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3.2.4 Temi
I temi principali che emergono nel romanzo di Elio Vittorini, Uomini e no, sono soprattutto l’umanità, la guerra e l’amore.

Il tema fondamentale è naturalmente la guerra che indica il periodo storico, la seconda guerra mondiale, particolarmente la lotta partigiana per la libertà. La guerra viene descritta soprattutto come un conflitto perché in tutto il corso del racconto non appaiono spesso scontri a fuoco, carri armati o intrusioni, ma invece vendette personali, fucilazioni singole e conflitti tra partigiani e nazisti.

Altro tema della storia è l’amore, che è evidente tra i personaggi principali Enne 2 e Berta. Però i due non riescono ad essere felici, avendo la diversa condizione, Enne 2 è libero, mentre Berta ha un marito. Essa non ha il coraggio di lasciare suo marito. Perciò questo amore impossibile di Enne 2 per Berta, lo porta a compiere gesti irrazionali, come il sacrificio della propria vita.

Questo tema si può osservare anche nel caso del venditore ambulante Giulaj, lacerato dai cani dei tedeschi, che prima di essere giudicato parla con il capitano Clemm della sua giovane moglie.

Il tema generale del romanzo, enunciato già nel titolo, è sicuramente una questione fondamentale dell’umanità, cioè, la differenza tra uomini e non uomini. Nel romanzo „uomini“ sono rappresentati dalla gente comune, da Enne 2 e i suoi compagni impegnati nella lotta partigiana, invece „non uomini“ sono i personaggi che nel libro simbolizzano il mondo fascista. Nel romanzo sono presenti alcuni episodi insegnativi, dai quali emerge la convinzione che l’unico modo per salvare l’uomo consiste appunto nella lotta contro i nazi-fascisti. Vittorini chiarisce la sua visione dell’umanità, divisa in uomini e non uomini, in una dei sei capitoli scritti in corsivo:
L’uomo, si dice. E noi pensiamo a chi cade, a chi è perduto, a chi piange e ha fame, a chi ha freddo, a chi è malato, e a chi è perseguitato, a chi viene ucciso. Pensiamo all’offesa che gli è fatta, e la dignità di lui. Anche a tutto quello che in lui è offeso, e ch’era, in lui, per renderlo felice. Questo è l’uomo. […] Il Gap anche? Perdio se lo è! Il Gap anche, come qui da noi si chiama ora, e comunque altrove si è chiamato. Il Gap anche. Qualunque cosa lo è anche, che venga su dal mondo offeso e combatta per l’uomo. Anch’essa è l’uomo. […] Noi abbiamo Hitler oggi. E che cos’è? Non è uomo? Abbiamo i tedeschi suoi. Abbiamo i fascisti. E che cos’è tutto questo? Possiamo dire che non è, questo anche, nell’uomo? Che non appartenga all’uomo?94

Questa divisione dell’umanità in uomini e non uomini causa l’apparizione di problemi «metafisici».95 È proprio il male, nelle opere di Elio Vittorini, che si identifica con il nazifascismo:


[…] Sangue? Ecco l’uomo. Lagrime? Ecco l’uomo. E chi ha offeso che cos’è? Mai pensiamo che anche lui sia l’uomo. Che cosa può essere d’altro? Davvero il lupo? Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell’uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell’uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l’umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero?96
Altri temi, che emergono sia nel romanzo Uomini e no sia nelle altre opere dello scrittore, sono la felicità naturale, l’infanzia e il male, l’«offesa al mondo».

Nel romanzo Uomini e no, i capitoli scritti in corsivo sono interventi dell’autore che riportano un immaginario dialogo tra l’autore stesso e il personaggio di Enne 2. La funzione di questi capitoli in corsivo è quella di confrontare i due ambienti in cui si trova l’uomo, cioè, l’età adulta e l’infanzia:


«Vuoi un giorno della tua infanzia?» chiedo a Enne 2.

«Grazie» mi dice. «Non ne ho bisogno.»

«Non vuoi la tua infanzia, e insieme a lei?»

«Lei nella mia infanzia?»

«Lei bambina e tu bambino. Tu e lei insieme.»

«Ma io non so niente di lei bambina.»

«Non sai tutto di lei? Tu sai tutto di lei.»

«Ma non l’ho mai incontrata, lei bambina.»

«E non puoi incontrarla ora? Puoi incontrarla ora.»

«Ora no» mi dice.

«Come?» io gli dico. «Tu puoi fermarla se vai da lei bambina. Non vuoi fermarla?»

«Fermarla?» egli dice. «Fermare ogni cosa che le è accaduto?»

«Puoi impedire che incontri quell’uomo.»

«Impedire ogni cosa che le è accaduto?»

«Puoi» gli dico. «Puoi impedire ogni cosa, e fermare lei.»97
Altro tema che spesso ricorre nelle opere di Elio Vittorini è il male, l’«offesa al mondo». Con Uomini e no, il male prende forme più storicamente riconoscibili, rendendosi identico nel fascismo e nel nazismo. Esemplare è la figura di Cane Nero che viene proposto, nelle pagine finali del romanzo, come figura universale del male.

Quando Cane Nero entra nella stanza, nella quale sta aspettando Enne 2 per poter ucciderlo, egli non è più un uomo, ma il male:


E Cane Nero, quando entra, è tutti i cani che sono stati, è nella BIBBIA e in ogni storia antica, in MACBETH e AMLETO, in Shakespeare e nel giornale d’oggi. Ma lui di sette anni, io lo porto via. Non altro rimane, nella stanza, che un ordigno di morte: con due pistole in mano.98
Nei romanzi neorealistici, che trattano la realtà contemporanea e le problematiche sociali del dopoguerra italiano, appaiono generalmente uomini e donne semplici con i loro sentimenti e le loro miserabili condizioni di vita. La guerra e la lotta partigiana vengono descritti dettagliatamente, mentre i rapporti personali vengono presentati in modo differente, più modestamente.

La stessa cosa avviene per quanto riguarda i protagonisti del romanzo Uomini e no. Sebbene Enne 2 e Berta siano legati da un amore fortissimo, la loro relazione sentimentale viene espressa con poche parole sia da parte di Enne 2 sia da parte di Berta. Nel romanzo si possono osservare soltanto alcuni fatti relativi al loro amore.

All’inizio del romanzo Berta esprime il suo sentimento profondo per Enne 2, dicendo: «Tu sei nato perché io l’ho voluto. Io sono nata e subito ho voluto che anche tu ci fossi. Non volevo essere al mondo senza che tu ci fossi.»99 Mentre l’amore di Enne 2 è simboleggiato dal vestito di Berta che egli tiene appeso sulla porta della sua camera da dieci anni, da quando si innamorò di lei. E dopo che decide di sacrificare la propria vita, alla fine della vicenda, non potendo vivere con Berta che non riesce ad abbandonare il marito.

Conclusione
Il neorealismo ha un ruolo importante nella storia della letteratura italiana perché rispecchia l’atmosfera di quel periodo.

Lo scopo della nostra tesi era di rilevare il rapporto specifico tra Elio Vittorini e il neorealismo, del quale è considerato uno degli esponenti più significativi.

Nel primo capitolo abbiamo riassunto in sintesi la vita e l’opera di Elio Vittorini. Abbiamo menzionato gli inizi del suo scrivere, i frequenti trasferimenti che erano causati dalla ricerca del lavoro ed anche i suoi incontri con i personaggi significativi. Abbiamo presentato le sue opere principali, ricordando anche il suo lavoro di traduttore.

Nel secondo capitolo abbiamo cercato di definire le caratteristiche principali del neorealismo, il movimento culturale che si sviluppa tra gli anni ’43 e ’55 nell’Italia del dopoguerra. Abbiamo spiegato il termine “Neorealismo“ e la sua funzione che esso svolse in quel periodo, elencando i maggiori rappresentanti del neorealismo che compaiono nell’ambito cinematografico e letterario.

Nel terzo capitolo abbiamo prestato attenzione all’opera neorealistica di Elio Vittorini, presentando la rivista «Il Politecnico», diretta da Vittorini ed edita da Einaudi, e analizzando il suo romanzo resistenziale Uomini e no.

L’obiettivo principale del «Politecnico» era dichiarato già nel primo numero della rivista, intitolato Una nouvoa cultura: «Non più una cultura che consoli nelle sofferenze, ma una cultura che protegga dalle sofferenze, che le combatta e le elimini».100 Elio Vittorini voleva, con la sua rivista, rinnovare la cultura italiana ed inserirla nel contesto mondiale ed europeo, cercando di informare i lettori dei maggiori avvenimenti contemporanei. «Il Politecnico», senza dubbio, fu una delle riviste più importanti del secondo dopoguerra.

La seconda parte del terzo capitolo è dedicata al romanzo Uomini e no, che tratta il tema della lotta partigiana. Nei sottocapitoli abbiamo spiegato la composizione e lo stile del romanzo, abbiamo cercato di narrare in breve la trama ed anche analizzare i protagonisti ed i temi che compaiono nel romanzo.

Come abbiamo già accennato, nei capitoli precedenti, Elio Vittorini appartiene sostanzialmente alla corrente del neorealismo. Però abbiamo scoperto che, pur essendo considerato lo scrittore più rappresentativo di questo movimento, in realtà tocca il neorealismo solo in parte. Alcune sue opere, utilizzate come esempi tipici della letteratura neorealistica, esemplare è il suo romanzo Conversazione in Sicilia, dimostrano infatti caratteri assolutamente differenti.

Per concludere, Elio Vittorini, uno degli autori più significativi del Novecento, non viene oggi apprezzato soltanto per la sua produzione di narrativa, ma, viene considerato uno dei massimi organizzatori di cultura del dopoguerra.

Bibliografia


  1. Bibliografia primaria

Vittorini, Elio, Conversazione in Sicilia, Rizzoli, Milano, 2006.

Vittorini, Elio, Il Garofano rosso, Mondadori, Milano, 2001.

Vittorini, Elio, Gli anni del «Politecnico»: lettere 1945-1951, a cura di Carlo Minoia, Einaudi, Torino, 1977.

Vittorini, Elio, Uomini e no, Mondadori, Milano, 2001.



  1. Bibliografia secondaria

Briosi, Sandro, Invito alla lettura di Elio Vittorini, Mursia, Milano, 1971.

Calvino, Italo, Il sentiero dei nidi di ragno, Mondadori, Milano, 1993.

Crovi, Raffaele, Il lungo viaggio di Vittorini. Una biografia critica, Marsilio, Venezia, 1998.

De Nicola, Francesco, Introduzione a Vittorini, Laterza, Bari, 1993.

De Nicola, Francesco, Neorealismo, Editrice Bibliografica, Milano, 1996.

Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana. Il Novecento, Einaudi scuola, Milano, 1991.

Ghidetti, Enrico, Luti Giorgio, Dizionario critico della letteratura italiana del Novecento, Editori riuniti di Sisifo, Roma, 1997.

Kautský, Oldřich, Italský filmový neorealismus, Orbis, Praha, 1958.

Luperini, Romano, Il Novecento: apparati ideologici, ceto intellettuale, sistemi formali nella letteratura italiana contemporanea, Loescher, Torino, 1981.

Pelán, Jiří, Slovník italských spisovatelů, Libri, Praha, 2004.

Raimondi, Ezio, Fenocchio Gabriella, La letteratura italiana: il Novecento 2. Dal neorealismo alla globalizzazione, Paravia Bruno Mondadori, Milano, 2004.

Rosa, Alberto Asor, Scrittori e popolo. Il populismo nella letteratura italiana contemporanea, Savelli, Roma, 1979.

Rosa, Alberto Asor, Storia d’Italia, Vol. 4. Dall’Unità a oggi, Einaudi, Torino, 1975.

Seidl, Ivan, La letteratura italiana del Novecento, Brno, 1985.



  1. Sitografia

http://library.thinkquest.org/28490/data/italiano/index_i.htm

http://www.italica.rai.it/cinema/neorealismo/index.htm



1 Calvino, Italo, Presentazione de Il sentiero dei nidi di ragno, Mondadori, Milano, 1993, p. VI.

2 I dati biografici sono tratti da Briosi, Sandro, Invito alla lettura di Elio Vittorini, Mursia, Milano, 1971; De Nicola, Francesco, Introduzione a Vittorini, Laterza, Bari, 1993; Crovi, Raffaele, Il lungo viaggio di Vittorini. Una biografia critica, Marsilio, Venezia, 1998; Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana. Il novecento, Einaudi scuola, Milano 1991.

3 In tutta l’opera di Elio Vittorini è presente il fascino del treno e del viaggio.

4 L’opera più significativa che Elio Vittorini legge in quel periodo è il Robinson Crusoe di Daniel Defoe. Vittorini stesso dichiara: „Mi colpì profondamente: come una pietrata che mi fosse rimasta in testa; e che continuò a colpirmi anche più tardi, quando potei leggerlo, alcuni anni dopo, in una traduzione integrale; e poi quando potei leggerlo, ormai adulto, nell’originale inglese.“

Crovi, Raffaele, Il lungo viaggio di Vittorini. Una biografia critica, Marsilio, Venezia, 1998, p. 25.



5 Salvatore Quasimodo (1901-1968), poeta, traduttore, critico letterario; Nel 1959 ottenne il premio Nobel per la letteratura; Collaborò a vari giornali e riviste: « Solaria», «Circoli», «Letteratura», «Il Tempo»; Tra le sue opere principali citiamo: Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), Giorno dopo giorno (1947), La vita non è sogno (1949) e Il falso e vero verde (1956).

Cfr. Pelán, Jiří, Slovník italských spisovatelů, Libri, Praha, 2004, pp. 605-606.



6 De Nicola, Francesco, Introduzione a Vittorini, Laterza, Bari, 1993, p. 17.

7 Curzio Malaparte (1898-1957), scrittore, giornalista, poeta; Insieme a Bontempelli fondò la rivista «900»; Tra le sue opere più importanti citiamo: Kaputt (1944) e La pelle (1949).

Cfr. Pelán, Jiří, Slovník italských spisovatelů, Libri, Praha, 2004, pp. 458-459.



8 La difficile situazione economica esprime Vittorini nella lettera inviata ad Alberto Carocci: „In questi giorni, sono più che preoccupato, sono disperato. […] Tutti i giornali mi chiudono la porta in faccia. Malaparte, per consiglio di Titta Rosa, non mi pubblica pù articoli. […] Silenzio assoluto d’ogni parte. Il Resto del Carlino me ne ha rifiutati, in venti giorni, quattro, uno dopo l’altro. […] Non mi resta per adesso che il Lavoro Fascista, 100 lire al mese. Ciò significa affamare un uomo. Non ti sembra indegna odiosa vile questa campagna? […] Tutto per quel benedetto articolo dell’Italia Letteraria.“

De Nicola Francesco, Introduzione a Vittorini, op. cit., p. 27.



9 «Solaria» fu una rivista fondata nel 1926 da Alberto Carocci. Possiamo citare alcuni collaboratori: Alberti, Morra, Debenedetti, Franchi, Gromo, Garosci, Montale, Saba, Raimondi, Solmi, Ferrero, Ferrata, Vittorini, Gadda, Contini e Poggioli.

Cfr. Ghidetti, Enrico, Luti Giorgio, Dizionario critico della letteratura italiana del Novecento, Editori riuniti di Sisifo, Roma, 1997, pp. 815-817.



10 Eugenio Montale (1896-1981), poeta, giornalista, critico letterario e musicale; Nel 1975 ottenne il premio Nobel per la letteratura; Collaborò con numerose riviste e giornali: «Solaria», «La Fiera Letteraria», «Il Mondo», «Corriere della Sera»; Tra le sue opere principali citiamo: Ossi di seppia (1925), Le Occasioni (1939), La bufera e altro (1956) e Farfalla di Dinard (1956).

Cfr. Pelán, Jiří, Slovník italských spisovatelů, Libri, Praha, 2004, pp. 496-498.



11 Drusilla Tanzi era in quel periodo la moglie di Matteo Marangoni, chiamata da tutti „Mosca“, ed era anche la futura compagna di Eugenio Montale.

12 Alessandro Chiari era il correttore di bozze e il collega di Vittorini al giornale «La Nazione». Parlava l’inglese, il francese, lo spagnolo ed anche il tedesco. Oltre a insegnargli l’inglese, parlava con Vittorini di tutta la letteratura europea perché era un appassionato lettore.

Cfr. Crovi, Raffaele, Il lungo viaggo di Vittorini. Una biografia critica, Marsilio, Venezia, 1998, p. 89.



13 Crovi, Raffaele, Il lungo viaggio di Vittorini. Una biografia critica, op. cit., p. 89.

14 «Bargello» fu il settimanale della Federazione Fascista di Firenze, fondato nel giugno 1929 e diretto fino al maggio 1934 da Alessandro Pavolini.

15 Da questo diario nasce poi il libro Sardegna come un’infanzia che viene pubblicato nel 1936.

16 Vittorini è a San Vittore quando in agosto Milano viene colpita dai bombardamenti. La sua casa è distrutta e sono perduti i manoscritti, le lettere ed i documenti.

17 In libertà provvisoria in attesa di processo Vittorini scrive la lettera all’editore Bompiani: „[…] Sono soltanto in libertà provvisoria, senza documenti, e debbo aspettare a Milano la discussione del processo. Sono accusato di appartenenza a partito politico, organizzazione di comizio e preparazione di stampa clandestina. Peraltro, come uomo politico, ho un dovere di un uomo verso gli uomini in genere cui debbo dare la precedenza su tutti i miei doveri più personali: verso me stesso e verso i singoli. E fino a quando esisterà un pericolo di rivincita fascista o di imposizione straniera nell’Italia settentrionale non sarà ammissibile che mi muova da Milano.“

De Nicola, Francesco, Introduzione a Vittorini, op. cit., p. 85.



18 Fronte della gioventù fu l’organizzazione partigiana per la resistenza alla dittatura nazifascista.

19 „Quel foglio lo scrissi e stampai per mio conto con l’aiuto di un ragazzo che me ne tradusse la parte indirizzata ai soldati germanici. A mio intendimento il foglio doveva essere il primo numero d’un giornale clandestino che trattasse dei problemi e le azioni della guerra partigiana. Ma le autorità del movimento antifascista cui mi rivolsi a cose fatte per la distribuzione, considerarono inopportuno il nome di «Partigiano» che avevo dato al foglio e disapprovarono l’iniziativa come prematura e anarchica.“

De Nicola, Francesco, Introduzione a Vittorini, op. cit., p. 86.



20 In questo periodo scrive il romanzo Uomini e no.

21 In questa collana viene pubblicata la maggior parte degli scrittori italiani più importanti della seconda metà del Novecento. In molti casi Vittorini ha scoperto i nuovi talenti: Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Giovanni Arpino ed altri.

Cfr. De Nicola, Francesco, Introduzione a Vittorini, op. cit., p. 132-133.



22 L’opera fu scritta tra il settembre e l’ottobre del 1932 e vinse ex aequo, il premio per il miglior „Diario del viaggio in Sardegna“. La prima edizione in volume esce nel 1936 con il titolo Nei Morlacchi, Viaggio in Sardegna.

23 Vittorini si esprime su Conversazione in Sicilia nel modo seguente: „Ora il “mio“ libro io l’avevo, o pensavo di averlo, in Conversazione. Io non ho mai aspirato “ai“ libri; aspiro “al“ libro; scrivo perché credo in “una“ verità da dire; e se torno a scrivere non è perché mi accorga di “altre“ verità che si possono aggiungere, e dire “in più“, dire “inoltre“, ma perché qualcosa non si metta mai di ricominciare a dirla.“

Vittorini, Elio, Appendice de Il garofano rosso, Mondadori, Milano, 1997, p. 192.



24 Cfr. Raimondi, Ezio, Fenocchio Gabriella, La letteratura italiana: il Novecento 2. Dal neorealismo alla globalizzazione, Paravia Bruno Mondadori, Milano, 2004, p. 73.

25 Il 14 agosto 1934 Alberto Carocci scrive la lettera a Vittorini a proposito del suo romanzo: „Caro Vittorini, ormai sei ufficialmente riconosciuto per un pornografo. L’ultimo numero di «Solaria» è stato sequestrato in questi giorni con decreto prefettizio, a causa del tuo Garofano rosso. […] Siccome io non voglio sospendere la pubblicazione, ma d’altra parte bisogna far in modo di non incorrere in guai più grossi, mandami prestissimo la prossima puntata, più espurgata che puoi: devo sottoporla all’esame dell’Ufficio Stampa della Prefettura.“

Crovi, Raffaele, Il lungo viaggio di Vittorini. Una biografia critica, op. cit., p. 133.



26 Il titolo originale era Erica come delle brughiere.

27 Nel 1959, sulla richiesta di Fabio Corpi e di Nelo Risi, Vittorini scrive la sceneggiatura per un film tratto appunto dal romanzo Le città del mondo, al quale da diversi anni sta lavorando. Il film non sarà mai fatto.

28 I narratori presenti in America sono : Irving, Poe, Hawthorne, Melville, Twain, Harte, Bierce, Hovells, James, Crane, Henry, Norris, London, Dreiser, Cather, Cabell, Stein, Anderson, O’Neill, Lardner, Scott, Fitzgerald, Boyle, Callaghan, Faulkner, Hemingway, Wilder, Cain, Steinbeck, Wolfe, Caldwell, Saroyan e Fante.

29 La prima traduzione di Vittorini, in collaborazione con Lucia Rodocanachi, è quella del romanzo Il purosangue di D.H. Lawrence nel 1933.

30 Il contenuto è tratto da De Nicola, Francesco, Neorealismo, Editrice Bibliografica, Milano 1996; Kautský, Oldřich, Italský filmový neorealismus, Orbis, Praha, 1958; Raimondi, Ezio, Fenocchio Gabriella, La letteratura italiana: il Novecento 2. Dal neorealismo alla globalizzazione, Paravia Bruno Mondadori, Milano, 2004; Ferroni, Giulio, Storia della letteratura italiana. Il Novecento, Einaudi scuola, Milano, 1991.

31 Mario Alicata fu politico e critico letterario.

32 Giuseppe De Santis fu regista e sceneggiatore, considerato uno dei fondatori del neorealismo cinematografico.

33 Cfr. De Nicola, Francesco, Neorealismo, Editrice Bibliografica, Milano, 1996, p. 18.

34 Alicata, Mario, De Santis Giuseppe, Verità e poesia: Verga e il cinema italiano, in Ghidetti, Enrico, Luti Giorgio, Dizionario critico della letteratura italiana del Novecento, Editori riuniti di Sisifo, Roma, 1997, p. 548.

35 I protagonisti del film sono due tra i più popolari attori di quel tempo, Anna Magnani e Aldo Fabrizi, mentre molti degli interpreti sono stati scelti tra la gente della strada. Nel 1946 il film ha vinto il premio Grand Prix al festival di Cannes.

36 Il film è tratto dal romanzo omonimo di Luigi Bartolini.

37 Il film è tratto dal romanzo Totò il buono di Cesare Zavattini.

38 Il film è ispirato al romanzo verista I Malavoglia di Giovanni Verga.


Italský jazyk a literatura
L’opera neorealistica di elio vittorini


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