Stefano Bottari direttore di “Arte antica e moderna”



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Fede Galizia pittrice, Maroni, Trento 1965.

33 Cfr. G. Di Stefano, Il duomo di Cefalù: biografia di una cattedrale incompiuta, Palermo 1960.

34 S. Bottari, Discussioni e recensioni, in “Arte antica e moderna”, V, 18, aprile-giugno 1962, p. 216.

35 «La pianta è semplicissima, ad unica nave (ma il Bottari formula l’ipotesi [assolutamente improbabile] che in origine l’aula fosse tripartita da colonne laterizie, di cui esisterebbe qualche resto». G. Di Stefano, W. Krönig (a cura di), Monumenti della Sicilia normanna, Flaccovio, Palermo 1979, pp. 16-17. Per il secondo esempio Cfr. Ivi, pp. 22-24; S. Bottari, Chiese basiliane della Sicilia e della Calabria, Principato, Messina 1939, pp. 13-16, 19-31.

36 S. Bottari, L’architettura della Contea, in “Siculorum gymnasium”, I, 1948, p. 13, pp. 1-20; G. Di Stefano, Monumenti della Sicilia, pp. 34-35.

37 Cfr. S. Bottari, La pittura del Quattrocento in Sicilia, D’Anna, Messina-Firenze 1954.

38 S. Bottari, Da Tuccio di Gioffredo a Riccardo Quartararo, in “Arte antica e moderna, II, 6, 1959, pp. 170-172.

39 Cfr. S. Bottari, La pittura del Quattrocento in Sicilia, D’Anna, Messina-Firenze 1954, pp. 84 sgg.

40 Ivi, p. 52.

41 «Nel dipinto di Gaeta e in quello di Palermo è infatti la stessa sontuosa profusione di ori; gli angeli svolazzano con la stessa fatuità; i troni su cui si asside la Vergine hanno lo stesso artificiato assetto». Ibid.

42 Ivi, p. 171.

43 Cfr. I. Toesca, Un’opera del Quartararo, in “Paragone”, 41, 1953, pp. 38-39.

44 S. Bottari, Da Tuccio di Gioffred, p. 171.

45 Cfr. C.H. Post, A History of Spanish Painting, X, p. 419.

46 Ibid.

47 Cfr. S. Bottari, Echi di Antoniazzo e Cristoforo Scacco nella pittura siciliana, in “La Giara”, n. 1, 1952.

48 Cfr. S. Bottari, La pittura del Quattrocento in Sicilia, p. 52 e segg.

49 Ivi, p. 84 e segg.

50 Per una bibliografia di Riccardo Quartararo: G. Di Marzo, Di Pietro Ruzzolone pittore palermitano dei secoli XV e XVI, “Archivio Storico Siciliano”, XXI, 1896, pp. 36-45; Id., La pittura in Palermo nel Rinascimento, Palermo 1899, pp. 157-202; E. Mauceri, Riccardo Quartararo, in “Emporium”, 18, 1903, pp. 466-473; Id., Riccardo Quartararo a Napoli, in “L’Arte”, 6, 1903, pp. 128-129; Id., Una tavola del pittore Quartararo, in “Rassegna d’Arte antica e moderna”, 1903- 1915, p. 203; Antonello da Messina e la pittura del ‘400 in Sicilia, catalogo della Mostra (Messina 1953) a cura di G. Vigni, G. Carandente, Alfieri, Venezia 1953, pp. 69-70; M. G. Paolini, Note sulla pittura palermitana tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, in “Bollettino d’arte”, XLIV, 2, 4, 1959, pp. 122-140; R. Delogu, La Galleria Nazionale della Sicilia, Istituto Poligrafico di Stato, Roma 1962, pp. 37-40; F. Zeri, Un S. Michele Arcangelo del Quartararo, in “Paragone”, 61, 1962, pp. 53-54; F. Meli, Regesto dei documenti editi e inediti su Riccardo Quartararo, in “Arte antica e moderna”, VII, 1965, pp. 375- 384; V. Abbate, in X Mostra di Opere d’Arte restaurate, Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Sicilia occidentale, Palermo 1977, pp. 64-72; M. Andaloro, Riccardo Quartararo dalla Sicilia a Napoli, Annuario dell’Istituto di Storia dell’Arte, Roma 1974-75 / 1975-76 (1977), Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, pp. 81-124; F. Bologna, Napoli e le rotte del Mediterraneo della pittura da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, Società napoletana di storia patria, Napoli 1977, pp. 161-203; P. Santucci, Su Riccardo Quartararo: il percorso di un maestro mediterraneo nell'ambito della civiltà aragonese, in “Dialoghi di Storia dell'Arte”, II, 1996, pp. 32-57; T. Pugliatti, La pittura del Cinquecento in Sicilia. La Sicilia occidentale. 1484-1557, Electa, Napoli 1998, pp. 21-64.

51 S. Bottari, Da Tuccio di Gioffredo, p. 171.

52 S. Bottari, Taccuino meridionale. Resti di un polittico di Tommaso de Vigilia (?), in “Arte antica e moderna”, III, n. 10, aprile-giugno 1960, pp. 159-160.

53 Cfr. R. Longhi, Frammento siciliano, in “Paragone”, 47, 1953 (IV), pp. 3-44.

54 S. Bottari, Taccuino meridionale-Resti di un polittico di Tommaso de Vigilia, p. 160.

55 Ibid.

56 Di Marzo era certo che il Battesimo fosse opera del pittore Tommaso de Vigilia, la critica del Novecento invece non è stata sempre concorde in merito: Vigni e Carandente ne dubitano fortemente nel catalogo provvisorio della mostra, mentre l’attribuiscono a Tommaso nel catalogo definitivo; Bottari, come abbiamo visto, boccia l’ipotesi per poi ritenerla possibile e invece confermarla definitivamente nel 1962; la Di Natale infine, inserisce a pieno titolo l’opera nel repertorio del pittore palermitano dopo uno studio attento e approfondito dal punto di vista stilistico, confrontandola con opere ritenute certe. Cfr. G. Di Marzo, La pittura in Palermo, p. 94; Antonello da Messina e la pittura del ‘400 in Sicilia, catalogo provvisorio della Mostra (Messina 1953) a cura di G. Vigni, G. Carandente, p. 32; Antonello da Messina e la pittura, p. 64; S. Bottari, L’arte in Sicilia, D’Anna, Messina-Firenze 1962, pp. 42 e 95; M.C. Di Natale, Tommaso de Vigilia, parte I, Quaderno A.F.R.A.S., n. 4, premessa di M. Calvesi, Palermo 1974, p. 29.

57 S. Bottari, La pittura del Quattrocento, p. 40.

58 S. Bottari, Il monumento della Regina Isabella d’Aragona nella Cattedrale di Cosenza, I, n. 4, 1958, pp. 339-344.

59 Ivi, p. 340.

60 Ibid.

61 Ivi, p. 341.

62 Ivi, p. 342.

63 «La più antica scultura angioina di committenza “alta”, regale o feudale, parla veramente francese, sia perché opera di artisti transalpini sia perché prodotta da scultori dalla cultura francese profondamente segnati. Occorrerà attendere l’arrivo alla corte di re Roberto, all’inizio del terzo decennio del Trecento, dello scultore senese Tino di Camaino perché l’ambiente della scultura napoletana si allinei alla pittura nel cedere al richiamo della sirena toscana». Per una bibliografia sull’argomento cfr. F. Abbate, Storia dell’arte nell’Italia meridionale, Donzelli, Roma 1998, vol. II, pp. 16-17.

64 S. Bottari, Il monumento della Regina Isabella, p. 343. Volpe, nel ricordare che l’ambito degli interessi culturali di Bottari «spaziava nel tempo […]:dai problemi dell’arte romanica,…, a quelli dell’arte gotica, fra i quali aveva negli ultimi anni, trascelto quell’episodio altissimo e decisivo, cui intendeva dedicare un volume, che purtroppo resta allo stato di abbozzo: l’arte Nicola Pisano e il suo significato storico», menziona i saggi nei quali lo studioso aveva analizzato le connessioni fra la produzione gotica toscana del Maestro e il passato “federiciano”, osservando che era «prerogativa del pensiero del Bottari, […] affrontare i luoghi della storia […]; i problemi cioè della formazione e della spiegazione delle personalità creatrici che stanno a fondamento di ogni nuova età dell’arte, dei massimi rinnovatori insomma». Cfr. C. Volpe, In memoriam, in “Arte antica e moderna”, IX, 34-35-36, aprile/dicembre 1966

65 S. Bottari, Nicola Pisano e la cultura meridionale, in “Arte antica e moderna”, II, 5, gennaio-marzo 1959, pp. 47-51.

66 Cfr. F. Bologna, Chiesa di S. Giovanni Battista, Castelli, in “Documenti dell'Abruzzo Teramano. La valle siciliana o del Mavone”, I, Roma 1983; F. Abbate, Storia dell'arte nell'Italia...., op. cit., p. 24, p. 53.

67 Ivi, p. 47.

68 Ibid.

69 S. Bottari, La Deposizione di Nicola Pisano in S. Martino di Lucca, in “Arte antica e moderna”, V, 17, gennaio-marzo 1962, p. 76.

70 La Romanini, per una serie di motivazioni, giunge a ipotizzare che siano opera di Arnolfo di Cambio. Cfr. A.M. Romanini, Arnolfo di Cambio e il rinnovamento della pittura gotica in Italia, in L’arte medievale in Italia, Sansoni, Firenze 1988, pp. 476-480; Cfr. E. Simi Varanelli, Dal Maestro d'Isacco a Giotto. Contributo alla storia della perspectiva communis medievale, in “Arte medievale”, III, 1989, pp. 115 -143; B. Zanardi, Giotto e Pietro Cavallini. La questione di Assisi e la pittura medievale della pittura a fresco, Skira, Milano 2002.

71 Ivi, p. 75.

72 Ibid.

73 Ivi, p. 77.

74 B. Croce, Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale, Laterza, Bari 1912, par. I, XVI.

75 Sull’influenza del pensiero crociano nel dibattito nella critica d’arte del Novecento Cfr., L. Grassi…; a proposito di Ragghianti Franco Bernabei mette il luce gli influssi del pensiero crociano sulla sua opera critica ma anche un aspetto «non insensibile tuttavia al richiamo delle competenze formalistiche». Cfr. F. Bernabei, Percorsi della critica d’arte, Edizioni Cleup, Padova 1995, pp. 284-285. Recentemente lo stesso Bernabei si è pronunciato anche su Bottari, assertore del crocianesimo nell’opera Il linguaggio figurativo del 1935 i cui Bottari «si era distinto per una crociana polemica anti-purovisibilista (e antiventuriana)», sottolineando poi le “incoerenze” rispetto al pensiero crociano e gli «interessi per il Medioevo non privi di accenti venturiani, indi riserve nei confronti dell’individualismo rinascimentale». Cfr. F. Bernabei, La critica d’arte in Italia e il modello linguistico nella prima metà del Novecento, in Storia, critica e tutela dell’arte nel Novecento. Un’esperienza siciliana a confronto del dibattito nazionale, Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina, Palermo-Erice 14-17 giugno 2006, a cura di M.C. Di Natale, Salvatore Sciascia editore, Caltanissetta 2007, p. 73.

76 Cfr. S. Bottari, Saggi su Nicola Pisano, Patron, Bologna 1969.

77 Cfr. S. Bottari, Momento della critica d’arte contemporanea, D’Anna, Messina-Firenze 1968.



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