio e diretto, l’autore per esempio dei Discorsi edificanti e di ogni parola in essi contenuta».
(Traduzione di Cornelio Fabro)



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